Katherine Mosby.
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ALLE CINQUE AL PLAZA.
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Titolo originale: The Season of Lillian Dawes. 2002.
Traduzione di: Maurizio Bartocci.
2011. Sperling & Kupfer Editori, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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In un'estate newyorkese in bianco e nero, targata anni Cinquanta, quando a Bleecker Street si vendeva il ghiaccio e dalle finestre aperte si riversavano le note di Nat King Cole, sulle giovani vite dei ricchi fratelli Spencer e Gabriel Gibbs si abbatte un tornado.
Ha il volto stupendo di una donna dalla pelle luminosa e dall'espressione sofisticata: Lillian Dawes, eterea ed enigmatica.
Agli esclusivi party a bordo piscina, Lillian passa leggera come un'apparizione tra gli uomini in lino bianco e le signore in chiffon, facendo spegnere il chiacchiericcio sommesso sull'ultimo pettegolezzo cittadino: le teste si girano e i cuori si sciolgono.
Ma chi  davvero questa creatura della quale persino il nome pare sfaldarsi e ricomporsi diversamente a ogni occasione mondana? Se a Spencer, quasi trentenne, apparentemente concentrato sulla propria carriera letteraria, sembra solo una curiosa conoscenza, per il diciassettenne Gabriel diventa una magnifica ossessione. Ma pi cerca di afferrarla pi lei gli sfugge, avvolta
in una vaporosa cortina di mistero. Tra appuntamenti al Plaza, scorribande al Greenwich Village e lussuosi weekend in dimore di campagna, Lillian a poco a poco si avvicina sempre pi ai due fratelli, rivelandosi ben diversa da ci che vuole far credere e custode di un segreto che li accomuna.
Ma il triangolo amoroso  pericolosamente in agguato.
Elegante, poetico e argutamente ironico, un romanzo che incanta.
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L'AUTRICE.
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Katherine Mosby, nata a Cuba nel 1957, vive a New York dove insegna alla Columbia University e collabora con il New Yorker e Vogue. Apprezzata poetessa,  anche autrice di romanzi e racconti.
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ALLE CINQUE AL PLAZA.
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La parola umana  come un paiolo bucato su cui battiamo melodie per far ballare gli orsi, mentre vorremmo commuovere le stelle.
Gustave Flaubert, Madame Bovary.
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Capitolo 1.
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Nella vita, quasi sempre, c' un momento cruciale, un punto che divide il tempo in prima e dopo: un incidente, una storia d'amore, un viaggio, o forse una morte. Per Spencer, le quattro
cose, come i punti cardinali di una bussola, si combinarono dando forma a Lillian Dawes. E siccome  impossibile assistere a un dramma senza conservarne i segni, questa donna fu anche per me la grande svolta.
Avevo diciassette anni quando il collegio maschile di Renwick, nonostante il legame di lunga data con la mia famiglia, decise di espellermi a met trimestre. Mio padre era morto l'anno prima e in segno di rispetto al suo nome, e forse al suo lascito, avevano chiuso gli occhi sulle mie precedenti infrazioni. Quando per mi sorpresero a fumare un sigaro nella cappella dopo il coprifuoco, risult chiaro che avevo ormai dato fondo alla simpatia suscitata dalla mia condizione di orfano. Gli insegnanti erano talmente ansiosi di rispedirmi a quanto restava della mia famiglia che, anzich aspettare l'arrivo di zia Grace, al termine del fine settimana mi mandarono a New York da mio fratello Spencer, cosa che ai miei occhi apparve come un intervento divino.
Di dieci anni pi grande di me, Spencer era gi in collegio quando io imparai a pronunciare il suo nome. Il nostro rapporto si era dunque formato durante le vacanze, fatto per met di gelosa ammirazione da parte mia e di divertito affetto da parte sua. All'epoca in cui nostra madre era malata, Spencer aveva assunto il ruolo di diplomatico della famiglia, un ruolo che gli si confaceva particolarmente bene: l'intelligenza e l'avvenenza fisica avevano fatto di lui il beniamino di tutti i parenti, anche di quelli pi petulanti, e la sua indifferenza nei confronti della propria condizione non faceva che rafforzarla.
Almeno, finch non decise di interrompere la carriera: dopo un breve periodo trascorso al Dipartimento di Stato, il suo interesse per gli affari esteri cess. Poi, con grande sorpresa generale, Scribner gli pubblic una smilza raccolta di saggi del suo ultimo anno a Yale, intitolata: A proposito di niente. La famiglia in generale, e nostro padre in particolare, lesse i due avvenimenti come il ripudio della tradizione che negli ultimi cento anni aveva visto i Gibbs al Senato, alla Corte Suprema e in due ambasciate europee. Si not inoltre, in maniera abbastanza isterica, che Spencer aveva smesso di portare il cappello e le giarrettiere, ovvero ci che contraddistingueva il gentiluomo.
La sua decisione di iscriversi alla facolt di Legge aveva inizialmente placato l'animo di mio padre: c'era ancora speranza che Spencer potesse rinsavire; ma dopo essersi laureato con lode, mio fratello era partito per l'Italia, dove aveva trascorso alcuni anni a tradurre in inglese l'oscuro poeta rinascimentale Lapadini per conto di un editore universitario.
Fu a quel punto che il passato di Spencer fu riesaminato e riconsiderato: le sue attivit infantili, in precedenza giudicate promettenti, apparivano ora come indizi della sua stramberia.
Come, per esempio, le rappresentazioni natalizie che scriveva per me e Hadley (la nostra unica cugina, di cinque anni pi grande di me, di cinque anni pi piccola di Spencer): le recite in costume, in cui facevamo esplodere melagrane durante spettacolari scene di morte, furono a quel punto considerate morbose, anche se all'epoca gli erano valse lodi ed elogi per l'ingegnosit delle trame e l'accuratezza storica. Va inoltre precisato che, a quel tempo, i nostri parenti gli erano molto grati per aver trovato un modo di tenere occupati me e Hadley, ed erano disposti ad applaudire anche la messa in scena di atrocit ben pi grossolane di quelle.
Nonostante i miei timori iniziali, la caduta in disgrazia di Spencer non port, per cos dire, maggiori pressioni su di me perch fossi io ad avere successo. Anzi. Malgrado i suoi talenti, Spencer poteva rivelarsi una delusione, meglio era non riporre troppe speranze in uno normale come me.
E dunque mi si potevano perdonare gli scarsi risultati scolastici e sportivi perch un precedente tanto c'era gi: se non riuscivo a far fruttare le mie capacit era solo perch Spencer aveva sprecato le sue. Forse avrei dovuto sentirmi in colpa per avergli scaricato addosso il peso dei miei fallimenti, ma non era quello il caso. All'epoca, ne fui sollevato.
Spencer venne a prendermi alla stazione e mi port a cena all'Oak Room, il ristorante del Plaza. Non solo mi permise di ordinare un alcolico ma, al termine del pasto, mi offr anche un sigaro.
Mi  parso di capire che ci hai preso gusto, con questi.
In realt, era tutta un'idea di Bixby, gli spiegai accettando il sigaro. Quando  arrivato il signor Thrush, lui era uscito a pisciare ed  per questo che hanno beccato me e non lui.
Gabriel, mi disse in tono sereno, porgendomi il fiammifero per accendere, me ne frego se fumi il sigaro e non credo proprio che la tua espulsione sia una tragedia di portata mondiale. E sono contento di ospitarti per quel che resta del trimestre, ma vedi di non prendermi per il culo.
Soffi sul fiammifero un istante prima di bruciarsi le dita e lo gett nel posacenere con un gesto di sdegno.
Il tuo nome l'ho scelto io; lo sai. Mamma voleva chiamarti Alfred, come suo zio, ma pap lo trovava un nome volgare; si chiamava cos un suo vecchio autista; a quanto pare, un tipo grossolano di cui era stato costretto a liberarsi. Il nome Gabriel l'ho proposto io. E un arcangelo in tre delle quattro religioni del mondo. E in tutte - cristianesimo, ebraismo e islam - Gabriel  il messaggero della verit.
Buttai fuori il fumo, formando degli anelli quasi perfetti sopra la mia testa. E tu a dieci anni sapevi gi tutte queste cose! ribattei con un sorriso. Sorrise anche lui e, cercando
di agganciare con l'indice gli anelli che aleggiavano e si allungavano, disse: Pare proprio di s.
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Capitolo 2.
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Nel suo tailleur in maglia di seta, un austero spinato nero e marrone, con il naso aquilino e la fronte alta, Lavinia Gibbs assomigliava pi a un rapace che a una donna dal passato tumultuoso. Il portamento aveva un che di severo e la linea sottile della bocca suggeriva rettitudine. Solo gli appariscenti cappellini impennacchiati e i braccialetti, che le tintinnavano
improvvisamente al polso come campane a vento, contrastavano con il suo aspetto serio e compassato.
Era vissuta a Parigi per quasi vent'anni, con un uomo sposato che la nostra famiglia chiamava, abbassando la voce, il giudeo. Zia Lavinia aveva fatto diverse visite alla nostra famiglia prima della mia nascita, ma erano state occasioni imbarazzanti che avevano solo rafforzato i contrasti tra lei e gli altri. N il fratello minore, Gordon - nostro padre - n il fratello maggiore - zio Ambrose, il giudice - e men che meno sua sorella Grace - la madre di Hadley - avevano compiuto nuovi tentativi di rappacificazione.
Spencer ricordava una sola di quelle visite, durante le vacanze del Ringraziamento - avr avuto otto o nove anni - quando Lavinia era apparsa in pelliccia e con una volpe intorno al collo. L'animale aveva gli occhi di vetro e uno sguardo di eterna sorpresa sopra le zampe delicatamente incrociate sotto il mento della zia. Non si sa come, ma era stato deciso che Spencer avrebbe trascorso la giornata con lei in citt. Non diversamente da molti adulti senza figli, non aveva idea di come far divertire un bambino di otto anni, ma questo non sembrava metterla minimamente a disagio. Lo port a prendere un gelato da Rumplemeyer, ma solo dopo averlo costretto a guardare lei che sceglieva un paio di scarpe di struzzo da Bonwit Teller, evento che nessuna quantit di caramelle, pescate dagli abissi della sua borsetta, avrebbe potuto rendere interessante.
Mentre Lavinia discuteva con il commesso sulle novit in fatto di scarpe, Spencer aveva cercato di ammazzare la noia rovistando tra le cose della zia, un privilegio che nostra madre gli aveva sempre negato. Ricordava di essere rimasto leggermente incuriosito da un portasigarette d'oro, con iniziali arzigogolate sul coperchio, che si era aperto con uno scatto per svelare una schiera di sigarette, allineate come cartucce in una cartucciera: un accessorio che aveva pensato di sgraffignare per vivacizzare i giochi organizzati sotto il pianoforte dove, nascosto dietro uno scialle a motivi cachemire drappeggiato sulla cassa di risonanza, combatteva lupi e banditi.
C'era un rossetto rosso scuro, che aveva svitato e avvitato pi volte prima di cedere all'impulso di imbrattare qualcosa, nello specifico il coperchio di una scatola di scarpe su cui aveva tracciato una X grossa e sgargiante. A parte questo, il reame segreto della borsetta di una donna si era rivelato una gran delusione. Le altre signore nel negozio continuavano ad assumere un'aria idiota davanti al lungo specchio posto in fondo a una passatoia di moquette, mettendosi in posa per nessuno in particolare, scene che per davano a Spencer la sensazione di assistere a uno spettacolo privato e forse proibito.
E aveva fatto il paragone con la signora Belmont, che aveva brevemente occupato l'appartamento di fronte a casa loro e che si sedeva alla toletta nella sua stanza da letto in biancheria intima e niente pi. Spencer la osservava truccarsi e spazzolarsi i capelli senza immaginare che potesse esserci qualcosa di sconveniente nella propria condotta o in quella di lei fino al mattino in cui mio padre aveva chiesto notizie del signor Belmont e Spencer aveva spontaneamente replicato che la signora Belmont era vedova. Mio padre aveva posato il giornale e domandato a Spencer cosa glielo facesse credere; fiero delle sue capacit deduttive, mio fratello aveva replicato: Perch porta la biancheria intima nera. Risposta che gli era valsa la sua prima e unica sculacciata.
Come succedeva per quasi tutte le storie raccontate da mio fratello, facevo fatica a riconoscere le sottili esigenze della finzione narrativa, a cui Spencer attribuiva prontamente l'autorit dei fatti. A ogni modo, il racconto della visita di zia Lavinia terminava con lei che lo teneva stretto per mano mentre passeggiavano nel parco, in mezzo a lucidi strati di foglie morte, in direzione di Rumplemeyer. Si erano seduti al bancone e zia Lavinia aveva fumato sigarette egiziane con un bocchino, facendo ruotare l'estremit grigia della sigaretta nel
posacenere come per farle la punta. L'odore acre del fumo, la microscopica piramide impressa sulla cartina, e il modo che lei aveva di buttar fuori il fumo dalle narici... tutto questo aveva fatto parecchio colpo su di lui. Lavinia gli appariva esotica quanto le donne velate, o quelle con le mani tatuate, che ogni tanto facevano la loro comparsa sul National Geographic.
Spencer aveva preso una coppa di gelato con caramello, cioccolato fuso, nocciole e doppia panna montata. Non si sa se a causa del gelato o della guida assai poco femminile di Lavinia, si
sent male sulla via di casa. Aveva vomitato copiosamente nel bagno degli ospiti, rendendo i saluti tra Lavinia e i parenti ancora pi frettolosi del solito. Quella era stata l'ultima volta
che aveva visto la zia prima della morte di nostro padre.
Nel corso degli anni, i pettegolezzi non erano certo mancati, e se zio Ambrose era presente, la sanit mentale di Lavinia era messa inevitabilmente in discussione con lunghe e imbarazzate ipotesi, come se solo la demenza potesse spiegare una condotta tanto inopportuna da parte di una Gibbs.
Ambrose raccontava spesso di quella volta in cui Lavinia, ancora piccolissima, era caduta dal fasciatoio, o ricordava la febbre che aveva contratto l'inverno precedente al suo nono compleanno. Nostra madre serrava le labbra, segno di una disapprovazione impossibile da esprimere. Venimmo a sapere da nostra cugina Hadley, una fonte non proprio attendibile, che zia Lavinia aveva irreparabilmente offeso nostra madre inviandole, come dono di nozze, un irrigatore vaginale.
Se a me la zia non aveva mai mandato nulla a parte i suoi migliori auguri di Natale, a Spencer invece qualche regalo l'aveva mandato, perlopi libri, un assortimento bizzarro di volumi che andavano da una monografia sul cannibalismo a un manuale di addestramento degli elefanti indiani, ma mai in occasione del compleanno o delle feste natalizie. Quando fu pi grande, lei aveva cominciato a scrivergli in uno stile sconnesso delle lettere brusche e animate, monologhi ispirati che non esigevano risposta. Malgrado l'opinione della famiglia su Lavinia, o forse proprio grazie a questa, Spencer aveva sviluppato per lei un affetto smisurato che le aveva espresso, da adolescente, con il saltuario invio di cartoline postali al suo indirizzo parigino, piene di confidenze intime: brandelli di sogni, citazioni dai suoi autori preferiti, confessioni disperate e aspirazioni che non confidava a nessun altro.
Era stata Hadley a informarci del ritorno in citt di zia Lavinia. Non vedevamo nostra cugina da quasi sei mesi, da quel pomeriggio interminabile in cui la famiglia si era riunita per contendersi gli effetti personali di pap. La casa, sgombra della sua presenza imponente, aveva perso molto della gravitas accademica associata alle riunioni di famiglia, quelle occasioni
apparentemente festose, come il pranzo di Natale, durante le quali dovevamo alzare la mano prima di parlare.
Avevo tuttavia la sensazione che lui fosse ancora presente; che riempisse il salotto della luce abbacinante di mezzogiorno, dardeggiando i suoi raggi come una torcia per smascherare l'avidit dei parenti che litigavano sotto il lampadario, screziato di schegge di luce, e rischiarando i loro avidi e sfacciati disegni mentre il cristallo viennese dispensava in parti uguali la sua austera bellezza. Il padre di Hadley aveva maldestramente cercato di fare da arbitro, ma con il suo completo grigio di lana era un estraneo, nervoso e rabbonente, come un commesso viaggiatore. Spencer, tornato da poco dall'Italia, se ne stava adagiato sulla dormeuse, nella stanza accanto, con i mocassini poggiati senza troppi complimenti sul broccato di seta; beveva porto direttamente da una caraffa di vetro smerigliato e fumava come una ciminiera, con un piccolo posacenere in equilibrio sul petto.
Colto da un sentimento di autocommiserazione, mi misi a girare da una stanza all'altra. A un certo punto, entrai nello studio di mio padre e mi sedetti sulla sua poltrona di pelle.
Sentivo un vago odore di tabacco da pipa alla ciliegia, mescolato a quello della cera agli agrumi adoperata per lucidare lo scrittoio, ma non riuscivo a versare una lacrima, cosa che mi
riempiva di una tristezza dolorosa e superficiale, e mi chiesi quando saremmo potuti andare a mangiare.
Seduto ai piedi di Spencer, stavo studiando il doppio nodo che aveva fatto ai lacci delle scarpe, come un bambino, quando ci raggiunse Hadley. Si chin per sostituire il posacenere 
traboccante con uno pulito, e lui disse: Ciao Micetto, con la voce roca e impastata di chi si  appena svegliato.  buffo, vero, il modo in cui questa famiglia tiene di pi ai suoi beni
che ai suoi membri? Hadley rimase l impalata alla ricerca di qualcosa da rispondere, mentre uno strano sorriso affiorava sulle labbra di Spencer, che cominci a battere freneticamente gli occhi a causa del fumo che si levava tra loro, separandoli come fosse un tramezzo.
Alla fine furono Spencer e i doppi nodi dei suoi lacci a farmi piangere, e avendo dato sfogo alle lacrime, mi sbrigai a tornare nel soggiorno alla ricerca di un pubblico davanti a cui esibire il mio dolore. Hadley mi contrari immediatamente dicendo: Vedo che ha barattato il broncio con la tristezza.
La parola broncio mi parve un'interpretazione particolarmente offensiva del mio tentativo di esibire una sobria dignit. Zio Ambrose mi prese da parte e mi offr il suo fazzoletto con tanto
di cifre ricamate, facendomi segno di pulirmi il naso. Senza riflettere, me lo soffiai con forza, annientando l'eventualit di restituirglielo. Con un fremito di panico mi ero reso conto di
ignorare completamente l'etichetta in materia di biancheria sporca: l'oggetto insozzato andava messo in tasca e l tenuto?
Andava restituito dopo averlo lavato? Oppure lui si aspettava che glielo rendessi subito? Mentre appallottolavo goffamente il fazzoletto, cercando di prendere tempo, zio Ambrose mi diede l'orologio d'oro da taschino di mio padre, che credo fosse intenzionato a tenere per s.
A ogni modo, neanche un mese dopo, l'orologio lo persi a poker, aggiungendolo alla lista delle cose che mi provocavano un senso di rimorso al momento di dormire. Tra l'altro, si trattava di una lista sorprendentemente corta.
Stavo tornando dalla drogheria all'angolo, dove ero andato a prendere il giornale e un litro di latte per Spencer, quando vidi Hadley salire le scale del nostro edificio di mattoni rossi.
Come ho gi detto, non la vedevamo da un po', ma non ero ancora pronto a perdonarla, cos rallentai il passo. Lei si ferm per un istante sul portico per verificare l'indirizzo. Immagino
che, ai suoi occhi, la schiera di edifici di mattoni rossi sulla Nona Strada, stretti all'ombra del carcere femminile, non apparissero abbastanza eleganti. Simile a un guscio d'uovo screpolato, la facciata era coperta dalle venature dell'edera secca, che le conferivano una tonalit di verde sciatto e trasandato.
Ma conoscendo Spencer, Hadley non avrebbe dovuto sorprendersi: era esattamente il genere di posto che lui trovava affascinante; mio fratello aveva l'esasperante abilit di vedere la bellezza nelle cose usate o rotte, nei rifiuti che invece lei trovava avvilenti.
Le arrivai alle spalle mentre suonava il campanello. Hadley si era sfoltita le sopracciglia e indossava un prendisole di percalle che non le donava affatto; le conferiva un'aria ingenua e
innocente, qualit che stonavano con la sua voce roca e il suo carattere bisbetico. Immagino possedesse una sorta di fascino biondo, che a taluni piaceva, ma non a me, a meno che non si trattasse di Veronica Lake.
Hadley si raddrizz la cucitura della calza solo per continuare a ignorarmi ancora per un istante. Poi, rivolta a me, fece un commento sbrigativo sull'edificio, paragonandolo alla casa del direttore di un collegio di second'ordine. Hadley era un'esperta in materia, visto che ne aveva frequentato uno, cos le dissi: Chi meglio di te pu saperlo, eh?
Sbuff sprezzante e schiacci con forza il campanello.
Oh, Hadley, che sorpresa! esclam Spencer aprendo la porta. Non si era rasato e i capelli conservavano l'impronta sconvolta del sonno. Era evidente che avesse dormito con i vestiti che portava sotto la vecchia vestaglia di seta, il cui orlo spazzava il pavimento, trascinandosi la cintura appesa a un passante come una coda floscia terminante in una nappa consunta, troppo stanca per scodinzolare sul freddo pavimento di marmo del vestibolo.
Le tenne aperta la pesante porta di legno mentre lei entrava e gli porgeva la guancia. Ma non fermandosi, il bacio sfior il vuoto che lei aveva appena lasciato e cadde abbandonato nella sacca vuota di tempo, diventando ipotetico, un insignificante frullio nei soffitti alti dell'atrio.
Sei andato a letto tardi? gli chiese.
No, sono pigro di natura, le rispose, chiudendo la porta e facendomi l'occhiolino.
Spero di non disturbare, disse lei. Non hai mica da fare, eh? La domanda assomigliava vagamente a un'accusa, ma Hadley non si sarebbe certo fatta scoraggiare da una vestaglia lisa.
A dire il vero, Hadley, ero nel bel mezzo di una faccenda delicata, quindi non mi sar possibile intrattenerti.
Lei si era gi avviata verso il salone. Non essere ridicolo. Ho una notizia importante da darti e, tra l'altro, aggiunse con un sorriso, non mi aspetto che sia tu a intrattenermi.
Hadley si accomod al centro del divano e, senza esitare, scalci via i tacchi alti per raccogliere le gambe sotto di s, sul cuscino. Poi, concentrandosi pi del dovuto, si tolse i guanti
con un gesto lento ed eccessivamente teatrale e li drappeggi sulla borsetta, mentre Spencer entrava nel salone con passo strascicato, scivolando con i suoi calzini sul parquet. Io mi
attardai nell'atrio, fingendo di passare in rassegna la posta, rimasta sul mobile per quasi una settimana senza che nessuno l'avesse aperta.
La tua impudenza, mia cara,  stupefacente, comment Spencer, scuotendo il capo e imitando la voce gracchiante e baritonale di zio Ambrose, ma ci passer sopra, visto che sei la mia unica cugina e non manchi di un certo valore decorativo.
Hadley sorrise; non sapeva resistere ai complimenti e bastavano uno o due aggettivi per farla arrossire di piacere.
Allora, di che si tratta? gli domand, riappoggiando i piedi a terra e smagliandosi una calza nel movimento. Io mi trascinai fino al pianoforte incastrato nell'angolo del salotto, dove avrei potuto assistere alla visita senza sentirmi obbligato a partecipare, anche se Hadley era impegnata a ignorarmi e ne faceva un punto d'onore.
Di che si tratta cosa? ribatt Spencer, lasciando cadere il suo esile corpo su una grossa poltrona l accanto, e rovesciando indietro la testa su un cuscino informe.
La faccenda di cui ti stai occupando in questo preciso istante e che  cos importante.
Ah, quella. Spencer prese il portasigarette d'argento sul tavolinetto basso e, esaminandone il contenuto, scelse una Old Gold e la batt energicamente sul coperchio.
Dopo averla accesa e buttato fuori una stupefacente quantit di fumo, si gratt la testa e si lisci i capelli con un solo gesto nervoso; poi rispose: A dire il vero, sto componendo una
bellissima lettera d'amore. Di un'intensit lirica struggente.
Hadley allung la mano in modo ostentato per prendere una sigaretta, visto che Spencer non si era degnato di offrirgliela.
Far molto piacere alla famiglia. Sai bene che tutti detestavano la tua ultima fidanzata... quella Rita.
Spencer scoppi a ridere e spinse verso di lei un pesante posacenere di cristallo. Poi risprofond nella poltrona e poggi i piedi sulla porzione di tavolo adesso libera, incrociando
mollemente le caviglie.
Era la cosa pi bella di lei, rispose. Tir una boccata alla sigaretta e soffi il fumo verso il lampadario senza smettere di sorridere. Il fumo diede vita a una larga spirale azzurra che and a disintegrarsi nei recessi del rosone di stucco sul soffitto. Rita non l'avevo mai conosciuta, ma zia Grace l'aveva demolita con una sola parola: entraneuse'.
Hadley tir un filo nel tessuto del divano, disfacendone la trama damascata. Spencer, devi assolutamente prendere un po' di sole. Hai le gambe fluorescenti, gli disse, liquidando cos Rita. Mi voltai a guardare la striscia di pelle nuda tra il calzino e il risvolto dei pantaloni di mio fratello. Le caviglie sembravano ossute e fragili, e l'espressione di Hadley tradiva un breve conflitto interiore, quasi provasse nello stesso tempo un senso di protezione e di lieve disgusto. Forse le era tornata in mente quella serata danzante al Waldorf quando, nel bagno
delle signore, aveva sentito una ragazza definire Spencer con la frase: Uno di quegli uomini alti e pieni di fascino che sai si rivelerebbero completamente inutili in caso di emergenza.
Vero  che Spencer era sempre stato amante dei libri, pronto a lasciare un campo da tennis alla ricerca di una palla smarrita, per ritrovarlo dieci minuti dopo immerso in un volume di poesie dimenticato sul prato, o a contemplare le carpe che si nutrono al bordo dello stagno delle ninfee. Uno dei suoi professori al college aveva detto a nostro padre che era un ragazzo brillante, commento che aveva fatto subito dubitare il nostro genitore della qualit dell'istruzione che si impartiva in quel luogo.
Spencer si tir su i calzini e si riassest sullo sbiadito rivestimento della poltrona.
Certe cose non andrebbero dette a nessun uomo, se non al proprio consorte. Spero tu non faccia simili commenti con i tuoi spasimanti.
Strimpellai un paio di note sul Bechstein e risi di cuore, una risata che risult forzata persino alle mie orecchie. Ma rise anche Hadley, gettando un'occhiata circolare al locale, dove regnava lo stesso stile caotico-infantile che aveva sempre contraddistinto le stanze di Spencer. Il modellino della goletta campeggiava in cima alla libreria e il cappello marrone da cowboy
di quando era bambino se ne stava appollaiato sul busto bronzeo di Lincoln, scombinando il senso delle proporzioni e facendo sembrare la fronte enorme ed encefalitica. Una cravatta a righe pendeva da una lampada a muro, in attesa di entrare in servizio, o semplicemente di essere stirata; mentre il calzino nero appallottolato scompariva sotto una poltrona da lettura devastata dai gatti siamesi che aveva tenuto nella sua stanza del dormitorio a Yale.
Pensai che, pur potendosi permettere un appartamento elegante, Spencer ne avesse scelto uno al piano rialzato di un'enorme casa di arenaria perch i dettagli architettonici facevano pensare alla maestosit del passato senza per offrirla.
In seguito avrei appreso che l'irriverenza di Spencer nei confronti della ricchezza e delle convenzioni era ben pi che un tratto del suo eccentrico carattere. La fatiscenza dell'ambiente circostante era il risultato di una complicata operazione: l'orgoglio moltiplicato per i privilegi diviso per il senso di colpa.
Diversi anni dopo, leggendo dei villaggi di cartapesta fatti allestire dal principe Potmkin in Russia, mi sarei ricordato dell'eleganza effimera che permeava l'arredamento di Spencer.
Il suo appartamento possedeva un fascino inquieto e, come le quinte di un teatro, faceva pensare a un mondo di legno compensato che si potesse smontare da un giorno all'altro.
Era proprio questa indifferenza nei confronti della solidit economica che la nostra famiglia vedeva come un grave difetto; difetto che, se non arginato, rischiava di sfociare in un disonore ancora pi grande.
A zia Grace piaceva attribuirlo alla nostra educazione. E perch ha perso la madre. Lei s che lo sapeva bene: il troppo  indice di volgarit, ma il troppo poco  indice di fallimento.
L'avarizia e l'ostentazione sono spregevoli in egual misura. Constance lo sapeva bene; e, soprattutto, era una donna pulita e curata. Uno dei suoi pregi migliori che, ovviamente, non  riuscita a tramandare. Se non ci si preoccupa del proprio aspetto, alla fine tutto si deteriora.  una brutta china, eh.
Gli occhi di Hadley si posarono brevemente sul vaso di porcellana con dentro alcuni gigli che appassivano e sprigionavano un vago odore acre, un olezzo stizzoso che alludeva a uno stato di abbandono. Ma l'eccentricit della sistemazione (uno dei piedi massicci del pianoforte Bechstein, sul quale mi ero stravaccato mangiandomi l'unghia del pollice, portava una giarrettiera nera, e le dita del piede cavo della vasca da bagno erano state smaltate di rosso, forse opera di Rita) conferiva all'ambiente un'atmosfera inspiegabilmente rassicurante.
Con i rumori della strada che ci arrivavano filtrati, come se una marea facesse deviare il traffico verso uno dei viali, avevo la sensazione di fluttuare, insonnolito e protetto, come il bambino a cui Spencer un tempo aveva letto le storie dei fratelli Hardy quando la lettura era ancora un reame nel quale potevo entrare solo se accompagnato.
Lei chi ? domand Hadley, spegnendo pigramente la sigaretta, che continu ad ardere senza che lei facesse nulla per intervenire.
Spencer si guard intorno con aria assente, poi si alz e and a mettersi davanti allo specchio che era appeso sul camino; screziato come le squame grigie di un pesce, opaco e argenteo nel contempo, il suo riflesso era liquido e scuro come la superficie di uno stagno.
Dimmi, chi ? ripet Hadley. La conosco?
Ma chi? le chiese di rimando Spencer, guardandola distorta nel riflesso dello specchio.
La tua nuova ragazza. Giuro che non fiater con nessuno, disse Hadley, facendosi goffamente il segno della croce per rassicurarlo sulla sua discrezione.
Quale nuova ragazza? domand ancora Spencer con l'aria di chi non capisce.
Quella a cui stai scrivendo. La lettera d'amore. L'intensit epica e compagnia bella. Raccolse i guanti e tir le punte dei polpastrelli, un gesto di nervosismo che una volta Spencer mi
aveva descritto come mungere le mammelle di un vecchio guanto di capretto.
Se Spencer se ne accorgeva, evitava di canzonarla.
Non c' nessuna nuova innamorata, dichiar. Ma non volevo perderci la mano. Quando frequento qualcuna non ho mai il tempo n la voglia di scrivere. E poi, credo che avere in mente una persona precisa sia di ostacolo alla creativit.
Oh, Spencer, esclam Hadley. Si avvicin rapidamente al caminetto sul quale se ne stava mollemente appoggiato e gli sistem il bavero di raso della vestaglia, ornato di una macchiolina scura. Sei incorreggibile! Andiamo a mangiare.  per questo che sono venuta. Zia Lavinia  in citt e ci ha invitati a pranzo. E una sorta di convocazione ufficiale, pertanto non puoi rifiutarti.
Spencer si fece schioccare le nocche. Lavinia  in citt? Fantastico. Come mai con cos poco preavviso?  qui solo per un breve viaggio di dovere?
Hadley si appoggi allo specchio, protese le labbra e si rimise il rossetto, parlando in modo poco chiaro, tutta occupata in quel gesto: Nooo,  qui per restare. Il giudeo  morto. Ha telefonato l'altra settimana. Il tuo telefono  rotto, e questo l'ha contrariata. Credo che senn non mi avrebbe mai invitata. Hadley si interruppe per pressare insieme le labbra prima di spingerle in fuori e lasciare l'impronta della bocca sullo specchio. Dovresti pagarle, le bollette, Spencer. Sul serio.  da miserabili non farlo.
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Capitolo 3.
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Al nostro arrivo, Lavinia troneggiava sul divanetto rosso imbottito con il suo bulldog, Mister Phipps, seduto a fianco.
Aveva gi fatto cambiare il servizio a tavola; a suo giudizio, le posate, anche nei ristoranti migliori, non avevano il peso giusto, cos zia Lavinia aveva l'abitudine di portarsi l'argenteria da casa. Quando venne a saperlo da Hadley, zia Grace comment: Era sicuramente l'argenteria di famiglia dei Gibbs. Argento massiccio e inciso. E se l' presa tutta lei, fino alle forbici per l'uva!
Lavinia sventol il grosso menu come per risucchiarci attraverso la sala fino ai nostri posti. Hadley si vergognava,
e si capiva benissimo; affrett il passo, a testa bassa, e si guard furtivamente intorno per vedere se dagli altri tavoli ci
osservassero. Spencer, invece, sembrava deliziarsi di tutto: del ridicolo cappello di Lavinia con una sventagliata di piume che
ricadevano di lato, del cane che ansimava sul sedile come un uomo molto vecchio e grasso a cui mancava solo il sigaro, e del
brusio dei camerieri, che si muovevano in cerchio come corvi e arrivavano in picchiata sui tavoli, con le salviette bianche
che sbattevano sulle impeccabili uniformi nere.
Era pi minuta di come l'avevo immaginata, ma anche pi
maestosa. La sua espressione ricordava un certo umorismo
ironico, come se il suo aspetto fosse legato a un ruolo che interpretava
indipendentemente dalla presenza di un pubblico,
anche se con un pubblico si sarebbe forse divertita di pi.
I loro dolci sono famosi, esord Lavinia, spezzando in
due il grissino che offr a Mister Phipps. Per via del cane,
eravamo stati relegati in una nicchia in fondo alla sala, vicino
alla cucina, cosa che irritava palesemente Hadley. Tanto per
cominciare, lei non amava i cani: puzzavano, sbavavano, e le
strofinavano certe parti del corpo sulla gamba. Questo cane
poi la guardava in maniera particolarmente snervante, con gli
occhi tondi, sporgenti, sfacciati.
Pi brutto  il cane, pi nobile  il nome che porta. Una
regola che dovrebbe valere anche per gli uomini, dichiar Lavinia.
Questa  pazza, mi bisbigli Hadley. Aveva ragione zio Ambrose.
Ci fu un momento di imbarazzo durante il quale ci concentrammo
sul menu, quasi si trattasse di un enigma complicato
che andava risolto prima di ripristinare la conversazione.
Avendo dei gusti proletari, io scelsi il pollo arrosto; Hadley,
invece, pass in rassegna la lista alla ricerca dell'antipasto
pi sofisticato e pi costoso, scorrendo con il dito come un
ragioniere che controlla la colonna delle cifre, le sopracciglia
lievemente aggrottate, decisa a sfruttare al meglio un'occasione
che si preannunciava poco promettente. A Spencer fu delegato
il compito di scegliere il vino mentre Lavinia ordinava
un consomm per Mister Phipps.
Hadley ordin l'aragosta farcita e Lavinia le disse: Prendila
pure, se vuoi, ma  molto pesante e d flatulenza, commento
che fece arrossire mia cugina, le cui orecchie si infiammarono
di rabbia. Era una scena che non vedevo dai tempi in cui riuscivamo
a farla piangere soprannominandola Tarchiatella.
Era evidente che stava cercando di decidere cosa sarebbe stato
meno umiliante: cambiare l'antipasto, rischiando di far credere
al nostro giovane e sorridente cameriere che fosse affetta
da meteorismo, o lasciare le cose come stavano, lasciandogli
pensare che delle conseguenze lei se ne infischiava.
Tranquilla, le sussurrai, possiamo sempre dare la colpa
al cane, battuta che mi valse un bel pizzico sulla gamba sotto
il tavolo. Ma anche se avesse voluto cambiare l'ordinazione, era
ormai troppo tardi: il cameriere aveva trasmesso la comanda
in cucina e adesso si stava trastullando con Mister Phipps.
I francesi vanno pazzi per i cani, osserv quando il cameriere
non fu pi a portata d'orecchio. Lanciai un'occhiata
fugace dalla parte di Lavinia, che per aveva gi intavolato
una discussione impegnativa con Spencer sui Rosenberg;
erano protesi sul tavolo, l'uno verso l'altra, e lei gesticolava in
maniera esagerata. Hadley sospir e fece una pallina di pane
sotto il tavolo. Ci avevano insegnato che era scortese parlare di
politica a tavola, una regola facile da rispettare, quanto meno
nella nostra famiglia, visto che quel genere di discussioni,
quando avevano luogo, erano noiose e prevedibili. Inoltre,
erano trascorsi diversi mesi dal giorno della loro esecuzione,
pertanto l'argomento non era pi di attualit neppure al
Circolo del Dibattito a Renwick. Hadley tent di incrociare
lo sguardo di Spencer, ma lui era impegnato a illustrare un
punto con la forchetta, solcando con i rebbi la tovaglia bianca
di lino quasi scrivesse con l'inchiostro simpatico.
Mamma mi ha detto che sta cercando un insegnante
privato che ti segua negli studi, visto che il trimestre  un po'
troppo avanti per trovarti un posto in un'altra scuola.
Ma che gentile da parte sua.
Be', che ti aspettavi, Gabriel? Volevi forse ciondolare tutto
il giorno leggendo gialli e fumando sigari? Il tuo insegnante
di lettere ha mandato un elenco di libri che devi leggere, e
sembrano tutti pesanti.
Pesanti in che senso?
Hadley ridacchi maliziosa. Mettiamola cos: Moby Dick,
Casa desolata e Guerra e pace non sono esattamente dei
romanzucci smilzi da affrontare tra un bonbon e l'altro.
Lavinia si volse verso di lei, inarcando le sopracciglia con
l'aria di chi si aspetta qualcosa, e disse: Sono tutte fesserie,
non trovi? Hadley rispose con un sorriso sciocco.
Questa isteria a proposito dell'Unione Sovietica e delle
spie, prosegu Lavinia. Grandi fesserie.
Sei comunista? le domand Hadley posando la forchetta.
Lavinia e Spencer scoppiarono a ridere.
Se lo fossi, non credi che zio Ambrose mi avrebbe gi
denunciata al signor McCarthy? ribatt Lavinia, apparentemente
con un pizzico di strano piacere.
Mister Phipps mise una zampa sul tavolo e gua per avere
un altro grissino, guardando Hadley, bramoso e supplichevole,
con la testa piegata di lato. Lei ne prese uno dal cestino
d'argento e cominci a mangiarlo con sadica lentezza, sotto
l'occhio avido di Mister Phipps, la cui mandibola pendeva
vogliosa.
Spencer lev il calice e fece un brindisi: A zia Lavinia, la
primula di Parigi.
Lavinia sorrise e mosse la testa a scatti veloci come un uccellino,
come se un certo tipo di piacere la intimidisse. Hai
dimenticato di dire rossa', ribatt seccamente. E capii che
la sua condizione di paria era per lei un mezzo assai snob con
il quale distinguersi. Il suo, tuttavia, non era un club al quale
mi avrebbe ammesso tanto facilmente.
Una buona istruzione non si butta via a cuor leggero,
giovanotto, sentenzi rivolgendo a me la sua attenzione.
Ambrose mi ha parlato della tua espulsione. Io non amo
dare consigli, specialmente se non sono graditi, ma indulgere
verso se stessi e ribellarsi non sono la stessa cosa. Se vorrai
sacrificarti per una causa, sceglila bene, che sia degna di ci
che rischi di perdere, altrimenti potresti accumulare solo
rimpianti, e diventare acido, che  un'affezione disgustosa e
assolutamente debilitante dell'anima.
Ammutolii per lo sconcerto: nessuno, a parte il sacerdote
in chiesa, parlava dell'anima, e certamente non durante i pasti.
Non potei fare a meno di chiedermi se si fosse pentita delle sue
scelte, ma non volevo domandarglielo per timore di passare
da maleducato. Fin l il pranzo era andato abbastanza bene
e Spencer mi lanci anche uno sguardo d'avvertimento. Zia
Lavinia concluse il suo monito: I piaceri passeggeri non sono
altro che quello: passeggeri. E prima di proseguire lasci che
la parola le si ingrossasse nella gola, che vi indugiasse. E ora,
se vogliamo guardare al lato positivo della faccenda, va detto
che molti uomini interessanti e talentuosi hanno superato
ostacoli ben pi grandi di un'espulsione dal collegio.
I suoi modi diretti mi piacevano molto, ma capivo anche
che a parecchi avrebbero invece fatto cadere le braccia. Non
sembrava affatto desiderosa di umiliarmi, cosa che apprezzavo,
e sebbene fossi dell'opinione che non mi conoscesse
abbastanza per elargirmi consigli, quanto meno non ci godeva
e nel trasmettermi il suo messaggio sembrava a disagio cos
come lo ero io nel riceverlo.
Dopo una pausa per offrire un boccone della sua trota di
fiume a Mister Phipps, riprese a parlare rivolgendosi a tutti:
Io non sono la classica zia, ma questo lo sapete gi. Perci
dobbiamo solo decidere se ci piace stare tra noi indipendentemente
dai legami di sangue. Sono certa che siete tutti e tre
abbastanza grandi da scegliervi le persone da frequentare
sulla base del merito e non del caso. Bisogna essere proprio
stupidi, o molto spaventati, per accettare incondizionatamente
ci che ci riserva il destino. Ma questa, ovvio, non  che la
mia opinione.
Quest'ultimo boccone di filosofia ci fu servito con il dessert,
a mo' di conclusivo dolce casalingo - una crostata o una torta
sbilenca - presentato senza troppi complimenti o scuse. In
seguito mi pentii che nessuno di noi le avesse offerto subito
l'approvazione cheper troppo tempo le era stata negata, al
punto da non interessarle pi. Ma restammo zitti. Mister
Phipps era strisciato sotto il tavolo e lo sentivo russare dolcemente
ai miei piedi.
Avendo capito presto nella vita che la gente preferisce
essere divertita che compresa, o forse perch sentiva che il
silenzio poteva essere interpretato come un rifiuto verso di
lei, Spencer pass abilmente a raccontare un aneddoto carino
legato a un fine settimana trascorso a Parigi con Albert
Beckwith e Clayton Prather, suoi compagni di stanza a Yale.
Era una storia di cui conoscevo alcuni brandelli, ma questa
volta Spencer vi introdusse l'imitazione del tic nervoso di
Beckwith e l'accento meridionale di Prather, cos come parecchi
dettagli nuovi che conferirono al racconto maggiore
umorismo e grinta, culminando con l'applauso di Lavinia,
che batteva le sue piccole mani come una bimba incapace di
contenere la gioia davanti a uno spettacolo di magia. In quel
preciso istante decisi che lei mi piaceva e che avrei trovato il
modo di farmi apprezzare.
Quando Lavinia ebbe terminato di mangiare, dispose gli
avanzi sul piatto come una natura morta: una patata novella,
un asparago, uno spicchio di limone strizzato, e la delicata
lisca del pesce, fossilizzata in un grumo gelatinoso di salsa
bernese. Poi con dei colpetti delle dita spazz via le poche
briciole sulla tovaglia ed esclam: Spencer, ho saputo che
hai venduto i ritratti di famiglia, compreso quello di Reginald
Gibbs eseguito da Sargent.
Occupata com'era a cercare il portacipria nella nera bocca
della borsetta, non vide i lineamenti di Spencer contrarsi per
l'apprensione; trov il portacipria e lo apr con uno scatto,
facendo volare una nuvoletta di polvere.
Spencer sospir.  vero, rispose ripiegando il tovagliolo
con una precisione militare. La sua espressione si era fatta
seria; era stato ampiamente criticato per aver disposto dei
cimeli di famiglia in maniera crudele, irresponsabile e venale.
La madre di Hadley aveva dattiloscritto una lettera di quattro
pagine sull'argomento.
Bene, disse Lavinia, tamponandosi velocemente il viso
di cipria profumata. Io approvo. I Gibbs hanno sempre
avuto una venerazione quasi scintoista nei confronti degli
antenati, che poi erano quasi tutti dei mostri. Quei dipinti
dimostrano solo che i nostri uomini portano la cravatta da
duecento anni, quando un bel cappio sarebbe stato pi appropriato
nella maggior parte dei casi. Chiuse il portacipria
con una mano, facendolo schioccare come una nacchera. E
poi, i quadri erano tuoi e potevi farci quello che volevi. Se li
avessero lasciati a me, chiss? Magari li avrei bruciati tanto
per il gusto di farlo. Sono certa che ne sarebbe venuto fuori
uno splendido fal.
Hadley era sconvolta. Alz il bicchiere e svuot d'un fiato il
Pouilly-Fum che le restava. E che le and di traverso. Divent
paonazza, mentre soffocava dietro il tovagliolo e Spencer le
batteva invano sulla schiena.
Bevi un po' d'acqua, le consigli zia Lavinia, facendo
segno al cameriere di portarle il conto. Oppure conta alla
rovescia; no, quello serve per il singhiozzo. Spencer, caro,
dalle una mentina prima che si strozzi.
Porsi a Hadley il mio bicchiere d'acqua ma lei lo rifiut
con un gesto della mano. Spencer tir fuori il fazzoletto e le
asciug una lacrima sulla guancia destra. Vedrai che adesso ti
passa, disse. Fa' dei piccoli respiri e pensa all'Inghilterra.
Hadley sbott in una risata e gli appoggi la testa sulla spalla.
Sto bene, davvero, rantol.
Bene, concluse Lavinia. Detesto che qualcuno mi rubi
la scena, soprattutto se a pagare il conto sono io. Fece un
largo sorriso e si sporse in avanti per consentire a Spencer di
accenderle la sigaretta. E adesso, via di qui.  ora di portare
a spasso Mister Phipps. Ha bisogno di aria fresca, sentite come
ansima? I braccialetti le tintinnarono quando accarezz
la testa del cane, e di nuovo quando liquid il nostro coro
di grazie con un gesto della mano. Al momento di lasciare il
tavolo, il cameriere riconsegn l'argenteria a zia Lavinia, e lei
la avvolse in un tovagliolo sottratto al tavolo accanto. Lavata
ma non lucidata, comment mentre infilava il fagotto nella
capiente borsa di coccodrillo. La prossima volta, aggiunse
mentre il guinzaglio di Mister Phipps la strattonava in avanti,
parleremo di qualcosa di veramente interessante.
...
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Capitolo 4.
...
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...
Le mie prime settimane di libert furono prive di gioia;
lunghe e indistinte ore di sbadigli che non avevo n la voglia
n la disciplina di organizzare. La fine dell'inverno aveva
butterato le strade di chiazze di neve sporca, e il cielo pesante
rifletteva la tristezza fuligginosa degli edifici. Spencer mi
aveva stilato una lista di musei che avrei dovuto visitare, ma
non avevo l'energia per dedicarmi all'arte. Senza dirmelo mi
aveva fatto capire che preferiva vedermi occupato fuori di
casa quando lui lavorava, anche se il suo lavoro, da quel che
vedevo, si svolgeva meno dietro alla macchina per scrivere
e pi sul divano Chippendale, dove passava ore sdraiato a
fumare e ad aspettare che gli venissero in mente frasi sublimi.
Non voglio affatto insinuare che poltrisse: a differenza di
me, che passavo altrettante ore disteso sul divano o stretto
nell'abbraccio di chintz della poltrona, il volto di Spencer
esprimeva un'altissima concentrazione. Era evidente che
lavorasse per davvero, anche se in posizione supina, con gli
occhi fissi, come quelli di un gatto, su un punto appena visibile
sul soffitto.
Anche se libero, ero infelice e perdevo tempo in letargiche
passeggiate per le strade ghiacciate, prendendo a calci le lattine
nei vicoli o osservando i piccoli mulinelli di rifiuti vorticare
follemente in uno spiazzo vuoto. A volte guardavo le vetrine
e mi fermavo a contemplare con bramosia oggetti che in altre
circostanze avrei disprezzato. Avevo perso i guanti e nei giorni
di vento i polpastrelli mi bruciavano per il freddo, ma non
me la sentivo proprio di spendere la mia misera paghetta per
qualcosa di pratico come un nuovo paio, soprattutto a cinque
settimane dalla fine dell'inverno. Mi rifugiavo a intervalli di
poche ore in una tavola calda, mi sedevo al bancone davanti
a un caff o, se non ero troppo al verde, davanti alla colazione
del giorno. La tavola calda che preferivo si trovava sulla
Settima Avenue, a pochi isolati dall'appartamento di Spencer.
In origine si chiamava Lucky's Diner, ma la L era scomparsa
da un pezzo come l'ottimismo che doveva aver accompagnato
la scelta di quel nome. Era questo uno dei motivi principali
per cui mi piaceva: i divanetti in finta pelle rossa pieni di
squarci riattaccati con il nastro adesivo a formare grossi
segni argentei sugli schienali, simili agli ideogrammi cinesi.
Un paesaggio marino alquanto sgraziato era stato dipinto
sul muro di lato ai spar; la cresta delle onde era raffigurata
con una serie di piccole pennellate bianche, come una curva
calante che l'artista aveva brutalmente troncato, mentre tre
V battevano instancabilmente le ali sopra la spuma untuosa
del Mediterraneo.
A parte questa sgargiante raffigurazione della costiera
amalfitana, l'arredamento del locale era anonimo e insulso.
I muri in stucco color gesso bene si intonavano al bancone
di formica dietro il quale Spiro, il proprietario, sovrintendeva
seduto le operazioni del locale. Spiro fumava sigarette
greche particolarmente forti che nel corso degli anni gli
avevano annerito i denti e reso il sorriso, raramente elargito,
indimenticabile.
Il cameriere era suo nipote, George. Quando non si occupava
dei clienti, si accasciava sul bancone a leggere le pagine
sportive del New York Mirror, con uno stuzzicadenti che gli
pendeva dall'angolo della bocca. Il Lucky's era un locale comodo
dove ammazzare il tempo per trenta o quaranta minuti,
ma a met pomeriggio finivo sempre nel buio stantio di una
sala cinematografica, a uno spettacolo pomeridiano a met
prezzo. Dalla galleria surriscaldata guardavo il fumo alzarsi in
languide volute nel fascio di luce del proiettore, con le sagome
illuminate che mutavano forma come batteri al microscopio.
Il film importava poco; quando riemergevo dalla sala battendo
le palpebre nel bagliore della luce invernale, l'avevo
gi dimenticato e sostituito con l'incessante penitenza del
vento, che mi respingeva verso la parte bassa di Manhattan,
facendomi piangere lacrime pi amare di qualunque melodramma
in celluloide.
Fu al cinema, al Chelsea Art, che incontrai nuovamente zia
Lavinia. Avevo sonnecchiato per tutto il film, un poliziesco
mediocre con Dorothy McGuire; quando si accesero le luci,
un trambusto nella parte anteriore della sala attir la mia
attenzione. I rari spettatori si erano sparpagliati nelle prime
dieci file. In terza fila, c'era una figura imponente, con un
grosso cappello, che battagliava con qualcosa sotto la poltrona.
Si ud un ringhio sommesso seguito da un guaito acuto, e
immediatamente capii che zia Lavinia aveva portato Mister
Phipps in sala. Prima di farmi avanti in suo soccorso, rimasi
a guardarla per un istante. Aveva il cappotto raggrinzato sulla
schiena e il cappello che le pendeva sbilenco, e lei era goffamente
piegata tra le file di poltrone di sudicio velours nel
tentativo di estrarre il cane dal punto in cui si era incastrato
per divorare il popcorn caduto sul pavimento. La sua postura
aveva un che di toccante e primitivo insieme; mi faceva pensare
alle figure curve sui campi, il genere di immagini agresti che
spuntano fuori il giorno del Ringraziamento per risvegliare i
nostri sentimenti di colpa e gratitudine.
Quando zia Lavinia si volt e mi vide, non si mostr affatto
sorpresa. Giusto in tempo, osserv come se mi stesse
aspettando. Va' nella fila dietro e spingi mentre io tiro. Stavo
per andare a chiamare una maschera, ma quelle sono buone
solo a puntarti la torcia in faccia.
Zia Lavinia, dissi seguendo le sue istruzioni, dubito
che i cani siano ammessi in sala. Qualcuno ti ha vista entrare
con Mister Phipps?
Lavinia mi guard spazientita, come se fossi mentalmente
limitato. Certamente, mio caro. Non mi penserai cos cretina
da introdurre di nascosto un cane della stazza e dell'imponenza
di Mister Phipps, vero?
Ma, zia Lavinia, come hai...
Mi interruppe con un gesto che le fece tintinnare i braccialetti
in una allegra cacofonia.
Niente di pi semplice; ho pagato il biglietto anche per lui.
Il direttore si  lasciato facilmente persuadere dall'eloquenza
delle banconote. Lavinia ridusse la voce a un sussurro confidenziale
e aggiunse: Gli ho detto che Mister Phipps era il
mio cane guida, tanto per farlo sentire meno corrotto.
Aveva estratto un astuccio, che apr con uno scatto, e mi
offr una delle sue sigarette speciali. Accesi la sua e la mia,
intanto che percorrevamo lo stretto corridoio con Mister
Phipps al nostro seguito impegnato ad annusare le caramelle
cadute a terra qua e l.
Se non vai di fretta, Gabriel, vieni a prendere il t con
me. Vado pazza per i tramezzini mignon del Plaza, anche se
dovremo sopportare quegli stucchevoli valzer di Strauss.
La fioca luce gialla del pomeriggio conferiva un colore
malaticcio al marciapiede e agli edifici; la temperatura si era
abbassata e l'aria mi parve leggermente pungente mentre
risalivamo il viale. Fermai un taxi e mi sistemai sullo strapuntino,
mentre Lavinia e Mister Phipps si accomodarono
quasi voluttuosamente sul sedile di fronte. Lavinia abbass il
finestrino e guard fuori, porgendo il viso al trauma violento
della corrente d'aria. Il vento le spettin i capelli in un groviglio
folle e le fece lacrimare gli occhi, ma lei rimase impassibile.
Non sapevo se fosse il caso di avviare una conversazione o
attendere che lei rimettesse la testa dentro.
Quando il taxi si ferm a un semaforo di Central Park
South, Lavinia prese la parola. Senti, sono troppo stanca
per andare a prendere il t. Tu mi scuserai se ti chiedo di
rimandare a un altro giorno. Dov' pi comodo che ti lasci?
La mia delusione fu immensa. L'idea del t al Plaza, ora
che l'offerta era stata ritirata, mi appariva all'improvviso
emblematica delle mie giornate future: vagamente aristocratiche,
dense ma spensierate, eleganti ma rilassate, propizie
all'apertura intellettuale associata a scenari lussuosi. Mi sentii
un groppo in gola.
Nessun problema. Qui va benissimo, dissi saltando gi
un istante prima che scattasse il verde. Il volto di zia Lavinia,
nel taxi che ripartiva, era un piccolo ovale di stupore.
Central Park si profilava dall'altra parte della strada, con
gli alberi spogli, i sentieri fangosi e una sfilza di panchine
deserte alla merc delle intemperie. Non avevo il coraggio
di affrontare quella cupa prospettiva, cos alzai il bavero del
cappotto, incurvai le spalle per proteggermi dal vento, e mi
incamminai verso est.
Mentre costeggiavo il muro del parco, studiavo il disegno
a nido d'ape sul lastricato. Sul mio cammino brulicava un
gruppo di piccioni grigi e sporchi, che beccavano frenetici
le briciole di pane sparse per terra da qualche idiota. Immaginai,
e ne ebbi subito conferma, che la dispensatrice di
briciole fosse la donna pesantemente infagottata che se ne
stava accasciata su una panchina con accanto un passeggino
male in arnese. Sembrava piuttosto arruffata per essere una
bambinaia e, quando le passai davanti, disperdendo con i
miei passi gli uccelli, che volarono in tutte le direzioni, lei mi
fulmin con gli occhi. Rimasi profondamente scosso da due
cose: l'intensit dell'odio concentrato nel suo sguardo e il
fatto che a occupare il passeggino fosse un gatto vecchissimo,
disteso su una copertina rosa da neonato piegata con molta
cura. Il gatto non ce la faceva neppure a sollevare la testa e
gli occhi gli brillavano del bianco delle cataratte.
Quando mi trovai davanti ai gradini rivestiti di moquette
dell'Hotel Plaza, avevo gi deciso di prendere il t da solo,
anche se quel gesto mi sarebbe costato l'intera paghetta.
All'epoca ci tenevo parecchio ad apparire sofisticato, cos la
grandiosit sfavillante dell'atrio, le uniformi impeccabili dei
fattorini e gli enormi mazzi di fiori mi risollevarono il morale
ancora sgonfio e spazzarono via la tristezza che minacciava
di stendersi come un'ombra sulla mia giornata. Cominciai a
vagare per i corridoi, fingendomi un ospite, ben conscio di
attirare gli sguardi del personale. Salii una scala fino al primo
piano, dove le stanze avevano l'odore dolce e stantio delle
torte di frutta secca di Natale. Siccome non c'era nessuno
in giro, rubai un posacenere da sopra un tavolo e lo intascai:
un regalo per Spencer, ricordino del limbo della mia vita.
Naturalmente mi si ruppe nella tasca molto prima di avere
l'occasione di fargliene omaggio.
Passando davanti al bagno dei signori, entrai e mi guardai a
lungo allo specchio, sistemandomi la giacca di velluto a coste
e pettinandomi sotto gli occhi vigili di un vecchio inserviente
negro, il quale mi sorrise con una simpatia apparentemente
cos sincera che, uscendo, gli misi in mano tutte le monete che
avevo in tasca. Purtroppo erano pi di quante il suo palmo
rugoso potesse tenere, e caddero rumorose sulle mattonelle
del pavimento. Prima che la porta si chiudesse, ebbi giusto il
tempo di vedere il vecchio che con mano tremante si chinava
per raccogliere i soldi. Credo che quello fosse il genere di
incidente su cui mi aveva allertato Spencer a proposito della
citt: Ti spezzer il cuore mille volte al giorno.
Provavo una lieve agitazione, come se avessi un uccellino
intrappolato nel petto; mi sedetti su una delle immense poltrone
in stile Regina Anna allineate nel corridoio e mi resi
conto che non toccavo cibo dall'ora di colazione. In fatto di
pasti, Spencer non era per niente rigido. Quando era preso dal
lavoro, o dalla lettura, o dall'ultima aria di una trasmissione
radiofonica, la cena poteva facilmente ridursi a una scodella
di corn flakes, o a un panino con la mortadella, o a dei cracker
con il burro di arachidi. N gli dispiaceva consumare lo stesso
identico pasto a ripetizione.
Invece, quando era infelice, andava al mercato e vi passava
ore e ore, palpando la frutta e affondando le dita nei barili di
spezie della bottega mediorientale. La piccola cucina di casa
si riempiva di un profumo di agnello tritato, o di salsa al vino,
o di prugne glassate; di duetti di aromi dolci e piccanti; e il
piano di lavoro diventava scintillante di nature morte, una
stupefacente tavolozza di cibi saporiti e succulenti, che spaziavano
dagli ori dolci e succosi delle pere di importazione al
viola inchiostro delle bucce di melanzana. Spencer ideava dei
pasti follemente ambiziosi, accostava sapori esotici e delicati,
offerte degne dell'imperatore pi capriccioso.
In queste occasioni, io facevo da sguattero e da cuoco in
seconda, ma non mi dispiaceva. Aiutare Spencer ai fornelli
era come trovarsi nel laboratorio di un alchimista. Quando
cucinava, gli piaceva ascoltare il jazz Dixieland o il ragtime, e
al termine di ogni pasto ci inchinavamo agli di della cucina: i
ritratti di cartone di Aunt Jemima e di Uncle Ben che Spencer
aveva ritagliato dalle confezioni e messo in una cornice d'argento,
nei due ovali che avevano precedentemente ospitato
le fotografie di nostra madre e nostro padre.
Ehil, Gibbs, disse qualcuno.
Alzai bruscamente la testa e mi guardai intorno. Provo
sempre un certo disagio quando mi riconoscono in un luogo
pubblico, per timore di essere sorpreso mentre muovo le labbra
con un'espressione idiota o indolente sulla faccia. Ne avevo
visti numerosi esempi in metropolitana, che contribuivano
solo ad accrescere il mio disagio. Clayton Prather, uno dei
compagni di stanza di Spencer a Yale, arrivava a grandi passi
dal corridoio. Clayton aveva trascorso alcuni weekend da noi
a Cape Cod prima che pap vendesse la casa. L'avevo sempre
trovato un tipo divertente; era molto premuroso verso mio
padre, e mio padre, al contrario, lo disprezzava.
La sua famiglia era originaria del Tennessee ma si era trasferita
nella nostra citt del Connecticut che lui era ancora
un ragazzo. I Prather avevano comprato un'enorme residenza,
finto chteau, nella parte occidentale di Greenfield, un
quartiere abitato dai nuovi ricchi. Suo padre era noto in
certi ambienti come il Re degli Scarafaggi, in quanto si era
arricchito nel settore delle disinfestazioni. Tutte le persone
di nostra conoscenza erano concordi nel trovare il signor
Prather un individuo volgare. Ostentava il denaro e si era
sposato tre volte; l'ultima moglie era una starlet pi giovane
di lui di venticinque anni, che aveva conservato la propria
bellezza sconvolgente finch, grazie all'alcol, non era lievitata
fino alla taglia quarantotto.
Il signor Prather chiamava tutti tesoro o dolcezza
o baby; a parte gli uomini, che invece erano capo o
boss. Ma credo che la gente li trovasse irritanti soprattutto
perch i Prather parevano godersi i soldi in un modo
per noialtri inconcepibile. Una volta, mentre ero con zia
Grace a bordo della sua station wagon, il signor Prather
ci sorpass a tutta birra con la sua decappottabile gialla.
Il posto del passeggero al suo fianco era occupato da un
puma addomesticato con uno spesso collare di cuoio e l'aria
annoiata dei grandi felini. Zia Grace era quasi finita fuori
strada, ma quando ebbe riacquistato il controllo dell'auto,
aveva commentato in tono compassato: Non guardarlo.
Lo incoraggeresti soltanto.
Un'altra volta, uscendo dalla farmacia, avevamo visto il
signor Prather barcollare sotto il peso di un bottiglione di
champagne in direzione della sua auto. Colta da un fremito
involontario, zia Grace aveva osservato: Che faccia da
schiaffi, quell'uomo. Il cielo mi perdoni, ma  cos. Mia
cugina Hadley si era tolta il cremino dalla bocca e aveva
sbottato: Hanno due televisori, pi una radio nel bagno, e
la signora Prather crede nei fantasmi e li ha visti pure, ma
solo grazie al gin. Zia Grace si volt di scatto e in tono
aspro ci disse: Non voglio neanche saperlo dove le avete
sentite dire certe scemenze.
Forse a causa della sua insolita educazione, Clayton era
sempre alla ricerca di approvazione. Si conquist le grazie
di zia Grace quando un fine settimana si present carico di
leccornie, scatole di pasticcini imbevuti di liquore, frutta
candita, nocciole e cioccolato svizzero, tutto acquistato in
un negozio di prelibatezze i cui prezzi erano notoriamente
esorbitanti. Clayton corteggi anche me: nonostante il mio
rovescio disastroso, mi propose di giocare con lui a tennis -
anche dopo che gli ebbi rotto la racchetta di legno mettendoci i
piedi sopra - e mi fece guidare la sua macchina lungo la strada
in terra battuta che portava al laghetto dove andavamo a fare
il bagno. Gli amici di Spencer non mi avevano mai riservato
tutte quelle attenzioni.
Ciao, Prather, dissi con una vocina stranamente squillante.
Sei con Spencer? mi domand sbirciando da sopra la
mia spalla come se mio fratello fosse nascosto dietro di me.
No. Veramente, Spencer sta lavorando. Io aspetto mia
zia, mentii.
Tua zia Grace? domand Clayton, stupendomi con la
sua memoria.
No, mia zia Lavinia. Tu non la conosci.  sempre vissuta
a Parigi.
Clayton Prather rise e mi diede una botta sulla spalla.
Spero che sia davvero carina, questa zia.
Lusingato per l'equivoco, evitai di correggerlo. Soltanto
in seguito capii che voleva assecondarmi.
Eravamo ormai arrivati nell'atrio. Aveva appena fatto il suo
ingresso un gruppo di donne elegantemente vestite e c'era un
certo trambusto riguardo ai loro bagagli; ammucchiati davanti
a un vaso con una palma, facevano pensare a una grossa bestia
ferita. Prather schiocc le dita per attirare l'attenzione di un
fattorino, gli chiese un modulo per telegrammi, ma cambi idea
all'istante, dicendogli di lasciar stare e offrendogli comunque
una mancia. Sembrava distratto e a malapena conscio della mia
presenza mentre si passava dolcemente la mano tra i capelli
biondo rossicci, nello stesso modo in cui si accarezzerebbe
un grosso animale domestico.
Improvvisamente disse: Perch qualche volta non venite
a passare un weekend da me, tu e Spencer? Ho comprato
una casa a Pawling, sai? Il fine settimana  pieno di vita e ci
scommetterei qualunque somma che ai fratelli Gibbs serve
una vacanza. Ecco il mio biglietto. Sarete ospiti graditi in
qualsiasi momento. Fatemi sapere con quale treno arriverete
e vi far venire a prendere alla stazione.
Era un biglietto da visita elegante, in carta spessa, con il
nome scritto come sulle partecipazioni di nozze. Lo ringraziai
e infilai il biglietto nella tasca della giacca, in compagnia del
posacenere. Prather consult di nuovo il suo orologio e gett
un'occhiata in direzione della porta girevole.
Hai tempo per bere qualcosa? mi domand. Di colpo
aveva l'aria disperata, come un bambino che si  perso in un
grande magazzino.
Come no, risposi, seguendolo verso il bar. Rispetto
all'atrio, la sala era buia e quasi deserta. Un odore scuro vi
aleggiava, come se la boiserie scura e la tappezzeria verde
cupo fossero impregnate degli aromi acri del whisky e del
tabacco. Le grosse poltrone da lettura in pelle erano dotate
di tavolinetti rotondi con sopra delle ciotoline di frutta secca
assortita, perlopi arachidi e mandorle tostate. Passando,
ne presi una manciata e me la misi velocemente in bocca,
producendo un lieve grugnito nel tentativo di masticare e
inghiottire prima di arrivare al nostro tavolo in fondo alla
sala. Ammesso che se ne fosse accorto, Clayton non si volt e
io ebbi il tempo di sprofondare in una poltrona e di pulirmi,
con il dorso della mano, il sale dalla bocca prima che lui mi
guardasse. Normalmente avrei scelto gli anacardi e lasciato
il resto, ma stavo morendo di fame.
Il barista usc da dietro il bancone e, secondo me, in maniera
volutamente plateale, and a riempire la ciotolina che avevo
appena svuotato. Poi si ferm al nostro tavolo e prese l'ordinazione.
Ostentava un'aria esageratamente stanca. Se fossi stato
da solo, mi sarei sentito parecchio a disagio. Prather ordin
un bourbon. Io ordinai un Bloody Mary e un club sandwich, e
gli scroccai una Pall Mall. Pensai che Prather avrebbe pagato
il conto anche se mi fossi offerto di dividerlo. Buttai fuori il
fumo dalle narici, una quantit enorme che mi fece vibrare
i peli del naso, una sensazione vagamente sgradevole, come
quella di pettinarsi le sopracciglia nel senso sbagliato. Ero
tuttavia deciso a fumare come Belmondo nei film d'autore.
Mi sistemai pi comodamente nella poltrona di cuoio e
allungai le gambe. Il pomeriggio aveva finalmente preso una
certa consistenza. Prather batt la sigaretta sul tavolo prima
di accenderla, un gesto che intendevo aggiungere al mio
repertorio.
Mi farebbe molto piacere vedere Spencer, dichiar con
un sonoro sospiro. Al momento sono un po' nei pasticci e
lui saprebbe come tirarmene fuori.
Non riuscivo a immaginare quale situazione avrebbe potuto
rimettere al giudizio di mio fratello, a meno che non si trattasse
di un verso dalla metrica oscura o di un gioco di parole da
rendere fedelmente in un'altra lingua. Clayton Prather era
diventato ricco prima di compiere venticinque anni, in parte
grazie alla Borsa, in parte rilevando i trascurati affari del padre.
Ogni tanto appariva nelle pagine mondane dei quotidiani; zia
Grace faceva regolarmente dei commenti sui suoi successi,
e proprio da lei avevo saputo del suo recente divorzio e del
night-club che aveva da poco comprato all'Avana. All'et di
ventisette anni, Clayton Prather poteva senz'altro vantare
l'appellativo di uomo di mondo. Era difficile immaginarlo
con dei problemi, e ancor di pi con problemi che Spencer
fosse in grado di risolvere. Annuii con aria solenne e addentai
il sandwich appena arrivato.
Vorrei davvero sapere come la pensa Spencer su questa
situazione, ripet Prather. Le sue dita sottili tamburellavano
piano sul bracciolo della poltrona. Sembrava avere la testa
altrove. Tu sai come si esprime bene; io non ne sono mai stato
capace. Infatti, continu in tono serio, ricordo di avergli
descritto una volta una ragazza come sensazionale', aggettivo
che l'aveva fatto raccapricciare. Mi ha detto che avevo un
vocabolario anemico. Prather si tolse un filo di tabacco dal
labbro. Per quel che vale, forse ha ragione.
Feci un gesto sbrigativo con la mano. Avevo quasi finito
la prima met del sandwich e una lieve calma cominciava a
scendere su di me come una dolce nebbia, che non mi aiutava
per niente a fare la mia parte nella conversazione.
Gi,  proprio da Spencer, convenni, forse un po' troppo
energicamente. Non ha un'alta opinione nemmeno della
mia lingua.
Prather cambi posizione sulla poltrona, poi prese il bicchiere
e fece tintinnare il ghiaccio prima di bere un altro sorso.
Non comment e capii che forse essere paragonato a me non
era certo una rassicurazione per un tipo come Clayton Prather.
Tuo padre ce l'ha sempre il puma? gli domandai.
Prather mi guard. Aveva le ciglia lunghe e gli occhi marrone
chiaro che mancavano di fermezza. Comprendevo bene
che uno come lui potesse piacere a un certo genere di ragazza:
aveva una bellezza quasi da cartone animato. Il suo era uno di
quei visi che si sapeva non sarebbero invecchiati bene: sotto
il peso della mezza et i suoi lineamenti sarebbero apparsi
flaccidi ed effeminati. Prese in mano l'accendino d'oro e
cominci a giocarci, aprendo e chiudendo il coperchio con
l'unghia del pollice.
Oddio, no. Trixie ha fatto del male all'addetto della
piscina dopo pochi mesi. Mio padre ha dovuto pagargli un
risarcimento gigantesco anche se avevamo un testimone che
ha assistito all'incidente, dichiarando che quell'idiota aveva
pungolato il gattone con il manico del retino. Adesso, in
Florida, mio padre ha uno di quei barboni giganti.
Prather spense la sigaretta e consult di nuovo il suo
orologio.
E il puma che fine ha fatto? L'ha donato allo zoo?
Soffoc uno sbadiglio serrando le labbra sui denti regolari.
No, credo che alla fine Trixie si fosse rivelato un grosso
fastidio, cos la clinica veterinaria alla fine  venuta a prenderselo.
Non  che la cosa mi abbia spezzato il cuore. Nutrirlo
era un'impresa; pap si faceva mandare dal macellaio dei
grossi pezzi di carne tutti i giorni, per non parlare dell'alito.
Ammetto, per, che era una bella bestia.
Avevo finito il mio sandwich e quasi tutte le noccioline sul
nostro tavolo, ma l'alcol produceva sempre su di me un effetto
soporifero di una forza inaspettata. Ero tentato di chiedere a
Prather del suo problema, non perch fossi particolarmente
interessato, o perch pensassi di potergli essere di aiuto in
qualche modo, ma perch a questo punto non volevo fare
altro che lasciarmi cullare dal suono di una voce; e a Renwick
avevo imparato che se chiediamo alla gente di raccontarci i
suoi guai, di solito lo fa per filo e per segno. Ma prima di avere
l'occasione di prestargli orecchio, un gruppetto compatto
di uomini d'affari fece il suo ingresso nella sala, parlando a
voce alta, con i corpi che assumevano le pose stilizzate della
gaiezza propria di una coreografia complessa come quella di
un'opera cinese, ma assai distante dai piaceri mondani che
scimmiottava; faceva piuttosto parte della seriet connessa alla
conclusione di un affare. Dietro di loro, aprendosi un varco
in quell'esuberanza, un fattorino, pi o meno della mia et
ma con la pelle molto pi rovinata, recava un messaggio per
Clayton Prather su un vassoio di plastica nera.
Prather diede qualche moneta al ragazzo e prese il biglietto
piegato dal vassoio. Vedendo la mascella contrarsi e un
sopracciglio inarcarsi, capii che non erano buone notizie. Mi
chiesi per un istante se non avesse a che fare con il problema
che mi aveva menzionato poco avanti, ma prima di poterglielo
chiedere, si alz in piedi, estrasse alcune banconote intonse
dal portafoglio e le lasci sul tavolo.
Scusa, giovanotto, ma devo andare. Comunque, conto di
vedere te e Spencer per un fine settimana.
Feci per alzarmi, farfugliando svariati grazie, ma Clayton
Prather mi mise una mano sulla spalla. Ti prego, resta.
Prenditi un altro sandwich se ti va.
Quando usc dalla sala, chiesi il conto. Anche dopo aver
lasciato al barista una mancia a mio parere astronomica, mi
rimasero comunque i soldi per pagarmi una corsa in taxi
sulla Quinta Avenue e un sigaro cubano, che fumai durante
il viaggio con le mani dietro la testa e i piedi appoggiati sullo
strapuntino, mentre alla radio davano I Love Paris e Stranger
in Paradise, due canzoni che trovavo sdolcinate, ma che mi
piacevano lo stesso.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Quando rincasai, trovai Albert Beckwith disteso sul divano
Chesterfield, con un grosso bicchiere di scotch sulla fronte
mentre il grammofono intonava l'aria finale della Bohme.
 uscito a prendere altro ghiaccio, mi annunci Beckwith
con gli occhi ridotti a fessure buie dietro gli occhiali di tartaruga.
Ah, e ha telefonato vostra zia Grace. Vuole che uno di
voi due la richiami stasera. Rotol il suo corpo massiccio sullo
schienale del divano e si sollev su un gomito. Da quando ci
avevano ripristinato la linea telefonica, lui passava pi spesso,
senza mai avvertire prima, naturalmente, o senza chiedere il
permesso di usare il telefono per le chiamate, lunghissime e
talvolta interurbane, che faceva dal divano del salotto. Mi era
sempre sfuggita la ragione per cui Spencer gli fosse amico,
ma mio fratello manifestava una strana lealt nei confronti
degli individui pi improbabili.
Mi sedetti sulla poltrona e scalciai via i mocassini. Quando
feci per aprire bocca, Albert alz la mano e protese il viso
verso il grammofono come se fosse colto da un fremito sulle
note finali. Era un aspetto irritante di Beckwith: ingombrava
gli altri con la sua sensibilit, come se lui fosse una gigantesca
terminazione nervosa tutta tremante e il mondo non fosse altro
che un pubblico da disprezzare. Ma, a detta di Spencer, era
un bravo giocatore di scacchi e l'unica altra persona di mia
conoscenza che leggesse gli oscuri libri acquistati da Spencer
nelle librerie dell'usato. Un'altra cosa a proposito di Beckwith:
faceva uso smodato di certe parole. Tutto era orribile o sublime,
e amava concludere un pensiero con eccetera, quasi
fosse troppo affranto per degnarsi di terminare la frase. Certi
argomenti, tuttavia, lo facevano infervorare, e pontificava
fino ad avere la bava agli angoli della bocca, specialmente se
aveva bevuto. Per giunta, sembrava credere che i suoi poteri
di edificazione gli conferissero il diritto di approfittarsi spudoratamente
degli altri: le sue visite a chiunque si protraevano
finch non aveva dato fondo ad alcol, sigarette e a ogni cosa
commestibile, senza mai esprimere la bench minima gratitudine:
i ringraziamenti, e in particolare i ringraziamenti scritti,
erano una forma di sottomissione borghese.
Spencer entr rumorosamente reggendo un sacchetto di
carta stracolmo con ciascun braccio.
Dammi una mano, Ragazzotto, disse.
Ragazzotto era un soprannome di quando ero piccolo e
che adesso aveva uno strano potere visto che non veniva pi
usato tanto spesso. Beckwith aveva sostituito La Bohme con
una musica barocca al clavicembalo, che riemp la stanza di
un brio cupo e originale, e si era versato un altro bicchiere,
ma non si era minimamente mosso per venirci ad aiutare con
la spesa che Spencer aveva fatto per lui.
Mentre aiutavo Spencer in cucina, cercai di informarlo
sugli eventi della giornata. Sentivo di non farcela, come in
quei sogni in cui voglio correre ma scopro di avere i piedi di
piombo. L'avventura che mi ero immaginato di raccontare mi
si avvizz sulla lingua, divenne scialba e piatta, senza lo slancio
e l'effervescenza che avevo sperato di trasmettere.
Dunque, ricapitol lui, hai incontrato zia Lavinia al
cinema, dove ti trovavi invece di essere in biblioteca; ti ha
invitato a prendere il t ma poi ha cambiato idea. Dopodich,
una vagabonda ti ha fatto il malocchio in seguito al quale
sei arrivato barcollando all'Oak Bar, e qui ti sei imbattuto
in Clayton Prather, che ti ha offerto un sandwich e che ci
implora di raggiungerlo per un bucolico festino durante uno
dei prossimi fine settimana. Diede una profonda boccata
alla sigaretta, e la cartina si consum con un rapido e sonoro
crepitio.
Mi era chiaro che nella traduzione la giornata aveva perso
gran parte del suo spirito ameno. Pu darsi che Spencer fosse
deluso perch non ero andato avanti con le letture assegnate.
Beckwith emise un cauto colpo di tosse.
Clayton Augustus Prather? Rampollo dell'impero dell'insetticida
in polvere? Presunto membro della societ segreta
Skull and Bones? Straordinario e machiavellico nababbo?
Ci voltammo entrambi dalla sua parte.
L'ho visto l'altro giorno all'Ashton's Caf mentre faceva
sfoggio di una seducente immagine del capitalismo. O forse
era seducente la donna con cui pranzava. Niente affatto il suo
solito tipo, credetemi. In primo luogo, non sembrava colpita
neanche un po' da ci che la circondava: dai camerieri servili,
dalle portate pretenziose... neppure dallo sterminatore
d'insetti. Era semplicemente sublime-, una Madonna dagli
occhi da cerbiatta, non so se mi spiego - la pelle luminosa
e un'espressione di tristezza sofisticata - delicata, ma completamente
diversa da quelle orribili creature allevate in una
serra. Sembrava del tutto indifferente agli splendori che le
venivano offerti. Ma non fraintendetemi: nulla a che vedere
con la posa di una debuttante viziata; era magra come un'orfana,
le scarpe di infima qualit, le maniche del vestito troppo
lunghe e quasi consumate. Ma questi sono solo dettagli. Era
magnifica, sapete: tutto stile, niente denaro.
Sono quelle che di solito soccombono per prime agli
industriali superficiali come Clayton Augustus Prather. Se
riuscissi a portare pi ragazze cos alle riunioni, riusciremmo a
convertire il Paese entro la fine dell'anno, concluse Beckwith
in tono nostalgico, mentre spegneva la sigaretta.
Albert era membro del Partito Comunista, ma io non dovevo
saperlo. Spencer gli scocc un'occhiata e immediatamente
cambiarono discorso. Le costolette di maiale rivestite di pastella
alla birra cominciavano a bruciare; si form cos un'enorme
nuvola di fumo che riemp subito la stanza. Ci precipitammo
tutti e tre ad aprire le finestre; persino Albert abbandon la
posizione supina che aveva mantenuto sul divano.
Una corrente d'aria abbass di diversi gradi la temperatura
dell'ambiente e, come un'onda che deposita detriti e tesori alla
rinfusa, port dentro i suoni del mondo: i latrati frenetici di
un cane, un cancello che sbatteva riecheggiando in un vicolo
tetro, un'automobile che scalava la marcia e, pi lontano, la
voce acuta di un bambino che intonava un ritornello divertente
e beffardo; e tutto questo contrastava aspramente con
il clavicembalo, che appariva adesso di una leziosit sterile.
Spencer torn in cucina per valutare i danni.
Era colpa mia. Toccava a me sorvegliare le costolette mentre
Spencer preparava il mio piatto preferito: pur di patate
all'aglio. Mi sentii trafiggere da un lampo di vergogna, che mi
si condens a forma di palla in fondo alla gola. Naturalmente
Spencer non proffer una sola parola di rimprovero, e cos mi
fece sentire pi in colpa che mai.
Dalla morte di mio padre avevo cominciato a tener conto
dei fallimenti, come se in sua assenza fosse stato delegato a
me il compito di punire i miei difetti non appena si manifestavano.
Gli eventi, pertanto, non recavano con s soltanto il
valore del momento, ma anche il peso di tutti i fatti precedenti,
nello stesso modo in cui in una collezione il tutto fa pi effetto
della somma delle parti, e anche il pi piccolo oggetto che vi
si aggiunge acquisisce importanza esclusivamente grazie alla
vicinanza con tutti gli altri.
E cos le costolette bruciate, in s un atto di negligenza quasi
abituale, si assomm alla mia indolenza riguardo allo studio,
all'espulsione, a una serie di ridicole bugie che Spencer aveva
scoperto, ai tre dollari che gli avevo rubato dal portafoglio e
cos via, indietro fino all'estate dei miei cinque anni. Allora
ero stato incaricato di nutrire la tartaruga da lui sottratta a
una banda di ubriachi del quartiere, che se la passavano come
un pallone da una parte all'altra di Randall's Road. Quando
alla fine dell'estate Spencer torn dal campo estivo di vela e
trov la tartaruga che cominciava a puzzare nel suo recinto
di fil di ferro dietro il granaio, si mise a piangere.
Guardandolo adesso, mentre grattava delicatamente le
costolette per eliminare le parti carbonizzate, avevo voglia di
spiegargli una volta per tutte che ero un fallimento completo,
un incapace, una delusione perpetua; e che lui era un idiota a
sperare altrimenti, e che non sopportavo pi il suo generoso
perdono. Ma Albert Beckwith, da sopra la mia spalla, cercava
di sbirciare se la carne fosse ancora commestibile, studiando
a occhi socchiusi la padella da dietro gli occhiali a fondo di
bottiglia e respirando rumorosamente con la bocca.
Con Albert presente, non riuscivo neppure a scusarmi,
cos mi eclissai con il pretesto di voler dare una rapida ripassata
alle parole latine che Spencer aveva selezionato per me.
Sicuramente lo sapeva che anche quella era una menzogna,
perch mentre mi concedeva il permesso di allontanarmi con
un cenno del capo, scorsi il fremito di un sospiro sfiorargli le
labbra atteggiate a una specie di sorriso forzato. Chiudendo la
porta della mia stanza - un tempo appartenuta alla domestica
e non pi grande della cella di un monaco - li sentii riprendere
il discorso su Clayton Prather. Beckwith gli sconsigliava
di accettare l'invito per il weekend. Mentre sprofondavo in
compagnia di un giallo tra le molle del materasso, mi ricordai
che Albert Beckwith manifestava nei confronti di Spencer
una bramosia di possesso degna quasi di una ragazza. C'era
un che di viscido nel modo in cui spingeva in fuori il labbro
inferiore, pendulo gi di suo, quando si metteva a giudicare
le persone di cui era geloso o con cui era in competizione.
Mi infastidiva particolarmente il fatto che volesse mandarci
all'aria il fine settimana con Clayton Prather e mi consolai in
maniera meschina con il pensiero che Beckwith non avrebbe
mai pranzato con una donna come quella vista in compagnia di
Prather; e che, in fondo, malgrado la sua presunzione e le sue
straordinarie capacit di illudersi, lo sapeva benissimo anche
lui. Un attimo prima che la corrente d'aria facesse sbattere
la mia porta, sentii Spencer chiedere: Allora, com' che si
chiama la bella di Prather?
Lillian, rispose solenne Beckwith. Il cognome non
l'ho afferrato. Andavo orribilmente di corsa; c'era un chiasso
orribile e l'acustica era atroce.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
La primavera arriv dalla sera alla mattina con un'esuberanza
contagiosa: pallidi impiegati che affollavano le strade
all'ora di pranzo sfoggiando chiassose cravatte a farfalla;
segretarie inondate di profumo dai nomi come Sorpresa di
Parigi e Follia di Mezzanotte, fragranze che restavano sospese
negli ascensori vuoti e negli atri, le cui tracce di gardenia,
gelsomino e muschio di quercia si spandevano nei corridoi
e tessevano arazzi floreali complessi come i tappeti orientali.
Flotte di carrozzine con le cappottine blu a fisarmonica
esponevano i bambini alla distesa cerulea del cielo mentre le
bambinaie colonizzavano le panchine del parco, chiacchierando
come passeri agitati.
Dalle fontane del parco zampillavano le iperboli del rinnovamento,
che addolcivano l'aria con il loro alito umido e il
movimento tranquillizzante dell'acqua, e attiravano i passanti
che si fermavano a riflettere sotto il bagliore soporifero della
luce. I cortili degli immobili erano pieni del baccano dei
transistor da cui provenivano canzoni d'amore, anche se, di
tanto in tanto, gli accenti alterati di una lite fluttuavano sopra
il cemento spaccato da cui spuntava qualche stelo baldanzoso
di convolvolo o di gramigna. I gargarismi dei piccioni riverberavano
un'eco nei condotti dell'aerazione, e c'erano giorni
in cui la luce sulle vette grigie dei palazzi sembrava intonaco
di cadmio e illuminava le strisce di fuliggine di un bagliore
giallo che faceva brillare anche la pietra pi spenta.
Fu nell'agitazione confusa del cambiamento di stagione,
nel clamore verde della speranza e della determinazione,
che Lillian Dawes attecch e cominci a fiorire nella mia coscienza.
In seguito avrei passato anni a domandarmi perch.
Indubbiamente ero maturo per le esperienze in cui mi fece
precipitare quella mia infatuazione, ed  anche vero, suppongo,
che il primo amore  una tela sulla quale ognuno di noi
dipinge i propri desideri. Malgrado tutto, ci sono persone
che esercitano un'attrazione irresistibile, e lei lasci un segno
indelebile nella mia immaginazione.
Nel giro di poche settimane, Lillian Dawes cominci a comparire
sui giornali. La prima volta non era che la didascalia di
una foto in cui partecipava a un ballo di beneficenza; danzava
con un cavaliere dai lineamenti sfocati, il capo leggermente
inclinato verso l'obiettivo, come se fosse la curva forte dello
zigomo a guidarla nei passi e non il braccio anonimo che la
cingeva in vita.
La settimana seguente, apparve per due volte: nella prima
foto entrava nell'abitacolo luminoso di un'automobile fiammante,
le cui linee curve ricordavano un animale acquattato,
pronto a sottrarla alle celebrazioni noiose dell'inaugurazione
di una galleria. Nella seconda, lanciava riso a un matrimonio,
e l'ala del suo cappello di paglia proiettava un fugace velo di
ombre, elaborato come pizzo, conferendo al suo viso un'aria
vagamente arabescata, come se quella composizione celasse un
gioco sottile e implicito di discrezione e rivelazione. Abbigliata
un po' troppo alla moda per essere una damigella d'onore, era
stata citata con il semplice appellativo di invitata.
Una quarta foto, scattata alla fine del mese, la ritraeva
nel cerchio del vincitore con Clayton Prather, il cui cavallo,
Golden Laurei, aveva appena vinto il premio a Saratoga. Al
centro della fotografia, con una ghirlanda di rose al collo,
l'animale guardava l'obiettivo con un'espressione indignata,
probabilmente pi dovuta ai flash che alla collana. Alla sua
sinistra, Prather sfoggiava un sorriso di tale soddisfazione da
far pensare che fosse stato lui in persona a gareggiare.
Il fatto che la maggior parte dei suoi successi fosse frutto
del lavoro di altri non diminuiva minimamente il suo senso
di conquista. Era del tutto libero, appresi in seguito, dalle
catene quotidiane della vergogna o del dovere, e si mostrava
fedele all'insensibilit del motto paterno: onore senza sforzo.
Un gentiluomo, secondo la definizione che ne dava Prather,
riesumando l'accento del Sud,  un individuo dalle mani
pulite, e a questo punto strizzava l'occhio, anche se la sua
coscienza non sempre lo .
Lillian Dawes non sembrava per niente colpita di trovarsi
nel cerchio del vincitore. La sua espressione, quando non
restava celata dietro gli occhiali da sole con la montatura di
tartaruga, rifletteva una paziente rassegnazione, come se le
fosse chiara l'esigenza dettata dalla situazione di stare sotto
il sole a beneficio di un gruppo di cronisti; ma per avere brevemente
occupato la tribuna d'onore, lo giudicava davvero
un caro prezzo da pagare.
Capii subito che era lei la donna vista da Beckwith in compagnia
di Prather e, in quell'istante di rivelazione, divenne
il mio Graal: cominciai a cercarla dappertutto. Con l'arrivo
della bella stagione, mi ero fatto pi irrequieto del solito. Per
giunta, Spencer mi aveva organizzato un lavoretto per zia
Lavinia, tanto per guadagnarmi qualche soldo, e tra i miei
compiti c'era anche quello di portare a spasso Mister Phipps
il pomeriggio.
Prendevo la linea Lexington della metropolitana fino alla
Settantasettesima Strada, poi proseguivo a piedi in direzione
della Quinta Avenue, attraverso vie stranamente prive di miei
coetanei, fino a raggiungere il gran mausoleo di arenaria che
era il suo palazzo. Varcare la soglia dell'atrio rappresentava
sempre un'esperienza un po' sconcertante: era incredibilmente
nobile e deprimente allo stesso tempo. L'arredo, sul genere
finto salone, mi ricordava le stanze di un'ala abbandonata
della dimora di Kane in Quarto potere-, grandiose, tristi e poco
illuminate. I portieri cadaverici, che indossavano inquietanti
guanti bianchi di cotone come quelli dei mimi, stavano appostati
nelle piccole nicchie del lungo corridoio di marmo, e
nell'aria c'era un vago odore di cuoio vecchio.
Provavo un enorme sollievo quando vedevo arrivare l'ascensore
(a volte mi accorgevo di aver trattenuto il fiato senza
volerlo) e le porte di mogano si aprivano per rivelare Mister
Phipps, che sbavava sui cuscini del divanetto e riempiva
l'angusta cabina con il respiro pesante e la collera canina.
L'estasi della luce del giorno e i rumori della strada, quando
ripiombavo nel mondo, erano un vertiginoso sollievo; in
realt mi irritava il fatto che zia Lavinia non scendesse mai di
persona e non mi invitasse a salire. Ma su questo punto era
stata di una schiettezza quasi offensiva: Guai mischiare gli
affari con il piacere o con la famiglia.
Se vogliamo essere giusti, mi aveva portato a pranzo due
volte e mi aveva comprato qualche camicia da Brooks Brothers,
oltre a una macchina per scrivere portatile dalle linee
essenziali che amavo troppo per contaminarla con i fogli di
carta. La tenevo sullo scrittoio come un enorme fermacarte,
scintillante e ornamentale, a riprova della mia inettitudine.
A essere onesto con me stesso (un atteggiamento esigente
che di norma evitavo), riconoscevo che avrei detestato l'imposizione
di dover socializzare con zia Lavinia prima e dopo
ogni passeggiata. Cos evitai di lamentarmi con Spencer del
fatto che mi trattava come un postino o un fattorino quando
mi presentavo da lei tutti i pomeriggi feriali della settimana.
Una volta soltanto salii senza essere stato invitato perch
un bisogno urgente mi fece contravvenire al protocollo: lungo
la strada mi ero fermato al Delphic Diner e forse avevo un po'
abusato della loro politica del caff a volont. Zia Lavinia
era al telefono in fondo alla stanza e con un gesto spazientito
mi indic il bagno, poco pi grande di una cabina telefonica
e tappezzato con una carta dai motivi cos vivaci che, vista da
vicino, dava le vertigini. Dal water, dato lo spazio ridotto, ci
si poteva lavare facilmente le mani senza allungarsi.
A sinistra del lavabo c'erano due asciugamani con le iniziali
di Lavinia ricamate in riccioli elaborati con un filo d'oro. Avevo
paura di toccarli; era impossibile utilizzarli senza rovinare
l'inamidatura che sembrava tenere insieme il delicato tessuto.
Sapevo per che zia Lavinia avrebbe fatto dei commenti se
avesse sospettato che non mi ero lavato le mani, cos prima di
tornare di l feci scorrere l'acqua per un istante chiedendomi
se non si comportassero cos anche gli altri invitati.
Zia Lavinia mi pagava generosamente per concedere
a Mister Phipps la sua boccata d'aria fresca, e questo garantiva
a me e a lui delle ricompense, che iniziavano con un
hot-dog al sempre affollato Orange Julius, tra la Lexington
e la Ottantaseiesima, e finivano, itinerario della nostra
avventura permettendo, con un pacchetto di noccioline e uno
di popcorn al caramello al laghetto di Central Park, a pochi
isolati da zia Lavinia.
Le nostre escursioni variavano a seconda del mio umore.
A volte mi portavo un libro nel grande prato dietro lo zoo e
toglievo il guinzaglio a Mister Phipps, lasciandolo rincorrere
i piccioni e gli scoiattoli finch non si metteva ad ansimare e
rantolare cos forte che i passanti si fermavano preoccupati
per la sua salute. Non mi sedevo mai sulle panchine, ma mi
sistemavo sempre a terra, dove per mi era possibile vederle.
Una volta sorpresi due uomini baciarsi dietro un albero.
Quando tornarono sul sentiero, quello pi attempato si gett
un'occhiata preoccupata da sopra la spalla, tamponandosi la
fronte con il fazzoletto, mentre quello pi giovane, un ragazzo
magro con una costosa giacca di tweed, aveva l'aria afflitta,
un'espressione di quasi sofferenza.
Un'altra volta, Mister Phipps mi trascin fra i rovi che popolavano
quella distesa senza sentieri compresa tra il Reservoir
e il castello di pietra (di fatto una stazione meteo). Questa
zona, anomala per la mancanza di progettazione, appariva
come la pi eccitante - selvaggia e vagamente minacciosa dopo
le convenzioni paesaggistiche e la sobriet di Olmstead -, il
genere di luogo in cui si pu inciampare in un cadavere; e cos
fu. Mentre seguivo Mister Phipps nella sterpaglia, mi imbattei
dritto nel corpo di un uomo disteso a faccia in gi sotto alcuni
cespugli. Era ripugnante; i vestiti sporchi emanavano un tanfo
che mi colp come uno schiaffone, facendomi lacrimare gli
occhi e tirare la testa indietro. Mi sentii travolgere da un'onda
di terrore, che mi riport sul sentiero per le passeggiate a
cavallo. Forse era privo di sensi, forse era morto; ma non mi
era nemmeno passato per la testa di verificare.
Fu sempre in quei luoghi selvaggi, in quel paradossale
incrocio tra l'orizzonte di acciaio e la vegetazione cupa e
primitiva, che vidi Lillian Dawes per la prima volta.
Era su un albero, in tenuta da equitazione, drappeggiata
come un foulard su una biforcazione di rami. Non avrei mai
pensato di alzare lo sguardo se non avessi visto il cavallo,
legato a un lampione, che divorava un cespuglio di azalee
malaticce. Mister Phipps attacc a correre verso di lui, abbaiando
e sbuffando; il cavallo si agit e si impenn con la
schiuma alla bocca.
Ehi, tu! Diamine! mi grid. Tieni buona quella salsiccia
rabbiosa!
Non feci in tempo a rispondere che era gi saltata gi
dall'albero e stava raggiungendo l'esemplare. Riusc a sciogliere
le redini, scalciare via Mister Phipps e montare in sella
in un colpo solo, con una tale grazia e rapidit che il bianco
di calzoni da cavallerizza brill nel movimento.
Mi dispiace tanto, gridai rimettendo il guinzaglio a Mister
Phipps e tenendolo ben stretto. Per calmare il cavallo,
l'aveva lanciato a un piccolo galoppo irregolare ma controllato,
cambiando direzione a intervalli di pochi passi creando cos
l'illusione che l'animale scivolasse.
Il cane dovresti tenerlo al guinzaglio.
Annuii come uno stupido. Per non sembrare polemico,
non le dissi che lei non avrebbe dovuto smontare, o lasciare il
sentiero per i cavalli o, ancor meno, arrampicarsi sugli alberi.
Prima di sorridere mi gir intorno alcune volte.
Io non denuncer te se tu non denuncerai me, disse.
Poi si sporse sul collo del grande sauro e i due saltarono agili
sopra una panchina, parecchi centimetri sopra lo schienale.
Rimasi a guardare rapito mentre lei tornava verso il vialetto
coperto di foglie. Intorno volavano zolle di terra nera al ritmo
del galoppo serrato come quello di un anapesto. Per quanto
tornassi spesso tra i rovi e percorressi i vari meandri di quel
sentiero, non la vidi pi andare a cavallo.
Mentre tornavo a casa di zia Lavinia, incontrai Hadley.
Era trascorso un mese da quando avevamo pranzato insieme
l'ultima volta, e mi domandai se, tenendo conto del tempo che
era passato, potessi concedermi di essere garbato con lei. Era a
passeggio con un'ex compagna di stanza e di corso alla scuola
di Miss Porter, la piccola, aspirante poetessa Eileen Lawrence,
che aveva gli occhi ipertiroidei di un cane pechinese. Hadley
aveva spesso parlato di lei, per lamentarsi del fatto che dopo
averle prestato il rossetto, glielo restituiva tutto piatto, e che
era tirchia quando faceva la spesa, che indossava una spilletta
con la scritta i like ike, e che le aveva rotto il fermaglio della
borsetta da sera, quella di raso. Lamentele che ora sembravano
ormai dimenticate, visto che chiacchieravano animatamente
sottobraccio lungo il parco.
Mi sentii gli occhi di Hadley addosso, ma nulla lasciava
supporre che volesse salutarmi. Alla Sessantaquattresima Strada,
si separ da Eileen alla fermata dell'autobus e acceler il
passo per raggiungermi. Finsi di non averla vista e continuai a
risalire il viale a passo sostenuto, strattonando Mister Phipps,
la cui insaziabile curiosit rallentava la nostra fuga.
Gabriel, mi chiam Hadley, abbastanza forte da dovermi
voltare per forza e fingermi sorpreso. Ciao, Hadley! Non
dovresti essere a qualche svendita da Lord & Taylor? le domandai,
protendendo le labbra per sfiorarle con un bacio la
guancia che lei mi stava offrendo. Per un attimo rimase sconcertata
dal mio commento; gli occhi si assottigliarono quasi
impercettibilmente, si rilass e scocc la sua prima frecciata:
Allora, il lavoro come va? Ho sentito dire che Lavinia ti ha
fatto avere un incarico, tipo consegne a domicilio o qualcosa
di altrettanto stimolante.
Stimolante, ripetei, deciso a non darle soddisfazione.
Poi mi sovvenne che Hadley era stata damigella d'onore allo
stesso matrimonio a cui Lillian Dawes aveva partecipato in
qualit di invitata.
Dimmi un po', Hadley; la conosci una certa Lillian Dawes? le chiesi.
Lillian Dawes? ripet facendosi rotolare il nome sulla
lingua come per assaporarne il valore. No. Dovrei? rispose.
Non lo so, dissi. Sul giornale c'era una sua foto al
matrimonio dove c'eri anche tu.
Ah, quella! Nel ricordarsela ebbe un fremito. Nessuno
sapeva chi fosse! Ma nessuno ha fatto una foto a me che ero
la damigella d'onore, si lament indignata.
Mi limitai a sorridere. Senza farlo apposta, avevo toccato
un nervo scoperto. Mi arrivava la vertiginosa musica dell'organo
della giostra, vecchia e metallica, come un carillon che
apre il coperchio dei ricordi confusi, una musica che volava
alla deriva sopra la collina, fino al carrubo sotto il quale ci
trovavamo. A quel suono provai un'improvvisa tenerezza nei
confronti del mondo, assoluta e immensa, al punto che, mio
malgrado, protesi il braccio per includere anche Hadley nel
suo amplesso. In quell'istante, lei si chin per accendersi una
sigaretta, con le mani a coppa come un marinaio. Zia Grace
sarebbe rimasta disgustata.
La odio, quella cavolo di musica da circo, esclam Hadley
buttando fuori il fumo. Mi fa pensare a vecchie scimmie
mascherate e puzzolenti che si toccano le parti intime mentre
saltano da tutte le parti.
Ma neppure Hadley riusc a spegnere il piacere febbrile
che si era impadronito di me, un calore che palpitava e mi si
diffondeva nelle vene, come il bagliore crepuscolare dell'alcol
in uno stomaco digiuno.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Le mie ricerche pomeridiane si ispiravano in parte al programma
di studi approntato dal mio nuovo precettore, Albert
Beckwith. Era stato Spencer a raccomandarlo a zia Grace o
era stata lei a cercarlo di sua iniziativa? In entrambi i casi, non
ero affatto soddisfatto di come si erano messe le cose. Per tre
mattine alla settimana, dalle nove e mezzo a mezzogiorno e
mezzo, mi incontravo con Beckwith nel suo appartamento.
Viveva nel seminterrato di un edificio massiccio e nero
di fuliggine dell'Upper West Side, nei pressi della Columbia
University. A giudicare dalla gente che avevo visto entrare e
uscire, il resto dell'immobile era abitato dai docenti dell'universit
e dalle loro famiglie. Un odore dolciastro di tabacco
da pipa impregnava l'ascensore, e le donne a cui ogni tanto
tenevo la porta erano prive di senso dell'umorismo, spesso
occhialute, sempre preoccupate e autenticamente accademiche
nella scelta del libro che avevano sotto il braccio. Le loro
scarpe erano di una bruttezza aggressiva, basse e quadrate,
generalmente vecchie di qualche anno e deformate dall'uso,
quasi a voler affermare, con troppa insistenza, la vanit della
bellezza materiale.
A me facevano pena quasi tutte. Erano ottimi esempi di
ci che nei suoi discorsi Beckwith descriveva come vacuit
erudite, mestieranti che alimentavano la burocrazia intellettuale
contro la quale lui si batteva con la sua singolare
miscela di ideologia e poesie inedite. A ogni modo, davano
l'impressione che l'intelligenza fosse un dono spaventosamente
pesante da portare, ma in maniera del tutto diversa da quella
offerta da mio padre o dagli eminenti yankee come lui.
Le stanze occupate da Beckwith, di fronte alla lavanderia
e di fianco alla caldaia, erano in realt gli alloggi del portiere,
ma il signor Ramon Aguilla Alcazar preferiva vivere nel
Queens con sua madre e arrotondare lo stipendio affittando
l'appartamento per una modica somma. Beckwith aveva arredato
il suo bilocale con piastra elettrica con objets trouvs
recuperati sul marciapiede o presi in prestito nelle cantine
di alcuni inquilini.
La credenza era spaventosamente vuota, eccezion fatta
per gli articoli che aveva sgraffignato nei ristoranti e negli
alberghi: saponette e bustine di zucchero recanti il nome del
locale, mentine dopocena, pacchetti di cracker, biscotti salati
in confezioni di cellofan da due. Le sue uniche spese, da quel
che vedevo, le consacrava ai libri, che erano dappertutto; incolonnati
lungo le pareti, impilati sulle poche superfici libere.
Occupavano il pavimento creando dei labirinti in miniatura,
mentre, qua e l, una catasta di volumi sosteneva una lampada
o una radio, oppure una tazza sporca.
Tutto questo conferiva all'ambiente un aspetto vagamente
surreale, combinando il grigiore di una biblioteca e la sinistra
usurpazione di una giungla. Quasi tutti i suoi libri erano volumi
squinternati che nessuna persona normale avrebbe mai letto,
ma lui aveva anche tutte le opere della letteratura europea
necessarie a soddisfare l'idea di completezza propria di zia
Grace. Era stato con quell'epiteto in testa che i due avevano
elaborato insieme il mio programma di studio, il viaggio di
un gentiluomo attraverso la civilt occidentale, da Omero a
Hardy, soffermandosi solo sugli autori di maggiore rilievo.
La paranoia politica di Beckwith influenzava la sua critica
letteraria; era capace di interpretare quasi tutte le opere di cui
discutevamo in termini di lotta di classe e di asservimento.
 una metafora che trascende tutte le altre metafore,
diceva quando protestavo per la uniformit del suo pensiero.
Eppure, non rifiutava altre interpretazioni e mi incitava
a trovarne, anche solo per deviare dal monotono messaggio
che estrapolava tanto facilmente dai testi studiati, come se
si trattasse di un gioco di societ, sollevando le implicazioni
filosofiche di una frase o di un'immagine, con lo stesso sforzo
che si impiega per prendere un antipasto dal vassoio.
La sera, Spencer mi aiutava a fare ricerche per la mia
tesina, un saggio di venti pagine assegnatomi da Beckwith
non si sa se per fare colpo su zia Grace con il rigore della sua
pedagogia o perch aveva cominciato a confondere le camere
- che, afose per via della caldaia, pulsavano e vibravano come
la sala macchine di una grossa nave - per le aule rivestite di
pannelli di legno in cui insegnavano i suoi vicini. Fino a quel
momento non avevo mai dovuto scrivere pi di quindici
pagine, cosa che era accaduta una volta sola e per ordine
del professor Ardsdale, un visiting professor di storia assai
esigente. Quasi nessuno si iscrisse al suo corso nel secondo
semestre, nonostante la sua generosit in fatto di voti, ma
eravamo tutti convinti che quindici pagine erano una richiesta
inammissibile. Non fu dunque con la migliore disposizione
d'animo che mi lanciai ne Il significato della Ricerca. In
cerca del senso nelle opere di Omero, Chaucer e Malory.
Ma nel corso delle mie discussioni con Spencer, che spesso
avevano luogo in bagno, dove lui trascorreva ore e ore immerso
nella vasca con un bicchiere di sherry in una mano e una
sigaretta nell'altra, appena sopra la superficie dell'acqua, mi
lasciai pervadere pian piano dal suo entusiasmo. Mi sedevo a
gambe incrociate sul coperchio della tazza, con un taccuino
sulle ginocchia, e scarabocchiavo le frasi illeggibili che Spencer
mi lanciava nel corso delle sue inzuppate elucubrazioni. Era
diventato esperto nell'arte di aprire i rubinetti con i piedi e
di non lasciare mai cadere la cenere nell'acqua, anche se non
si faceva scrupolo di usare allo scopo il portasapone.
Il vapore che saliva dalla vasca mi aggrinziva la pelle, annebbiava
lo specchio, deformava il mio taccuino in una serie di
strette onde che si infrangevano contro il cartoncino screziato
della copertina. Avrei voluto usare i bloc-notes a spirale che
invadevano lo scrittoio di Spencer, perch i quaderni bianchi
e neri che mi avevano accompagnato per tutte le elementari
erano troppo infantili per le riflessioni che registravo adesso,
ma mi vergognavo troppo per sollecitare tale promozione.
Fu durante uno di questi umidi consessi che Spencer mi
inizi al concetto di archetipo come modalit di classificazione
delle diverse persone che popolavano il mio universo
relativamente limitato; e quel concetto domin il mio pensiero
per molti anni a seguire e mi permise anche di cogliere nuovi
livelli di significato nelle opere che leggevo con Beckwith, e
fu il motivo che mi spinse a leggere Platone e Il ramo d'oro di
Frazer, un testo che Spencer mi sollecitava a scoprire ormai
da diverse settimane ma al quale avevo finora resistito.
L'avevo sfogliato velocemente e altrettanto velocemente
liquidato per le seguenti ragioni: l'epigrafe in latino non era
tradotta e questo mi sembrava un atto pretenzioso e arrogante
da parte dell'autore; e poi era un testo troppo voluminoso da
poter reggere agevolmente con una sola mano, cosa che sentii
come un'offesa personale e imperdonabile; infine, l'incipit:
Chi non conosce il Ramo d'oro del Turner? domanda a cui
il mio ego ferito url in risposta: Io, e allora?
Insomma, stimolato dai riferimenti di Spencer ai tab dei
Maori, ai riti di fertilit e al culto degli alberi, feci un secondo
tentativo. Nella mia tesina, straordinariamente zeppa di note a
pi di pagina, giustapponevo il tema del soggetto errante alle
figure femminili che lo assillano: la sirena, la maga, la vergine.
Fu una rivelazione inebriante che mi procur uno strumento
nuovo per guardare al mondo.
Avevo precedentemente tentato di demolire la misteriosa
facciata delle donne dedicando la mia attenzione allo studio
assiduo delle loro calzature. Il terreno delle mie indagini era
perlopi limitato ai viaggi in metropolitana, durante i quali
evitavo di incrociare gli sguardi, dopo che un giorno ero stato
aspramente rimproverato da una ragazza pallida, con il kilt
di una scuola privata e la camicetta dal colletto stondato che
a voce alta mi aveva detto: Ehi, tu! Che hai da guardare?
Domanda che mi era valsa l'attenzione di tutta la carrozza,
obbligandomi a scendere tre fermate prima pur di non sottostare
agli sguardi fulminanti degli altri passeggeri.
Avevo dunque cercato di penetrare negli intricati segreti
delle donne che il destino mi metteva sul cammino studiandone
le caviglie che, come pasta lievitata, debordavano
dai loro confini di cuoio, o le scarpe aperte in punta che
rivelavano un lampo di smalto rosso, sinistro, inquietante
e sfacciato. Catalogavo i mocassini consumati, le scarpe da
cerimonia in vernice, le calzature aperte dietro che esponevano
talloni callosi, o, di tanto in tanto, la visione fugace
di un delicato astragalo imbrigliato da un cinturino nella
morsa di un sandalo.
Spencer mi aveva insegnato il tropo della metonimia, in cui
la parte rappresenta il tutto, e avevo scoperto che in questo
caso mi permetteva di giungere a una comprensione quasi
poetica delle speranze toccanti e delle sofferenze vanagloriose
che si riflettevano nella scelta dell'altezza del tacco, del
colore e della forma della punta. Adesso ero dunque dotato
di mezzi intellettuali che mi permettevano di sintetizzare le
parti per contemplare il tutto. Rivolsi la mia attenzione verso
l'alto, alle offerte mensili di Miss Metropolitana, e sezionai
il loro essere virginale con le mie capacit critiche nuovamente
affinate come un sommo sacerdote a un sacrificio
rituale. Aspiranti attrici e segretarie di comprovata fama
erano spogliate della loro patina esterna come il sicomoro
della sua corteccia, secondo i princpi degli attributi mitici
che esse incarnavano. I loro passatempi bastavano da soli
ad alimentare le mie classificazioni.
Era una fonte di enorme soddisfazione, per esempio, riuscire
a identificare Hadley per la strega che era, estenuante, se
non addirittura perfida e pericolosa, paragonabile alla figura
di Morgana nell'Orlando furioso di Ariosto, a Morgan Le Fay
nella Morte di Art di Malory, due libri che a quel punto avevo
gi letto. Quando informai Spencer della mia intuizione,
lui la liquid con le seguenti parole: Penso che ti inganni
nell'attribuire a Hadley tali poteri di seduzione. Guarda la
sua vita sentimentale e sarai piuttosto propenso a rivedere la
tua teoria. A me pare piuttosto una personalit banale, resa
appena pi interessante dalla sua ricerca disperata di trovare
un marito che la liberi dalle grinfie di zia Grace.
Anche se facevo fatica ad ammetterlo, Spencer aveva evidentemente
ragione.
Penso che Valery sia una migliore candidata al ruolo di
megera, prosegu. Parlava della donna che lavorava alla lavanderia,
che portava tacchi a spillo e pantaloni al polpaccio;
possedeva quel genere di bellezza deteriorabile. Portarle un
fagotto di panni sporchi da lavare tutte le settimane era come
andarsi a confessare senza peccato: la mia opaca esistenza
era registrata sulla ricevuta verde che mi consegnava con un
sorriso sardonico.
Lei amava Spencer. Per ben due volte le aveva scritto il suo
numero di telefono dietro la ricevuta, e una volta gli aveva
infilato nella tasca della giacca un foglietto profumato alla
vaniglia, al cui centro campeggiava l'impronta di un bacio con
il rossetto, tanto che Spencer era stato costretto a lasciare la
giacca appesa alla finestra aperta per giorni e giorni perch
prendesse aria. Valery conduceva una vita dissoluta e una volta
era stata quasi licenziata perch i suoi pretendenti si erano
scazzottati davanti al negozio lasciando il marciapiede sporco
di sangue, cosa che agli occhi del signor Mancuso portava
male agli affari.
Avevo avuto il piacere di assistere a svariate sue diatribe
sull'argomento, dato che spesso lo trovavo al banco del drugstore,
a lamentarsi della concorrenza dei musi gialli, o delle
rovinose politiche del sindaco Wagner, o del problema degli
abiti scadenti che si confezionavano allora. Solo la qualit superiore
del gelato al pistacchio mi spingeva a sopportare ogni
volta le sfuriate del signor Mancuso e del suo alito al tonno, e
spesso lasciavo il locale con la sensazione che mi avesse
completamente sfibrato con le sue chiacchiere. Tuttavia, riuscivo
s e no a racimolare un grammo di simpatia nei confronti
della sua sirena sottopagata che, quando lo sentiva imprecare,
alzava regolarmente gli occhi neri al cielo. Di tutte le donne
che reputavo degne della mia attenzione e del mio giudizio
critico, solo Lillian Dawes sfuggiva a ogni classificazione.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Sarebbe stato facile lasciarmi distogliere dalla mia ricerca
per via dell'aria fragrante, quasi dolce, del verde bagliore degli
alberi, con i loro rami sottili delineati dai nodi pallidi dei
boccioli, dalle foglie avvolte strette che muoiono dalla voglia
di aprirsi come pugni che si rilassano al sole, che liberano
attraverso la corteccia umida l'odore scuro della fertilit che
ricorda vagamente l'argilla.
Ma ero guidato da una determinazione inspiegabilmente
legata alla ragazza magra, il cui pallido viso avevo memorizzato
grazie ai giornali, alle foto granulose che avevano tuttavia
catturato un candore fugace, ossessivo per il senso di intimit
che celava.
Durante le ultime inclemenze dell'inverno, Lillian Dawes
aveva eclissato tutte le altre figure di devozione del mio
pantheon personale, che includeva Grace Kelly ed Eleanor
Hackett; quest'ultima mi aveva permesso di baciarla al suo
ballo di debutto anche se non vi ero stato invitato. Vedevo
Lillian dappertutto, in tormentosi frammenti: negli occhi
a mandorla di una vicina, nella linea di un mento dietro il
finestrino di un autobus che passava, o anche nella posa
rassegnata che illumina i personaggi nei dipinti di La Tour,
o di Vanderhaven, immagini che adesso cercavo avidamente
nelle sale dei musei che avevo prima evitato.
Questa missione mal definita, ineluttabile quanto la migrazione
degli uccelli, mi spinse nei posti pi strani della citt.
Non ne parlai con nessuno, anche se morivo dalla voglia di
confidarmi con Spencer. Temevo, tuttavia, che associandomi a
un'idea cos improbabile o romantica, il suo stupore sarebbe
stato attenuato e corrotto dal pathos; odiavo che in cuor suo
mi assimilasse a quelle creature smarrite di cui sosteneva le
cause perse in virt di una gentilezza debordante, nonostante
la forte puzza di disperazione che avevano attaccata addosso
come un miasma e che li condannava al reame della donchisciottesca
carit.
Se ne avessi parlato con Beckwith, l'avrebbe semplicemente
considerato un qualcosa determinato dalla solitudine: il desiderio
da pivello di appostarmi all'angolo di casa sua e forse,
calcolando bene i tempi, vederla uscire dalla porta, fermarsi sul
portico per sistemarsi i guanti o mettere lo spillone al cappello
prima di lanciarsi in strada come una costosa imbarcazione
dalle linee essenziali, progettata per filare veloce verso i piaceri
che la attendevano in altre parti della citt.
La seconda volta che la incontrai era domenica e pioveva;
Spencer mi aveva mandato in un ristorante argentino sulla
Nona Avenue per chiedere al cuoco di vendermi un paio
d'etti di peperoni poblano arrostiti, dei quali, per ragioni pi
complicate che interessanti, aveva impellente bisogno. Erano
quasi due giorni che non dormiva; faceva avanti e indietro
per l'appartamento, fumava quando non stava seduto dietro
la macchina per scrivere a trasmettere un messaggio urgente
in alfabeto morse, con il ritmo staccato dei tasti che lasciava
presto il posto agli erratici arpeggi di un'ispirazione calante.
Ero contento di avere un pretesto per uscire di casa: vedere
Spencer che si tormentava sulla difficile revisione dell'ultima
stesura era straziante come osservare un piccione che, nella
ricerca di una via di fuga dalla stanza in cui  entrato per
sbaglio, continua a sbattere contro le pareti.
Era gi tardi quando arrivai finalmente da Emilio. Necessitando
di maggiore solitudine di quella che poteva offrirmi
la metropolitana, avevo deciso di andare a piedi nonostante
gli scrosci di pioggia a intermittenza. Quando ero particolarmente
agitato, ero capace di camminare per tutto il
pomeriggio, con passo costante, da una zona all'altra della
citt, guardando l'evoluzione di un quartiere povero, o come
i segni esteriori della ricchezza modificassero una schiera di
case fino a estendere la patina brillante dell'imborghesimento
alla zona successiva.
Incastrato in mezzo ad altri due locali - un ristorante
indiano ornato di gioiose raffigurazioni di elefanti e scimmie
in scintillanti colori primari, come fosse opera di un bambino
armato solamente di qualche pastello, la cui pensilina rosa
bucherellata proclamava a caratteri ingialliti e sporchi BOMBAY
star; e un ristorante di pesce, soffocato da riferimenti marini,
con rotoli di corda, cumuli di reti da pesca, un'ancora arrugginita
e un timone a contendersi il posto d'onore - Emilio
faceva una magra figura.
Dovevano averlo pensato anche altri clienti, visto che sulla
disadorna porta nera c'era attaccato un biglietto, appena
leggibile ora che le lacrime blu dell'inchiostro macchiavano
la carta dopo la pioggia, esagerando il carattere disperato del
messaggio: chiuso per sfortuna.
Rimasi per qualche istante a guardare ottusamente la porta,
a esaminare la mia sconfitta. La pioggia si era trasformata in
una nebbia sottile che appesantiva l'aria gi satura di umidit.
La mia giacca era zuppa e pesava come una balla di lana sulle
spalle curve; la lunga camminata mi aveva sfinito, ma la prospettiva
di riportare a Spencer null'altro che la delusione era
un fardello troppo grande da sopportare. Mi ricordai di essere
passato davanti a diverse bettole cubane sull'Ottava, nelle
quali forse valeva la pena di fermarsi per vedere se avessero i
peperoni arrostiti; e poi c'era un Chock full o'Nuts all'angolo
della strada, i cui sandwich datteri, noci e formaggio cremoso
parlavano gi alla mia fame.
Al di l della vetrina di Chock full o'Nuts vidi una cliente
solitaria seduta in fondo al banco che serpeggiava attraverso
la grande sala. Parlava in modo apparentemente concitato
con la cameriera che, fra tutte le altre, le era pi vicino e che,
lo capii subito anche da lontano, rientrava nella categoria
delle guerriere: fiera e massiccia, caviglie grosse e pugno di
ferro, seguace delle orme non di Diana la cacciatrice, ma di
Camilla, la vergine in armi che combatt Turno. A differenza
di Camilla, dal piede cos agile da attraversare in corsa un
campo di grano senza piegare una sola spiga, la guerriera in
questione sembrava decisamente lenta.
Proseguii per la mia strada. A dire il vero, non avevo nessuna
fretta, ma si era impadronita di me una strana timidezza:
non avevo il coraggio di penetrare in quell'universo apertamente
femminile; ne risent persino il sandwich datteri e noci,
che improvvisamente mi parve troppo delicato, una scelta
effeminata. Attraversai la strada e ripartii verso la parte bassa
della citt, cercando con gli occhi un venditore ambulante di
hot-dog e pretzel, cibo nutriente che avrei potuto mangiare
per strada come un operaio.
A qualche isolato da Times Square, scoprii un minuscolo
ristorante chiamato Havana Cabana. Era un locale lungo e
stretto con una decina di tavoli, s e no, gi tutti apparecchiati
con tovaglia bianca, tovaglioli rossi che spuntavano a
ventaglio dai bicchieri per l'acqua, e una rosa gialla avvizzita
in un vaso a stelo. Le pareti erano rivestite di quel genere
di pannelli in finto legno generalmente riservati al riadattamento
dei seminterrati. Sembrava il genere di posto in
cui si va per prendere uno stinger, o un martini, o forse un
gin fizz, seduti al lungo banco di formica del bar; poi, chi
resta a cena lo fa per inerzia o per il bisogno di mangiare
qualcosa che assorba l'alcol prima di tornare barcollando
verso casa.
La sala era deserta, ma da dietro la tenda di perline rosse
che divideva la cucina dal ristorante arrivava il ritmo squillante
della musica latina che metteva a dura prova le batterie di una
radio a transistor. Mi avvicinai alla tenda e vidi un capannello
di camerieri in circolo che battevano le mani a tempo e bisbigliavano
frasi di incoraggiamento ai due ballerini che al centro
della cucina si avvinghiavano come serpenti, ancheggiando
nello spazio angusto tra i fornelli da una parte e il lavandino
dall'altra, tuffandosi e volteggiando senza mai far cadere il
tovagliolo stretto tra i loro fianchi.
La musica fu interrotta da una pubblicit, un flusso rapido
ma pur sempre untuoso di parole azzittito bruscamente da
un garzone tracagnotto con l'uniforme sporca che spense la
radio e cominci a battere il ritmo di un tango sul bisunto
blocchetto da macellaio, intonando a occhi chiusi una canzone
talmente intensa e cupa che mi sentii serrare la gola mentre
il suo pulsare sincopato si trasmetteva ai ballerini.
Immagino sia un luogo comune definire quel ballo sexy;
ecco cosa mi era sfuggito fino a quel momento: l'oggetto
di seduzione era il pubblico e non i ballerini, complici e
concentrati sul medesimo obiettivo. Quando piroettando
arrivarono vicino alla tenda, notai che l'uomo aveva il viso
butterato e i capelli irrigiditi dalla brillantina profumata.
Rovesci la dama sulla sua coscia e poi la spinse via da s,
lentamente, come se fosse solo l'intensit del suo sguardo
a mantenerla in sospensione sopra il pavimento. Quindi, la
trasse ancora a s, di scatto, facendosela vorticare intorno cos
velocemente che i capelli della donna, come per combustione
spontanea, si trasformarono in una lunga frusta color rame
che squarciava l'aria mentre la coppia annodava e snodava
i corpi secondo sinuose angolazioni. La ragazza rovesci la
testa indietro, disegnando un arco mentre si avvicinavano di
nuovo alla tenda... e la vidi. Era Lillian Dawes. Tratteneva
un sorriso.
Tutti avevano sicuramente percepito il mio stupore, perch
nella stanza torn l'ordine. Il garzone smise di cantare a met
di una frase vibrante e senza esitare raccolse un vassoio carico
di bicchieri; i camerieri invasero la sala e la riempirono di uno
spagnolo febbrile, mentre io venivo presto allontanato dalla
tenda di perline dal ballerino che si era adesso trasformato
in un barista leggermente infastidito.
Apriamo alle cinque. Torni a quell'ora, disse dirigendomi
verso l'uscita con la stessa mano decisa che aveva usato con
Lillian poco prima.
La prego, replicai con un tono quasi disperato. Mi
servono dei poblano per mio fratello. A dire il vero, dei
peperoni me ne ero quasi dimenticato, ma la parola mi usc
di bocca come per magia, pi per bisogno di guadagnare
tempo che per soddisfare il bisogno di Spencer. La faccia del
barista, un fiero guazzabuglio di lineamenti duri, si ammorbid
in un sorriso. Schiocc le dita per chiamare un cameriere al
quale disse qualcosa in spagnolo che lo fece ridere, poi si
infil dietro la tenda, facendola tintinnare come tanti rosari
in cento mani nervose.
Rimpiansi di aver scelto francese e non spagnolo come lingua
straniera a Renwick. Mi immaginai a fare due chiacchiere
spiritose con il barista, ad ammaliarlo con la mia padronanza
vellutata della sua lingua.
Quello cos'era? gli domandai, indicando con la testa
verso la cucina.
Niente di importante, rispose in tono deciso.
Lei  un ballerino coi fiocchi, ribattei in tono di incoraggiamento,
ma lui era gi tornato dietro il bar e si stava
dando da fare a riordinare le bottiglie e a tagliare i lime in
pallide mezzelune.
Un istante dopo, torn il cameriere, facendo tintinnare la
tenda come campane a vento.
Mi porse un pacchetto di carta d'alluminio e quando feci il
gesto di estrarre il portafoglio, il barista fece di no con la mano.
Omaggio della casa, disse.
Cominciai a farfugliare i miei ringraziamenti. Lillian non
era ancora riapparsa anche se mi arrivava il ritmo crescente
delle risa di una donna; e la radio era tornata in funzione, a
basso volume.
Il barista si era avvicinato alla porta e me la teneva aperta.
Arrivederci, mi conged con lo sguardo rivolto in basso,
alla soglia rovinata.
Non mi restava altro da fare che andarmene. Mi voltai a
dare uno sguardo alla tenda, chiss...
Grazie, davvero, indugiai, ma lui stava gi richiudendo
la porta alle mie spalle, agganciando il cartello di plastica
CHIUSO alla maniglia interna dell'entrata.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Due giorni dopo chiamai Clayton Prather. Il bisogno di
parlare di Lillian Dawes mi stava facendo esplodere, letteralmente;
e Clayton mi sembrava l'unico capace di incanalare
quel brivido particolare che si impadronisce dell'infatuato
quando sente pronunciare il nome che non smette di risuonargli
nella mente. Mi ricordavo con quanta avidit Spencer
aveva ascoltato le discussioni famigliari su Lady Ambrosia
Kenthy un mese prima di intraprendere una disastrosa relazione
con lei. Donna con pretese da intellettuale e una vena di
follia, era stata mandata negli Stati Uniti per un lavoro estivo
a Dowling House, un museo insignificante dalle nostre parti
del Connecticut. Mio padre e mio zio sedevano nel consiglio
d'amministrazione di quella piccola collezione, eclettica e
di scarsa qualit, di oggetti d'arte e artigianato dell'America
dei pionieri.
Non so bene perch lei e la mia famiglia si conoscessero;
so che la passione divampata brevemente fra Spencer e Lady
Ambrosia suscit stravaganti congetture e insensate speranze
in zia Grace, la quale rimase sconvolta tanto quanto Spencer
nel momento in cui la relazione prese di colpo una brutta
piega. Hadley mi raccont, anche se nessuno me ne diede mai
conferma, che zia Grace aveva persino suggerito a Spencer di
accelerare le cose destando il desiderio di metter su casa
di Lady Ambrosia.
Ambrosia possedeva un fascino che in maniera infantile
avevo associato a chiunque portasse il titolo di lady davanti
al nome. All'epoca ero alle medie e lei era la mia prima aristocratica,
pertanto ero disposto a perdonarle tutto, anche se
mi rendevo conto della sua straordinaria noncuranza per ogni
cosa, che si trattasse di un'automobile presa in prestito, di
segreti confidati, di cuori infranti. Non credo fosse crudele,
solo egoista e forse un po' testarda. Ma aveva un modo di
presentarsi del tutto spontaneo e spensierato, trasformando
i tradimenti in capricci che le sue vittime erano troppo ottuse
per capire.
Naturalmente, Beckwith la odiava. Sentimento da lei ricambiato
dieci volte tanto, riferendosi a lui con l'epiteto di
Porcellino e, a volte, fingendo rispetto, di Signor Porcellino.
Tranne che con lui, civettava indifferentemente quasi con
tutti, compreso il nostro vecchio giardiniere, un negro di
minuta costituzione soprannominato Signor Ragazzo dal
primo giorno in cui era venuto a lavorare per mio nonno. La
leggenda narra che nonno Gibbs, vedendolo sfrondare un
fior d'angelo nel giardino, l'aveva chiamato dalla finestra della
sua stanza: Ragazzo, quello l'ho piantato con queste mani e
non c' nulla che tu possa fare per abbellire l'opera di Dio.
Per lei sono il Signor Ragazzo, e se il suo Dio non ha saputo
fare di meglio, io mi cercherei subito un'altra Chiesa, visto
che l'ho gi abbellito e sono solo a met dell'opera, avrebbe
replicato, a quanto pare, il giardiniere. A ogni modo, il Signor
Ragazzo e Lady Ambrosia se la intendevano a meraviglia: lei
gli concedeva un sorso di sherry dalla fiaschetta di zigrino che
teneva nella borsetta e che le era stata donata dalla signora
Churchill in occasione del suo ingresso in societ.
Spencer si era forse innamorato di lei per la disinvoltura
con cui parlava di Freud? Perch sapeva a memoria l'intera
traduzione dell'Evgenij Onegin, o solo perch era carina e un
po' suonata? Quando le chiese la mano, io ero nascosto nella
dispensa e dunque sentii tutto. Le chiese di sposarlo, e lei
rispose: Dammi una sola ragione per cui dovrei accettare.
Perch ti amo.
Non  abbastanza. Gli uomini pazzi di me abbondano,
aveva risposto freddamente.
Tra un anno terminer gli studi in Legge. Guadagner
una valanga di soldi per te e non mi importa quanto bevi,
aveva continuato Spencer con stupefacente candore.
Dei soldi poco mi interessa, aveva mentito lei, e bevo
solo per noia. Dammi un'altra ragione, aveva cercato di
convincerlo.
Be', provengo da un'antica stirpe di padri fondatori, tra
cui due firmatari della Dichiarazione d'indipendenza.
Ah, questo significa che hai un ottimo patrimonio genetico?
No, un ottimo patrimonio di famiglia, aveva risposto
Spencer, ed erano entrambi scoppiati a ridere. Dopodich
tacquero, ma un fruscio rivelatore mi fece sospettare che i
due fossero impegnati in qualcosa che le brave ragazze non
avrebbero dovuto fare. Avevo dunque immaginato che la
questione fosse sistemata, ma lei part il mattino seguente;
fu solo alcune settimane pi tardi che scoprimmo del suo
weekend con Clayton Prather, e che aveva lasciato anche lui,
chiudendolo a chiave senza i vestiti in una stanza d'albergo.
Anche dopo essere stato cos maltrattato, Spencer aveva
ancora voglia di sentir parlare di lei, poco importava il
contesto; come se bastasse il suo nome a evocare un piacere
inafferrabile, o a far apparire una presenza chimerica e lenire
momentaneamente il dolore della sua assenza.
Ora che anche a me toccava mendicare le briciole di una
conversazione che avrebbe portato Lillian nell'intermediario
mondo delle parole, rimpiangevo profondamente il modo in
cui avevo tormentato Spencer a quei tempi, quando attaccavo
a parlare di Lady Ambrosia per poi tagliare corto con frasi di
dileggio del tipo Oh, poco importa o Immagino che non
ci sia nulla da aggiungere, o no?.
Per fare la mia telefonata avevo aspettato che Spencer
uscisse per andare in biblioteca. Non avrei avuto i nervi cos
a fior di pelle neppure se avessi chiamato Lillian in persona.
Dentro la testa avevo provato e riprovato diverse conversazioni,
e avevo anche sistemato intorno al telefono gli oggetti
necessari per compiere l'azione: un pacchetto di Lucky Strike
sgraffignato dallo scrittoio di Spencer, un grosso posacenere
pulito, un bicchiere di ginger ale nel caso mi si seccasse la
gola, una scatola mezza piena di cioccolatini Whitman (la
confezione Sampler), e uno spillo.
La prima volta che feci il numero, trovai occupato; un'eventualit
che avevo trascurato nei miei minuziosi preparativi.
Andai in bagno a pettinarmi. Mi studiai la faccia allo specchio,
conducendo un esame particolarmente scrupoloso, e mi esercitai
a sorridere. Fumai una sigaretta e provai a richiamare.
Prather rispose al primo squillo.
Pronto, Clayton, dissi, sono Gabriel, Gibbs, il fratello
di Spencer, aggiunsi nel furioso tentativo di identificarmi.
Il Plaza, ricordi?
Ma certo, come stai? disse senza tradire la minima sorpresa
nel sentirmi. Spencer come sta? Il capolavoro come
procede? Siamo gi quasi ricchi e famosi? domand in tono
gioviale.
Ero contento che Spencer non lo sentisse. Quel genere
di condiscendente benevolenza l'avrebbe irritato profondamente.
Me ne uscii con un banale Bene, bene, sta bene,
rispondendo solo alla domanda meno retorica. Le domande
retoriche, mi aveva detto Spencer, sono il tentativo degli
sciocchi di dominare l'eloquio. Non sono concepite per ottenere
risposte, dunque non rispondere. E si sgonfieranno in
un silenzio minimo.
Allora, che fate? Venite? mi chiese Clayton. Due mascalzoni
in pi fanno sempre comodo durante il fine settimana.
Lo sentivo sorseggiare qualcosa con i cubetti di ghiaccio.
Ti divertirai da matti, ragazzino. Ho fatto man bassa al
mercato dello spasso; qualcuno doveva pur farlo, no? domand
in attesa di una conferma.
Spencer mi aveva insegnato a sospettare della gente che
pubblicizza la propria felicit, ma io volevo credere a tutti i
costi ai poteri di Prather.
Certo, dissi, rispondendo alle due domande contemporaneamente,
un'economia che bene si addiceva al modo
di conversare del mio interlocutore. Verremo alla fine del
mese. Pensai che ci sarebbe voluto tutto quel tempo per
farmi perdonare da Spencer per avere accettato a nome suo
un invito che lui non aveva nessuna voglia di onorare. Bevvi
un sorso di ginger ale, che ormai si era sgasato.
Senti, continuai, cercando di assumere il controllo della
situazione poich temevo di perdere il momento se non fossi
arrivato subito al punto, mi chiedevo di Lillian Dawes...
Oddio, Lillian! sospir come se avessi toccato un nervo
scoperto. Le sue pose da bon vivant svanirono su quelle sillabe
in modo percettibile. Non  mica il suo vero nome, sai?
Eh? dissi sedendomi sul divano e armeggiando con una
scatola di fiammiferi che sparpagliai maldestramente per terra.
No.  una follia, continu come se parlare di lei fosse
la cosa pi naturale al mondo. Al Knickerbocker Club
ho incontrato uno convinto di averla conosciuta a Venezia.
Viaggiava con un falso conte italiano e si faceva chiamare Lisa
Dainwell. C'era stato tutto un trambusto al Ragazza Palace
Hotel, ma lui non ricordava pi i particolari. Per un mese ho
pagato una persona, quaranta dollari al giorno pi le spese,
ma non  riuscito a scoprire nulla se non, tienti forte, che
nessuno dei due esiste. Ha controllato i registri dell'anagrafe
e gli elenchi telefonici e tutto quanto.
Contorcendomi mi sono allungato verso i cioccolatini,
tirando il filo del telefono intorno al divano fino al tavolo dove
avevo allineato le mie scorte. Il cuore mi martellava nel petto
e rimpiansi di non essermi versato un alcolico al posto di quel
ginger ale ormai caldo. Presi una manciata di bonbon con la
speranza di aver beccato quelli con il ripieno al cocco o al
caramello. Avevamo da tempo perso il foglietto che illustrava
i vari gusti, cos adesso il solo modo di sapere quale cioccolatino
mangiare, a meno che non si volessero assaggiare prima,
era quello di andare a caso (una pratica tuttavia dispendiosa),
inserendo uno spillo alla base del cioccolatino e vedere il
colore della piccola perla che ne usciva. In questa maniera,
si potevano rimettere nella scatola quelli indesiderati, come
per esempio quelli ripieni di crema al marzapane, senza che
nessuno si accorgesse di niente.
Scherzi? dissi spingendo un torroncino ricoperto di
cioccolato dietro la guancia, dove form una fastidiosa protuberanza.
Magari, ragazzino. Magari. Non riesco a capire se ci sia
una sola cosa vera fra tutte quelle che si dicono. Ho parlato
di lei con il dottor Pimm, a trentacinque dollari l'ora; inutile
pure lui. Non  tedesco. Forse sarei dovuto andare da un
tedesco. L'hanno inventata loro tutta quella roba, disse
facendo di nuovo tintinnare il bicchiere. Bisogna sempre
scegliere il meglio che ci si pu permettere.  quello che mi
ha insegnato mio padre, e aveva ragione, perdio.
Mi resi conto che Prather era sbronzo. Lo sentivo agitarsi
all'altro capo del filo. Accese un fiammifero e inal.
Chiunque lei sia, disse buttando fuori il fumo, mi ha
raggirato per bene. E non era mai successo, credimi. Non
credo neppure che mi piaccia, ma ho grandi progetti per
lei. Temevo che sfociasse in una sbronza triste. Non erano
ancora le due del pomeriggio ed era gi ubriaco fradicio, e
non mi sentivo capace di affrontare le complicazioni sociali
dell'autocommiserazione, visto che dipendevo da lui in un
modo che non capivo, ma intuivo di non poter reggere altre
rivelazioni di tipo autodenigratorio.
Sono sicuro di s, ribattei. Hai fatto man bassa al mercato
dello spasso, ricordi?
Gi, giusto, conferm rianimandosi come se gli avessi
ricordato un fatto inconfutabile. Ci divertiremo un mondo,
vedrai. Cambi argomento, ma sembrava aver ritrovato la
calma, di aver riconquistato la sicurezza con cui aveva avviato
la conversazione. Per quanto non avessi voglia di chiudere la
telefonata, capii che quello era il momento giusto per farlo:
lui aveva riguadagnato la sua posizione ai miei occhi, ma
temevo che avrebbe nuovamente perso l'equilibrio se gliene
avessi offerto l'occasione. Inoltre, temevo che Spencer potesse
rientrare da un momento all'altro, e non solo non volevo farmi
trovare al telefono con Clayton Prather, ma avevo avuto un
piccolo incidente con uno dei cioccolatini al liquore, il cui
ripieno alla ciliegia aveva lasciato una patacca rossa e appiccicosa
sul divano.
Non vedo l'ora, esclamai, e in effetti era cos. Chiss
quali notizie su Lillian avrebbe avuto per allora? O, magari,
sarebbe stata presente anche lei, come suprema offerta del
nostro ospite.
Fatemi sapere se vi servono indicazioni per arrivare o
altro, aggiunse in tono affabile. Dopodich, riagganciammo.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Fui colto dal panico quando sentii il campanello di casa
emettere un'improvvisa serie di belati. Non era da Spencer
dimenticare le chiavi e di rado passava qualcuno a trovarci,
a parte Beckwith. Lanciai velocemente un cuscino sul divano
per coprire la macchia e svuotai il posacenere prima di andare
ad aprire. Il campanello continuava a suonare con insistenza.
Mi rimisi la camicia nei pantaloni, aprii la porta e trovai zia
Lavinia sul pianerottolo, con il dito incollato sul pulsante.
 opportuno che tu ti dia una mossa, annunci maestosamente
passandomi accanto carica di pacchetti, segno che era
stata a fare spese. Vengo a portarti doni che non meriti. Si
ferm per un istante davanti allo specchio del corridoio per
esaminare la collezione di ombrelli nel recipiente di ottone
come se stesse contemplando l'idea di fare un baratto, ma poi
lasci perdere. Mentre si dirigeva in salotto, afferrai a fatica
il cappotto che si era tolta mentre avanzava con passo deciso
verso la poltrona.
Prenderei volentieri un t, dichiar. Impossibile trovare
uno Shrafft da queste parti e, perbacco, non mi avevate detto,
nessuno dei due, che vivevate cos vicino al carcere femminile.
Le signore sono sempre cos chiassose o solo all'ora
delle visite? Assicuratevi che vostra zia Grace non sappia
niente delle vostre vicine, altrimenti vi riporter nella sana
Greenfield con la sua station wagon senza nemmeno fermarsi
ai semafori! Allora, Spencer dov'? Ho delle questioni da
discutere con lui.
 in biblioteca, gridai dalla cucina mentre cercavo di
trovare una tazza pulita dopo aver messo l'acqua sul fuoco.
Vieni qui, mi ordin. Non posso conversare senza
vedere il mio interlocutore negli occhi, e voglio darti questo.
Oggi mi sentivo generosa.
Mi fermai sulla soglia mentre da un grosso sacchetto estraeva
una scatola con la scritta abercrombie & fitch. La spinse
verso di me e si volt con fare imperioso, come se la stessi
alleggerendo di qualcosa di disgustoso. La sua goffaggine,
nel contempo esasperante e stranamente avvincente, la faceva
sembrare una bambina della quale si accetta la cattiva
condotta perch  di una trasparenza amena. Mi sedetti per
terra a gambe incrociate, di fronte a lei, e stracciai i fogli di
carta velina che nascondevano il mio regalo. Zia Lavinia mi
aveva comprato un casco da esploratore. Ero felicissimo e
me lo misi subito in testa. Il fatto che mi stesse leggermente
largo non diminu affatto la mia gioia.
Grazie, zia Lavinia, dissi.
Mi  costato un occhio della testa, ma non devi ringraziarmi,
protest. Le scrupolose lezioni di Spencer mi avevano
insegnato che voleva invece dire Ringraziami ancora,
ringraziami di pi, e cos feci. Lei arross, ma per non darlo a
vedere cominci a muoversi nervosamente per l'appartamento,
esaminando gli oggetti. Disegn una tonsura sulla testa
impolverata di un Buddha in avorio collocato sulla libreria
tra Chesterton e Cicerone. Raccolse un guanto spaiato di
Spencer e se lo prov distrattamente. Trov la scatola dei
cioccolatini e tolse i pirottini di carta pieghettata che avevo
svuotato poco prima, appallottolandoli nel palmo della mano
mentre continuava la sua ispezione.
Mentre io rovistavo la cucina per rimediare un vassoio
su cui posare la teiera, zia Lavinia trov il taccuino sul quale
avevo scritto mille volte il nome di Lillian.
Lillian Dawes, esclam. La conosco. Infatti avevo
proprio intenzione di cercarla, ma dubito che sia sull'elenco,
visto che non  il suo vero nome.
Lasciai cadere il vassoio sul tavolinetto davanti al divano,
rovesciando un po' di Earl Grey che mi tocc asciugare con
la manica.
E tu come fai a conoscerla, zia Lavinia? le domandai
stupefatto.
Si vers del t e sospir come se le avessi domandato di
spiegarmi l'evidenza. Con un gesto della mano mi chiese un
posacenere e intanto dal suo astuccio estrasse una di quelle
sigarette egiziane che fumava lei; ora che le facevano con il
filtro, aveva smesso di usare il bocchino.
Sono sempre alla ricerca di persone originali, inizi. E
amo credere di avere un particolare talento nello scovarle,
persino in un luogo tanto improbabile quanto il ponte superiore
del piroscafo Rotterdam. Zia Lavinia butt fuori il
fumo dalle narici con maestosit, come un motore alimentato
a combustibile.
Naturalmente, l'avevo gi notata; era la sola altra donna
a non viaggiare accompagnata, a parte una contessa, una
vedova che fumava il sigaro e che rimandava indietro i piatti
a ogni pasto. Speravo sempre che si unisse a noi al tavolo del
capitano. Sai, cominciavo ad avere il disperato bisogno di una
conversazione decente. Per due sere di seguito avevo sopportato
la noiosa compagnia di un orrido individuo di Hartford,
che si presentava a cena con un completo di cotone seersucker.
Non era questo a renderlo orrido, ma certo non lo aiutava.
Cominciava a diventare espansiva in un modo che avrei
apprezzato di pi se non fossi stato cos determinato a mantenere
la conversazione su Lillian. E come l'hai trovata?
chiesi sforzandomi di non sembrare troppo impaziente.
Ebbene, continu zia Lavinia, il suo nome non compariva
sulla lista dei passeggeri. Avevo controllato. E questo non
faceva che accrescere la mia curiosit, cos quando l'ho vista
dirigersi al torneo di tiro al piattello, l'ho seguita. Di solito
evito gli svaghi rumorosi, ma quella volta ho fatto un'eccezione.
Lavinia mi indic la sua tazza vuota, invitandomi a
riempirgliela senza interrompere il suo flusso narrativo.
La situazione era imbarazzante: la gara si era trasformata
in una patetica rivalit tra un impetuoso ufficiale americano e
un vecchio gentiluomo inglese. Gli spettatori osservavano un
silenzio imbarazzante. Si sentiva il vento sferzare le gonne e
i foulard di quelle tranquille signore che tremavano dietro il
lanciapiattello, in attesa dell'occasione per applaudire. Tutto
a un tratto, Miss Dawes si  tolta gli occhiali da sole e si 
avvicinata alla ringhiera. Dopo essersi issata in spalla uno dei
fucili, ha gridato al vento: "Pul!". Con nostro stupore, ha colpito
sedici dei venti piccioni d'argilla. Ci tengo a precisare che, pur
non vincendo il torneo, ha vinto certamente l'ammirazione
turbolenta dei marinai.
Lavinia si interruppe per accendersi un'altra sigaretta e
accomodarsi meglio sulla poltrona. Io svuotai il posacenere
per tenere occupate le mani. Ero teso, e guardare zia Lavinia
procedere nel suo racconto sbuffando fumo come una locomotiva
inarrestabile mi fece venire voglia di una sigaretta.
Cos l'ho avvicinata in biblioteca. "Dopo che si sar cambiata,
venga a bere qualcosa nella mia cabina, poi andremo
a cena insieme", le ho detto. Credo che non fosse necessario
specificare che mi riferivo al secondo servizio. Mi ha risposto
che era sua intenzione saltare la cena. Te lo immagini? Zia
Lavinia sollev un sopracciglio e attese che con un cenno del
capo la invitassi a proseguire.
Le ho ricordato che avrebbero servito carciofi del Belgio e
aragosta al vapore. Sono sempre stata dell'avviso di spendere
bene il mio denaro, Gabriel. Immagino che, malgrado tutto,
sia questo a fare di me una Gibbs. Inoltre,  molto da nuovi
ricchi pagare qualcosa per il semplice gusto di sprecarlo.
E lei cosa ti ha risposto quando le hai ricordato dell'aragosta?
la spronai.
Oh, non indovinerai mai, ridacchi zia Lavinia. Ha
detto che le sembrava troppo complicato. Non aveva mai
mangiato l'aragosta prima di allora e non aveva intenzione di
farsi intimidire da un crostaceo gigante. Ha detto che trovava
gi abbastanza faticoso indossare abiti da sera di seconda
mano; non voleva apparire ancora pi miserabile di quanto
non fosse gi. Cos le ho detto che una donna coraggiosa non
doveva lasciarsi impressionare da un cumulo di carapaci, e
mi sono offerta di insegnarle il protocollo. Di solito non ho
l'abitudine di arrivare a tanto, ma la sua sincerit mi aveva
commossa.
Zia Lavinia tacque per un istante, poi riflett: Era strano,
quel suo modo di essere sincera su certe cose e di mentire
cos sfrontatamente su altre. Gir la testa verso la finestra
e cominci a parlare pi lentamente, quasi fosse incerta su
quanto dire.
Per me, caro mio, la verit non  mai stata un feticcio,
riflett voltandosi verso di me e immobilizzandomi con lo
sguardo. Insomma, ammettiamolo, la verit  sopravvalutata.
 il rifugio degli ottusi e di chi manca di fantasia; ed 
una grossa delusione quasi sempre, mentre una bugia degna
di essere detta o ben formulata , s, una specie di dono. So
che quasi tutti la pensano diversamente, ma quasi tutti sono
dei cretini.
Ero un po' scioccato, a dire il vero. Mio zio Ambrose, suo
fratello maggiore, in fin dei conti era giudice, e a casa nostra
quelli erano discorsi eretici. E poi, non sapevo cosa rispondere.
E se mi stava mettendo alla prova? O se invece era una battuta
sofisticata che la mia ingenuit non mi permetteva di capire?
Risi nervosamente e cercai di riportare il discorso su Lillian.
Alla fine l'ha mangiata, l'aragosta? le domandai con il
tono di un ragazzino un po' lento di comprendonio, ma in
quel momento non riuscii a fare di meglio.
Zia Lavinia mi guard e sospir. In quel sospiro avvertii
la sua irritazione e capii di averla delusa.
L'aragosta? No, tesoro. Non credo che Lillian abbia
assaggiato l'aragosta. Non stava seduta neanche il tempo di
mangiare un chicco d'uva! Sai, all'ora di cena le era venuto
un livido impressionante sulla spalla su cui aveva appoggiato
il calibro dodici. Il rinculo era stato pi forte del previsto, o
forse non aveva imbracciato bene l'arma. Mi ha detto che non
voleva rovinare la cena a tutta quella gente elegante. Portava
un abito da sera senza spalline e il livido era in piena vista.
Credimi, era orrendo. "Trentasette sfumature di orrendezza",
cos l'aveva descritto. Bella espressione, non trovi? disse
senza aspettare la risposta.
Le ho consigliato di coprirsi con un foulard e di mettere
qualche gioiello per distogliere l'attenzione, ma alla fine ha
fatto il suo ingresso in sala da pranzo sfoggiando il livido come
una medaglia al valor militare. Un piccolo bourbon pu avere
un grande effetto quando i chili sono pochi. Lei era troppo
magra e gliel'ho detto, ma credo avesse gi smesso di ascoltarmi.
Sembrava che tutti gli ufficiali di bordo aspettassero il
loro turno per ballare con lei, cos la lasciai al suo daffare. Ai
miei tempi ho ballato con molti di loro. Sono troppo educati
e non sanno condurre la danza.
Mi alzai e mi sgranchii. Nella stanza la luce era cambiata,
affievolendosi con le ore ambrate del tardo pomeriggio. Il
t si era freddato e l'aria si era caricata dell'odore amaro del
tabacco scuro di zia Lavinia. L'hai pi rivista? le domandai,
raccogliendo il posacenere.
Certamente. Siamo diventate amiche, a modo nostro.
Mi accompagnava quando portavo Mister Phipps a fare la
passeggiata del mattino, di solito lungo il parapetto dei ponti
inferiori, l dove era pi riparato dall'aria salmastra. Una volta
o due abbiamo giocato a backgammon. Credo abbia provato
a barare, ma non ricordo molto bene.
Capii che zia Lavinia era pronta a congedarsi: aveva spento
l'ultima sigaretta e cercava il rossetto in fondo alla borsa, con
le labbra sottili gi protese in attesa del momento.
Fu in quegli ultimi minuti, mentre zia Lavinia svuotava
distrattamente il contenuto della borsa sulle ginocchia, che
appresi una serie di cose diverse che era venuta a sapere sul
conto di Lillian Dawes. Adorava la gazzosa, il ghiaccio tritato
e le praline. Si mangiava le unghie e comprava i vestiti nei
negozi dell'usato e nelle catene a buon prezzo. L'adulazione
la infastidiva e rubacchiava come i corvi, senza pensarci,
intascandosi piccoli oggetti, cose luccicanti di nessun valore.
Dipingeva nuvole ad acquerello, parlava francese ed era appena
uscita da una grave malattia. C'erano stati dei pettegolezzi su
lei e il capo steward, smentiti da zia Lavinia perch non amava
i baffi di quell'uomo e perch non riusciva a immaginarsi
Lillian sottostare alle setole della vanit maschile.
Ma come hai scoperto che Lillian Dawes non  il suo vero
nome? le domandai mentre si infilava i guanti.
Facile, rispose. Perch non coincideva con le iniziali sui
suoi bagagli, che erano tutte della parte sbagliata dell'alfabeto:
XYZ o qualcosa di altrettanto infelice.
Allora il suo vero nome qual era? E perch l'ha cambiato?
domandai. Mi tolsi il casco da esploratore e lo rimisi
nella scatola.
Ci sono cose che non si chiedono e basta, mio caro,
rispose zia Lavinia raddrizzandosi, gesto che indicava la sua
imminente partenza.
Non posso attendere oltre. Mi dispiace di non aver trovato
Spencer. Digli di telefonarmi stasera. Mi trover a casa. E da'
a Lillian le mie coordinate, la prossima volta che ci parli. Il
giorno del nostro arrivo, Mister Phipps ha sofferto il mal di
mare. Cos non ho potuto salutarla.
Quella ricca messe di informazioni su Lillian Dawes sommerse
i miei pensieri, li soffuse di un brivido vertiginoso che
mi pervadeva ogni volta che ripassavo i fatti, assaporando
ogni dettaglio come uno spilorcio che palpa una mazzetta di
banconote fresche di zecca, ripetendomi certe espressioni e
certi aggettivi particolari fino a ridurmi a uno stato di quasi
deliquio e avere una sola idea in testa, quella di immergermi
nella vasca dai piedi artigliati e lasciarmi scivolare in quello
stupore onirico a cui pervengono solo i visionari, i fumatori
d'oppio e gli incurabili romantici.
Fu cos che mi trov Spencer, disteso e aggrinzito in un
bagno caldo con il casco in testa e la vana speranza che il
vapore lo facesse restringere.
Bel cappello, disse.
Aveva in mano la posta arrivata quel giorno e la scorse
distrattamente.  passata zia Lavinia? Mi  parso di riconoscere
l'odore del suo tabacco. Mi guard.
S,  venuta a prendere il t. Devi chiamarla stasera. Sai,
 piuttosto straordinaria nel suo genere.
Spencer abbass il coperchio della tazza e si sedette.
Ci serve una poltrona degna di tale nome se questo  il
luogo in cui ritrovarci per discutere, riflett mentre dava
un'altra scorsa alle bollette. Poi sorrise. Hai ragione sul
conto di Lavinia.  una donna notevole. Sono contento che
andiate d'accordo; l'avevo sempre pensato.
Spencer, dissi, sai, il cappello non centra niente. L'avrei
detto lo stesso anche se non mi avesse portato un regalo.
Lo so, rispose.
Mi sporsi in avanti per levare il tappo dello scarico e
Spencer mi pass un asciugamano, togliendomi il casco da
esploratore con esagerata deferenza, come un servitore la cui
umilt non fa che accrescere la sua superiorit.
Sono cos diverse, zia Grace e zia Lavinia. Non meraviglia
il fatto che si detestino, riflettei asciugando il vapore dallo
specchio per pettinarmi. I miei capelli avevano bisogno di un
taglio; sotto il casco si erano arruffati, aggiungendo un tocco
di autenticit tropicale al mio aspetto.
S, convenne Spencer, d fondamento alle storie dei
bimbi sostituiti e degli spiriti maligni. Si tast la tasca alla
ricerca dei fiammiferi e si accese una sigaretta.
A proposito, Beckwith  molto colpito dai tuoi progressi.
 convinto che se migliori in matematica e recuperi un trimestre
in chimica, hai ottime possibilit di essere ammesso in
universit come Haverford o Williams o persino Dartmouth,
cosa che renderebbe immensamente felice zia Grace. Il tuo
futuro accademico e quello matrimoniale di Hadley le mettono
addosso una grande ansia. Per quel che riguarda il mio caso,
credo che ormai si sia rassegnata, grazie a Dio.
Vi lessi un inatteso colpo di fortuna: mi dispiaceva approfittare
del buon carattere di Spencer, ma sapevo che non
avrei sostenuto a lungo una posizione di merito. Era quello
il momento giusto per perorare la mia causa riguardo al fine
settimana.
Spencer, dissi, ci sono solo due cose che desidero
disperatamente in questo mondo. E mi dar da fare con la
matematica, lo giuro, davvero, se acconsentirai ad andare da
Clayton Prather per un weekend. Per favore. Mi ero ridotto
a supplicare e la mia voce sussult leggermente quando lo feci.
All'improvviso mi ricordai di un episodio successo a scuola,
il cui ricordo riaffiorava stranamente solo adesso, a diversi
mesi di distanza.
Nell'ultimo semestre trascorso a Renwick avevo diviso la
stanza con un individuo patetico di nome Hastings. Robert
Hastings aveva un anno meno di me ed era nuovo in quanto
trasferitosi da un'accademia svizzera chiusa in seguito a uno
scandalo che vedeva coinvolto il direttore. Almeno stando alle
voci che mi erano giunte all'orecchio. Hastings era terribilmente
serio e una schiappa nello sport, e certi studenti dell'ultimo
anno lo prendevano in giro per il suo neo; si presentavano a
cena con un neo finto disegnato con il pennarello nero nello
stesso punto della guancia. Quanto a me, lo ignoravo il pi
possibile. Una sera, poco prima che si spegnessero le luci, mi
aveva chiesto se poteva leggermi una sua poesia. Parlava di
uno scoiattolo e terminava con la rima Tra le dorate foglie
l'animale bisboccia/finite le ghiande se la prende in saccoccia.
Non era la prosodia del componimento che mi tornava
in mente adesso, quanto il ricordo della fierezza di Hastings,
la voce tremula con cui l'aveva letto, e poi la lunga pausa in
attesa, come un cagnolino da salotto, dei complimenti.
Sentivo il rimpianto crescermi dentro come un sapore di
bile impossibile da reprimere; decisi di mandargli una cartolina
dell'Empire State Building e di ricomprargli i fazzoletti con
le iniziali che erano finiti per sbaglio tra la mia biancheria e
che avevo usato per pulire le penne.
Spencer mi guardava con un velo di tristezza. L'altra cosa
qual ? chiese con una certa prudenza nella voce.
Un completo di lino bianco. E spudoratamente aggiunsi:
Un paio di derby bianche.
Rimase per un attimo a guardarmi perplesso, come se lo
ferisse sapere che quelli erano gli oggetti che agognavo. Poi
disse di s, niente di pi facile. Stava per uscire dal bagno,
con una sottile voluta di fumo di sigaretta, quando aggiunse:
Ma lasciamo fuori lo studio. Non amo pensare che la virt
si possa comprare. Almeno, per quel che riguarda noi due.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Per il completo di lino, Spencer mi aveva mandato da
Tripler's, in Madison Avenue. Non aveva ritenuto necessario
accompagnarmi e di questo gliene ero grato. Avevo sempre
trovato esasperante la presenza di zia Grace quando andavamo
a fare spese; aveva un modo di parlare di me con i commessi
che mi rendeva infantile o mi metteva in imbarazzo, e faceva
sempre irruzione nel camerino per vedere come me la cavavo.
Inoltre, amava comprare al reparto bambini di Depinner
con la speranza di risparmiare.
Dopo aver stabilito dei parametri di spesa pi che generosi,
Spencer mi aveva messo in mano un assegno in bianco
e io avevo passato quasi tutta la mattina a fare acquisti. Un
commesso aveva cercato di indirizzarmi verso i completi di
cotone seersucker, ma non mi ero lasciato distogliere dal mio
intento: prima di uscire dal negozio avevo fatto la prima di tre
prove con il sarto. Il mio tempismo era perfetto. La primavera
era improvvisamente evaporata sotto l'assalto di un'afa atroce
e implacabile.
I peri ornamentali lungo la nostra strada non avevano fatto
in tempo a spandere i loro petali come coriandoli che le strade
erano gi inondate di un bianco ancora pi puro, una coltre
di luce evanescente che sbiancava i marciapiedi, arroventava i
lampioni, rimbalzava brillando sulle lucide superfici cromate
delle automobili parcheggiate come una sgargiante pioggia
di diamanti, inviando scintille qua e l, fino ai quartieri pi
desolati.
Beckwith sospese le nostre lezioni: si era ritirato sulla costa
del New Jersey nella casa di un compagno finch non avesse
fatto pi fresco, una decisione sulla quale non avevo nulla da
ridire. In simili circostanze, l'idea di avventurarmi nell'inferno
della sua tana sotterranea era inconcepibile. Persino zia
Lavinia si era rifugiata nel conforto ombreggiato di una casa
di campagna presa in affitto a Sharon, mettendo un termine
indefinito al mio impiego.
Il caldo ha un effetto spaventoso sulle cavit nasali di
Mister Phipps, aveva detto. Fa gi fatica a respirare l'aria
caustica della citt senza dover lottare contro tutti i germi pericolosi
che prolificano in questa atmosfera da serra tropicale.
Approfitt della sua assenza per far istallare i condizionatori
in tutto l'appartamento, e far sabbiare i pavimenti. Carpe
diem. Come trarre profitto dalle avversit. Questi sono i
concetti importanti, mio caro, aveva concluso, privandomi
della possibilit di cercare asilo nel freddo glaciale del doppio
spettacolo di mezzogiorno al cinema Lowes.
Durante l'ondata di caldo non uscii di casa, strategicamente
posizionato davanti al ventilatore che avevo piazzato sopra
uno sgabello, appollaiato su una pila di elenchi telefonici, con
il suo piccolo cerchio di vento diretto alla schiena, mentre me
ne stavo chino sul tavolo da gioco divenuto provvisoriamente
il mio scrittoio.
La radio diffondeva bollettini meteo sulle temperature
record, e i fruttivendoli di Bleecker Street avevano raddoppiato
il prezzo del ghiaccio. Ma quel gioved, prima di sera,
cominciai a soffrire di claustrofobia; dentro regnava un silenzio
opprimente. Con la radio spenta, sentivo il ronzio del
frigorifero riverberare sul linoleum nuovo del pavimento, e
un rumore leggero di risa provenire da un televisore di un
appartamento al piano di sopra. Non mi restava che chiudere
i libri e mettermi a zonzo per le strade fin dopo il tramonto,
quando Spencer sarebbe uscito da quel fresco mausoleo che
era la biblioteca, percorrendo con calma la Quinta Avenue
con la cartella da scolaro in spalla.
Svoltando nella Settima, notai che le strade perpendicolari
non erano pi pigre e deserte; c'erano capannelli di donne
che si intrattenevano con il tono basso e stimolante del pettegolezzo,
e uomini seduti sui portici a bere birra o a leggere
il giornale, mentre ogni tanto il grido acuto di un bambino
perforava il blu pesante della sera. Al mio passaggio i visi si
sollevarono per squadrarmi, o per salutarmi con un cenno
sbrigativo del capo o per ignorarmi del tutto. Ci avevo fatto
l'abitudine. Al contrario di Spencer, avevo un'aria anonima
che mi rendeva invisibile: la gente vedeva bene che lui era
destinato a un altro scopo.
Una torma di ragazzini scoppi a ridere al mio arrivo, e le
loro grida leggere si levarono sparpagliandosi come passeri,
ma finsi di non accorgermene. Mi misi a canticchiare imbarazzato
fra me e me; affondai la mano destra nella tasca della
giacca estiva ormai troppo piccola e armeggiai con la chiave
di casa, facendola girare contro la fodera morbida e lisa. Un
attimo prima di arrivare in fondo all'isolato, qualcuno mi
fischi e, voltandomi, vidi un pallone rimbalzare sui ciottoli
irregolari della strada. Lo acchiappai un istante prima che
rotolasse sotto un'auto parcheggiata e lo lanciai a un ragazzino
paffuto che mi aveva fatto un cenno dicendo: Ehi, signore,
da questa parte, signore.
Mi soffermai a guardare per un istante attraverso la rete
metallica che recintava quello spiazzo vuoto all'angolo. Era
un folto groviglio di erbacce e lattine, impreziosito qua e l
dalle schegge brillanti delle bottiglie che erano state lanciate
contro una cucina economica abbandonata, o la carcassa di
un'automobile, eternamente immobilizzata, con la capote
aperta su una profusione di vegetazione e rampicanti. Quella
scena aveva un che di confortante, tutta quella vegetazione che
esplodeva dalla vettura, come se la natura creasse la bellezza
a partire dalle forme pi grossolane degli scarti umani.
Era un segno, proprio come l'apparizione di Lillian Dawes
sui giornali aveva segnato l'inizio di qualcosa il cui portento
non ero in grado di decifrare. Ero sempre stato capace di
riconoscere i simboli vaghi che cospargono i nostri orizzonti
immediati, ma non sempre sapevo interpretarli, e questo mi
metteva in una posizione pi scomoda e meno compassionevole
della tanto vessata Cassandra della mitologia greca. Una
volta, durante una delle sedute nella vasca da bagno, Spencer
aveva detto che  un tratto della modernit essere menomati
non dalla nostra capacit di fare ma dalla nostra capacit di
vedere, nel senso pi ampio del termine. E dunque, ecco la
frustrazione che porta alla decadenza, alla paralisi, alla futilit
o, quanto meno, all'autoironia. Da questo punto di vista, io
sono un uomo assolutamente moderno.
Quando avevo chiesto a Spencer se esistesse un rimedio
alla condizione moderna, lui ci aveva riflettuto un istante,
dando una boccata profonda alla sigaretta umida che aveva
appena riacceso, aveva affondato il torace nell'acqua, con
le ginocchia che spuntavano sopra il bordo della vasca di
porcellana. S, aveva risposto con un sorriso misterioso,
la letteratura e l'amore. Nascono entrambi dal medesimo
impulso: conoscere e farsi conoscere. Senza sorpresa, non
avevo veramente capito cosa volesse dire. Dopo tutto, io
sono moderno, e Spencer  uno scrittore, cos  naturale che
avrebbe promosso il potere improbabile della parola.
Quando svoltai l'angolo e raggiunsi il Lucky's Diner, vidi la
fotografia di Lillian Dawes, Golden Laurei e Clayton Prather
attaccata al vetro. Era l da qualche settimana e il sole aveva
gi ingiallito la carta del giornale e arricciato il bordo dello
scotch. Tutt'altro che meravigliato, avevo invece avuto una
conferma della logica capricciosa della coincidenza, che ci
permette di discernere i legami tra un certo numero di eventi,
pertanto entrai e mi diressi verso il spar in fondo, sotto il
murale della costiera amalfitana.
Ordinai il polpettone del giorno senza preoccuparmi minimamente
che cos avrei compromesso l'appetito per l'ora
di cena. In quei giorni avevo continuamente fame e nessuna
quantit di cibo sembrava placarla. La cosa divertiva Spencer
che mi guardava finire una scatola di corn flakes o una pagnotta
un'ora o due dopo un pasto abbondante. Non avevo
capito che saresti stato un ospite dalla voracit cos gargantuesca,
diceva per prendermi in giro; a volte mi offriva un
espresso e diceva: Forse  arrivato il momento di arrestare
la tua crescita. Una volta gli avevo chiesto se fosse anormale
avere un appetito cos insaziabile. Lui aveva alzato le spalle
e risposto: Cos' che  normale? E la vogliamo veramente,
la normalit?
Mi misi ad ascoltare gli uomini che chiacchieravano al
bancone. Parlavano soprattutto di corse: Spiro giocava ai
cavalli, e dietro la cassa, accanto alla vecchia banconota da
cinque dollari attaccata al muro, c'erano delle foto di cavalli
vincitori di premi importanti. A volte faceva tappa un ometto
minuscolo, stazza da circo, muso feroce e volpino, e il ristorante
sembrava trasformarsi sotto l'effetto delle sue giacche
eccentriche e cangianti, i grossi gemelli-gioiello ai polsini,
le scarpe stringate in cuoio verniciato. Zip Kilkenny amava
dichiarare il suo debole per tutto ci che  vistoso ed era
il primo a dire: Un uomo di bassa statura deve sempre fare
colpo senn si ricorderanno solo che sei basso. La pelle di
Zip era porosa e lucida come una scorza d'arancia, un dettaglio
che contribuiva ad accrescere lo strano effetto ipnotizzante
che esercitava: mezzo mago, mezzo strozzino.
Non appena Zip si infil nel spar davanti, Spiro cominci
subito a fare il viscido; il suo grosso corpo, compresso dietro
il bancone, si snodava per affaccendarsi ansiosamente intorno
al suo ospite e, attento come un sommelier, tirava fuori
liquori per i quali il locale non aveva la licenza, bottiglie che
sollevava sotto la luce come per controllarne la qualit prima
di riempire il bicchiere di Zip.
Zip era stato un fantino e, da quel che si diceva, anche
bravo. La sua occupazione del momento non era chiara, ma
immaginai che facesse l'informatore o gestisse scommesse
clandestine, perch quando Spiro si accasci finalmente nel
spar, di fronte a lui, ne segu una conversazione sussurrata e
animata che nemmeno un incendio in cucina sarebbe riuscito
a interrompere. Dopo un po', Zip si scus e and in bagno.
Quando torn, si mise a parlare con i clienti, muovendosi
per la sala con la disinvoltura di un politico; le piccole mani
si agitavano in tutti i sensi come uccelli pallidi, mimavano le
sue parole rozze, trasformando i suoi consigli sartoriali, sentimentali
o finanziari in un haiku che scolpiva nell'aria. Era
il primo uomo di mia conoscenza che andava dalla manicure.
Che t'assilla? mi domand senza aspettare la risposta.
Qualsiasi cosa hai, Zip c'ha avuto di peggio, fidati. Scommetto
che c'entra una femmina. Bene, ti dar una dritta e mi
ringrazierai prima di sera. Lascia stare fiori e cioccolatini; le
donne vogliono ridere. Se riesci a farla ridere, una ragazza te
la sei gi per met portata a letto, non so se mi spiego.
Lo guardavo, timoroso di continuare a mangiare finch
mi stava davanti. Il panino affondava nella salsa e presto
sarebbe stato troppo impregnato e immangiabile. Annuii
nervosamente.
Allora, ci sai fare con le barzellette? Ti serve qualche
battuta? Ne conosco certe che giuro ti fanno scopare a colpo
sicuro, continu Zip estraendo uno stuzzicadenti dalla tasca
e mettendosi rapido a scalpellare fra i denti. Garantito.
Presi per un attimo in considerazione la possibilit di parlargli
di Lillian, ma Zip si volt e attacc a parlare di barbieri
con uno dei garzoni, spiegandogli le sottigliezze di un buon
taglio di capelli. Mangiai un altro boccone di pur di patate
istantaneo e spinsi via il piatto per aprire l'edizione serale del
New York Mirror. Diedi una rapida scorsa alle notizie e andai
alla cronaca mondana, sperando di vedervi Lillian Dawes
nuovamente menzionata. Avevo preso l'abitudine di comprare
tre quotidiani al giorno, come un giocatore di poker in crisi
che cerca di moltiplicare le proprie possibilit di vincere aumentando
i rischi. Zip not il giornale e me lo prese.
Fa' vedere un attimo, disse andando direttamente alla
pagina sportiva, dove c'era la fotografia di un cavallo e
un fantino e, in un piccolo inserto in alto a destra, la foto
del proprietario, Harold Zimmermann, in compagnia di un
gruppo di amici disposti a ferro di cavallo intorno a lui che
guardavano ammirati, tranne due donne che discutevano ai
margini della fotografia, quasi fuori dall'obiettivo.
Guarda qua, Laurei Love, il mio tre volte campione.
Genitore di Golden Laurei, di fama nascente. Quello s che
era un cavallo!
Spiro si avvicin con passo goffo e sgraziato e con il respiro
pesante guard la foto. S, quello era un asso, convenne,
annuendo e battendo il dito sull'immagine del cavallo. Zip e
Spiro, precipitati nel vortice dei ricordi, si avviarono insieme
verso la cassa, dove una foto in bianco e nero ritraeva Laurei
Love nel cerchio del vincitore.
Ero quasi certo che una delle donne sorprese in piena conversazione
in quel momento di gloria silenziosa e di crepitio
dei flash fosse Lillian Dawes. Non era facile stabilirlo: le teste
delle donne erano minuscole e i volti erano girati dall'altra
parte. Ma non era del tutto illogico. In fin dei conti, quello
era un ambiente che lei sembrava conoscere, anche se in
maniera defilata.
Chiedo scusa, li interruppi facendo segno a Zip di riavvicinarsi
sventolando il giornale. Le conosce queste donne?
Zip Kilkenny si lasci scappare una risata brusca, a met tra
il dileggio e la tosse, e le sue mani esili vibrarono nell'aria.
Ancora le femmine? D'accordo, ragazzo, questa si chiama
perseveranza, ed  quello che fa grande questo Paese. La bionda
 Vanessa Demmerly, attuale consorte del signor Harold
Zimmermann, alias padrone di Laurei Love. Gran bel pezzo di
donna. Preferirei un calcio in testa da un cavallo che perdere
la brocca per una cos. Ma pare che Harold non si preoccupi.
Infatti, non ne ha mai abbastanza. Zip sbuff un'altra volta.
L'altra  solo un'amica della Demmerly.
Mi pulii la bocca con il tovagliolo di carta che tenevo
appallottolato nel palmo della mano. Sa come si chiama?
domandai con deferenza e un tono di voce atrocemente giovane
e ingenuo. L'amica della consorte? ripetei. La parola
consorte suonava talmente incongrua che avevo voglia di
increspare le labbra, nello stesso modo in cui le parole aspro
o bronzo avevano un gusto bizzarro sulla mia lingua, come
se la bocca sapesse che non c'entravano niente e le spingesse
fuori con un ritmo staccato, come bambino che pronuncia
una parola di cui conoscer il significato solo dopo molti anni.
Mi alzai e indicai lo spruzzo di punti neri che convergevano
sul giornale in un'immagine grigia che si cancellava sotto le
mie dita.
Zip tacque e mi squadr. Un sottile velo di sudore gli brillava
sulla fronte, e aveva cominciato a fare a pezzi il tovagliolo
di carta che avevo depositato sul mio piatto.
S, certo che so come si chiama. Quella  Diana Liswell,
rispose Zip in tono polemico. La sua esuberanza era svanita.
Una luce glaciale era apparsa nei suoi occhi marroni e conferiva
un aspetto particolarmente feroce al suo viso a punta; le mani
si erano fermate. E a te che importa, figliolo? domand.
Da dietro il bancone, Spiro intervenne nervosamente: Vacci
piano, Kilkenny,  un cliente pagante.
Ho solo pensato che fosse Lillian Dawes. Le somiglia.
Tutto qua.
Zip mi diede una violenta pacca sulla schiena, sollevato
e generoso come prima. No,  Diana Liswell. Fidati. L'ho
conosciuta a una festa dai Zimmermann. E venuta a presentarsi
lei. Per niente altezzosa come invece sarebbe stata una
con meno classe. E parecchio informata sui cavalli, disse Zip
con ammirazione. Scommetto che in passato era un vero
maschiaccio. Questo vale per tutte le migliori. Dammi retta.
Zip affond una delle sue mani da bambola, perfettamente
curata, nella tasca e tir fuori una mazzetta di banconote nuove.
Sbatt cinque dollari sul tavolo e disse: Fatti un bicchiere o
due. Hai bisogno di rilassarti, figliolo. Hai le traveggole. Mai
permettere a una donna di ridurti cos, concluse affabilmente.
La sua generosit dell'ultimo minuto era un poco umiliante,
ma ero distratto dalla scoperta appena fatta: un altro nome,
una nuova incarnazione. Chiusi il giornale e lasciai qualche
moneta di mancia sul tavolo, tenendo gli occhi bassi mentre
infilavo i cinque dollari nel portafoglio. A bassa voce dissi:
Grazie, poi andai alla cassa e pagai il conto, che veniva
trafitto dall'asta metallica riservata ai conti pagati. Di solito
non resistevo alla tentazione di toccarne la punta, per vedere
quanto fosse affilata e scoprire che era sempre pi smussata
di quanto avessi sperato; ma questa volta abbassai la mano
verso la ciotola accanto e presi tre mentine, con un gesto rapido
perch non sapevo quante fosse appropriato prenderne,
e poi non volevo mettere alla prova la generosit di Spiro.
Infine, spalancai la porta e il campanello sui cardini tintinn
gioiose note di rame, tonde come monete che cadono, e uscii
nel viola della sera, che pareva dipinta dalla stessa mano del
murale marino.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Ci perdemmo tre volte prima di arrivare ai cancelli di
ferro battuto del regno dello scarafaggio. Spencer aveva
acconsentito a venire, ma la sua riluttanza era in tutto e per
tutto evidente. Mentre ero fuori per ritirare il mio abito, lui
aveva iniziato a riempire una valigia di pelle e una borsa da
viaggio di tela. Al mio ritorno, era ancora indeciso sulle letture
da portarsi, pur avendo gi impacchettato due romanzi
e una serie di saggi. Inoltre, si rifiutava di prendere il treno
che, secondo lui, ci avrebbe resi schiavi degli orari e avrebbe
limitato la nostra autonomia, cosa che trovava semplicemente
inaccettabile. Dopo molti rinvii, era riuscito a farsi prestare la
macchina da un amico, una Studebaker incrostata di ruggine.
Poi aveva insistito perch prendessimo solo strade secondarie,
alla ricerca di esotismo, di curiosit architettoniche, o quanto
meno di bei paesaggi.
Per il viaggio mi era stato assegnato il ruolo di copilota,
che voleva dire leggere le mappe, accendergli la sigaretta e
cambiare stazione radio quando le scelte musicali del disc
jockey si facevano noiose. Se eravamo costretti a chiedere
indicazioni stradali, toccava a me correre nelle strade infangate
alla ricerca di una faccia informata. Ma nulla di tutto questo
mi disturbava: nelle ore che avevo passato a leggere i gialli,
disteso sul divano Chesterfield, o a fare le parole crociate al
tavolo della cucina, i miei pensieri non avevano mai smesso
di tornare, con disperata insistenza, a Clayton Prather e al
suo invito. Pi la mia situazione appariva critica, pi restavo
indietro con lo studio, o pi mi sentivo solo e codardo, pi
Clayton Prather mi appariva come la mia unica prospettiva, il
deus ex machina che avrebbe potuto salvarmi dai frutti amari
delle mie molte debolezze. Non so con precisione in quale
intervento divino confidassi, ma sono certo che implicasse
necessariamente il trasferimento a me di una parte del suo
potere e della sua ricchezza, in modo da azzerare la necessit
di andare all'universit. Nelle mie fantasie accettavo i suoi
doni con una riconoscenza nauseante, seguivo i suoi passi con
il capo leggermente chino come un accolito che va all'altare
di Mammona.
Eravamo pi o meno alle porte di Hartford quando Spencer
affront l'argomento di nostro padre. Ci eravamo fermati a
pranzare poco prima in un locale della catena Howard Johnson,
dove stoltamente avevo ordinato le vongole fritte. Mi
si erano piazzate sullo stomaco ed ero tutto concentrato sul
compito della digestione. Avevo alzato il volume della radio
che trasmetteva Mona Lisa, e mentre le distese verdeggianti
del Connecticut sfilavano in una brillante onda di colore, io
provavo a immaginare quello che facevano i miei compagni
a Renwick. Me li figuravo sul campo di calcio, dove si esercitavano
a sputare in attesa che fossero formate le squadre.
Spencer teneva entrambe le mani sul volante, alle dieci e
due, proprio come il signor Hevner aveva insegnato a quelli
di noi che a Renwick avevano scelto la guida al posto del
laboratorio.
Sai, Gabriel, pap era un uomo complicato, inizi abbassando
il volume della radio.
Uh-huu, feci rialzando il volume. Spencer si volt a
guardarmi e spense la radio. Avevamo i finestrini completamente
abbassati e il rumore dell'aria soffiava nell'abitacolo,
riempiendo il vuoto che qualche istante prima era stato occupato
dalle vibrazioni della voce vellutata di Nat King Cole.
Ti ricordi della nostra discussione sulla dicotomia tra
apparenza e realt, vero?
S, s, grano e pula, non  tutto oro quel che luccica,
risposi, poco desideroso di offuscare una giornata cos promettente
evocando nostro padre e tutti i sentimenti sgradevoli che
accompagnavano il suo ricordo, compresi il senso di colpa e la
rabbia e i fallimenti che si fondevano in una tristezza confusa
e nauseante, che avrebbe gettato una grande ombra sui miei
pensieri se gliene avessi dato libero accesso.
La questione , prosegu Spencer, faticando a trovare un
appiglio su quello che era chiaramente un terreno difficile,
che pap era...
Un vecchio bastardo virtuoso, completai la frase cercando
disperatamente di tagliare corto. Tirai fuori il braccio
dal finestrino e pettinai l'aria fresca con le dita.
S, sospir Spencer, anche quello, immagino, ma non
dimentichiamo lo stimato avvocato e il filantropo onorato che
era, ed  questo che mi fa arrivare al punto: lui era un'interessante
combinazione di ambizioni contrastanti e di impulsi
conflittuali.
Va bene, per essere un perbenista aveva una personalit
affascinante, conclusi chiudendo la mano a pugno e cercando
di catturare l'aria nella piccola tasca formata dal palmo.
Invece, no. Spencer teneva gli occhi sulla strada, e per un
istante tra di noi cadde il silenzio. Dopo quelle due settimane
di tempo umido e opprimente, l'aria era rinfrescata e fragrante
per le recenti piogge. Feci un respiro profondo, sentendo
quasi il sapore smeraldo dell'erba falciata, che profumava i
prati su entrambi i lati della strada.
Che vuoi dire? domandai cauto, guardando il suo
profilo con una certa invidia per l'armonia naturale dei suoi
lineamenti, una specie di bellezza disinvolta che dall'arcata
sopraccigliare arrivava in picchiata fino allo snello contorno
della mascella. Io assomigliavo di pi a nostra madre,
i cui lineamenti pi delicati avevano perso il loro fascino
nella riproduzione, cos che il mio viso, quando lo coglievo
inaspettatamente riflesso sulla vetrina di un negozio o in
uno specchio mal posizionato, mi appariva di una banalit
insopportabile.
Mi sono molto interrogato se fosse il caso di affrontare
l'argomento, ma alla fine zia Lavinia mi ha convinto
che meritavi di sapere tutta la verit.  stata categorica
al riguardo. Vedi, ha recuperato le carte e i diari di pap
dopo la sua morte, con l'idea di organizzarli in un corpo
di documenti che sarebbe potuto interessare agli archivi di
qualche biblioteca. Non si trattava, credo, di fare l'agiografia
del suo personaggio pubblico, quanto piuttosto di ottenere
delle agevolazioni fiscali. In questo senso,  una donna di un
pragmatismo ammirevole. Nessuno sapeva bene che fare di
quei documenti; la maggior parte della sua corrispondenza
 di una noia mortale, e zia Grace, una degli esecutori testamentari,
era, come puoi immaginare, grata per essere stata
sollevata dall'imbarazzo.
E quindi quale sarebbe la grande rivelazione? Aveva
un'amante? Un figlio bastardo? Cosa? chiesi con un lieve
senso di vertigine. Sbrigati a dirmelo perch comincio ad
avere il mal d'auto.
L'effetto combinato dei tornanti, delle vongole fritte e
dell'attesa febbrile mi faceva venire voglia di mettere la testa
fuori dal finestrino, come un grosso cane, e di affrontare la
violenza dell'aria mentre sfrecciavamo creando una resistenza
che cedeva alla nostra massa come l'acqua che si apre al
tuffatore.
Pare, rispose Spencer scuotendo il pacchetto delle sigarette
per farne uscire una, che mi pass perch gliela accendessi,
che da giovane avesse commesso un atto atroce e che
avesse passato il resto della vita cercando di porvi rimedio.
E cosa? chiesi impaziente. Cosa? Ha ucciso qualcuno?
Spencer rise. No, niente di simile. Appropriazione indebita.
Ah, feci sollevato, mentre un'onda tangibile di calma mi
scendeva direttamente nell'esofago. Non  mica cos grave.
Altroch, ribatt Spencer, continuando a sorridere. Ha
abusato della sua posizione di curatore di un grosso patrimonio
per rubare denaro all'erede. Questo era gi terribile di suo, ma
a peggiorare le cose si aggiunge il fatto che il patrimonio era di
un suo vecchio amico, un distinto finanziere che aveva aiutato
moltissimo pap quando aveva lasciato Doyle e Dunbridge
per mettersi in proprio. Senti, spieg, lanciando il mozzicone
dal finestrino, che vol dietro l'automobile come una scintilla
danzante, nessuno sa niente. Solo io, te e Lavinia.
Be', io sar muto come un pesce, se  a questo che vuoi
arrivare, risposi con un tono leggermente teso per via della
collera.
No, non  questo che intendevo. Al momento giusto,
avvertir senz'altro il resto della famiglia. O puoi farlo tu,
se vuoi.
Nooo, grazie, lo interruppi. Mi immagino benissimo la
reazione di zia Grace e non voglio essere l quando esploder
la bomba.  facile che spari al messaggero, che per non sar
io, questo  poco ma sicuro.
S, convenne Spencer. Ne rimarr distrutta. Ha sempre
visto nostro padre come la colonna della virt intorno alla
quale lei svolazzava con i suoi abiti da cocktail in chiffon con
la stessa sacralit di una vergine del tempio, facendo eco alle
solenni dichiarazioni di lui. Credo che in un'altra vita sia stata
un pappagallino o un parrocchetto - uno di quegli uccellini
ornamentali dai toni pastello che non hanno nulla di proprio
da cantare.
Spencer guard l'orologio e cambi marcia, spingendo
l'auto in quarta. Non voglio essere crudele, continu.
Voglio davvero bene a zia Grace e non mi va di smontare le
sue illusioni; pap occupava il terreno della moralit con la
brutalit di un esercito invasore. Zio Ambrose si accontenter
di opporre una veemente smentita, poi non ne far pi menzione,
o forse inventer una teoria bizantina del complotto
per spiegare questa rivelazione diffamatoria. Ma per zia Grace
sar un duro colpo. Avr bisogno di un sostegno, dichiar
guardandomi un'altra volta, come se mi stessi gi rifiutando.
Allora non dirglielo, suggerii riaprendo la cartina stradale
e spiegandomela sulle ginocchia.
Non  cos semplice. Sai, c' il problema della restituzione
del denaro.
Sentii la mascella cedere, come la bocca incardinata del
pupazzo di un ventriloquo. Non avevo mai amato quel genere
di spettacolo melenso; anche da piccolo, alle feste di
compleanno, mi vergognavo per chi parlava e trovavo un che
di inquietante nel piccolo pupazzo di legno seduto sul suo
ginocchio. Chiusi la bocca di scatto e deglutii.
Che vuoi dire? domandai. La cartina stradale ruzzol
ai miei piedi mentre mi piegavo verso il lato del conducente
del cruscotto dove era scivolato il pacchetto di sigarette di
Spencer. Ne presi una, aprii il vano portaoggetti, battei la
sigaretta sul vassoio spalancato, e attesi la risposta.
Non appena zia Lavinia mi ha scritto per informarmi
della sua scoperta riguardo all'appropriazione indebita del
patrimonio Whitcomb, ho smesso di attingere alla nostra
eredit. Abbiamo deciso che bisognava fare uno sforzo per
rintracciare gli eredi e restituire ci che, in fin dei conti,  loro.
Questo ha sollevato la spinosa questione della tua istruzione
universitaria, visto che ti sei precluso la possibilit di una
borsa di studio grazie alla tua intempestiva propensione per
il tabacco cubano.
Spencer, non dirai sul serio, ribattei dando una furiosa
boccata alla sigaretta. Quel che  fatto  fatto. Adesso sono
soldi nostri. Miei, quanto meno. Tu, la tua istruzione, l'hai
gi avuta. Fai presto a fare il grande. Continuai a fumare in
silenzio finch non cominciai a bruciarmi le dita.  davvero
squallido quello che stai facendo, perch sono minorenne e
non ho voce in capitolo. Davvero squallido.
Calmati, Ragazzotto, ancora non  stato fatto niente.
Tanto per cominciare, non siamo neppure certi che gli eredi
esistano. Perch pensi che abbia venduto i quadri di famiglia,
Gabriel? Perch credi che conduciamo una vita tanto frugale?
Ho cercato di mettere insieme abbastanza denaro perch tu
restassi in carreggiata, nel caso si fosse presentato un erede
di Whitcomb. Cosa avevi pensato? Che ero un taccagno?
S, risposi.
Spencer rise di nuovo. Sono molte le cose di cui puoi
accusarmi, temo, ma non questa. Io propendo piuttosto per
la direzione opposta. Sono pigro e dissoluto di natura, e ho
gusti dispendiosi per educazione.
Sorrisi e scossi la testa. Si sbagliava. L'esperto in materia di
pigrizia e dissolutezza ero io; lui era solo un dilettante. Ma ero
contento che si vedesse in quel modo; si colmava cos il divario
che ritenevo ci separasse secondo il suo giudizio. Allung il
braccio e mi accarezz la testa come se fossi un ragazzino.
Non preoccuparti per questa storia. In un modo o nell'altro,
ne usciremo.
Questo ultimo gesto mi commosse pi di quanto avessi
mai immaginato. Mi sentii quasi soffocare di gratitudine.
Cercai qualcosa da dire, invano; cos quando rimise la mano
sul volante, allungai il braccio dietro lo schienale e gli restituii
la pacca sulla spalla, continuando a guardare dritto davanti a
me, oltre il parabrezza sporco.
Eravamo arrivati allo stop di un incrocio. Davanti a noi c'era
una misera fattoria di legno. Il quadrato irregolare di prato
sul davanti pullulava di giocattoli abbandonati. Una bambola
decapitata giaceva supina in mezzo all'erba incolta, con un
braccio disteso. Nei pressi di un tratto spoglio dell'aia giaceva
una bicicletta rossa rovesciata con una ruota storta, e un cane
alla catena era intento a divorare un hula-hop giallo acceso.
Va' a chiedere la strada per Red Spring Road, mi ordin
tranquillamente Spencer.
Non c' nessuno a parte il cane. Arriviamo alla prossima
citt e chiediamo l, proposi.
Fa' il giro sul retro.
Era inutile discutere. Scesi dalla macchina, lasciando lo
sportello socchiuso, e attraversai la strada. Quando passai
nell'aia, il cane sollev la testa e spalanc la bocca piena di bava
in un largo sorriso ansimante. Colmo di speranza, martellava
il suolo con la coda. Girai intorno alla casa, costeggiando il
portico fino alla porta sul retro: la zanzariera era stata squarciata
da un oggetto grosso come una palla da baseball o da
un pugno. Scrutando nella stanza buia, vidi una cucina pi
ordinata di quanto mi sarei aspettato. Sul fornello sobbolliva
qualcosa, cos ripetei pi volte un ehil, ogni volta pi forte
e con un tono pi imperioso.
Meno baccano ! mi ammon una voce. Poi apparve una
donna, stringendosi in un dozzinale accappatoio di nailon,
sotto il quale si intravedeva un nglig con lo stesso vivace
motivo a boccioli di rosa. I capelli erano arrotolati su dei
grossi bigodini rosa, simili a quelli che zia Grace usava in
segreto quando non poteva andare al salone di bellezza. Sotto
il tessuto leggero si intravedeva il contorno dei seni, piccoli
e appuntiti come imbuti. Quando si accorse della traiettoria
del mio sguardo, mi chiese cosa volessi senza cercare di mascherare
l'irritazione, n il petto. Non era particolarmente
bella, ma non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso mentre
ripetevo la domanda di Spencer.
La donna indic alla sua destra e parl di un bivio subito
dopo la stazione di servizio della Esso. Quando alz la mano
per indicare, l'accappatoio si apr e vidi il bordo smussato di
un capezzolo che premeva contro il tessuto liscio e lucido;
in quel punto c'era una macchiolina scura. Lei segu il mio
sguardo e in tono stanco disse:  l'allattamento, come se
avesse smesso da tempo di considerare il suo corpo come
una fonte di meraviglia, e la sua magia, come la biancheria
intima, solo e nient'altro che funzionale. Dopodich, si volt
e sprofond di nuovo negli abissi bui della casa, calpestando
un giocattolo che squitt al suo passaggio.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Restammo in silenzio per tutto il viale alberato che conduceva
alla casa. Due statue di fantini da giardino in ghisa
dipinta, con in mano due piccole lanterne che presumibilmente
si accendevano di sera, fiancheggiavano l'ingresso della
propriet. Vedendoli, Spencer non era riuscito a reprimere
uno sbuffo, ma si astenne dal commentare. Era un luogo
innegabilmente pretenzioso: il viale d'accesso non finiva pi,
e i prati, di una lussureggiante esuberanza, si stendevano sui
due lati della strada di ghiaia bianca; e quel luminoso verde in
Technicolor faceva venir voglia di strizzare gli occhi. C'erano
piante pittoresche raggruppate intorno a boschetti di vecchi
alberi che punteggiavano la dolce altura del paesaggio, mentre
qua e l, con chiassoso, insistente riferimento al fascino del
vecchio, continente, c'erano alcune statue di marmo disposte
quasi a casaccio.
Dalla sommit della piccola collina su cui troneggiava
l'enorme dimora in stile italiano, si godeva di una vista del
prato fino alle sponde di un laghetto. Una barca a remi, carica
di ospiti, avanzava beccheggiando sulle placide acque,
e i rumori di un'ilarit ebbra fluttuarono fino a noi quando
parcheggiammo accanto a una sfilza di vetture di lusso, alcune
delle quali, lasciate di traverso, sembravano essere state
abbandonate in tutta fretta. Il bagagliaio di una Jaguar verde
era rimasto aperto e rivelava una solitaria scarpa da sera con
il tacco alto e un barattolo di cipolline da cocktail.
Spencer si occup dei nostri bagagli mentre io mi guardavo
clandestinamente nello specchietto retrovisore; con il
nuovo completo indosso mi sentivo un po' impacciato, ma
anche stordito dal nervosismo. Da una stanza lontana della
casa arrivava una musica. Il pomeriggio volgeva al termine e
Spencer si ferm per un istante, di spalle all'edificio, a guardare
la luce tremolare sulle foglie ricurve di una grande betulla.
Poi si volt verso di me e disse: Andiamo?
Suonammo il campanello, ma siccome nessuno venne ad
accoglierci, entrammo da soli. Dall'ingresso si diramavano
diverse stanze. Dopo aver lasciato i bagagli ai piedi della
scala centrale, Spencer si avventur nel salone vuoto senza
mostrare nessuna voglia di risalire all'origine di quel rumore
che proveniva da un luogo pi remoto della casa: un gorgoglio
di risa e il ronzio di una conversazione che si librava sulle
note di Duke Ellington, mentre la prolungata vibrazione di
un sassofono si diradava nell'ingresso come una voluta di
fumo. Spencer fu subito attratto da un grande paesaggio a
olio appeso sopra una console tra due finestre.
 olandese, osserv. Diciottesimo secolo, forse. Guarda
la resa del cielo. Diedi il mio assenso senza guardare.
Ero stato distratto da alcuni bicchieri vuoti e un posacenere
traboccante sopra il coperchio del pianoforte nell'angolo opposto,
prove dei festeggiamenti che mi ero perso. Il desiderio
di godere dei piaceri adulti mi mont dentro come una sete
inappagata, simile alla brama del naufrago che avvista terra
dalla sua misera scialuppa.
Su, lo sollecitai, andiamo a cercare Clayton e gli altri.
Una porta si apr dall'altra parte della stanza e una donna
entr incespicando e sghignazzando. Oops, disse. E rise
di nuovo aggirando una poltrona per venire verso di me, con
la mano tesa.
Era graziosa come un pupazzetto Kewpie, con le fossette
sulle guance e rotondit debordanti che il suo abito di seta
attillato faceva fatica a contenere. Ma in lei c'era un che di
ammaccato, come una banana troppo matura, molle e appiccicosa.
Spencer si present e mi present. Lei ci strinse la mano,
serrandocela nella morsa delle sue manine umide, e fu come
se pompasse acqua da un pozzo profondo.
Molto lieta, disse senza precisare il suo nome. Le scapp
un singhiozzo e con un gesto civettuolo si copr le labbra
brillanti con la mano grassoccia, come una scolaretta o una
geisha. Era difficile capire l'effetto che intendeva suscitare.
La festa  l dentro, spieg indicando alle sue spalle con
uno sventolio della mano.
 Clayton a presiedere? domand Spencer, facendosi
avanti per sorreggerla mentre lei vacillava sui tacchi.
Clayton? ripet con noncuranza. Sono giorni che non
lo vedo. Credo sia gi al lago, rispose in tono vago mentre
cercava qualcosa tra i cuscini del divano. Non appena trovo la
borsa me ne vado. Avete visto i domestici da qualche parte?
Feci segno di no con la testa.
Ah, be'. Me la rimanderanno dopo che l'avranno trovata
domattina.  cos che fanno, eh, ci rassicur.
Le serve un passaggio? propose Spencer.
No, dolcezza, grazie. L'ho gi trovato, ribatt facendoci
l'occhiolino. Quando usc dalla stanza, Spencer si lasci cadere
sul divano e si pass la mano tra i capelli. Diciamocelo, ammise,
 tutto uno sbaglio. Non avrei mai dovuto portarti qui.
Mi sedetti accanto a lui e cercai di chiamare a raccolta degli
argomenti, ma si rivelarono inspiegabilmente inafferrabili.
Capii che qualunque cosa avessi tirato fuori avrebbe solo
confermato la sua convinzione di voler andare via. Che ne
dici se prima troviamo un bagno e poi qualcosa da bere?
proposi sforzandomi di sembrare ragionevole e sobrio il pi
possibile, ma l'atmosfera era contagiosa e mi sentivo mezzo
sbronzo per via dell'alito al gin della donna appena uscita ed
euforico per la sensazione elettrizzante di essere vicino a una
felicit che finora mi era stata negata.
La doppia porta che separava il salone dall'ingresso si apr
e apparve un asiatico in vestaglia da casa. Portava un vassoio
laccato sotto il braccio e quando ci vide trasal. Voi qui a
lungo? domand mordendosi nervosamente il labbro.
Siamo appena arrivati, rispose Spencer alzandosi dal
divano.
Io chiamo Henry. Voi aspetta, disse. Poi, prima di andarsene,
attravers di corsa la stanza per recuperare una parte
di bicchieri sporchi che mise sul vassoio e, giunto alla porta,
ci guard facendo su e gi con la testa.
Voi aspetta, ripet prima di chiudere le porte a vetri, una
manovra difficile ora che il vassoio era pieno. Qualche minuto
dopo apparve un maggiordomo. Probabilmente era stato
assunto d'urgenza tramite un'agenzia. Aveva una stazza quasi
impressionante. Sembrava che il corpo grosso e voluminoso
glielo avessero meticolosamente pompato nell'uniforme con
l'aiuto di un dispositivo di estrusione: nessun ritocco sarebbe
riuscito a far cadere il tessuto in maniera naturale, e l'uomo di
conseguenza sembrava un cannolo umano. Stava dritto come
un fuso e buttava il petto in fuori come un piccione; la camicia
bianca minacciava di scappargli dai bottoni del gil che, sotto
tensione, era percettibilmente quasi sul punto di cedere.
Ho portato le vostre valigie di sopra, nella suite degli
ospiti del primo piano, a destra del pianerottolo. Credo che il
signor Prather sia sceso alla rimessa delle barche, ma  tutto il
pomeriggio che vi aspetta. Posso accompagnarvi nella vostra
stanza adesso, o posso servirvi un t o un drink se preferite.
La cena sar servita alle otto e mezzo e la colazione  a
buffet, a meno che non gradiate che vi sia servita in camera.
Il signor Prather non si alza prima delle dieci, spieg in
tono monocorde, come se stesse facendo un'audizione per
un ruolo che non aveva pi speranze di ottenere. Se avete
bisogno di qualcos'altro, suonate pure il campanello. Ling vi
porter qualunque cosa desideriate. Io mi chiamo Twichell.
Se qualcosa non vi soddisfa, vi prego di informarmi subito.
Gradiremmo un drink, dissi improvvisamente a voce
alta. Twichell alz un sopracciglio cespuglioso.
Qui o nella sala da musica insieme con gli altri? domand
rivolgendosi solo a Spencer, notai irritato.
Qui andr benissimo. Uno scotch e soda e un ginger ale,
rispose Spencer, ma sentendo che gli davo di gomito nella
schiena, cedette: Anzi, diciamo due scotch e soda, uno in
un bicchiere alto con molta soda.
Twichell si ritir e noi scoppiammo a ridere. Secondo te,
Prather dove l'ha scovato Twichell? chiese Spencer, mentre
i lineamenti gli si distendevano intorno al sorriso da ragazzo.
Arriva dritto da una parata di Halloween o da Sing Sing.
Adesso che non c'erano pi dubbi sul rimanere, non c'era
pi bisogno di spingere Spencer nell'altra stanza, dove Benny
Goodman aveva sostituito Duke Ellington, e a giudicare dallo
scalpiccio di piedi sul parquet, la gente si era messa a ballare.
Ling ci port i nostri drink e una ciotolina di porcellana
di mandorle affumicate.
Piccoli cibi in altra stanza, annunci posando le mandorle.
Formaggio e cracker e mousse di salomone. Spencer serr
le labbra per non farsi scappare un sorriso, ma quando Ling
si ritir, il sorriso di Spencer esplose malizioso: Mousse di
salomone: il salmone  diventato un re! disse. Se non altro,
qui mangeremo bene, aggiunse sorridendo, e brindammo
facendo tintinnare i bicchieri.
So che ti annoierai, continu mentre bevevo il primo
sorso annacquato dal bicchiere che avevo in mano, ma sento
il dovere di dispensare alcuni consigli fraterni. So che ti sei
gi sbronzato e che ti sbronzerai ancora, e presto non saranno
pi affari miei, ma ti trovi ancora sotto la mia responsabilit,
quindi ti chiedo di non abbandonarti troppo ai piaceri.
Regolati, non essere ingordo, e tutto andr bene.  meglio
andare a letto con il rimpianto di non essere rimasto un po'
pi a lungo e non averlo fatto che non alzarsi al mattino
pentendosi. Soprattutto se dividi la stanza con me. Scoprirai,
credo, aggiunse accendendosi una sigaretta presa da un'urna
d'argento sul tavolinetto, in numerose circostanze, che il pi
diminuisce spesso i piaceri offerti dal meno. Naturalmente
esistono delle notevoli eccezioni, concluse.
Alle notevole eccezioni ! dissi levando di nuovo il bicchiere.
Finimmo di bere e salimmo a ispezionare la stanza. Spencer
insistette perch ci lavassimo e ci cambiassimo per la cena.
Si era premurato di portare per s uno smoking nel caso in
cui Prather ci pretendesse eleganti, e per me il completo di
lana scuro che avevo messo al funerale di mio padre. Senza
rifletterci, avevo stupidamente dato per scontato che avrei
indossato il completo di lino bianco per l'intero fine settimana,
cambiandomi in abiti pi sportivi solo se se ne fosse presentata
l'occasione. I due letti erano stati preparati per la notte
e i bagagli disfatti. Il completo del funerale, stirato di fresco
dopo il nostro arrivo, era appeso allo sportello dell'armoire.
Quello di Spencer, invece, pendeva dentro all'armadio a muro
del salottino attiguo. Ero felice che Ling avesse ribaltato la
gerarchia del nostro guardaroba, e presi in giro Spencer, che
per non ci bad troppo. Era stato distratto dalla gran quantit
di toile de Jouy che regnava nella stanza. Erano di toile le
tende, i copriletti, i paralumi e pure le poltrone del boudoir.
Questo, disse con un ampio gesto del braccio,  un
perfetto esempio di quello che ti dicevo: la toile de Jouy non
 una notevole eccezione.
Lasciai che Spencer si facesse la doccia per primo e ne
approfittai per curiosare in giro; rovistai nei cassetti dello
scrittoio e del com, dove trovai una giarrettiera rosa dimenticata,
appartenuta forse alla sola invitata incontrata
fino a quel momento. Quando usc dal bagno, notai che si
era rasato di nuovo, anche se non  che avesse tutta questa
barba, e aveva approfittato del dopobarba allineato con altri
prodotti da toletta sulla mensola di vetro sopra il lavandino.
Restai di stucco: Spencer non era tipo da profumarsi, e la
fragranza muschio e agrumi che emanava tradiva solo il fatto
che neppure lui era del tutto indifferente all'occasione. Le
risate e il profumo erano riusciti a permeare la sua iniziale
reticenza, e il brivido delle possibilit nascoste non era stato
completamente annichilito dalle circostanze.
Scendemmo che ormai imbruniva, e un gruppetto di invitati
si era raccolto sulla terrazza. Ce n'erano altri che arrivavano
in macchina e altri che continuavano a unirsi a noi alla rinfusa,
dopo essersi sottratti agli svaghi offerti dalle numerose
strutture della propriet di Prather. I costumi da bagno e le
tenute da tennis, con cui alcune coppie si erano precipitate
di sopra, tradivano l'esistenza della piscina e del campo che
avremmo scoperto pi tardi, quando dopo cena saremmo andati in perlustrazione.
Presi due coppe di champagne dal vassoio che Ling stava
portando fuori in terrazza e lo seguimmo attraverso i nodi
lenti della conversazione, alla ricerca di quella a cui ci piacesse
prendere parte. Avevo cinque o dieci anni meno dei presenti,
e la mia inadeguatezza sociale mi apparve improvvisamente
evidente: senza Spencer avrei avuto scarse possibilit di
penetrare la rete di relazioni che si dispiegava agevolmente dinanzi a me.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
La superficie mattonata era delimitata da candele da giardino
che illuminavano le siepi di bosso poste a confine tra
gli invitati e la vasta distesa di prato, mentre il sentiero che
portava al laghetto era bordato di torce accese. Il mondo
era diventato blu cobalto, e colorava le cime degli alberi di
ombre indaco, come se l'aria fosse impregnata di inchiostro.
Nel gazebo in fondo all'orto di erbe aromatiche un quartetto
jazz era impegnato nei preparativi; il chitarrista accordava il
suo strumento mentre il trombettista faceva il cascamorto con
alcune donne in abito da sera.
Pozze di luce gialla si riversavano dalle portefinestre della
sala da pranzo, dove gli addetti alla ristorazione stavano
allestendo un lungo tavolo da buffet drappeggiato di lino
inamidato che luceva di un bianco incandescente contro la
notte usurpatrice. Spencer si era messo a parlare con una
brunetta statuaria i cui denti erano bianchi e quadrati come
confetti di gomma da masticare. Si lamentava della difficolt
di camminare nel parco. I tacchi a punta continuavano a
conficcarsi e sprofondare nella terra umida.
Guardi, disse, sollevando l'orlo della gonna e mostrandogli
una graziosa caviglia, si sono gi rovinate. Nuove di
zecca. Importate e fatte tingere appositamente.
Fummo salvati da Clayton, che sopraggiunse alle spalle
della brunetta e le mise le mani sugli occhi. Lei grid di gioia e si volt a guardarlo.
Sei cattivo, gli disse con evidente piacere.Ti ho cercato ovunque.
Clayton era brioso ed elegante: indossava uno smoking
con il collo sciallato di raso e la cravatta a farfalla sbilenca in
modo sbarazzino - ero sicuro che l'avesse storta di proposito
per ottenere quel particolare tocco di eleganza spensierata.
Che compito ingrato, quello di ricevere! rispose con un
luminoso sorriso. Nessun riposo per il mondano...
Si volse verso di noi, illuminandoci con il suo fascino.
Vedo che avete fatto la conoscenza di Margaret, perci 
troppo tardi per mettervi in guardia. Spero che Twichell vi
abbia ben sistemati, disse a mo' di domanda senza alludere
minimamente agli anni scolastici durante i quali la sua amicizia
con Spencer era stata messa fra parentesi: il loro legame si
era allentato ma non rotto. Credo che desse per scontata la
grande capacit di perdono di mio fratello, la sua naturale
propensione a trovare, come una bacchetta da rabdomante,
anche la qualit pi recondita in fondo alle persone e a ignorare
talvolta i tratti salmastri pi apparenti.
Potei dunque convincermi che Spencer apprezzasse la
situazione tanto quanto me. Altri invitati si aggiunsero al
nostro gruppetto, e tutti, uomini e donne, si contendevano le
attenzioni di Clayton, cos ci allontanammo. Spencer and a
prendere qualcosa da bere per Margaret e io mi diressi verso il
lago. L'orchestra aveva iniziato a suonare e la musica spumeggiava
sul prato, tintinnava come rugiada tra i sottili fili d'erba
che a poco a poco si facevano scuri sprizzando appagamento
da tutti i pori. Sazio di soddisfazione, guardai le prime stelle
che cominciavano a palpitare nel cielo quasi fossero un'altra
magia escogitata da Clayton per il nostro piacere. L'origine
del mio recente disagio era gi stata dimenticata: la mia giovinezza,
la lana pruriginosa del mio abito da funerale, il dubbio
assillante che forse avrei dovuto comprare uno smoking per
rimpinguare il mio scarno guardaroba.
Mentre raggiungevo il pontile di legno sul laghetto artificiale,
riuscii a distinguere un gruppo di uomini radunati in
cerchio sotto i rami di un grosso acero. Regnava una gioviale
agitazione; ma, dal punto in cui mi trovavo, facevo fatica a
capire di cosa si trattasse, poich il buio cancellava i contorni
della scena, come soffice nebbia che intorpidisce i tratti distintivi
dell'evento. Il cerchio continuava a riorganizzarsi per
adattarsi all'attivit che si svolgeva al suo centro, ma che non
riuscivo a vedere. Mi avvicinai per capire meglio, prolungando
la durata dello champagne che mi restava nella coppa.
Quando fui nelle vicinanze del cerchio, notai che in mezzo
c'era una ragazza. Era stata bendata con un foulard di chiffon
e la facevano girare su se stessa, come quando si gioca a mosca
cieca. Era a piedi nudi sotto un leggerissimo abito da sera che
le turbinava intorno all'esile corporatura come foschia verde.
Aveva la testa rovesciata indietro, le braccia aperte per non perdere l'equilibrio, e rideva.
Non  giusto che mi facciate girare la testa, disse ai due
giovanotti che, tenendola per la vita, la facevano vorticare ancora pi forte.
Che succede? domandai a uno che fumava il sigaro, esterno al cerchio.
 una scommessa, rispose senza staccarle gli occhi di
dosso. A occhi bendati deve riconoscere almeno tre diversi
tipi di albero esclusivamente dal rumore delle foglie. Sostiene
che abbiano tutti una voce differente. Davanti a me, un
uomo di mezza et, con le tempie brizzolate e l'aria distinta,
gett la testa indietro per bere lo champagne direttamente
dalla bottiglia che reggeva per il collo, tracannandolo come
se fosse birra. Si volt e ci offr la bottiglia, ma negammo con la testa, per non farci distrarre.
I due uomini che avevano fatto vorticare la ragazza, la guidavano
adesso tra i boschetti di alberi secondo un itinerario
sinuoso, allontanandosi dall'acero sotto il quale mi ero unito
al gruppo. Gli spettatori sgomitavano per avere il vantaggio di
guidarla, sorreggendola per il gomito o mettendole un braccio
dietro la schiena quando sembrava sul punto di inciampare
Li seguii, cercando di avvicinarmi. La fecero fermare sotto una magnolia, ma lei batt il piede.
Non trattatemi con condiscendenza, disse. Anche se non
sentissi il profumo dei boccioli di magnolia, ne riconoscerei le
foglie cerose per il loro schiocco caratteristico. Tanto varrebbe
chiedermi di riconoscere un paio di nacchere. Escogitate
qualcosa di meglio, signori, senn mi far degli scrupoli a
prendere i vostri soldi. Ci fu un accenno di applausi, qualche
fischio e voci che gridarono: Prova quello laggi, e poi: No,
facciamole provare quest'albero qui. Ancora una volta - e
senza dubbio perch altre braccia potessero cingerle la vita,
e non per vera necessit di disorientarla ulteriormente - la
fecero vorticare finch lo strato esterno del foulard non le
si gonfi come una vela, con le estremit che ondeggiavano
come festoni. Mentre il gruppo si riformava sotto un pioppo,
cadde il silenzio; ci voltammo gli uni verso gli altri con degli
shh mentre lei inclinava la testa per disporsi all'ascolto.
Pioppo, disse, e allung le mani davanti a s come un
cieco. Un altro! ordin. In rapida successione riusc a riconoscere
una quercia, un faggio e, per esagerare, e perch
il gioco offriva ai suoi ammiratori un mezzo di accesso a lei
a cui non volevano rinunciare, un gelso. Mi aprii un varco
nel cerchio che le si era ricreato intorno mentre lei si toglieva
la lunga benda di sottilissima stoffa verde, che poi si rivel
essere una fine fusciacca intonata alla balza del suo vestito.
La brand sopra la testa e la sventol trionfante come uno
stendardo che annuncia la vittoria. Fece poi un profondo
inchino ai presenti, che estrassero i portafogli mentre non la
finivano pi di meravigliarsi. Signori, grazie a tutti, disse
raccogliendo le vincite nella falda del vestito, che teneva
davanti a s come un grembiule.
Si volt verso di me e con voce strozzata dissi: Lillian.
Lei mi sorrise, sforzandosi di ricordare la mia faccia, ma non
trov neppure un ricordo che ci legasse, quindi si limit
ad annuire; prese i lembi dell'abito con entrambe le mani
e attacc a correre veloce su per la collina, per tornare alla
musica e alle luci.
Mi feci largo tra la massa stupefatta e cercai di seguirla,
ma mi sentii afferrare per il polso. Mi voltai di scatto e vidi
Spencer, con Margaret sottobraccio. Non disse nulla ma aveva
un'aria perplessa. A parlare fu Margaret. Che spettacolo,
eh! esclam con il fiato mozzo per l'invidia. Immagino
che la prossima volta sar un gioco di prestigio. Spencer la
guard e fece per rispondere, ma prefer alzare il bicchiere
e bere un sorso.
E se andassimo a mangiare qualcosa? propose lui, sganciando
delicatamente il braccio dalla presa di Margaret con il
pretesto di cederle il passo su quel sentiero angusto. Avevo il
cuore che mi batteva fortissimo, come se avessi davvero corso
per raggiungere Lillian prima che la sua schiena si dileguasse
nella massa sempre pi compatta di gaudenti che affollavano
la terrazza, debordando fino ai margini bui del prato in una
marea crescente di seta e lustrini e fasce da smoking.
Ottima idea, dissi prendendo il bicchiere di Spencer e
bevendo un sorso di scotch che mi bruci come una fiamma.
Ci tuffammo nella corrente di coppie danzanti che si
muovevano pi o meno in senso orario sulla pista da ballo di
pietra, a parte qualche coppia che si dimenava negli angoli,
incapace di unirsi al flusso, come pesci intrappolati nei mulinelli
tra gli scogli. Quando arrivammo alla sala da pranzo,
l'ingresso era intasato dal primo rivolo di ospiti in partenza.
Una truppa di cameriere di colore con i grembiuli di pizzo
aveva abbandonato la cucina per recuperare i mantelli delle
signore e riconsegnare i cappelli agli uomini.
In piedi accanto alla porta, con un cesto di vimini infiocchettato
al braccio, Twichell distribuiva con aria imbronciata
portachiavi ai signori e portacipria alle signore, oggetti che
recavano il nome delle imprese recentemente acquisite da
Prather. Ai portachiavi di ottone era appeso un cerchietto delle
dimensioni di un quarto di dollaro, con su incisa la massima
PER BEN DORMIRE, ALLO SLEEP-EAZE MOTEL DOVRAI VENIRE, mentre
i lucidi portacipria erano incisi con la kane cola far di te
UNA DONNA DI CLASSE E MAI PI SOLA!
Ne voglio uno, disse Margaret, sottraendosi alla conversazione
che avevo cercato di avviare con lei. Seguii Spencer
nella sala da pranzo, dove il tavolo del buffet era ormai ridotto
a un guazzabuglio di vassoi a cui era stato dato l'assalto. Ci
preparammo un piatto e andammo in biblioteca, dove Ling
stava raccogliendo sul suo vassoio laccato gli avanzi dei precedenti
commensali. Sul divano di pelle c'era una coppia seduta
a fumare. Ci sedemmo sulle poltrone davanti al camino con
i piatti in equilibrio sulle ginocchia. Prima di sentirmi sazio,
dovetti fare altri due viaggi al buffet, ma non vidi mai Lillian
in nessuna delle stanze che attraversai, prendendo ogni volta
la strada pi lunga. Spencer non si era mosso dalla biblioteca;
aveva parlato brevemente con la coppia e adesso stava
esaminando i libri sugli scaffali.
Guarda qua, mi disse quando tornai, facendomi segno di
avvicinarmi. Tir gi un libro alla volta, aprendoli al risguardo,
dove gli autori ricamavano ringraziamenti con calorose
dediche che si chiudevano con frasi del tipo Senza di te non
ce l'avrei mai fatta o Con i pi sentiti ringraziamenti al mio
stimato amico e critico. Rimasi meravigliato dal numero di
giganti della letteratura debitori nei confronti di Prather, ma
poi Spencer tir gi il libro che aveva scritto lui, A proposito
di niente. Al mio grande amico, il cui sostegno continuo e i
consigli hanno permesso a quest'opera di esistere. Guardai Spencer.
Non  la tua scrittura, commentai, colto da una lieve nausea.
No, disse. Non lo .
Spencer chiuse il libro e lo rimise sullo scaffale tra gli altri
volumi, poi scoppi a ridere; la sua ilarit era tale da fargli
tremare le ginocchia e venire le lacrime agli angoli degli occhi.
Prov a farmi partecipe dell'origine della sua allegria, ma non
riusc a produrre che fiotti di parole che degeneravano in sibili
preannuncianti un'altra scarica di risa mentre lui si piegava in
due, cercando a fatica di riprendere fiato e ritrovare la calma.
Alla fine, fece un profondo sospiro.
Oh, Gabriel, disse, asciugandosi con la manica un'ultima
lacrima,  solo che a Yale gli unici libri che comprava, a
parte quelli di testo, erano gli annuari. Gli annuari di tutti i
licei femminili: Emma Willard, Concord Academy, Abbott,
Brearley, Dana Hall, Garrison, scegli tu. C'era uno che glieli
procurava. Dicevamo sempre: "Be', almeno legge qualcosa di
diverso dai bilanci che gli manda il padre". Immagino che sia il
suo modo di accedere alla grande letteratura, ed  fantastico.
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
Poco dopo le due, l'orchestra smise di suonare e cominci
a raccogliere gli strumenti. La maggior parte degli ospiti se
n'era andata; restavano solo gli ultimi irriducibili, festaioli
che si attardavano al bar o coppie che si erano appartate
agli angoli della terrazza o sul bordo della piscina. Come lo
champagne stappato da troppo tempo, la serata aveva perso la
sua effervescenza. Il silenzio era caduto sul regno di Clayton,
e si sentivano le rane del lago trillare una sinfonia di accordi
minori, a intervalli di otto battute, creando un malinconico baccano.
Ci eravamo nuovamente imbattuti in Clayton che regolava i
conti con gli addetti alla ristorazione. A quanto pare, erano in
disaccordo sul compenso, cos ci prese da parte per chiedere a
Spencer dei soldi in prestito. Quando Spencer sal a prendere
il portafoglio, Clayton mi mise un braccio intorno alle spalle
e mi spinse via dalle corpulente donne che aspettavano irate
in gruppo davanti alla porta della cucina. Attacc a parlarmi
delle favolose possibilit di investimento rappresentate dalle
due compagnie che aveva appena acquistato, e a reclamizzare
i vantaggi legati all'acquisto di azioni della Kane Cola che, mi
spieg, fabbricava una bibita al gusto di vaniglia molto in voga
a sud della linea Mason-Dixon. Il suo piano era di introdurre
il prodotto nel New England e nel Midwest, e deline brevemente
alcune operazioni pubblicitarie che aveva in mente. Ero
lusingato di ricevere le sue attenzioni, anche se, al principio,
pensavo che si stesse burlando di me con la sua capacit di
vendita o, peggio ancora, che mi avesse confuso con un altro
a cui erano veramente destinate le sue complesse strategie di
investimento. Ormai era del tutto ubriaco, ma cominciai a
capire che quel flusso di parole persuasive non aveva niente
a che vedere con la sua ebrezza. La questione, credo, era pi
sottile: voleva che fossi io a ripetere le sue ciance a Spencer
anzich affrontarlo lui direttamente.
Spencer gli consegn una considerevole somma di denaro,
che Clayton accett con qualche rapido ringraziamento prima
di uscire e congedare la station wagon piena di stanche donne
di servizio, le cui lamentele si udivano appena attraverso la
finestra aperta. Quando rientr, ci port nel suo studio, dove
con orgoglio quasi infantile ci mostr un'opera di Rembrandt
Peale, ovvero l'imponente ritratto di Alexander Ambrose
Gibbs, nostro bisnonno, dal quale aveva ereditato il nome
nostro zio Ambrose. La cornice era stata cambiata rispetto a
quando il quadro troneggiava nello studio di nostro padre, ed
era adesso inghiottito in una cornice riccamente decorata che,
come osserv in seguito Spencer, non era dell'epoca giusta.
Mi  costato un occhio della testa, all'asta di Sotheby's,
disse Prather, ma ho pensato che valeva la pena farti un favore, diamine.
Mi hai fatto dei grandi favori, replic Spencer con affilata
ironia. Prima di avere il tempo di elaborare il concetto, fummo
interrotti dall'arrivo di Vanessa Demmerly, che spalanc
la porta e fece irruzione nella stanza con una raffica di scuse
perch era stata trattenuta. Assomigliava esattamente alla
sua foto, ma in grande, avvolta nella sua pelliccia che doveva
essere soffocante in una serata cos calda.
Ho la marmocchia al seguito. La tata si  licenziata stamattina,
dichiar, quasi a voler prevenire ogni rimprovero,
ma Prather sembrava non essersi accorto della sua assenza,
anzi, non ricordava neppure di averla invitata. Batt confuso
gli occhi finch non intervenne Spencer: Possiamo aiutarla a portare dentro i bagagli?
S, intervenne galante Prather, con un entusiasmo forzato
nella voce. S, dobbiamo occuparci di te e della piccola
Gloria, ora che siete finalmente arrivate! Diede inizio alla sua
assistenza, aiutandola a sfilarsi l'enorme pelliccia che, aggiunta
ai capelli biondi tinti e raccolti in un'elaborata acconciatura, la
facevano sembrare scandinava, o un personaggio wagneriano
troppo magro per essere il protagonista principale. Prather si
diede da fare per prepararle uno stinger, per il quale la donna
aveva manifestato un bisogno pi impellente di quello di
sistemare i bagagli o la figlia, dettagli scomodi che quell'opportunista di Prather scaric su di noi.
La donna aveva parcheggiato la sua Cadillac Eldorado
proprio davanti alla casa, bloccando cos il vialetto d'accesso.
Andai a prenderle le numerose valigie nel bagagliaio mentre
Spencer faceva ricorso al suo fascino per convincere la bambina
a scendere dalla parte del passeggero. Aveva otto anni
al massimo, e con le sue magre gambette continuava a tirare
calci al cruscotto. Mentre la portava a cavalluccio dentro casa,
io mi dibattevo con un assortimento di bagagli di cuoio che
sarebbero bastati, immagino, per un giro dell'Europa di un
mese. Ma non avevo dubbi che Spencer si fosse fatto carico
del compito letteralmente pi difficile, visto che la piccola
Gloria gli tirava i capelli e lo frustava con la bambola per farlo galoppare.
Spencer la consegn a Ling, che portava un kimono marrone
sopra il pigiama a righe di cotone ed era stato palesemente
tirato gi dal letto. A giudicare dall'intonazione e dal modo
in cui prese per mano la bambina, bofonchi in cinese quello
che poteva solo essere una serie di bestemmie, concludendo
con: Tu dormi adesso. Molto tardi per piccola bambina.
Niente cattiva-cattiva, okay? E mentre la portava via, sentii
la piccola che tentava di negoziare frignando.
Mamma ha detto che posso avere una caramella, ripet
Gloria per tutto il corridoio finch una porta si chiuse
finalmente su quella voce esasperante. Vanessa Demmerly
si era buttata di traverso sui braccioli di una poltrona, con
le lunghe gambe accavallate di lato, facendo dondolare una
scarpa sulla punta del piede in quella che era evidentemente
una posa provocante gi sperimentata. Certo era, per usare
un'espressione di zia Lavinia, che non si smuoveva pi di
tanto per la figlia, e non si era sprecata nemmeno per un
bacetto della buonanotte. Invece, dopo aver mescolato il
ghiaccio con il dito indice, se lo lecc.
Bisogna che vada subito a letto, annunci rivolgendosi
con uno sbadiglio a tutta la stanza, bench fossimo presenti
solo io, Clayton e un tipo grassoccio che era appena entrato;
la sottile montatura metallica degli occhiali gli conferiva
un'aria accademica, smentita solo dalla risata sonora e sibilante
che gli usc come un rantolo simile all'aria che sfiata da
un pallone forato. Vanessa si volt a guardarlo e poi disse:
Senti, Poindexter, mi fa piacere che mi trovi tanto divertente,
ma non c' nulla di buffo riguardo al sonno di bellezza.  il
primo bisogno di una ragazza, a parte i soldi e un massaggio
di tanto in tanto.
L'uomo proruppe di nuovo in una risata fragorosa e sibilante
in omaggio allo spirito della giovane donna; le guance gli
erano improvvisamente avvampate e per un istante lo fecero
assomigliare alla caricatura grottesca di un cherubino, con i
suoi boccoli d'oro sopra lo sguardo concupiscente.
In realt, mi chiamo Gerald, annunci quando smise di
ridere. Vanessa lo ignor e apr con uno scatto il portasigarette.
Trovandolo vuoto, schiocc le dita verso il suo ultimo
oggetto di disdegno. Sigaretta? ordin a Gerald mentre
riaccavallava le gambe.
Clayton guard l'orologio e lasci la stanza, incespicando
appena sulla soglia. L'atteggiamento felino di Vanessa Demmerly
aveva qualcosa di vagamente inquietante: pareva una
pantera che all'improvviso sarebbe potuta saltare alla gola di
chi le stava accanto. Si stir languidamente per prendere una
delle sigarette di Gerald e si inarc per arrivare all'accendino.
Augurai la buonanotte e, una volta fuori, mi incamminai verso
il gazebo. Chiss se Spencer era andato a letto o se l'avrei
trovato in mezzo agli altri ospiti che parlavano a voce bassa
intorno alla piscina a quell'ora tarda della notte, con le voci
che fluttuavano nel buio in una ragnatela di mormorii.
Mi appoggiai alla balaustra di legno e alzai gli occhi al
cielo stellato e vidi una stella cadente attraversare la nera
immensit; e poi un'altra ancora, pi in basso sull'orizzonte.
Nelle tenebre, una voce mi si rivolse dal prato sottostante.
Credi sia meglio esprimere sempre lo stesso desiderio, per
aumentare le possibilit che si avveri, o cambiare, desiderando
ogni volta una cosa diversa e allargare dunque il raggio delle
possibilit?
Guardai sotto la balaustra e vidi Lillian sdraiata sull'erba,
con un braccio piegato sotto la testa.
Davvero non saprei, risposi, dimenticandomi del mio
nervosismo. Met delle volte non mi ricordo neppure di
esprimerlo, un desiderio; oppure desidero una cosa cretina,
sciupando l'occasione.
Del tipo? chiese sollevandosi sul gomito e scuotendo i
capelli, che le ricaddero sulle spalle.
Oh, non saprei. Qualcosa che desidero ardentemente in
quell'istante. Come una fetta di torta di zucca, per esempio,
o qualcosa di ugualmente stupido. Una cosa che si potrebbe
facilmente ottenere in un altro momento, ma non mentre la
desideri.
Rise, e sentii che sorridevo senza volerlo; era come se la
mia anima fosse fuoriuscita dal completo di lana e fluttuasse
ora nell'atmosfera eterea, dove la luce delle stelle mi sfiorava
con il suo lontano calore. Vedendola tremare, scesi i gradini
del gazebo e il declivio erboso dove era distesa e le misi la
mia giacca sulle spalle.
La tua amica  arrivata, sai, dissi sedendomi accanto a lei.
E chi sarebbe? domand.
Vanessa Demmerly, risposi, compiaciuto di sapere il
nome nonostante Clayton non si fosse degnato di fare le
presentazioni.
Lillian rise un'altra volta. Dubito che Vanessa abbia amici,
ma solo accessori umani, ribatt in tono pragmatico.
Non ti sta simpatica! sbottai. Lei strapp un filo d'erba,
se lo mise in bocca e fece un fischio secco e nasale. Poi pieg
la testa di lato e riflett su quanto avevo appena detto.
 complicato. Anzi,  una delle cose che di lei mi piacciono.
Non  una sciocca. Non se ne va in giro a raccontare la
sua triste storia. Tutti pensano che abbia lasciato il capitano
Demmerly, l'eroe di guerra, perch era tornato a casa mutilato,
senza una gamba, vero?
Annuii con l'aria di chi la sa lunga, ma sperando che nel
buio non vedesse quanto spudoratamente mi fingevo al corrente
della storia.
Be', sono tutte stronzate.
Era la prima volta che sentivo una donna usare certi termini;
una donna bella, almeno. Solo la signora Austin, che si
sbronzava al Greenfield Country Club e parlava con un accento
inglese sempre pi finto, diceva parolacce in pubblico, e solo
quando il marito la faceva risalire a forza nella loro Cadillac
bianca per riportarla a casa. Leggermente scioccato e parecchio
emozionato, cambiai posizione sul prato per celare l'effetto
che le sue parole avevano su di me.
La verit , prosegu, che il Peter Demmerly di cui era
follemente innamorata non ha mai fatto ritorno. Le ferite alla
testa l'avevano cambiato e non era pi lo stesso uomo che
lei aveva amato. La sua mutilazione non c'entrava niente. Si
trattava di cose difficili da spiegare: non la baciava pi come
prima; non aveva pi lo stesso senso dell'umorismo; aveva
una personalit nuova. Era completamente diverso. E lei non
voleva passare la vita a fingere di non essersi accorta della
trasformazione. Non credo che questo faccia di lei la stronza
che tutti dicono.  solo infelice e sente un gran vuoto. Sai,
prosegu Lillian allungando le braccia sopra la testa, quando
si tratta di infelicit, io sono una snob terribile. Lei mi fa molta
pena, ma credo che i suoi sentimenti manchino di sfumature.
E nell'anatomia della malinconia, la sfumatura  l'equivalente
dell'anima. Credo che il vero...
Stava per proseguire, ma fu distratta da una sagoma indistinta
che risaliva la collina. Quando si avvicin, vidi che era
Spencer. Si era tolto la camicia e la portava arrotolata insieme
alla giacca sotto il braccio, con scarpe e calzini nell'altra mano.
Era bagnato. Le gocce d'acqua gli brillavano sul torace
e gli colavano dai capelli. Era di una tale bellezza classica in
quel momento, come un kouros greco, che provai una fitta
di irritazione e desiderai che se ne andasse.
Non ho saputo resistere, disse avvicinandosi. Fermo a
una certa distanza da dove eravamo seduti, scosse i capelli
come un cane che si scrolla dopo il bagno. Gi al lago
non c'era nessuno e l'acqua  ancora calda, con solo un
tocco di foschia sulla superficie. Ho anche visto qualche
stella cadente, aggiunse alzando gli occhi per investigare
nuovamente il cielo. Clayton non ha certo lesinato sulla
magia. Mi aspettavo quasi di vedere dei cigni danzanti uscire
dal bosco. Mi si sedette accanto e dalla giacca spiegazzata
tir fuori un pacchetto di sigarette e ce lo offr. Lillian fece
segno di no con la testa, ma io ne presi una e restammo a
fumare in silenzio per alcuni minuti, guardando le stelle.
Poi lui spense la sigaretta e si alz in piedi. Buonanotte,
disse piano a Lillian. Non andare a letto troppo tardi, si
rivolse a me, facendomi arrossire nel buio.
Non ricordo di cosa parlai dopo che se ne fu andato, ma
furono solo chiacchiere, parlammo del pi e del meno; fu
quella che in seguito identificai come conversazione da salotto.
Poi, Lillian si alz di scatto e propose: Andiamo, ho la cosa
giusta per te, amico mio. Mi porse la mano e mi fece rialzare,
trascinandomi dietro di s in una mezza corsa verso la casa.
Non avevo idea di cosa avesse in serbo, ma era inebriata dal
suo progetto, e rideva mentre io le barcollavo dietro. Mi guid
alla porta della cucina sul retro e mi fece segno di tacere. Le
luci erano spente, ma arriv velocemente al frigorifero, il cui
arco di luce le rischiar il viso quando si chin per prendere
qualcosa dal ripiano centrale.
Chiudi gli occhi, ordin. Obbedii nonostante fossi molto
tentato di guardarla, poich in quell'istante il suo viso era
radioso nella luce del frigorifero. La sentii aprire cassetti e
credenze e poi accendere un fiammifero.
Adesso, disse, aprili. Il frigorifero era stato richiuso
e un'unica candela accesa era stata collocata su un piattino. I
suoi piccoli raggi di luce tremula proiettavano immense ombre
danzanti attraverso la stanza, rivelando cos nella loro luce
gialla il tavolo di formica. Dalla mia parte c'era un piattino,
quasi invisibile con sopra una fetta di torta alla zucca e una
forchetta piantata come un pennone di metallo sulla stretta
prua. Lillian osservava il mio viso, che rifletteva la mia gioia.
L'ho trovata prima quando sono venuta qui a cenare.
Cercavo della carne fredda, e le donne sono state adorabili
con me, spieg, perch, chiss perch, non avevo la forza
di mangiare insieme con gli altri invitati. Non sono affatto
timida,  solo che non ho niente da dire a un gruppo di
sconosciuti. E un lato del carattere che ho ereditato da mia
madre, credo. Ma lei, in societ, teneva un comportamento
a dir poco eccentrico.
Mangiai la torta sotto i suoi occhi di conoscitrice non solo
dell'infelicit, ovviamente, ma anche di quella specie rara di
felicit che  prossima alla grazia: quei momenti in cui si 
completamente e assurdamente contenti che il mondo si impregni
di sublime, come se un'infatuazione immensa e vaga
abbracciasse l'intero pianeta, con tutto quanto il resto. Era
quasi l'alba quando le augurai la buonanotte sul pianerottolo delle scale.
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
Mi svegliai che era mezzogiorno passato, e il letto di Spencer
era vuoto, le coperte erano state tirate in un pietoso tentativo
di fare ordine. Per quanto mi fossi sforzato di evitarlo, mi
ritrovai con un doposbornia di notevoli proporzioni. Era
evidente che Spencer l'avesse previsto, dato che aveva lasciato
le tende ben chiuse e tre aspirine e i suoi occhiali da sole sul mio comodino.
Mi vestii lentamente, restando seduto sul letto per tutto
il tempo, come un vecchio invalido. La camicia pulita e il
completo di lino sembravano di un bagliore accecante, e il
loro biancore mi fece chiudere gli occhi; ma il bisogno di caff
mi spinse a non arrendermi, a sopportare niente di meno che
il rumore stridulo del rubinetto, la forza brutale dell'acqua
che martellava il lavabo per riecheggiarmi non meno violenta nelle tempie.
Reggendomi al corrimano, scesi l'interminabile scala che
mi separava dal caff e, forse, dalle gentili cure di Ling, nel
quale riponevo ora le mie speranze per ottenere qualche
antico rimedio orientale capace di rimettermi un minimo in
sesto; un intruglio, pensavo, a base di erbe, nero ma assai
efficace. Ling non si vedeva da nessuna parte, contrariamente
a Gerald che era molto visibile, a pancia all'aria sul divano
del salotto; russava leggermente stringendosi un cuscino al
petto, la testa sul bordo, l l per cadere. Trovai Margaret,
anche lei con gli occhiali da sole, curva sul tavolo della
colazione deserto, in contemplazione del fondo della tazza
del caff. Quando sollev lo sguardo e mi not, forz un
sorriso sulle labbra e le apparve uno sbaffo di rossetto sugli
incisivi superiori. Era quel genere di dettaglio sgradevole
che mi faceva rivoltare lo stomaco, ma feci un grande sforzo
per salutarla, muovendo la testa con cautela per infliggermi
solo il minimo dolore richiesto dall'esercizio.
Che festa, gracchi con la voce inaridita di chi giace sul
letto di morte, forse solo un po' pi forte e meno rassegnata.
Mi versai una tazza di caff da una caffettiera tiepida sul buffet,
accanto a un piatto di uova strapazzate stantie, secondo
dettaglio che mise alla prova il mio stomaco.
Provai a concentrarmi su qualcos'altro, respirando con la
bocca per combattere il moto di nausea che montava nella
vacua desolazione collocata tra i lombi e il naso. Purtroppo,
avevo la testa vuota tranne che per un'immagine impressionante
impossibile da bandire, quella della furia che Margaret
avrebbe scatenato su di me se avessi vomitato a tavola.
Mi sarei sicuramente scusato ed eclissato se avessi avuto la
certezza di produrre parole e non materia, ma mi sembrava
impossibile lasciare la tavola senza spiegazioni nel bel mezzo
delle disquisizioni di Margaret sull 'etichetta nell'arte del ricevere.
Era ancora fuori di s per la questione delle scarpe, a
quanto pare, e la cipria nel portacipria che le era stato donato
era di una tonalit troppo chiara. Non c'erano abbastanza
forchette da dolce per tutti gli invitati e il burro era salato.
Alcuni uomini non si alzavano in piedi quando una signora
entrava nella stanza, e nessuno l'aveva aiutata a togliersi il
bolero quando le era venuto troppo caldo per via delle danze.
I criteri di Margaret erano spaventosamente implacabili.
Meglio insudiciarmi l a tavola e poi fingere di perdere i sensi,
crollare a terra e tenere gli occhi chiusi finch un essere pi
gentile non si fosse occupato di me. Ma prima di ridurmi a
tali rimedi estremi, entr Twichell con del caff appena fatto
e un toast non imburrato.
Suo fratello suggerisce di cominciare cos, disse mettendomi
il piatto di fronte. Rimase impalato come se avesse
intenzione di controllarmi mentre mangiavo, ma lo ringraziai
e lui usc prontamente, fischiettando sottovoce la popolare
melodia Whatever Lola wants, Lola gets, e non potei fare a
meno di pensare che fosse diretta a me. Riuscii a mangiare
il toast e dopo il terzo caff decisi che la violenta luce di
mezzogiorno non poteva essere una punizione pi crudele
della prospettiva di ascoltare Margaret; cos feci un allegro
commento sul fatto di affrontare la giornata e, inforcando gli
occhiali da sole di Spencer, aprii la portafinestra affacciata
sul prato.
Ling percorreva lentamente la distesa d'erba raccogliendo
mozziconi di sigaretta con una fiocina di bamb; era
uno spettacolo deprimente, cos lo salutai con raddoppiato
entusiasmo, complimentandomi per la sua meticolosit. Mi
guard con manifesto disprezzo, cos cambiai rapidamente
discorso e gli chiesi se avesse visto Spencer. Replic che
non lo sapeva, una risposta volutamente inutile e ancor
pi seccante di un semplice no. Mi accesi una sigaretta a
mo' di tacito rimprovero e mi avviai verso la piscina, dove
un gruppetto scheletrico si era radunato sotto un grosso
ombrellone a righe.
L'uomo anziano dall'aria distinta che la sera prima avevo
visto tracannare champagne dalla bottiglia era in costume da
bagno, e scendeva prudente i gradini nella parte bassa dell'acqua.
I peli del petto erano argentei e, nonostante fosse magro
per la sua et, i pettorali gli pendevano come le mammelle di
una cagna. Lo salutai con un cenno della mano, lui rispose
e poi si tuff, creando una serie di onde che schizzarono sul
lastricato e suscitarono un coro di gridolini da parte delle
donne sotto l'ombrellone. Vanessa emerse dall'ombra e mi
guard strizzando gli occhi. Indossava un costume da bagno
con un gonnellino rosso e un ridicolo cappello da sole ornato
di conchiglie e con un bordo sfrangiato di fronde di palma,
il genere di roba che si potrebbe vincere giocando a bingo in
un villaggio turistico dei Caraibi.
Oh, disse in tono deluso. Pensavo che fosse Twichell.
Mi serve altro ghiaccio.
In cucina ce ne sar sicuramente una bella scorta, risposi,
pur non volendo, con una certa insolenza. Guardai
Lillian, che era dietro di lei, con indosso un prendisole di
cotone bianco a pois blu. Paragonato a quello di Vanessa, il
suo cappello era austero: cupola bassa, tesa larga, ma nessun
ornamento, neppure un nastrino o un fiocchetto. Aveva classe
e produceva l'effetto che Hadley andava sempre cercando
senza mai riuscirci.
Ma Vanessa si mosse per bloccarmi la visuale. Immagino
di s, ribatt acida, visto che Twichell  pagato perch il
ghiaccio ci sia, in cucina e nei nostri bicchieri. Rimasi per
un attimo sconcertato dalla ferocia con cui mi aveva abbaiato
contro quelle ultime parole. Per lo spazio di un secondo
temetti di scoppiare a piangere. Le mani mi tremavano per la
dura umiliazione inferta come un violento colpo al mio corpo.
Di solito non amo i conflitti ed evito sempre di ricorrere alle
mani. Avevo partecipato a una sola zuffa - un vero record a
Renwick - pertanto non avevo molta esperienza nel settore,
ma dubito che sarei rimasto pi scosso di cos se mi avessero
aggredito fisicamente.
Lillian mi sorrise, ma io distolsi goffamente lo sguardo.
Gabriel, annunci. Ti aspettavo per mostrarti una cosa.
Ti va di fare una passeggiata fino al lago?
Annuii e mi rimisi gli occhiali da sole sul naso, sforzandomi
di ritrovare la calma. Lei prese una cartella di paglia da sotto
il tavolo al quale era stata seduta e me la porse. Porta tu il
nostro equipaggiamento, disse, mentre io cerco un fiordaliso
da metterti all'occhiello.
Le camminai accanto in silenzio fin oltre il gazebo e a quel
punto sbottai:  un'orrida serpe e ha i denti troppo grandi,
aspettandomi che Lillian concordasse completamente con me,
dato che avevo la quasi certezza che avesse proposto quella
passeggiata per restare soli. Tuttavia mi sorprese replicando:
Avresti potuto offrirti tu di andarle a prendere il ghiaccio,
e lei avrebbe perso la testa.
Avrebbe fatto prima a prenderselo da s, risposi, conscio
del tono petulante della mia voce, ma ormai troppo infelice
per darmene pena.
Una donna come lei  abituata a ricevere molte attenzioni,
e poi tu sei un ospite, continu Lillian, chinandosi per
cogliere una margherita gialla.
 un'ospite anche lei, ribattei.
S, disse Lillian mettendomi la margherita sul risvolto
della giacca prima di darmi un colpetto sulla spalla, ma noi
siamo bravi ospiti. Il nostro compito  quello di controbilanciare
gli ospiti cattivi, di rendere facili e lievi le cose. Noi
veniamo invitati per stemperare le tensioni, e non per crearle;
pertanto  necessario perpetuare la finzione sociale secondo
la quale ci piace la compagnia degli altri ospiti cos come al
padrone di casa piace la nostra. Non  granch, in realt, se si
pensa a quanto si riceve in cambio. Insomma, guarda il lago.
E quel salice laggi, e il modo in cui la luce brama ogni cosa,
e ogni cosa ci appartiene in questo istante.
La luce brillava sui capelli di Lillian, esaltandone il castano
scuro con riflessi ramati; e capii cosa intendeva dire quando
parlava di desiderio della luce: quel modo che la luce aveva di
accarezzarle le spalle e di giocare sulle sue gote; di illuminare
le punte degli alberi e far brillare l'acqua. E aveva ragione
lei, naturalmente: sarei dovuto andare a prendere il ghiaccio.
Quando la trovammo dietro la rimessa delle barche, la
piccola Gloria portava un diadema di strass e un costume
da bagno rosso acceso. Si stava ingozzando di gelatine, che
si infilava a manciate nella bocca gi sporca di arancione per
aver divorato un ghiacciolo che le aveva colorato la lingua di
un color tramonto. Lo so perch il suo primo gesto nel vederci
fu quello di farci una bella linguaccia, rivelandone non solo la
stupefacente lunghezza, ma anche l'arcobaleno di caramelle
mezze masticate che vi si erano raggrumate al centro. Poi, con
un risolino aspro e soffocato che mi fece temere che si stesse
strozzando, corse via, scalpitando nell'erba e sferzando i fiori
con una canna che brandiva a mo' di frustino.
Lillian la chiam nel momento in cui scomparve con un
fruscio nel folto boschetto di alberi che orlava l'estremit del
lago. Gloria non rispose, ma si gir una volta per rivolgere un
indiretto segno di irriverenza dalla mia parte. Lillian sospir
e spinse una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
Quella bambina ha grossi problemi, pensai. Gli occhi di
Lillian erano fissi sul boschetto da cui alcuni uccelli si erano
alzati rumorosamente in volo.
Credo che abbia in mente qualcosa ma non so bene cosa,
disse Lillian con una voce che tradiva un'inquietudine inattesa
a cui per non fece minimamente cenno.
Andiamo, mi sollecit bruscamente, precedendomi
saltellando gi per lo scosceso tratto di sponda da cui poteva
ispezionare le vecchie barche a remi inclinate sulla riva del
laghetto come grossi animali dormienti, alligatori di legno
che offrivano al sole la pelle che l'inverno aveva coperto di
vesciche. Questa! esclam fermandosi davanti alla terza.
Esitai prima di salire a bordo; mi erano bastate poche esperienze
di canottaggio per capire che era uno sport poco adatto
a me. Ricordavo di avere avuto problemi nel remare e che lo
sforzo mi aveva presto risucchiato ogni energia della parte
superiore del corpo. Ma non ebbi occasione di mettermi
in ridicolo. Lillian salt leggiadra a bordo e si accomod al
posto del rematore.
Spingi, mi ordin, sorridendo come una bambina mentre
io facevo scivolare la barca sull'acqua con una spinta. Feci
appena in tempo a salire alla meno peggio all'ultimo momento
prima che lei allontanasse la barca con il primo colpo di remi.
Lillian remava con regolarit, facendo tintinnare i remi nei loro
scalmi di metallo con la precisione ritmica di un metronomo,
mentre io mi sistemavo dietro con un piacere smodato per
quella inversione di ruoli. A ogni colpo, vedevo il suo petto
sollevarsi sotto il tessuto del vestito, tendersi al massimo sotto
il corpino attillato.
Ti serve un cappello, osserv Lillian. Altrimenti, ragazzo
caro, ti scotterai in mezzo all'acqua.
Il sole aveva un effetto salutare sul mio stato generale; i
resti della mia emicrania e il pessimo umore con cui avevo
iniziato la giornata si dissiparono in quell'onda bianca. Ero
molto toccato dalla premurosa tenerezza di Lillian; e la parola
caro, che le perdonavo di avere associato alla parola ragazzo,
pronunciata da chiunque altro mi avrebbe infastidito
non poco.
Ne ho uno solo e l'ho lasciato a casa, naturalmente,
dissi socchiudendo gli occhi sotto la mano che tenevo a mo'
di visiera. Ma, tranquilla, male che vada mi usciranno le lentiggini.
Non mi brucio mai veramente, la rassicurai. Questa
 stata un'idea splendida.
Lillian sorrise e con il polso spinse indietro i capelli, lasciando
che la barca andasse alla deriva per un istante. Senti,
c' un tordo beffeggiatore.
Non saprei distinguere un tordo beffeggiatore da un corvo,
dichiarai pigramente. In realt, pensavo che da queste
parti ci fossero solo piccioni. Ma se lo dici tu, ci credo. E poi,
suona bene, non trovi, annunciare: "Oggi ho sentito un tordo
beffeggiatore". Come direbbe Byron, tra un bicchiere e l'altro,
se ci fosse un vuoto nella conversazione prima di cena.
Dubito che avesse molti vuoti, rispose trascinando la
mano nell'acqua. Poi rise. E dubito che un tordo beffeggiatore
sia abbastanza elegante per attirare l'attenzione di un libertino
come Byron. Persino il tanto decantato usignolo farebbe fatica
a distinguersi nel reame dei veri disillusi.
Le brillavano le gote, e la brezza sfiorava l'acqua placida
increspandone la superficie. Guarda, su quell'albero! indic
puntando il dito. Lillian gir la testa per seguire il volo di uno
sparviero.  un maschio, annunci in tono autorevole. Vedi
il grigio sulle ali? Alle femmine manca. L'uccello era uscito
in picchiata dal nostro campo visivo, ma Lillian continu a
osservare la sommit dentellata del bosco, nel punto in cui
incominciava il cielo. Una volta un poeta ha descritto il volo
dello sparviero come i capricci del cuore umano resi visibili'.
Lapadini, esclamai, felice di riconoscere il verso grazie
alla traduzione di Spencer. Mio fratello aveva tradotto cos:
"le vicissitudini del cuore rese manifeste".
S, ottimo, disse sorridendo come se fossi stato io a lustrare
le parole perch avessero quella piacevole lucentezza.
E tu come fai a conoscere Lapadini? domandai incapace
di reprimere la curiosit. Spencer dice che  "il poeta pi
oscuro del mondo" perch esistono solo due manoscritti delle
sue opere, uno alla Biblioteca Nazionale di Parigi e l'altro alla
Biblioteca Bodleiana. Lui ha scoperto Lapadini leggendo una
nota a pi di pagina in un manoscritto del Tasso.
Lillian si stropicci il naso. Tasso? Ignoravo il legame.
Sidney fa menzione dell'opera di Lapadini in una delle sue
lettere. Mi piaceva il titolo: "Il guardiano del dolore". Non mi
 stato concesso di toccare il manoscritto. Un signore vecchissimo
in guanti bianchi voltava le pagine per me quando con
la testa gli facevo segno di procedere. Sembrava lui stesso il
guardiano del dolore.
La barca scricchiolava come un'amaca che dondola, cullata
dallo strofinio del legno sull'acqua. Lillian pos i remi
sul bordo della barca e li fece ruotare, come se fossero una
bottiglia di vino, per evitare che sgocciolassero.
Cosa ci facevi alla Bodleiana? le domandai.
Ero alla Biblioteca Nazionale e non facevo niente di
speciale. Passavo il tempo, rispose con l'evidente intenzione
di cambiare discorso.
Sei una spia? sbottai.
Se lo fossi, non te lo direi, rispose sorridendo per la mia
frustrazione.
A me potresti dirlo, cercai di blandirla. Sono famoso
per saper mantenere i segreti. Infatti,  l'unica maledetta cosa
per cui ho una buona reputazione, quindi dimmelo.
Lillian rise e si pass distrattamente la mano fra i capelli,
scompigliando la scriminatura. A riva, un gruppo di fringuelli
gialli, attratti dalle briciole di pane, saltellavano intorno a
Gloria che, accovacciata in mezzo a loro, aveva l'aria annoiata
e stoicamente paziente. Lei cerc di catturare l'uccello pi
vicino, ma il suo movimento maldestro li fece scappare tutti
con un turbolento frullio di ali per andarsi a raggruppare
poco pi in l.
Non  nulla di cos prestigioso, te lo assicuro. Niente biancheria
intima di seta dotata di tasche segrete. Niente pistola
con il calcio di madreperla nella borsetta. Mi sono occupata di
molte cose diverse, ma di spionaggio mai. Perlopi, tiro avanti
facendo un po' di questo e un po' di quello. E quando trovo
un lavoro pagato, non storco di certo il naso. Ultimamente,
per, sono stata soprattutto un'ospite, il che come ho provato
a spiegarti, richiede pi fatica di quanto non sembri.
Lillian rise, e la sua risata inebriante mi ricord il fruscio
delle foglie che vengono ammucchiate in grossi cumuli brillanti.
Accidenti, disse. Mi voltai e vidi il cappello di Vanessa
sull'acqua; puntava dritto verso di noi con la scaltra determinazione
di un serpente acquatico. Nuotava a rana, con gli
occhiali da sole appoggiati sul pelo dell'acqua. Avvicinandosi
alla barca, Vanessa grid: Non startene l impalato, giovanotto.
Vieni ad aiutarmi, santo cielo! Che mi si bagna il cappello.
Ah, come preferivo il giovanotto di Vanessa al ragazzo
caro di Lillian, riflettei mentre la sollevavo, gocciolante
d'acqua e imprecazioni, a bordo della nostra imbarcazione
profanata. Dall'altra parte del lago vidi Clayton, in tenuta da
tennis, che dall'alto del prato agitava uno shaker da martini
verso di noi. L'oggetto brillava come un faro nel sole del
pomeriggio, trasmettendo il suo irresistibile messaggio con
dei raggi che si propagavano attraverso l'acqua, giungendoci
sotto forma di frecce di luce spezzata. Vanessa si alz in piedi e
batt le mani, facendo oscillare violentemente la barca, mentre
gridava: Guardate! Guardate! Il nostro salvatore! Giusto in
tempo. Tutta quest'acqua mi ha messo sete. Lillian si sbrig a
tenderle la mano per non farle perdere l'equilibrio. Siediti e
ti ci porto, disse in un tono autoritario e persuasivo insieme.
Lillian rem vigorosamente; ogni colpo di remi sembrava
allontanarla sempre di pi dalle chiacchiere di Vanessa, che
si levavano nell'aria come bruma e si diradavano ancor prima
che le sillabe si fossero raffreddate, lasciandosi alle spalle non
la scia, ma la traccia turbolenta dei remi che fendevano l'acqua
verde. Mentre Lillian si lasciava cullare dal movimento
ripetitivo dei remi che avvolgevano il laghetto in ordinate
pieghe doppie, il suo viso rivolto al cielo, dove fluttuava
qualche sfilacciato brandello di nuvola, assomigliava a quello
di una santa.
Vanessa si interruppe a met frase per guardarla. Stava
parlando dell'aria condizionata nella Chrysler di Harold
Zimmermann quando finalmente si accorse che Lillian si era
estraniata per un istante, e che il corpo era stato trasformato
dal pensiero o dal ricordo che lo abitava. Aveva assunto la postura
rilassata di una bambina allampanata. Aveva un puntino
di fuliggine sullo zigomo che pareva un neo, e l'espressione
beata della fuga sul volto, come se stesse marinando la vita
che divideva con tutti noi.
Vanessa studi l'incarnazione fanciullesca seduta davanti
a noi e pieg la testa per ascoltare un rumore lontano, ma
incapace di resistere oltre, schiocc forte le dita, fendendo
l'aria immobile con una brutale insistenza.
Lillian alz gli occhi su di noi. Il suo viso si dissolse come
quello di un sognatore che, svegliandosi, scopre i contorni
di una stanza; e nel tempo di un istante, la paura apparve nei
suoi occhi.
Mi era tornata in mente una cosa... disse con un fremito
impercettibile nella voce.
Avrei voluto chiederle cosa avesse potuto commuoverla in
maniera tanto evidente, ma eravamo gi arrivati alla rimessa
delle barche e Vanessa mi stava praticamente scavalcando per
precipitarsi sulla terraferma, con la bocca che lanciava ordini
alla stessa velocit con cui le sue lunghe gambe coprirono la
distanza che la separava dal prossimo evento.
Un gruppetto di gente era confluito sulla terrazza e faceva
la fila davanti ai martini di Clayton e ai club sandwich che
Twichell aveva disposto su un vassoio accanto a una ciotola di
insalata di patate e a una pila di piatti di plastica. Un bouquet
di forchette di plastica occupava un bicchiere da vino e aveva
suscitato la disapprovazione di Margaret. Ne prese una e la
agit verso di me, inarcando polemicamente un sopracciglio,
come a indicare una complicit tra noi fondata su una tacita
insoddisfazione.
Spencer arriv dal campo da tennis intento a conversare
con l'uomo anziano che avevo visto alla piscina. Provai a
incrociare il suo sguardo, ma l'attenzione di Spencer era
tutta concentrata sull'uomo dalle tempie grigie che lo stava
conducendo verso due poltrone di vimini nell'angolo. Genio
dello shaker, Clayton dispensava il suo balsamo come un
sacerdote che provvede alle necessit della folla bisognosa
che lo circonda, offrendo con oliva o cipollina una battuta,
ultima guarnizione al suo ospitale intruglio.
Lillian era seduta per conto suo nel gazebo a mettere in
ordine di grandezza una manciata di pennelli. Quando mi
avvicinai, chiuse la sua cassetta di acquerelli; avvolta dalla
tristezza, aveva le spalle curve e la testa china, che sembrava
un peso attaccato al lungo collo. Sapevo bene che le donne
hanno sbalzi di umore; in fin dei conti, ero stato praticamente
cresciuto da zia Grace, e Hadley non era immune alle crisi di
collera. Ma nella mia esperienza, la tristezza non faceva mai
parte delle emozioni da esibire, e nel vederla cos manifesta,
provai vergogna, mi sentii un guardone, testimone di uno
spettacolo proibito, come zia Grace nella sua guaina.
Ehi, dissi.
Ehi, ripet lei.
Ti porto qualcosa da mangiare? le domandai.
Non ora, grazie, rispose prima di tornare a guardare la
cassetta dei colori verniciata di nero. Vi raggiungo tutti fra
un istante, aggiunse forzando un sorriso, e capii che desiderava
restare da sola. Mi era anche sembrato di aver sentito
una traccia di accento del Sud, ma non ho molto orecchio
per questo genere di cose, e quando tornai alla terrazza me
ne ero gi dimenticato.
Spencer mi fece segno di avvicinarmi e mi present il signor
Wincett, che lavorava per il Dipartimento di Stato. A quanto
pare, l'uomo aveva la sua stessa passione per la letteratura realista
francese e la storia politica dell'impero romano, e aveva
una certa cultura riguardo ai costumi delle trib montanare
del nord della Thailandia e le regole di accoppiamento degli
elefanti indiani, argomenti che avevano gi toccato nel corso
della loro conversazione. Mi salut con un cenno del capo e
ripet il mio nome prima di riprendere le sue riflessioni sul
materialismo dialettico di Marx ed Engels.
Mi scusai e andai al buffet, dove mi attardai davanti all'assortimento
di tramezzini giusto il tempo necessario per valutare
la compagnia che mi si offriva per il pranzo. A prima vista, la
situazione sembrava piuttosto tetra. Anzich assoggettarmi
alle nuove geremiadi di Margaret su cosa si fa e non si fa
quando si ricevono ospiti, e che sentivo mi stava facendo
segno di andarmi a sedere accanto a lei, finsi di non vederla,
rifiutando di piegarmi alle regole dell'etichetta per lei tanto
importanti e di cui aveva una conoscenza enciclopedica. Vanessa
discorreva dei nuovi modelli di reggiseno francesi con
Gerald, che ancora indossava lo smoking della sera prima e
sorseggiava il suo martini con un'aria alquanto strapazzata, e
con una donna che portava una specie di vestaglia viola, simile
a quella che avrebbe potuto indossare zia Grace a colazione
quando aveva ancora i bigodini in testa.
Non so perch, ma non sopportavo l'idea di mangiare
da solo, cos rimasi fermo e indeciso tra il manzo sotto sale
e l'insalata di tonno, finch Clayton non mi diede una pacca
sulla schiena e mi incoraggi: Prendili tutti e due. Non manca
certo da mangiare da queste parti !
Impilai i tramezzini sul piatto e seguii Clayton fino a due
sedie a sdraio, pestandogli i talloni delle scarpe nello zelo di
mantenere la vicinanza richiesta dalla conversazione.
Vacci piano, ragazzino, esclam sprofondando nell'abbraccio
imbottito della sedia a sdraio. Sei uno stacanovista
oggi, eh? chiese mentre si accendeva una sigaretta. Non
capivo bene cosa intendesse, ma feci segno di s lo stesso.
Tuo fratello, dal canto suo, lasci che il pensiero volasse
via insieme al fumo della sigaretta che scacci con la mano,
 un eccellente tennista, quando ci si mette. Abbiamo fatto
un doppio stamattina, continu ridacchiando, ma ho commesso
l'errore di metterlo in coppia con Wincett e quei due
hanno cercato di perdere apposta chiacchierando come due
gazze solo Dio sa di cosa. Il mio compagno era completamente
deconcentrato, ma poco importa. Non avevamo scommesso
soldi, ragazzino. Non so se mi spiego.
Annu e mi aspettai che accennasse alla conversazione di
qualche settimana prima, quando gli avevo telefonato. Speravo
che cogliesse l'occasione per mettermi al corrente sugli
sviluppi delle sue ricerche su Lillian, anche se, vedendola
tutta sola nel gazebo, provai vergogna ed ebbi l'impressione
di spiarla. Clayton, tuttavia, non mostr nessuna intenzione
di accennare a lei e cominciai a sospettare che forse non ricordasse
nemmeno che ne avevamo parlato.
Stavo cercando una maniera discreta per affrontare l'argomento
quando accadde una cosa straordinaria: si ud un urlo,
come uno squarcio lungo e doloroso che ci fece scattare in
piedi, e poi vedemmo Ling correre. Stringeva al petto qualcosa
che improvvisamente cominci a dibattersi, a dimenarsi
e strillare. Un uccellino dalle piume brillanti spicc il volo
sopra le nostre teste, ma saliva e cadeva come un aquilone
tirato da una mano incerta e malferma. L'uccello prov pi
volte ad atterrare, invano, lasciando gocce di sangue scuro
sulla pietra pallida della terrazza. Sanguinava e una goccia di
sangue aveva colpito Clayton, lasciandogli una riga scarlatta
sulla camicia bianca.
Ling singhiozzava con il viso deformato dall'espressione
raccapricciante dell'urlo atroce che usciva dal profondo del suo
corpo tarchiato, e sembr disfarsi mentre si dipanava, come
un filo di ferro affilato che ci sferzava tutti. Mentre eravamo
tutti impietriti e muti, Spencer prese Ling fra le braccia e lo
strinse finch non fin per cedere al conforto di quella stretta,
scoppiando in un pianto roco: Il mio uccello canterino, il
mio uccello canterino.
Fu Lillian ad acchiappare l'uccello e a tranquillizzarlo a
sufficienza per poterlo esaminare e pronunciarsi sul problema:
la zampa sinistra era stata mozzata. Il signor Wincett si offr
di accompagnare Ling e l'uccello, ora avvolto in uno strofinaccio,
dal veterinario di zona, mentre noi altri, scioccati, ci
interrogavamo a voce bassa sulle circostanze dell'incidente.
Non  stato un incidente, decret Lillian dopo essere
stata al granaio per esaminare la gabbia di bamb che ospitava
l'uccello. Ho trovato questo nella paglia accanto alla gabbia.
Aveva nel palmo il tagliasigari d'oro di Clayton, usato come
una ghigliottina sulla zampa dell'uccello.
Non guardare me, protest Clayton. E da ieri che lo
cerco. Avevo pensato che qualcuno l'avesse sgraffignato alla
festa.  un Dunhill. Dono di mio padre, spieg nervosamente.
Rilassati, sbott spazientita Lillian, nessuno sta accusando
te, Clayton.  stata Gloria, mi pare chiaro.
Come puoi dire una cosa del genere? obiett Vanessa
sulla difensiva, gettandosi un rapido sguardo intorno alla
ricerca della figlia, la cui assenza fino a quel momento era
stata bellamente ignorata.
 stata lei,  ovvio, ripet Lillian, questa volta addolcendo
il tono. Ha passato la mattina a cercare di prendere uccelli,
ma quelli selvatici sono troppo veloci per lei. L'ho guardata
mentre li faceva volare via quando ero gi al laghetto. Inoltre,
si  esercitata a smembrare le sue bambole. Al piccolo marinaio
manca un piede, e anche alla bambola. Che incredibile
coincidenza, non trovate?
Compreremo a Ling un altro uccello, fu la rapida proposta
di Vanessa. Pi bello.
Non  questo il punto, intervenne Spencer.
Mi occuper del problema immediatamente, si offr
Lillian voltandosi verso il granaio, prima che faccia del male
a qualche altra creatura.
Non picchiarla troppo forte, le disse Vanessa in tono
adulatorio prima di tornare al suo martini.
Io non la picchier affatto, rispose Lillian senza voltarsi.
Non servirebbe a niente. Ho un metodo diverso che, credo,
sar molto pi efficace.
Io e Spencer la seguimmo a una certa distanza, affascinati
dalla sicurezza che dimostrava di fronte a una situazione cos
delicata. Raggiunse a passo veloce la rimessa delle barche e
si diresse difilato verso un giovane acero. Si ferm ai piedi
dell'albero e si tolse i sandali, poi si arrampic sul lungo tronco,
in mezzo ai rami, dove scomparve dalla vista. Spencer si
gir verso di me, con gli occhi sgranati. Impressionante,
esclam. Non si  neppure fermata per cercare degli appigli.
Ci infilammo sotto il tetto di foglie e guardammo in alto.
Lillian si era seduta su un'inforcatura con la gonna del vestito
allargata a corolla sui ramoscelli nodosi. Su un ramo vicino
e leggermente pi in alto c'era Gloria, quasi interamente nascosta
dalle foglie a parte una chiazza di costume da bagno
rosso e una gamba grassoccia che penzolava, con le dita del
piede arricciate come un pugno furioso.
So cosa hai fatto all'uccello, inizi a dire Lillian. Non
vi fu nessuna risposta, ma Gloria spost il peso del corpo
facendo frusciare le foglie.
Forse sei arrabbiata e vuoi essere cattiva. Non so come
ti senti, Gloria, ma sono sicura che dopo aver fatto soffrire
quell'uccello non stai certamente meglio. Non ti senti come
avresti voluto. So che lo sfogo del momento pu dare sollievo,
ma alla fine rende solo il tuo mondo pi piccolo e cattivo.
Ci avvicinammo al tronco dell'albero per avere una visuale
migliore di entrambe. Adesso Lillian era in piedi sul ramo
principale e tendeva la mano a Gloria, il cui viso preoccupato
sembrava inspiegabilmente invecchiato.
Tieni, continu Lillian, ecco il tagliasigari. Prendilo,
insistette. Gloria allung la mano e prese l'oggetto scintillante.
A quel punto, Lillian fece una cosa terrificante: alz la mano,
tenendosi in equilibrio sul ramo come un funambolo, e infil
il mignolo nella bocca del tagliasigari.
Avanti, la sfid. Se vuoi la soddisfazione di ferire qualcuno,
ferisci me. Ti offro il mio dito. Avanti. Mozzalo.
La tensione era insostenibile. Spencer si mosse verso il
primo ramo ma alzai la mano per fermarlo. Temevo che il
minimo rumore mettesse in pericolo la sicurezza precaria con
cui Lillian si teneva in equilibrio. Credo che avessi persino
smesso di respirare.
Avanti, la incit,  un buon affare. Il mio mignolo,
subito, in cambio della certezza che non lo farai pi. Di,
sbrigati e facciamola finita, va bene? E poi mai pi. Questo
sar il gran finale.
Per un istante non udii pi nulla se non l'afflusso del
sangue nelle tempie, che pulsavano come un fiume in piena,
e poi ci fu un sospiro, e Gloria gett a terra il tagliasigari e
scoppi a piangere. Lillian si arrampic sul ramo superiore e
si avvolse intorno a quel costume da bagno rosso che tremava,
dondolandosi nella culla dell'albero, facendo oscillare il
ramo e piangere le foglie in una serie di roche e verdi sillabe
di sollievo.
Non feci in tempo a riprendere fiato che Spencer era gi
sull'albero; tolse il fagotto rosso dalle braccia di Lillian e riport
quel groviglio appiccicoso di singhiozzi a terra sano e salvo,
mentre lei gli andava dietro, allungandosi da un ramo all'altro
fino a scendere e rimettersi in silenzio i sandali. Tornando
verso casa, Gloria prese la mano di Lillian e se la port alla
guancia prima di lasciarla ricadere come un fiammifero usato
e correre via a tutta birra su per la collina, gridando: Siete
un branco di schifosi. L'ha detto mamma. Ma a partire da
quel momento, sia Gloria sia Spencer videro Lillian con occhi
diversi. Si capiva dal modo in cui la seguivano con lo sguardo,
come la luce che desidera la bellezza di questo mondo.
...
.
...
Capitolo 17.
...
.
...
Al calar della sera, il regno era rimasto deserto. Ling si
era licenziato e Vanessa aveva riaccompagnato Gloria in
citt, continuando a ripeterci: Non capisco perch farla
tanto lunga; ma non era sincera perch si vedeva benissimo
che era rimasta scossa dagli eventi del fine settimana. Si accendeva
una sigaretta dietro l'altra, quando la prima ardeva
ancora nel posacenere, e le mani le tremavano visibilmente
quando, al momento dei saluti, si rimise il rossetto davanti
allo specchio dell'ingresso. Margaret aveva accettato di dar loro un passaggio.
E comunque, disse, doveva per forza rientrare perch il
materasso della sua stanza era troppo soffice e lei aveva un
bisogno disperato della sua cucina. Aveva lo stomaco delicato,
mi disse, suscettibile alla generosit di certi cuochi in fatto di
spezie. Sono fermamente convinto che cercasse solo di limitare
i danni. Nessuno degli scapoli rimasti (a eccezione di Gerald)
si rendeva disponibile al suo fascino e lei non sembrava incline
alla conversazione fine a se stessa.
Lillian era andata con Ling in taxi alla stazione. Aveva
insistito per riaccompagnarlo in citt.
Penso che qualcuno dovrebbe andare con lui.  pieno di
fagotti, a parte l'uccello, e mi sembra sconvolto. Davvero,
disse in tono deciso a Clayton, devo andare con lui. Fine
della storia.
La accompagnai all'auto, portando la gabbia vuota, che bisogn
mettere sul sedile del passeggero accanto al conducente
tanto era pieno il bagagliaio di scatole e pacchetti vari avvolti
nella carta marrone con lo spago. Ling sembrava rifiutare il
lato pratico di una valigia o di una sacca e preferiva trasportare
il grosso dei suoi effetti personali in vecchie federe di lino. La
sua attenzione era ormai concentrata esclusivamente sull'unico
ingombro da cui non voleva separarsi: l'uccello ferito con
gli occhietti vacui e fissi, ancora avvolto fino al collo nello
strofinaccio sporco.
Mentre Ling coccolava e incoraggiava l'animale, io me ne
stavo imbarazzato accanto a Lillian.
 davvero gentile da parte tua, osservai.
Con un gesto della mano libera liquid il complimento.
Figurati. Ero comunque pronta ad andarmene. L'idea di
queste feste mi piace sempre pi delle feste vere e proprie.
Ormai dovrei saperlo. Mi sento un'impostora, e forse lo sono.
Avrei voluto protestare, ma il suo viso esprimeva una
stanchezza che proibiva ogni stupida galanteria fossi riuscito
a profferire. Come facevi a sapere che Gloria non ti avrebbe
staccato il dito? le domandai.
Non lo sapevo, rispose aprendo lo sportello del taxi e
scivolando sul sedile posteriore accanto a Ling e all'uccello.
Oh, esclamai mentre il taxi partiva. Solo in seguito,
nell'oscurit del crepuscolo, mi resi conto di non averla neppure
salutata.
Clayton vagava per la casa con un'aria perplessa e vulnerabile,
e alla fine si ritir nella sicurezza del suo studio, dove
rimase per la gran parte del nostro soggiorno, riemergendo
solo tra un'interurbana e l'altra per riferire sullo stato di un
affare o per consigliarci su un titolo in Borsa di cui avevamo
discusso. In quegli intervalli, si aggirava intorno al tavolo
da gioco, dove i pochi ospiti rimasti giocavano una partita a
bridge per passare il tempo. Accendeva il giradischi come se
aumentando il volume crescesse anche il quoziente di piacere
derivante dalla musica, e si schioccava le nocche mentre studiava
i nostri volti, rendendo il suo disagio udibile nonostante
i bassi vibranti dei suoi altoparlanti di lusso.
Twichell arrivava a intervalli regolari per riempire il secchiello
del ghiaccio, svuotare i posacenere e proporre un giro
di rustici ai salsicciotti. Io guardai un po' di televisione con la
donna in viola, poi scesi in piscina a nuotare finch non mi
fecero male le braccia. Mentre uscivo dall'acqua, vidi arrivare
Spencer e Wincett con i loro gin tonic. Spencer mi aveva
portato un asciugamano, che lanci su una sdraio vuota dalla
mia parte della piscina.
Possiamo unirci? domand avvicinandosi al gruppo di
sdraio che avevo spruzzato d'acqua nel tentativo di asciugarmi.
Wincett si era cambiato ed era passato a un completo
scuro dall'aspetto tetro e sinistro. Anzich rispondere, presi
il bicchiere di Spencer.
Fa' pure, mi disse, io sono gi sbronzo. Dall'inizio del
pomeriggio. Il suo sorriso era talmente radioso che mi fece
sentire lo stomaco in gola, come quando un ascensore si ferma
bruscamente dopo una rapida salita: lo conoscevo abbastanza
bene per capire che non era affatto sbronzo.
Ci chiedevamo se sapessi il cognome di Lillian. Clayton
 straordinariamente incapace nel fare le presentazioni.
No, mi sbrigai a rispondere, giocherellando con la fetta
di lime nel bicchiere pur di evitare lo sguardo di Spencer; la
sua felicit era intollerabile.
No, ripetei dopo aver bevuto un lungo sorso e avergli
quasi prosciugato il bicchiere. Come hai detto, Clayton 
straordinariamente incapace nel fare le presentazioni. Gli
restituii il bicchiere e mi misi l'asciugamano sulle spalle. 
meglio se salgo in camera. Devo cambiarmi per la cena.
Mentre risalivo il vialetto verso casa, sentivo i grilli cancellare
gli ultimi contorni del giorno per lasciare il posto a
un'altra notte; una notte che, me lo sentivo, sarebbe stata
tanto priva di magia quanto quella precedente ne era stata
piena. Sul ballatoio del primo piano mi fermai davanti alla
nostra stanza, ma non entrai. Proseguii, invece, fino al piano
superiore, dove trovai la mansarda in cui aveva dormito Lillian.
La finestra era aperta e una brezza penetrava all'interno,
palpando timidamente gli oggetti come per fare un inventario
a casaccio. Rimasi per alcuni minuti sulla soglia e mi concessi
solo di assaporare le tracce del suo profumo, che ancora
abbozzavano i suoi movimenti come un fantasma olfattivo e
suggerivano la sua presenza nell'aria vibrante; una promessa
non mantenuta, che delicatamente allude al proprio oggetto.
Poi, sentendo le risa dei giocatori di carte salire su per le scale,
entrai nella stanza e chiusi la porta dietro di me.
Aveva la sterilit propria delle camere degli ospiti, tutti i
tratti familiari di una stanza da letto ma senza l'impronta di
un proprietario, che invariabilmente conferisce un carattere
particolare allo spazio in cui abita. Il tema della camera era
il pizzo bianco, che pareva troppo frivolo e fanciullesco per
l'eleganza austera di Lillian. Il letto era fatto, ma il cuscino
portava ancora il segno della sua testa, cos mi distesi sul
copriletto traforato, affondai il viso al centro del guanciale
e, per ragioni che nemmeno riuscivo a comprendere, piansi.
Cominciavo a percepire gli indizi di ci che Lillian avrebbe
simboleggiato per me da quel momento in poi, anche se,
per articolarli, sarebbero dovuti passare parecchi anni. Il
mio corpo, invece, lo sapeva, mentre versava qualche misera
lacrima, che lei era diventata un ricettacolo, lo stendardo che
fondeva gli ingredienti pi potenti, il desiderio e la perdita,
una formula esplosiva in qualsiasi combinazione.
Non mi sarebbe mai venuto in mente di frugare negli
spazi chiusi della stanza, come avevo fatto nella nostra suite;
ma quando mi sedetti sul bordo del letto e mi asciugai il viso
con l'asciugamano da spiaggia che portavo ancora sulle spalle
come uno scialle, mi accorsi di un foglietto caduto sotto il
comodino. Lo recuperai e, pur non volendo, varcai un altro
confine. Era un frammento di busta, la parte del lembo con
la colla, sul quale c'erano scritte a matita le parole Schadenfreude
e Weltschmerz, i miei Scilla e Cariddi? Sull'altro lato
del foglio c'era una lista di centri dell'Esercito della Salvezza,
cancellati con un tratto di matita, e le lettere SRO con un
punto interrogativo. Posai il foglietto sul comodino, accanto
a una scatola di fazzoletti di carta. Dopo aver accomodato il
copriletto, presi un fazzolettino dalla scatola e mi diedi una
vigorosa soffiata di naso, di quelle che zia Grace reputava
inaccettabili in pubblico, e poi tornai nella mia stanza per
farmi una doccia.
Davanti alla porta, lanciai il Kleenex appallottolato nel
cestino decorato di pizzo sotto la toletta bianca, ma lo mancai
per pochi centimetri. Rientrando per metterlo a posto,
vidi che dentro c'era un acquerello stracciato in due. Era un
disegno del gazebo, visto dal laghetto, con le nuvole che si
dissolvevano nel bianco della carta. Era di ottima esecuzione
e, come la pittura spesso fa, lasciava intendere molto pi di
quanto effettivamente mostrasse. Ma non fu questo a sorprendermi;
fu la firma in basso a destra: Elisa Linwald. Pensai di
prendermelo, ma poi decisi di non allungare la lista dei miei
piccoli crimini aggiungendovi anche il furto, commesso ai
danni della ragazza la cui assenza mi provocava un senso di
desolazione pi grande della morte di mio padre.
Di sotto, Wincett e Spencer occupavano le bergre del
salotto davanti al fuoco che Clayton aveva ritenuto indispensabile
per ragioni estetiche, per quanto la serata fosse un po'
calda per tenere il camino acceso. Clayton aveva chiuso le
finestre e acceso l'aria condizionata al massimo, cos che gli
ospiti si erano spostati istintivamente verso il focolare; persino
i giocatori di carte si erano raccolti intorno al fuoco. Era una
mossa tattica da parte sua, poich il freddo improvviso aveva
spinto i suoi ospiti a serrare i ranghi e dar vita a una conversazione
animata, creando un'illusione di intimit e vicinanza
mancate fino a quel momento, quando la calda serata aveva
potuto infiltrarsi dolorosamente in casa, dilatando lo slancio
mondano, polverizzando gli invitati in minuscole costellazioni
di tentativi languidi e isolati.
Mi domandai se Clayton avesse avuto quell'idea da s, trovando
fortuitamente rimedio allo sgonfiamento della festa, o se
l'avesse scovata nelle pagine dei consigli offerti dagli specialisti
dell'ospitalit quali erano Millicent Fenwick e compagni. Ma
poco importava; in un caso o nell'altro, Clayton era tornato
a meritarsi la mia ammirazione. Mi sedetti sulla panchetta di
cuoio del parafuoco, davanti a una stanza palesemente priva
di donne: le ultime due invitate erano salite di sopra per i
ritocchi dell'ultimo minuto, una ridanciana sistematina ai
capelli e al trucco, una spolverata di cipria e una spruzzata
di profumo con cui entrare nell'ottica della civetteria per
l'ora di cena. Nel salotto regnava l'atmosfera tipica dei circoli
maschili; l'umorismo e le battute erano cambiati, gli aneddoti
si caricavano di dettagli sempre pi sconci man mano che
aumentava la gradazione degli alcolici.
Clayton si tir fuori dallo studio giusto il tempo per parlarci
del casin dell'Avana a cui pensava come possibile investimento,
schivando abilmente gli evidenti avvertimenti sui casin
e sui pericoli del mondo del gioco d'azzardo. Ne segu una
raffica di domande entusiaste sul tasso di rendimento, sulle
sigaraie, sui sigari e sul rum, che presto passarono alle inevitabili
richieste di roba gratis. Wincett fece notare che l'opposizione
a Batista era in crescita, e la natura potenzialmente
esplosiva dell'agitazione politica avrebbe dovuto scoraggiare
ogni futuro investimento a Cuba, ma Gerald lo mise a tacere
chiedendo se fosse vero che i sigari cubani venivano arrotolati
tra le cosce umide delle giovani adolescenti.
Twichell entr per annunciare che la cena era servita. Ci
disponemmo tutti e dieci intorno al tavolo dal quale erano
state tolte le prolunghe, creando nuovamente negli ospiti il
bisogno di stringersi insieme, con i gomiti stretti ai fianchi
quasi per far posto all'atmosfera tumultuosa che aveva invaso
la stanza. La conversazione si era scissa in una variet di
argomenti concorrenti che si contendevano l'attenzione della
tavola. Io sedevo a un capo del tavolo, con Spencer, Wincett
e la pi anziana delle due donne, una certa signora Finley,
dalla risata cavernosa e un abito da cocktail color pesca con
la scollatura profonda. Rimasi incantato a guardare le briciole
che le cadevano dal panino che stava mangiando e che
andavano a raccogliersi nel dcollet; a un certo punto, sentii
un colpetto sullo stinco e incrociai, arrossendo, lo sguardo
disapprovante di mio fratello.
Mi concentrai sul cibo, una zuppa di pomodoro in scatola
che riconobbi all'istante perch era una delle mie preferite.
Quando furono serviti il roastbeef e il pur di patate, la signora
Finley ci aveva gi abbandonati per unirsi alla discussione animata
che impegnava l'altro capo della tavola, dove si parlava
di Hemingway e dei premi Nobel e Pulitzer messi a confronto.
Quasi per un tacito accordo, Wincett e Spencer si ritirarono
immediatamente nella loro sommessa discussione su Lillian,
ora che non dovevano pi intrattenere la signora Finley, la
quale era quasi sollevata dalla sedia sforzandosi di inserire la
sua opinione nell'appassionato dibattito subito avvampato,
come un altro grande fuoco acceso di proposito da Clayton.
Quando abbiamo parlato di Verlaine, raccontava Wincett,
ho corretto la sua citazione di uno dei versi. Lei ha scosso
la testa e ha risposto: "Peccato, preferisco la mia versione".
In seguito, quando l'ho chiamata intellettuale',  stata lei a
correggermi, quasi con veemenza, pronunciando le seguenti
testuali parole: "Un tempo mi piccavo di possedere grandi capacit
in questo campo (come chiunque), ma avevo soprattutto
paura di affrontare mondi che conoscevo solo attraverso la
letteratura. Brandivo le idee come uno scudo per proteggermi.
Ora, invece, che di intellettuali ne ho conosciuti alcuni, no,
non credo di potermi ancora definire tale".
Ma una persona con la sua istruzione... aveva protestato
Wincett per essere subito corretto un'altra volta.
Non ho mai avuto un'istruzione formale, per quanto
possa sembrare improbabile. Per chi ha avuto una formazione
classica, io sono un'autentica barbara. Potrei stupirla con le
mie lacune abissali, e ignoro cose che si presume un bambino
abbia gi imparato, come la moltiplicazione delle frazioni.
Spencer non aveva toccato cibo. Sembrava cos pieno di
curiosit riguardo a Lillian da non lasciare spazio ad altri appetiti.
Wincett ignor quella miriade di domande e continu
il racconto di quella conversazione.
Cos le ho domandato se preferiva essere descritta come
un'artista, ma lei  scoppiata a ridere. "Solo perch dipingo?
Questo non basta a fare di me una pittrice." Wincett incroci
le posate sul piatto per segnalare che aveva terminato di
mangiare e si appoggi allo schienale della sedia. Pu darsi
che sia orfana di guerra; non parla mai del passato; e se uno
le fa domande, lei resta evasiva. Forse non ha pi nessuno.
Non ho notato nessuna cadenza regionale che potesse indicare
da quale parte degli Stati Uniti  originaria; una volta,
mi divertivo a riconoscere gli accenti. Twichell, per esempio,
 di Cleveland, giusto? domand all'uomo, che si sporgeva
per togliergli il piatto.
Esatto, rispose Twichell senza entusiasmo mentre faceva
passare il piatto sopra la testa di Wincett.
Sa un sacco di cose sugli alberi e sugli uccelli, ma non  una
spia, aggiunsi d'istinto intromettendomi nella conversazione.
Cosa diavolo ti fa credere che sia una spia? mi chiese
Spencer in un tono che si tingeva di irritazione.
Insomma, risposi sulla difensiva, ha usato una serie di
nomi diversi: Diana Liswell, Lillian Dawes ed Elisa Linwald;
e zia Lavinia ha detto che le iniziali sulla sua valigia erano
lettere verso la fine dell'alfabeto, e che non corrispondono a
nessuno di questi nomi.
Spencer mi fiss con un'espressione a met fra lo scetticismo
incredulo e un contrariato disappunto. Non capivo
se fosse perch adesso sapeva che gli avevo nascosto delle
informazioni o perch gli avevo mentito, o semplicemente
perch trovava errato il mio ragionamento.
Sono tutti anagrammi, osserv prima di tornare all'argomento
che sembrava conficcato nel suo fianco come una
spina: E zia Lavinia cosa c'entra con tutto questo? E perch
non me ne hai parlato prima?
Zia Lavinia chi ? domand Wincett, ma Spencer lo
ignor con una mancanza di diplomazia che non era da
lui, e continu a tenermi gli occhi addosso, in attesa di una
spiegazione, o delle mie scuse, o di tutte e due. Stranamente,
nonostante i terribili rimorsi per aver deliberatamente eluso
le sue domande, non ero affatto incline a condividere con
lui le poche informazioni che avevo su Lillian. Anzi, provavo
l'irresistibile desiderio di nascondergli i fatti che io conoscevo
e che lui ignorava. Improvvisamente avevo la sensazione che
consegnandogli i dettagli su Lillian fosse come consegnargli
lei stessa, e non mi ero mai sentito cos possessivo e geloso
come in quel momento.
Pi insisteva, meno avevo voglia di rispondergli. Era meschino
da parte mia, specialmente dopo tutto quello che aveva
fatto per me, e anche abbastanza puerile. Incrociai persino le
braccia in segno di protesta silenziosa contro le sue domande,
sicuro di non poter immaginare tortura capace di estorcere
dalle mie labbra serrate neppure una sillaba, argomento a
cui avevo consacrato molto tempo nei miei momenti di ozio
a Renwick, spaventandomi a immaginare e inventare tutta
una serie di torture crudeli.
Spencer scambi uno sguardo con il signor Wincett e
cambi discorso. La signora Finley mi chiese cosa pensassi
della canonizzazione di papa Pio X, e io mi impadronii della
domanda con una tenacia che la sorprese e la priv di ogni
possibilit di battere in ritirata, poich punteggiavo le mie
opinioni con dei Ma lei cosa ne pensa? obbligandola spietatamente
a continuare a dialogare con me. Infine Clayton
spinse indietro la sedia e si alz da tavola, facendoci segno
di seguirlo fuori.
La luna era quasi piena e inondava la terrazza di un pallore
latteo che rifletteva il liquore all'anice che ci veniva versato in
bicchierini grandi come ditali, tanto che la serata sembrava
gi patire le distorsioni di quell'alcol luminoso, o forse era
il contrario: i bicchieri minuscoli contenevano un prezioso
distillato di quel bianco bagliore che faceva brillare pi intensamente
ogni cosa.
Roba buona, eh? domand Clayton versandomene un
altro. I francesi lo bevono a colazione. Non capivo se fosse
vero o una battuta, perci risi goffamente e cercai la risposta
tra gli altri invitati, ma i loro volti opachi esprimevano solo
cupo disprezzo.
Gerald e la signora Finley si misero a ballare un fox-trot, e a
quel punto qualcuno sugger di mettere un disco, ma Wincett
non lo ritenne necessario visto che avevamo la musica delle
sfere. Credo che non avesse voglia di ballare, considerando
soprattutto le dame disponibili, e cercava di portare la serata
in un'altra direzione. Uno degli uomini seduti nell'ombra sugger
di andare tutti allo spettacolo di mezzanotte del drive-in,
dove davano La finestra sul cortile, con Grace Kelly. Dal mio
punto di vista, era un programma entusiasmante dato che,
come il signor Wincett, il ballo non mi interessava granch,
ma ero sempre pronto per l'abbraccio del grande schermo.
Spencer fumava una sigaretta e chiacchierava con la brunetta
che a cena era seduta accanto a Clayton. Anche dall'altra
parte della terrazza risultava evidente che moriva dalla voglia
che lui la invitasse a ballare. Continuava a dondolare come se
si preparasse al momento in cui sarebbe stata trascinata via
in un valzer o dalla melodia eseguita in quel momento dalle
sfere. Lui disse qualcosa che non afferrai, e la donna rovesci
la testa indietro, ridendo. Cominciai a vergognarmi di me e
mi avviai per raggiungere Spencer, la cui compagnia adesso
mi mancava, e della quale ne stava godendo qualcun altro;
ma fui intercettato dal contingente che si era mobilitato per
una puntata al cinema.
Andiamo, mi disse passandomi davanti un uomo alto
che fumava la pipa, prendiamo la decappottabile di Clayton,
per dobbiamo muoverci se vogliamo arrivare in tempo. Allen
sta riempiendo una fiaschetta di scotch, ma prendi anche
qualche birra, non si sa mai, mi consigli.
Per un istante incrociai lo sguardo di Spencer attraverso
la ressa di invitati che sfilavano nel mio campo visivo e convergevano
verso la portafinestra, come se fossero presi in un
vortice che li spingesse verso un'azione incerta: la voglia di
partecipare che si scontrava con il desiderio di restare tranquilli.
La signora Finley e Wincett erano sulla soglia, senza
rendersi conto che la loro immobilit creava un imbottigliamento,
mentre discutevano se valesse la pena unirsi all'esodo.
Sgomitando mi unii al flusso tumultuoso che si riversava verso
le auto e, mentre mi allontanavo da Spencer, mi sentivo il suo
sguardo sulla schiena, simile a una mano calda.
Basti dire che, dopo altre due birre consumate durante il
viaggio, comodamente incastrato sul sedile posteriore tra la
signora Finley e il corpulento Allen Watts, il quale esalava
i vapori tenebrosi dello scotch che beveva da un'enorme
fiaschetta, mi addormentai prima che i titoli di coda cominciassero
a scorrere sul grande schermo. Quando fui svegliato
dal rumore di uno sportello che sbatteva, eravamo di nuovo
a casa, e avevo solo coscienza di un intontito bisogno di urinare.
Gli altri si stavano gi disperdendo nelle loro stanze,
esagerando gli sforzi per non svegliare la casa buia mentre
attraversavano l'ingresso in punta di piedi.
Quando passai, Allen Watts stava accendendo le luci del
salone.
Ti unisci a me per il bicchiere della staffa? mi chiese
mezzo piegato in due in una postura di supplica. Io risposi
di no con la testa e tirai dritto verso il bagno attiguo alle
nostre stanze.
Mi alleggerii nel lavabo per evitare l'orrendo rumore delle
tubature che ogni volta segnalavano l'uso dello sciacquone al
resto della casa e di cui mi sentivo a disagio ogni volta che mi
servisse andare al gabinetto. Spencer non era in camera anche
se la luce era accesa e molti dei libri di cui si era armato per
il fine settimana erano impilati a terra vicino al letto, come
se li avesse sfogliati.
La nebbia sonnolenta che mi avvolgeva i pensieri si dirad,
come se evaporasse nell'aria della notte, e tornai di sotto a
cercare Spencer. Allen Watts era ancora nel salone; sfogliava
un libro d'arte dimenticato sul tavolinetto e che gli altri ospiti
avevano usato come sottobicchiere; la sovraccoperta patinata
era costellata dei cerchi umidi dei vari bicchieri. Desolato,
rispose Allen quando gli chiesi se avesse visto Spencer. Nel
resto della casa regnava il silenzio; era buio persino lo studio
di Clayton, e la cornetta del telefono era finalmente al riposo
nel suo gancio.
In cucina trovai il signor Wincett seduto al tavolo di formica
con un bicchierone di latte davanti a s. Insonnia, spieg
quasi in tono di scuse per rispondere a quella che doveva
sembrare un'espressione perplessa sulla mia faccia.
Il flagello della maturit, continu fissando infelice il
bicchiere. Quando avevo la tua et, mi burlavo di questo
genere di commenti.
Non sapevo bene cosa rispondere, cos mi unii a lui nella
contemplazione, sperando che rompesse il silenzio imbarazzante
che riempiva la cucina. Invece, prese il bicchiere e
tracann il latte come se fosse una medicina. Quando pos il
bicchiere, gli erano rimasti due baffi bianchi irregolari che si
pul con il dorso della mano. Fu un momento straziante, perch
era apparso giovane e vecchio nello stesso tempo. Pensai
di consigliargli di aggiungere una buona dose di sciroppo al
cioccolato Bosco per le future libagioni, ma temetti pensasse
che prendevo alla leggera il suo malessere. Mi sedetti, deciso
a offrirgli, se non conforto, almeno un diversivo.
Il film com'era? mi domand. Hitchcock non  mai
stato uno dei miei registi preferiti, ma so che piace moltissimo.
Jimmy Stewart  sempre bravo, per.
Non avevo il coraggio di riferirgli che avevo dormito per
tutto il tempo. Sentivo che in qualche modo l'avrei deluso, cos
preferii mentire. Per venti minuti buoni inventai una trama
molto drammatica infarcendola con gli elementi dei diversi
thriller di Hitchcock che effettivamente avevo visto. Pu darsi
che lui avesse letto le recensioni o sentito parlare della finestra
sul cortile da qualche amico. I suoi occhi tradivano un'incredulit
crescente man mano che la mia trama procedeva senza
vergogna tra organizzazioni spionistiche, assassini e intrighi
internazionali. Era difficile trovare l'equilibrio tra il bisogno
di contenersi e il desiderio di intrattenere. Quando terminai,
lui si limit a commentare: Caspita, sembra davvero un film
mozzafiato, anche se un po' difficile da seguire. O, dovrei
dire, da mandar gi? Mi fece l'occhiolino e spinse indietro la
sedia, premurandosi di lavare il bicchiere e di metterlo nello
scolapiatti accanto al lavello.
Credo che andr a fare un altro tentativo di convocare
Morfeo, disse Wincett in tono stanco.
Sa per caso dov' Spencer? gli domandai, ricordandomi
improvvisamente della sua assenza.
No, se non  di sopra, non so dove sia. Hai guardato in
biblioteca?
Risposi di s con la testa e lui ipotizz che magari nemmeno
Spencer riusciva a prendere sonno ed era andato a fare
una passeggiata. Io non mi preoccuperei, sugger in tono
cordiale, con l'effetto non voluto di farmi sentire stupido e
appiccicoso.
Non sono affatto preoccupato, mi affrettai a rassicurarlo,
soltanto curioso.
Allora, buonanotte, mi augur girandosi verso la porta.
Cosa significano "Schadenfreude" e "Weltschmerz?" gli
chiesi bruscamente.
Wincett si ferm e strinse la cintura dell'accappatoio. Sembrava
sorpreso, addirittura sconcertato dalla mia domanda,
come se non mi avesse creduto capace di affrontarlo a questo
livello. Sorrisi mentre lui si stropicciava l'occhio sinistro e
formulava la sua risposta.
Sono due termini tedeschi, spieg dopo una pausa,
raddrizzando lievemente la schiena mentre passava a una
modalit di discorso pi didattica. Schadenfreude, credo,
significa letteralmente danno-gioia ed  un termine usato per
descrivere il piacere provocato dalla sfortuna degli altri, anche
se in inglese il significato va pi verso la soddisfazione di una
giusta retribuzione. Weltschmerz significa dolore cosmico, e
descrive il peso schiacciante dell'esistenza, anche se si applica
spesso al dolore dell'idealismo giovanile che si scontra con
la corruzione del mondo. Fece un sonoro sospiro come se
avesse appena divulgato un grande segreto massonico, e si
stropicci l'altro occhio.
Ero rimasto molto colpito dal signor Wincett e annuii
vigorosamente nel tentativo di comunicare il mio apprezzamento
per la sua colta eloquenza. Aveva l'aria stanca e avevo
la sensazione di avere abusato delle sue risorse notturne.
Altro? domand. Dal tono capii che desiderava sfuggire a
una nuova conversazione. Aveva iniziato ad accasciarsi leggermente,
come se avesse evocato il Weltschmerz semplicemente
nominandolo, e anche lui adesso si fosse caricato del fardello
opprimente del mondo. Gli augurai la buonanotte e spensi la
luce della cucina, restando seduto al buio a ricordare come
si era conclusa la serata del giorno prima, intorno allo stesso
tavolo di formica.
Poi capii dove era Spencer: con un folgorante balenio di
perspicacia, elevando una semplice intuizione al rango di
certezza, seppi che Spencer era tornato a nuotare, attratto dal
dolce conforto dell'acqua, con la testa all'indietro in attesa
del passaggio di una stella cadente. Lasciai a lui la distesa
di acqua e speranza, tornai di sopra e mi misi a letto con la
stessa immagine che sosteneva Spencer a galla e gli impediva
di lasciarsi agguantare dal nero della notte.
Al mio risveglio, lo vidi chino sul lavabo mentre si radeva
fischiettando.
 meglio se fai i bagagli, disse quando si accorse che ero
sveglio. Partiamo dopo colazione.
Non protestai: era stato un fine settimana abbastanza pieno.
Comprendevo adesso in maniera viscerale la lezione che aveva
cercato di impartirmi al nostro arrivo. Il prolungamento del
nostro soggiorno non avrebbe fatto altro che diluire la pura
soddisfazione dell'incontro con Lillian. Ancora una volta
indossai il mio completo di lino, ormai tutto spiegazzato e
con una manica macchiata di caff. Quando prendemmo
posto nella sala da pranzo, notai che Clayton aveva lasciato
sul tavolo una pila di opuscoli commerciali che gli invitati
leggevano al posto del giornale della domenica. Mi bast
una rapida occhiata per capire che avevano a che fare con la
Kane Cola Company, un prodotto maturo per conquistare
i nuovi mercati.
La signora Finley indossava un completo bianco da tennis
con un gonnellino plissettato; l'assenza di trucco e la luce
poco lusinghiera del mattino cospiravano per farla sembrare
pi vecchia della sera prima. A guardarci intorno al tavolo,
si sarebbe detto che il regno di Prather ci avesse fatti invecchiare
tutti, al contrario di Shangri-La in Orizzonte perduto.
Mangiai molto per fortificarmi contro le forze invisibili della
giornata, tornando per tre volte agli scaldavivande del buffet.
Scoprimmo che Twichell era un maestro nell'arte delle uova
alla Benedict e in quella inafferrabile delle frittelle soffici.
Quando lo misi alle strette in cucina, ammise di aver lavorato
come cuoco al Wellington Hotel, un luogo di cui non avevo
mai sentito parlare, ma che doveva essere noto per la sua
colazione ai viaggiatori pi accorti.
I saluti furono brevi; quando scendemmo le scale con i
nostri bagagli, la maggior parte dei convitati erano gi spariti,
senza dubbio impegnati nelle varie attivit offerte all'esterno.
Dalla terrazza, facemmo un cenno alla signora Finley e a Gerald,
intenti a discutere davanti alla rete del campo da tennis,
e si interruppero giusto il tempo di ricambiare il saluto. Degli
altri non ci preoccupammo; erano al laghetto, con i piedi
nell'acqua bassa; n aspettammo che Allen Watts e la brunetta
tornassero dalla loro passeggiata, anche se li vedevamo
in lontananza, sull'altura che svettava da un campo vicino.
Wincett e Clayton ci vennero a salutare. Clayton si ferm
sulla soglia, con un'espressione vagamente impaziente che
lasciava intendere di avere altre cose da fare che non stare a
guardare noi mentre caricavamo i bagagli in macchina. Wincett,
invece, aveva solamente l'aria triste, come un bambino
a cui  stato negato un viaggio e che sa che implorare non
servirebbe a nulla. Ci stringemmo la mano e Wincett consegn
a Spencer il suo biglietto da visita, invitandolo a chiamarlo
qualche volta per andare a pranzo o a bere qualcosa in citt.
Non appena imboccata la strada di campagna, subito dopo
i cancelli di ferro battuto, Spencer mi disse di cercare una stazione
radio di mio gradimento. Sembrava rilassato e quando
trasmettevano una canzone che gli piaceva, canticchiava anche
lui, ma aveva una guida pi veloce del solito e sospettai che
l'impellente desiderio di rientrare non avesse niente a che
vedere con la raccolta di racconti che stava cercando di terminare.
Proseguimmo per pi di un'ora in silenzio, guardando
l'evoluzione di un piccolo temporale, che arriv e pass senza
neppure dover azionare i tergicristalli. Per due volte Spencer
mi chiese di accendergli una sigaretta, e immaginai cercasse
di includermi nei suoi pensieri che si vedevano muoversi sui
suoi lineamenti come le nuvole che avevamo visto ingrossarsi
e poi disperdersi all'orizzonte.
Ma mi accontentavo di ascoltare le stazioni che si sintonizzavano
e poi sparivano, e il rombo del motore che mi vibrava
nelle ossa. Non feci nessuno sforzo di parlare. Alla fine, lui
comment: Povero Clayton. E lo disse senza sarcasmo,
come se fosse davvero dispiaciuto per lui.
Prima pensavo che fosse un simpatico idiota, ma adesso
mi rendo conto che non  n l'uno n l'altro.  animato da
una specie di spietata rapacit in contraddizione con ci che
maggiormente desidera, ovvero il desiderio di essere amato
e apprezzato.
Cosa vuoi dire? domandai, incapace di trattenermi.
Be', rispose Spencer, si vede in tutto quello che fa: sembra
determinato a dimostrare il suo successo anche quando
il mondo gliel'ha riconosciuto da molto tempo.  come se si
aspettasse di essere respinto sulla porta di un circolo esclusivo,
e per compensare ha coscienziosamente acquisito tutti
i simboli esteriori della ricchezza, che per non sembrano
dargli particolare gioia se non per il fatto che rafforzino il
suo statuto di uomo importante.
Ero scioccato. Era un giudizio talmente duro, e io ero
ancora in un vibrante stato di gratitudine; non volevo ammettere
che Spencer avesse ragione. Mi sentivo sleale e sedizioso
ad ascoltarlo mentre metteva a nudo Clayton Prather come
quando si analizza una frase, scoprendone solo gli errori di
grammatica senza afferrare per lo scintillio delle parole. Feci
per protestare, ma Spencer alz la mano, in previsione delle
mie obiezioni.
Un lato del carattere di Clayton  molto amabile, e di certo
non gli manca il fascino, ma per lui non  mai abbastanza;
tiene sempre il piede in due staffe, cerca sempre di portare
l'acqua al suo mulino. Va compatito, in realt, perch nello
sforzo di avere tutto, si perde ci che  essenziale. Tu sai,
disse Spencer staccando gli occhi dalla strada per guardarmi,
che Clayton mi ha confidato i suoi piani riguardo a Lillian.
Mi sentii uno sgradevole sfarfallio nello stomaco. Era la
stessa sensazione di catastrofe imminente che avevo provato
davanti alla porta dell'ufficio del direttore di Renwick, mentre
lui faceva le sue telefonate. E? lo sollecitai cercando
di arrivare alla fine della questione il pi in fretta possibile.
Se Spencer avesse avuto delle orrende rivelazioni da fare,
mi sarei quanto meno risparmiato la sofferenza dell'attesa.
Immaginarmi le possibilit di una situazione  quello che di
solito mi fa quasi sprofondare in uno stato di panico cieco.
Vuole fare di lei la ragazza Kane Cola. Te lo immagini?
Non so esattamente cosa mi aspettassi, ma in confronto
alla morsa della paura nascente che mi aveva stritolato poco
prima, la notizia mi parve inoffensiva. Quanto meno, Clayton
non la sposava, e qualsiasi altra cosa era un sollievo. Spencer
accese un'altra sigaretta e la fum con un furore silenzioso.
Che volgarit, mormor. Sono quelli come Prather che
banalizzano il mondo, sfruttando per denaro qualsiasi rara
bellezza che riescono a profanare nel nome del commercio.
Parli come Beckwith, dissi. Spencer rise e gett la sigaretta
dal finestrino. Trovi? mi chiese. Sono certo che
lui avrebbe molto da dire sull'argomento; come sempre. Ma
vedrebbe Clayton come una semplice pedina dell'impulso
capitalista a corrompere l'individuo e a sottomettere la bellezza
al desiderio industriale di accelerare il consumismo, disse
Spencer sorridendomi.
Feci un fischio di ammirazione. Metti paura per quanto
lo imiti bene. Non so di preciso cosa significhi, ma hai sicuramente
superato Beckwith nello snocciolare una serie di parole
che brillano di ideologia come una ghirlanda di luci natalizie!
Spencer si scherm con modestia dai miei complimenti.
 solo stupida retorica. Gli oratori utilizzano gli stessi artifici
dai tempi dei sofisti greci per persuadere l'uditorio della
loro posizione. Beckwith ha perfezionato la sua tecnica nei
dibattiti e nei caff, e quando  in forma, pu convincerti
che il cielo  rosso. Ma  forse giunto il momento di nutrirti
di altro oltre che di slogan vuoti. Che ne dici di trovarci una
cittadina dal nome attraente e una tavola calda dove fanno
bene il caff? Mi mise in mano la cartina stradale, ma sapevo
gi che si trattava di due imprese difficili, che messe insieme
diventavano pressoch impossibili.
...
.
...
Capitolo 18.
...
.
...
Trovammo un biglietto di Hadley fissato con una puntina
da disegno sulla porta, una missiva imbarazzante che non aveva
avuto la decenza di mettere in una busta, e quindi per tutto il
fine settimana i nostri vicini si erano inutilmente interrogati
sugli affari nostri. Il messaggio, furibondo, diceva:
Zia Lavinia dice che prova a chiamarvi da giorni. Perch
non rispondete al telefono? Io non sono mica un fattorino,
n ho intenzione di esserlo. PER FAVORE contattatela
immediatamente. Inoltre, mamma non  riuscita a mettersi
in contatto con Alfred Beckwith. CHE STA SUCCEDENDO?
Gradirebbe una spiegazione. Siamo tutte
molto contrariate.
Hadley
Spencer appallottol il biglietto nel palmo della mano e
disse: Lo stile di Hadley  inimitabile! Ti fa venire davvero
voglia di contrastarla per vedere quali perle letterarie ne
escono fuori, ma vedendo che ero pronto ad assecondare il
suo piano, aggiunse: Ma per il momento dovremo resistere
alla tentazione.
Dopo aver disfatto i bagagli, Spencer mi mand dal droghiere
per rimpiazzare gli alimenti deperibili che non erano
sopravvissuti durante la nostra assenza, e lui and a restituire
la macchina. Vedi se riesci a trovare altre pesche come quelle,
mi disse, mettendomi in mano una mazzetta di biglietti di
piccolo taglio che aveva tirato fuori dalla tasca della giacca.
Avevo appena posato la spesa sullo stretto ripiano della
cucina quando il telefono cominci a suonare. Gli feci fare
almeno cinque squilli prima di rispondere, tanto per principio,
perch tutto sommato non ero agli arresti domiciliari, e
perch Spencer non era ancora rientrato per trovarci da ridire.
Le mie velleit di affermazione furono subito svilite perch
a chiamare non era nessuno della famiglia ma Leslie Lynd,
che era due classi avanti a me a Renwick e che, nonostante il
nome da femmina, era un tipo simpatico.
Ehi, vecchio trombone, disse quando risposi. Ho patito
le pene dell'inferno per riuscire a parlare con te.
La tua ostinazione mi lusinga, risposi freddamente. Non
volevo fargli capire fino a che punto fosse vero. Allora, come
te la passi? Com' la vita alla Brown? gli chiesi.
Fa schifo, come ci si poteva aspettare, rispose Lynd.
Ma il motivo per cui ti ho chiamato  che la mia famiglia 
venuta questo fine settimana per la gara di canottaggio. Te lo
ricordi mio fratello Larry?
Risposi di s anche se non ricordavo di averlo mai sentito
nominare, un fratello. Non eravamo mai stati molto amici; ci
eravamo solo scambiati qualche battuta, perlopi il nostro
era cameratismo da spogliatoio.
Dunque, ha trovato un posto da professore a St. Ignatius,
nel dipartimento di Storia, e mi ha detto che la commissione
aveva votato l'ammissione di uno studente cacciato da
Renwick. Mi ha chiesto se ti conoscevo. Mi  dispiaciuto
sapere che ti hanno cacciato, vecchio trombone. St. Ignatius
non  male, ma non farti mettere nella Walker House. Da
quello che ho sentito dire, il direttore  un vero bastardo. Ho
pensato che fosse mio dovere avvisarti.
Lo ringraziai per l'informazione e promisi di seguire il
corso del fratello sulla civilt asiatica, anche se sembrava di
una noia mortale, e il fatto che Leslie cercasse di procacciargli
studenti non prometteva affatto bene. Riagganciai leggermente
depresso e irascibile. St. Ignatius non era in s e per s una
scuola terribile; non era, tanto per dire, una di quelle scuole
riservate ai deficienti o ai ragazzi problematici, e aveva una
squadra di hockey decente, e non era un'accademia militare,
ma ci nonostante ero avvilito.
Rovistai nelle credenze della cucina finch non trovai un
pacchetto di biscotti Hydrox stantii, che mangiai con metodo,
aprendoli in due e grattando la crema bianca al centro con i
denti prima di lasciare che le due parti circolari al cioccolato
mi si sciogliessero una alla volta sulla lingua come una versione
laica dell'ostia. Ma quel rituale mi procur soltanto un
piacere limitato perch con la mente continuavo a tornare
alla prospettiva di trascorrere un anno a St. Ignatius. Spencer
mi trov in uno stato stuporoso, appoggiato al ripiano, incapace
di parlare, con il palato incrostato dai resti di biscotto
parzialmente sciolti.
Mi sa che le pesche non le hai trovate, disse. Gli indicai
il sacchetto di carta vicino al lavello e tossii sputacchiando le
briciole dei biscotti.
Hai gi parlato con zia Lavinia o zia Grace? mi domand,
svuotando le tasche e mettendo le monete in due piccole
ciotole di celadon sul tavolo dell'ingresso, girato di spalle.
No, risposi quando riuscii finalmente a inghiottire l'ultimo
grumo melmoso e zuccherino che mi ostruiva la gola, e non
ho intenzione di farlo. Spencer si volt, perplesso davanti
a tanta veemenza.
Zia Grace mi manda a St. Ignatius. Tu lo sapevi? domandai
strizzando gli occhi, non perch lo credessi parte in
causa di quello scandaloso progetto, ma perch avevo una
fitta lancinante al basso ventre.
 una delle scuole che pensava di contattare per conto
tuo, ma non sapevo che fossi stato accettato. Congratulazioni.
 una scuola abbastanza buona, comment pacatamente
Spencer, e se non ricordo male, hanno una bella squadra
di hockey.
Battei il piede perch il dolore stava diventando atroce.
Oramai ero piegato in due e gridavo: Io non gioco a hockey.
Cerchiamo di essere realisti, Gabriel. Con i voti che ti
ritrovi, Exeter era fuori questione. Da qualche parte dovrai
pur diplomarti. Un anno a St. Ignatius non  il peggio che
ti possa capitare... Stai bene? domand interrompendosi.
Ormai ero in ginocchio e gemevo. Gabriel, disse, accovacciandosi
accanto a me, non ridurti in questo stato. Con
zia Grace non ci abbiamo ancora parlato. Forse ci sono altre
scuole... Lo scansai con un gesto.
Non  St. Ignatius, rantolai.  il mio fianco. Mi sa che
sto morendo.
Sei sicuro? domand Spencer raccogliendo la confezione
vuota di biscotti finita per terra.
Sono sicuro, dissi. E quasi a riprova della mia certezza,
vomitai un nero rivolo di bile e cioccolato sul linoleum del
pavimento. Spencer prese chiavi e portafoglio, poi mi sollev e
mi port in braccio per quattro isolati fino al pronto soccorso
del St. Vincent Hospital, alternando parole rassicuranti sia
sulla mia salute sia sulla mia istruzione. Quando arrivammo
all'accettazione, lui grondava sudore quanto me e aveva la
camicia lercia nei punti in cui era entrata a contatto con la
mia bocca, tanto che l'infermiera, in piena confusione, aveva
preso lui per il paziente.
Ma qualunque debuttante avesse ritenuto Spencer completamente
inutile in caso di emergenza si sbagliava di grosso.
In meno di dieci minuti era riuscito a mettermi su una barella
per la sala operatoria, dove l'appendice mi fu tolta da un certo
dottor Singh, le cui ultime parole prima che sprofondassi
sotto l'effetto dell'anestesia furono: No, non ho mai sentito
parlare di Ignazio, protettore dell'appendice.
Mi risvegliai in una corsia color verde corazzata. Una sottile
tenda mi separava dal letto accanto, e per un istante ebbi l'impressione
di essere di nuovo a Renwick, di ascoltare la tosse
secca di Vorhee. Un'illusione che per dur un brevissimo
istante; non appena la mia mente cominci a discernere dalla
foschia del sonno i contorni del mio nuovo ambiente, sentii
la voce vibrante, sottile e inconsistente come un ventaglio di
carta che agita l'aria.
Gabriel, Gabriel, sei sveglio?
S, zia Grace, risposi con un tono stanco. La sua presenza
nella stanza mi faceva venire voglia di ripiombare nel baratro
buio dell'incoscienza.
Gabriel, mi hai quasi fatto morire di paura. Ho guidato di
notte, cosa spiacevole e pericolosa, come saprai sicuramente,
e non ho chiuso occhio.
Bench fossi ancora disorientato, intontito e disidratato,
capii che zia Grace pretendeva delle scuse come se mi fossi
ammalato apposta per tormentarla e causarle disturbo. Mi
toccai con prudenza il fianco e cercai di sentire, attraverso il
sottile camice azzurro, i punti che pulsavano sotto la benda
di garza, mentre zia Grace continuava a lamentarsi per la
dura prova che aveva dovuto affrontare. Sembrava scontenta
dell'ospedale in cui Spencer mi aveva portato.
...c' di meglio che affidare la propria salute a un'organizzazione
cattolica. Il Lenox Hill Hospital  ottimo, e le stanze
sono di gran lunga migliori. Mi sta venendo il torcicollo a
forza di stare seduta su questa sedia di metallo...
Chiusi gli occhi e cominciai a elencare gli organi che avrei
sacrificato volentieri pur di risparmiarmi la voce sussurrante di
zia Grace, che riempiva la stanza come una felce delicata le cui
fronde si spandono per assorbire tutto l'ossigeno disponibile.
Spencer dov'? chiesi alla fine, interrompendo la sua
litania di scontentezze.
 dovuto andare via, tesoro.  con tua zia Lavinia. Torner
oggi pomeriggio quando il dottore far il suo giro di visite.
Emisi un grugnito.
Hadley ha detto che sarebbe passata per portarmi un tramezzino
integrale al roastbeef. Non riesco proprio a mandar
gi la roba del bar. Ci ho provato, e come se ci ho provato.
Finsi di dormire, lasciandomi scappare dei piccoli guaiti,
e a un certo punto nella stanza cadde il silenzio, tranne che
per il ticchettio di un orologio a muro e i colpi di tosse che
arrivavano dall'altro letto. Ogni tanto sentivo cigolare la sedia
di zia Grace, che cambiava posizione; e una volta fece un
lungo sospiro asmatico riempiendo la camera del suo alito al
mentolo che immaginai, appisolandomi, fosse blu e turbinoso come freddo fumo.
...
.
...
Capitolo 19.
...
.
...
Quando mi risvegliai, la stanza era al buio e avevo un principio
di emicrania. Mi sollevai nel letto e cercai l'interruttore
della luce.
Buono l, Ragazzotto, che finisco in un mare di guai se
l'infermiera mi trova qui fuori dall'orario delle visite, disse
l'ombra nel letto accanto.
Spencer, sei tu? Che  successo a quello che si tossiva
pure i polmoni?
Spencer gett le gambe oltre il bordo e si accese una sigaretta.
Il fiammifero avvamp come un piccolo faro e per
un istante gli illumin gli occhi, ma poi riuscii solo a seguire
l'estremit incandescente della sigaretta che andava e veniva
dalla sua bocca.
Non so nulla del tuo collega. Quando sono arrivato, il
posto era vuoto e aveva un aspetto assai invitante. Ho pensato
di farmi un sonnellino finch tu non fossi tornato al mondo dei
vivi.  molto intimo qui, con questi letti uno vicino all'altro.
Come al campeggio, ma senza l'obbligo di divertirsi.
Sbuffai una risata derisoria e gli chiesi di farmi dare una
boccata alla sigaretta.
Ferma, ferma! Che ne so, io. Sei ancora un degente e
rischierei di farmi arrestare per una simile violazione.
Ma dai, lo blandii, i film sono pieni di tipi che fanno
fare l'ultima tirata ai loro compagni sul campo di battaglia,
e quelli stanno morendo. In confronto, io non sto neppure
male, dissi, allungando la mano verso il bagliore arancione.
E sia, capitol Spencer, ma una tirata solamente, e non
sbavarci sopra, e per la miseria non dire a nessuno quanto ho
il cuore tenero.
Diedi una lunga e avida boccata alla sigaretta, facendomi
venire un capogiro e un lieve senso di nausea. Ripassai il
mozzicone a Spencer e iniziai a formulare le mie domande,
mentre lui dava un'ultimo tiro e spegneva la sigaretta sul fondo
del cestino di ferro accanto alla finestra.
Allora, hai parlato con zia Grace per l'anno prossimo?
S. Purtroppo  l'unica scuola disposta a prenderti. Quindi,
hai il tuo ordine di partenza, o, forse in questo caso, il tuo
ordine religioso. Ho sentito dire che per uniforme vi fanno
portare una tonaca marrone legata con la corda. E ci sono solo
due giorni alla settimana in cui si osserva il silenzio assoluto.
Mi sporsi per dargli un pugno sul braccio. Falla finita,
dissi, non  divertente.
L'istruzione non lo  mai, rispose Spencer sforzandosi
di mantenere un tono serio, ma sentivo l'ilarit crepitare sotto
la superficie delle sue parole, come una foglia secca pronta a
sbriciolarsi alla minima provocazione.
Zia Lavinia cosa ha detto? domandai per deviare la
conversazione da quella che per Spencer era una ricca fonte
di divertimento.
Be', sarai sorpreso di sapere che Ling  adesso al suo
servizio. Il che significa, temo, che tu hai perso il lavoro. A
quanto pare, le sue mansioni includono la cura costante di
Mister Phipps, quel cane brillante che sa gi rispondere a
diversi ordini in mandarino. E questo sta giusto a dimostrare
che le vecchie abitudini si possono cambiare.
Cosa? sbraitai con la voce piena di irritazione.
S, incredibile ma vero, disse Spencer sedendosi sul bordo
del mio letto. Pare che zia Lavinia e Mister Phipps stessero
tornando dal loro idillio campagnolo nello stesso momento in
cui Ling e Lillian scappavano dal loro, per convergere come
due forze in un improbabile incontro alla stazione Grand
Central, nei pressi di una cabina telefonica. E immagino che,
dopo il solito frullio di esclamazioni, Lillian abbia spiegato che
stava aiutando Ling a trovare una nuova sistemazione, perch
gli serviva un nuovo lavoro, e a zia Lavinia  bastato dare uno
sguardo all'uccellino ferito per assumerlo seduta stante.
Cosa? ripetei. Mi domandai se facevo fatica a comprendere
la strana piega degli eventi per via di qualche residuo
di medicinale che mi correva ancora nel cervello, facendolo
palpitare di dolore a ogni nuova rivelazione.
Spencer mi diede un colpetto sul piede.  effettivamente
un'ottima soluzione sotto ogni punto di vista, tranne il tuo,
forse. Ma ho notizie che sicuramente ti risolleveranno il
morale -, come qualcuno i cui interessi finanziari si scontrano
con il benessere degli altri. Zia Lavinia ha informazioni
riguardo all'erede Whitcomb. Vienna Whitcomb, altrimenti
nota con il nome di signora Daniels,  morta.
Avevo appena estratto un cubetto di ghiaccio dalla caraffa
d'acqua sul comodino e me lo ero messo in bocca, cos la mia
reazione fu un gorgoglio sputacchiante di gioia.
 fantastico! esclamai dopo aver spostato il cubetto di
ghiaccio dietro la guancia. Quindi  tutto finito e possiamo
tenerci i soldi. Alleluia!
Vacci piano, disse Spencer, alzandosi in piedi quasi a
voler sottolineare la statura morale della sua posizione. Ha
avuto due figli, dei quali uno  morto. Dove si trovi la femmina,
non si sa. Ma sarebbe l'unica erede, ammesso che si riesca a
trovare, ammesso che sia ancora in vita.
Per quanto tempo dovremo ammettere'? Quand' che
possiamo consumare? domandai stizzito.
Spencer rise. Fammi vedere la cicatrice, ordin improvvisamente
sollevando la coperta di cotone. Gli mostrai la
benda, ma toglierla faceva un po' troppo senso a tutti e due.
Rispondimi, insistetti.
Non saprei. Dobbiamo aspettare ancora un po'. Io e zia
Lavinia desideriamo aspettare ancora qualche tempo e vedere
se il suo investigatore riesce a scoprire qualcosa ora che sa ci
che deve cercare. Vogliamo avere la sensazione di aver fatto
uno sforzo sincero. Giusto? chiese.
Direi di s, risposi. Poco importava. Ero abbastanza
sicuro che ormai era solo questione di avere pazienza.
Oh, Gabriel, quasi me ne dimenticavo, disse Spencer,
sorridendomi dai piedi del letto; e i denti gli brillarono per
un istante nella luce fioca del lampione, e sembrarono una
veloce scintilla bianca, come fosforo nel mare di notte.
Hadley ti ha portato questo, annunci tirando fuori
una caramella gommosa e lanciandomela sul petto. La afferrai
con la mano destra e la scartai con i denti con un solo
rapido e violento movimento, come se strappassi la spoletta
di una bomba a mano. Ringraziala, replicai, e staccai un
pezzetto di quella leccornia dalla forma di stronzo che non
and sprecata. Dille che sono davvero commosso dalla sua
generosit. Dille che  il regalo pi ponderato che abbia mai
ricevuto. Dille che non ha reso vana la sofferenza, continuai
come una furia mentre masticavo rumorosamente la caramella
e non la finivo di inveire, ma Spencer stava gi retrocedendo
negli abissi delle ombre e poi uno spicchio di luce punteggi la sua partenza.
...
.
...
Capitolo 20.
...
.
...
Sei giorni dopo fui dimesso dall'ospedale con una cicatrice
che chiunque sarebbe stato fiero di esibire. Partiva dalla
carne, spessa e rosa, bordata di piccole croste nere l dove
prima c'erano i punti di sutura. Il suo aspetto vagamente macabro
mi entusiasmava, e anzich riposare, passai parecchio
tempo davanti allo specchio appeso sulla porta del bagno, a
contemplarne la selvaggia bellezza. Spencer disse che con le
donne valeva quanto una medaglia al valor militare, e meditai
anche di farmi crescere la barba, per sembrare pi grande e
dichiarare che era una ferita di guerra.
Spencer si era perso la guerra per pochi giorni, visto che
aveva compiuto diciotto anni il nove agosto, data del bombardamento
di Nagasaki. Sarebbe stato splendido con l'uniforme
dell'aeronautica. Sono quasi certo che avrebbe voluto fare il
pilota, anche se non ricordo che ne parlasse granch. Pap
aveva combattuto nelle trincee durante la prima guerra mondiale
e voleva che Spencer decifrasse solo codici segreti in un
qualche ufficio. Ma era tutto opinabile, dato che, al momento
in cui mio fratello avrebbe potuto arruolarsi, si celebrava
gi la vittoria con parate e piogge di coriandoli. Mi faceva
enormemente piacere avere una cicatrice che poteva essere il
frutto di una baionetta tedesca o di una sciabola giapponese.
A parte Spencer, zia Lavinia fu la prima persona a cui la
mostrai. Venne a trovarmi a casa, scusandosi per non essere
riuscita a passare in ospedale. Non se l'era sentita di fare l'ipocrita
ed essere gentile con zia Grace, disse, e poi, gli ospedali
erano cos deprimenti: l'odore caustico del disinfettante e
le luci violente che le assalivano i sensi. Inoltre, evitava per
principio i luoghi in cui Mister Phipps non era bene accetto.
Mi port per dei doni per ammansirmi, e ci riuscirono:
un kazoo, una bussola di ottone nel suo astuccio di marocchino,
un libro fotografico delle porte d'Europa, e un paio
di occhiali d'aviatore, residuato bellico. Non avevo idea di
cosa l'avesse guidata nella scelta dei doni, n del luogo in cui
avesse scovato quei particolari oggetti, ma ero comunque
felice, estasiato dalle strane note che toccava. Come i toni
discordanti dei suoi braccialetti, queste risuonavano del loro
capriccioso carattere.
Quando and via, mi tolsi l'accappatoio e mi misi davanti
allo specchio in mutande e occhiali d'aviatore, a fumare le
sigarette di Spencer, esercitandomi con le boccate alla francese,
nel tentativo poi di far risalire il fumo nelle narici. Ma
non riuscivo a farlo sembrare un gesto seducente; una narice
aspirava il fumo in una fine voluta, mentre dall'altra parte il
fumo andava dritto negli occhi, costringendomi a una smorfia
come se mi fossi accecato. Mi arresi e tornai a letto con il
libro fotografico e un bicchiere di succo d'arancia. Non avevo
menzionato Lillian, e neppure zia Lavinia.
Beckwith suon alla porta due ore dopo circa, sperando
ovviamente di scroccare la cena. Annus l'aria del salotto e
parl del pi e del meno prima di servirsi da bere e di mettere
Mahler sul giradischi. Aveva un problema agli occhi:
un'escrezione giallastra gli si era formata agli angoli e una
crosta secca gli incollava le ciglia. Si tolse gli occhiali per
tergersela, rivelando un profondo solco rosso ai lati del naso,
lasciato dalla montatura.
Cristo, Beckwith!  contagioso? domandai, distogliendo
lo sguardo e spronandolo a rimettersi gli occhiali per ripristinare
la barriera che separava me dalla sua infezione.
Non credo, rispose in tono poco convincente. A ogni
modo, sta migliorando. Si massaggi il dorso del naso con
il pollice e l'indice, quasi fosse assorto nei pensieri, e poi, con
mio grande sollievo, si rimise gli occhiali di tartaruga.
Mi tenni dall'altra parte della stanza, impedendogli di occupare
il divano dove mi ero disteso invocando i privilegi legati
alla mia condizione di malato. Si sedette cos sulla poltrona
e dal portasigarette pesc una delle Old Gold di Spencer.
Tua zia Grace mi ha licenziato, disse. Perch mi sono
assentato per qualche giorno e non l'ho richiamata subito.
Sotto il velo di infezione i suoi occhi brillavano di indignazione.
Mi faceva quasi pena; mi sarebbe stato facile compatirlo
elencando i numerosi difetti di mia zia, ma vidi che si era
intascato due sigarette e quel gesto mi diede fastidio.
Non era mica un posto fisso, dissi invece.
Beckwith sbuff un poco e poi rispose: E meno male!
Non dovr pi perdere tempo con i privilegiati, quando la
mia vocazione  per gli operai, gli oppressi, gli sfruttati.
Parli come se fossi la Statua della Libert, Beckwith. Che
ti prende? Perdi il tuo smalto?
Sono indisposto, sospir.
Sei stato dal medico? domandai. E addolcii il tono
quando cominci a essermi chiaro che stavo per affrancarmi
dalla sua tutela draconiana.
Si accese una sigaretta e la tenne fra pollice e indice, come
si apprestasse a condurre un interrogatorio. Noo, disse,
non ho nessuna intenzione di ingrassare uno dei servi
dell'Associazione dei medici americani, cos lui potr mettere
l'apparecchio ai denti del figlio, o farsi costruire un'orrenda
piscina nel suo bunker. E poi, il corpo guarisce da s.
Ah, s? Guarda il mio corpo che guarisce da s! esclamai
sollevandomi la giacca del pigiama per mostrargli la cicatrice.
Beckwith si avvicin e mi guard attentamente l'addome,
ignaro del centimetro di cenere che gli pendeva dalla sigaretta
e che minacciava di cadere direttamente sulla ferita fresca.
Nulla dimostra che questa operazione fosse necessaria,
osserv tornando alla poltrona.
Oh, porca miseria! mormorai. Beckwith era pronto a
lanciarsi in un discorso, ma io cambiai di colpo argomento.
Sai, Spencer l'ha quasi finito, il libro.
Le sopracciglia gli si inarcarono imperiose sugli occhi
purulenti. Davvero! esclam. Mi auguro solo che il mondo
editoriale avr l'eleganza di accettare il genere di talento
e di buon gusto a cui questa industria  palesemente poco
abituata.
Non ero sicuro se fosse una frecciata o meno, cos risposi
sulla difensiva: Sono dei racconti molto belli. Ne ho letti
alcuni. Spencer me ne ha fatti vedere un paio, e sono davvero
eccellenti.
 proprio ci che dico io. Tuo fratello ha pi talento
di quanto si possa apprezzare, per questo mi preoccupa il
modo in cui sar accolto nelle sale corrotte del commercio.
Io stesso ho subito un rifiuto odioso quando ho proposto
un manifesto molto illuminante ai direttori di diverse case
editrici rinomate.
Il paragone mi parve ridicolo, ma lasciai correre. Io non
mi preoccupo per Spencer, e nemmeno tu dovresti perderci
il sonno, dissi.
Tutti gli uomini sono uguali davanti al sonno, rispose
alzandosi per riempirsi nuovamente il bicchiere. Con la bottiglia
di scotch in una mano e il bicchiere nell'altra, Beckwith
entr con passo pesante in cucina e cominci a rovistare nel
frigo alla ricerca di altro ghiaccio.
Cosa avete di commestibile? Qualsiasi cosa per accompagnare
i nostri cocktail, disse, anche se a bere era solo lui.
Forse ci sono dei cracker nella credenza, o degli anacardi.
Non abbiamo preparato n le polpette al formaggio n le uova
alla diavola, se  questo che cerchi; ma sei hai cos fame, c'
sempre il Lucky's Diner.
Beckwith rabbrivid. Quel posto lo conosco. Il caff  una
brodaglia grigia, troppo leggero persino per reggere a galla il
grasso; ma naturalmente, giudicare un locale dal caff  come
valutare una donna dalle caviglie. Sono pochissime quelle
che supererebbero la prova. La cosa importante  questa: i
muffin sono freschi e il bacon  croccante? Bisogna inoltre
tener conto di ci che  gratuito: due rabbocchi di caff e le
mentine dopocena sono il minimo che ci si possa aspettare in
cambio dei bruciori di stomaco. Se vogliamo applicare questi
criteri, temo che il Lucky's non possa pretendere di essere un
locale di qualit.
Sbuffai e cambiai posizione sul divano, mettendomi un
altro cuscino sotto la testa. Allora credo che dovrei avvisarti;
credo che il menu di stasera preveda lasagne, e le mentine
le abbiamo finite, dissi. Sentivo Beckwith ansimare sullo
stampo del ghiaccio; serviva una certa forza per azionare la
molla metallica brinata per rompere i cubetti. Mi arriv un
baccano improvviso e capii, senza dover alzare la testa, che
Beckwith aveva perso il controllo dell'oggetto e che il ghiaccio
si era sparso per tutto il pavimento della cucina.
Di solito basta metterci un po' d'acqua calda, dissi
quando ormai era troppo tardi per dargli consigli.
Le ombre blu del crepuscolo cominciarono a invadere la
stanza, ma nessuno di noi due si diede pena di accendere la
luce. Sprofondato nella sua poltrona, Beckwith rifletteva sugli
effetti perniciosi della povert, debilitante quasi quanto la
ricchezza che lui denigrava con una veemenza tale da poterla
scambiare per desiderio.
Era ormai sera quando Spencer rincas e ci trov seduti
nella calda oscurit, ad ascoltare il disco che si era incantato,
senza l'energia di attraversare la stanza per sollevare la puntina
o cambiarlo.
State vegliando un morto? chiese entrando in salotto e
accendendo di scatto la lampada accanto al divano.
Spencer si accese una sigaretta e ci guard entrambi con
la testa leggermente piegata di lato. Poi si volt e attravers
la stanza per andare a cambiare il disco, sostituendo Mahler
con Ella Fitzgerald. Rimase chino sul giradischi per un paio
di secondi, lasciando che la musica gli penetrasse nel corpo e
gli uscisse dalle dita delle mani e dei piedi, che cominciarono
a battere un codice segreto di sensuale piacere. Quando si
gir nuovamente verso di noi, lo sguardo era dolce e il viso
aveva un che di ebbro, come se Spencer stesse ricordando
qualche indiscrezione sconcia. Ma prima che potessi commentare,
riprese il suo giro della stanza per accendere tutte
le lampade, una dopo l'altra, disperdendo sistematicamente
la dolce tristezza del buio.
Fu solo dopo che Beckwith se ne fu andato, mentre gli
mostravo il bottino ricevuto da zia Lavinia, sparso sul mio
letto disfatto, che Spencer menzion Lillian.
A proposito, disse nel tono pi casuale possibile, in
biblioteca ho incontrato la tua amica Miss Dawes.
E che ci faceva l? domandai leggermente sulla difensiva.
Il solito, prendeva libri... Ti manda i suoi saluti e propone
di vederci quando ti sarai ristabilito.
Tutto qui?
Che ti aspettavi, Ragazzotto? mi chiese bonario facendosi
girare la bussola nella mano.
Quanto tempo sei rimasto a parlare con lei? chiesi ignorando
la sua domanda a favore della mia.
Poco, forse un'ora.
Dentro la biblioteca? domandai.
Spencer raddrizz il copriletto come se si preparasse a
rimboccarmi le coperte.
No, non dentro la biblioteca. Sai, quelli sono posti in cui
la conversazione non  vista di buon occhio. Siamo andati a
prendere il t all'Algonquin.
La rivedrai? domandai sforzandomi di non sembrare
troppo impetuoso, ma il mio tentativo di dissimulazione fu
assai maldestro. La domanda tradiva il mio stupore, e il suo
significato era penosamente trasparente.
Me lo auguro, rispose Spencer, alzandosi per uscire
dalla stanza. Lascio la porta socchiusa. Se ti serve qualcosa, chiamami.
Ci misi un bel po' per addormentarmi. Il raggio di luce
che arrivava dal salotto, dove Spencer stava leggendo, trafiggeva
la stanza come una lancia appuntita, e il mio corpo
emanava calore come un motore surriscaldato. Ogni volta che
cambiavo posizione, assorbivo subito il fresco delle lenzuola,
impregnandole del mio febbrile calore.
Alla fine mi addormentai cullato dal delicato ticchettio
della macchina per scrivere di Spencer, simile a quello di
grosse gocce di pioggia che cadevano dalle grondaie e mi
riempivano la stanza di parole invisibili, sicuramente destinate
a Lillian, parole che restavano sospese nell'aria pesante, piene di desiderio e soggezione.
...
.
...
Capitolo 21.
...
.
...
L'indomani mattina mi svegliai presto e uscii di casa mentre
Spencer dormiva ancora, con le lenzuola umide appallottolate
ai piedi. Da una cabina telefonica all'angolo della Sesta Avenue
chiamai zia Lavinia; al terzo squillo mi rispose Ling, che si
rifiut di svegliarla prima delle otto. Alle sette e un quarto
ero gi al mio terzo caff al Lucky's Diner.
Inventai una bugia complicata secondo la quale avevo un
messaggio urgente da trasmettere a Lillian e riuscii a convincere
Ling a darmi il suo indirizzo. A dire il vero, ignoravo quanto
avesse capito della mia bugia e se la sua complicit fosse solo
un modo per sbarazzarsi di me.
Lei lavoro. Lei lavoro tutti giorni. Tu aspetta. Adesso trovo
strada per te. Pos la cornetta; anzi, credo che l'avesse lasciata
penzoloni in cucina, visto che mi arrivavano i respiri asmatici
di Mister Phipps. Poi sentii i passi leggeri di Ling, che scalzo
attraversava il parquet, seguito dal rapido ticchettare delle
unghie del cane che gli trotterellava dietro. Infilai un'altra
moneta nella feritoia dell'apparecchio e attesi che tornasse.
Prima di riagganciare gli feci ripetere l'indirizzo quattro
volte perch il suo inglese era talmente stentato e il suo accento
cos oscuro che non mi fidavo dei numeri che mi ero scritto
a penna sul dorso della mano. Malgrado tutto, mi piaceva
l'idea di portare le coordinate di Lillian sulla pelle: le cifre blu
avevano l'intimit audace di un tatuaggio. Ling aveva ormai
dato fondo alla sua pazienza quando mi chiuse il telefono a
met del messaggio confuso che volevo riferisse a mia zia.
Mi infilai di nuovo la camicia nei pantaloni e mi lisciai i
capelli; poi, per sfizio, scesi i gradini della stazione della metropolitana
sulla Settima Avenue e mi feci lustrare le scarpe.
Mi sedetti accanto a un signore in abito gessato che leggeva il
giornale mentre gli lucidavano i mocassini, e attesi il mio turno.
A Renwick dovevamo lucidarci le scarpe tutte le domeniche,
e una volta, a Natale, mi avevano regalato un piccolo astuccio
di lana contenente tutto il necessario per farlo, ma l'avevo
lasciato l, immaginandomi che il mio futuro non avrebbe
necessitato di tanta attenzione ai dettagli e che alcuni miei
aspetti pi importanti erano gi belli lucidi.
Il lustrascarpe, vecchio da poter essere mio nonno, mi infil
il piede destro nella staffa e fischi. Le serve ben pi di
una lucidata, signore. Annuii affranto, spiegando che stavo
giusto per comprarne un paio nuovo.
Non le butti, per. Il cuoio  ottimo, disse sputando nello
straccio. Gettai uno sguardo ai passanti diretti verso i tornelli,
sperando che nessuno sentisse i suoi rimbrotti. Per tagliar
corto la discussione sulle mie calzature, mi misi a studiare
l'indirizzo che avevo scritto con l'inchiostro nero sulla mano.
Bel tatuaggio, quello, sghignazz il lustrascarpe. Ma lo
ignorai e mi chiesi quanto avrei dovuto lasciargli di mancia,
e chiss se avrebbe fatto commenti imbarazzanti.
Mentre era chino sulla mia scarpa, dall'alto del mio posatoio
gli guardai la fronte. Era di un bel bruno brillante, liscia come
la buccia di una castagna, e sembrava fresca al tatto, come il
marmo. Lui fischiava e io, mio malgrado, cominciai a sorridere
contagiato dalla sua allegria. Quando ebbe terminato, le mie
scarpe erano trasformate; il lucido era cos scintillante che
parevano brillare nel corridoio scuro della metropolitana.
Lo ringraziai profusamente e feci per prendere i soldi dalla
tasca, ma lui mi ferm con un'alzata di spalle e, volgendosi
verso il cliente successivo, disse: Li risparmi per farsele
riparare. Questo tipo di generosit mi uccide: mi sentii cos
umiliato dalla pura gentilezza del suo gesto al punto che i
miei ringraziamenti parvero maldestri e troppo esuberanti
per essere sinceri.
Visto che i piedi erano adesso il punto focale del mio abbigliamento,
decisi di prendere l'autobus per risalire Madison
Avenue anzich camminare e rischiare di rigare i mocassini
rimessi a nuovo. Ma avrei fatto meglio a risparmiare i soldi
del biglietto, perch quando arrivai all'indirizzo che avevo
faticosamente estorto a Ling, fu subito chiaro che quell'edificio
in arenaria era in piena ristrutturazione. Appena entrato, mi
ritrovai coperto da una sottile pellicola di polvere di gesso
che saliva a ondate, mentre una squadra di operai italiani
completava la demolizione di un muro dell'atrio. Altri operai,
che portavano attrezzi o teli di cotone e scale, entravano
e uscivano, costringendomi ad avanzare e arretrare finch
non riuscii a catturare l'attenzione del caposquadra, che mi
indirizz alla sala da ballo. In fondo al corridoio, non puoi
sbagliare.
Girata di spalle, Lillian era accovacciata davanti a una
parete rivestita di legno, con il camice da lavoro blu allargato
a grandi pieghe sul pavimento, come un ampio mantello. I
capelli erano raccolti in uno chignon dal quale pendeva una
lunga coda di cavallo adagiata sulla schiena.
Sicuramente mi aveva sentito entrare perch, senza cambiare
posizione, gir la testa e, vedendomi, sorrise. Gabriel, che
diamine ci fai qui? Vieni a portare la verit come uno scudo
e una freccia? domand. Esitai, muto per la confusione e
l'imbarazzo.
Lascia stare, disse. Si rialz dritta e cammin verso di
me con la tavolozza ancora in equilibrio sulla mano sinistra.
Ti stavo solo prendendo in giro per il nome. Vuol dire messaggero
della verit', sai. Si pul il pennello sul camice e poi
se lo infil nello chignon, dove spuntava come un eccentrico
ornamento, simile alle bacchette che sfoggiano le donne
orientali nelle silografie che mio padre aveva nel suo studio.
S, lo so, replicai timidamente.
Ti sono mancata? domand ridendo.
Oh, s, risposi, ritrovando il sorriso.
Meglio cos, disse. Vieni a parlare con me mentre finisco
questo pannello. Non posso fermarmi adesso che la pittura 
fresca. Si volt e si mise in ginocchio, protesa verso il legno.
Cosa fai al legno?
Faux-bois, esclam. Non  legno.  gesso. Sto restaurando
il trompe-l'ceil perch sembri palissandro con un intarsio
di mogano.
 difficile? chiesi, meravigliato di vedere che l'illusione
era perfetta, anche da vicino.
No, non  difficile.  solo un lavoro lungo e noioso. Io
mi devo concentrare, quindi avrai tu il piacere di condurre
quasi tutta la conversazione.
Mi sedetti a gambe incrociate vicino a lei. Lillian, mi
prometti una cosa? domandai.
Forse, rispose senza guardarmi. Stava usando una specie
di pettine per creare il ricciolo della venatura. Ma prima
dovrai mostrarmi la cicatrice, ordin. Sospir e pos quel
piccolo arnese biforcuto.
Mi sollevai la camicia e gliela mostrai; lei si pul le mani
sull'orlo del camice e con un dito leggero ne segu delicatamente
il contorno. Aveva un tocco dolce e rapido, che per
sembr infiammarmi tutte le terminazioni nervose in un sol
colpo. Senza accorgermene ebbi un brivido.
Ti ho fatto male? domand togliendo la mano come se
si fosse ustionata anche lei.
No, no, dissi. Sto bene, davvero.  solo un po' di
solletico.
Si tolse il pennello dai capelli e si mise a tracciare con mano
leggera le pieghe di colore pi scuro che si trasformavano in
piccoli nodi neri nella venatura del legno. Allora, qual  la
promessa che sei venuto a raccogliere?
Non devi sposare Clayton. Promettimelo.
 facile: ti prometto che non sposer Clayton. Non capisco
come hai fatto a metterti in testa una cosa del genere. Non
me l'ha neppure chiesto, caro ragazzo, e io non ho intenzione
di dargliene l'occasione. Come diceva Friedrich Nietzsche,
"La vita non  cento volte troppo corta per annoiarsi?" Ma
tu non sei certamente venuto per questo, Gabriel. Perci,
sputa il rospo.
Non ne fui capace. Anche se fossi stato in grado di articolare
la rudimentale miscela di sentimenti che mi avevano
spinto ad andare da lei, non avrei mai avuto il coraggio di
esprimerli. Tanto per cominciare, ero riluttante a pronunciare
il nome di Spencer; quasi che solo a nominarlo potesse far
apparire nella stanza il potere dormiente del suo fascino. Una
risata nervosa fu tutto ci che riuscii a produrre. Passami
quel barattolo, mi disse Lillian, scrutando un'imperfezione
invisibile sul muro.
Nel barattolo c'erano tre dita di un liquido scuro e oleoso
che sprigionava un odore acre. Glielo passai. Come hai
imparato a fare questo?
A Parigi, dopo la guerra. La mia speranza era di studiare
pittura, come qualunque altro scemo della Terra. Ma il solo
modo per entrare alle Beaux-Arts era come modella, che in
fondo mi andava anche bene. Posavo per gli studenti, ascoltavo
i commenti dell'insegnante e poi, negli intervalli, andavo in giro
a guardare i dipinti per vedere a cosa si riferivano i commenti.
Immagino che fosse un modo strano di imparare, indiretto e di
seconda mano, ma molto pi efficace che non solo dipingere
e disegnare. Ho imparato a filtrare e a concentrarmi, e forse
pi di tutto ho imparato la pazienza.
Ed  cos che hai imparato a dipingere in questo modo?
Lillian si stir e fece ruotare la testa. Sembrava stanca,
anche se mancava ancora un pezzo a mezzogiorno; la luce
del mattino copriva il parquet come un velo scintillante, che
bruniva a lunghi tratti il pavimento graffiato, striando il legno
mentre esaltava le tonalit dorate di questa asse o di quella.
No. All'epoca vivevo sopra la bottega di un relieur nel
sesto arrondissement. In cambio dell'affitto, passavo i miei
pomeriggi nel laboratorio, come apprendista rilegatrice. Monsieur
Levaux era specializzato in libri antichi e rari, e non
immagini che buon profumo avevano; era come respirare
il puro aroma delle parole mentre gli anni di polvere e di
abbandono si libravano dalle pagine. Lillian rise e pos il
pennello. Inalavo quei testi fino a starnutire, e mi immaginavo
di assorbire lo spirito delle lettere prima che si disperdesse
nella luce del sole.
Scosse la testa. All'epoca avevo un mucchio di idee. Per
un po' ho creduto di aver capito cosa volessi fare per sempre.
Monsieur Levaux, i risguardi marmorizzati li realizzava lui;
li ordinavamo dall'Italia solo quando un cliente richiedeva
un particolare tipo di carta che noi non eravamo in grado di
rispondere. Sono stati quei fogli marmorizzati a condurmi
fin qui, nonostante le normali deviazioni di percorso. Quando
Monsieur Levaux si  ammalato, sua figlia ha chiuso la
bottega e io sono andata a passare l'inverno in Italia, ospite
di una cliente di Monsieur Levaux, una vecchia intrattabile
con una villa alle porte di Firenze. Cercava qualcuno che le
facesse l'inventario della biblioteca, che le mettesse in ordine i
libri ed effettuasse delle piccole riparazioni, separando quelli
che andavano restaurati, consigliando quali vendere e quali
tenere. Mi aveva assunta solo perch le piacevano i risguardi
che avevo fatto per la sua copia di Lettere al figlio di Lord
Chesterfield. Diceva che erano in armonia con la prosa. Non so
esattamente cosa volesse dire, ma ero felice di andare in Italia
e avevo bisogno di quel lavoro. Mi ci sono voluti due mesi
per riordinare la biblioteca, e in quel periodo aveva assunto
anche padre e figlio per restaurare il trompe-l'ceil di marmo
nella sala da pranzo. I Gambono erano capaci di trasformare
una parete di gesso in un muro di pietra in rovina, o in un
graticcio di bamb, o in un pannello di quercia intagliato, o in
un giardino lussureggiante in cui gli uccelli andavano a posarsi.
Da togliere il fiato, Gabriel. In un pomeriggio potevano dare
la patina di secoli a una stanza nuova. Non avevo mai visto
niente di simile in vita mia, quel modo innovativo di usare la
prospettiva per ridisegnare la realt. Per me  stata una specie
di epifania. Ho capito che potevo insegnare al mio pennello
a ritrovare tutto ci che avevo perduto.
Lillian si alz. Faccio una pausa. Usciamo a prendere un
caff. Mi tese la mano e mi aiut a rialzarmi.
Ci sedemmo fianco a fianco su una panchina nella Quinta
Avenue, a bere i nostri caff da pesanti tazze bianche; Lillian
era riuscita a convincere una cameriera di Horn & Hardart
a lasciarcele portare fuori dal locale. E tutta un'altra cosa,
vedrai, bere da una tazza vera.  pi intimo: amplia il nostro
spazio personale nel mondo;  come avere un salotto che
affaccia sull'orizzonte, disse. Mi insegn anche a gustare a
occhi chiusi il primo morso di un cioccolatino belga. Gli unici
Paesi che sanno veramente fare il cioccolato sono il Belgio, la
Svizzera e l'Olanda, in questo preciso ordine.
Lungo la strada ci eravamo fermati in un negozio di prelibatezze
e, dopo una seria riflessione, Lillian aveva scelto due
tartufi al cioccolato. Il mio era ripieno di crema alla nocciola
e il suo aveva un cuore cremoso di cioccolato bianco. I due
cioccolatini costarono pi di quanto avrei speso per il pranzo,
ma questo non faceva che rafforzare il loro gusto sontuoso
e proibito. (Anche se in seguito ci dividemmo spesso il cioccolato,
si trattava di solito di semplici barrette industriali.)
Dopo aver assaporato anche le ultime tracce di zucchero
straniero, mi sentivo cos appagato e sereno che feci la domanda
che mi era venuta alle labbra senza che avessi il tempo
di formularla con tatto.
Perch ti fai chiamare con nomi diversi? domandai. Lei
trasal appena, ma abbastanza da rovesciare il caff.
A quali nomi alludi? mi chiese freddamente, ignorando
la macchia sulla camicia bianca, una camicia di cotone da
uomo troppo grande per il suo esile fisico, che si gonfiava
sopra i pantaloni kaki.
Sentivo la tensione crescere tra di noi sulla panchina di
legno e mi pentii di aver fatto la domanda, ma ormai non
potevo pi tornare indietro.
Elisa Linwald e Diana Liswell, dissi impacciato.
Lillian sorseggi il suo caff per un istante, osservando il
traffico che avanzava con un ritmo sincopato lungo il viale.
Credo, rispose lentamente, che le persone assumano
nuovi nomi nella speranza, grazie al potere della creazione
verbale, di diventare persone nuove, come se vivendo una
menzogna si potesse darle corpo, renderla vera.
Si volt a guardarmi, scrutandomi da vicino. Mi ricordai
di una conversazione avuta con Spencer la settimana prima,
sempre durante una di quelle sedute in vasca da bagno. Aveva
regolato il rubinetto di modo che un filo d'acqua calda colasse
costante per compensare quella che usciva dallo scarico,
raggiungendo cos un delicato equilibrio sia in termini di
livello sia di temperatura. Spencer faceva un paragone con
qualcosa che non ricordo pi, e diceva:  come la tua tesina
sul Grande Gatsby. Hai ridotto Jay a un falso', che non 
un'interpretazione tragicamente errata del libro ma, cosa pi
importante ancora, della natura umana.
Deglutii nervosamente. Sei nei guai? le domandai.
E chi non lo ? ribatt alzando gli occhi al cielo.
C'entra il cubano? insistetti.
Lillian sembrava non capire. Il cubano? ripet perplessa,
e poi il volto le si illumin in un sorriso che sembrava arrivarle
agli angoli degli occhi: Eri tu, dunque! Oddio, Nando era
furioso. Scoppi a ridere, coprendosi la bocca con la mano,
come se la sua ilarit rischiasse di rovesciarsi sulla panchina.
Come le scintille che brillano intorno a un fuoco d'artificio,
la sua risata sembrava illuminare l'aria intorno a noi.
Nando  argentino; lavora in un ristorante cubano e solo
finch sua moglie non partorir. Poi torneranno a esibirsi
nei night club, immagino. Non siamo amanti, se  questo
che pensi. Mi insegnava solo alcuni passi. Si interruppe e si
guard le mani sporche di colori, e sospir. Nella mia vita ci
sono stati alcuni uomini... ma uno solo ha contato veramente.
E mi ha tradita. O cos pensavo. Quando ho scoperto che mi
sbagliavo, era ormai troppo tardi.
Il suo umore era cambiato e le spalle si erano accasciate
sotto il peso della sua tristezza. Poi, con un'allegria quasi forzata,
aggiunse: Ma adesso basta con le domande. Le persone
non sono noci che si possono aprire in una volta. Imparare
a conoscere qualcuno  un piacere, come il cioccolato. Non
si pu mandar gi in un boccone, ma va lasciato sciogliere
lentamente, cos che il palato ne rilevi ogni minima sfumatura.
E poi, la fiducia va conquistata, e io devo tornare al lavoro.
La prossima volta toccher a te parlare.
Riportammo le tazze indietro e la riaccompagnai al lavoro.
Alla porta, si ferm e mi mise la mano sulla guancia. Grazie
per la visita.  stato divertente. La parola divertente mi
torment per tutto il tragitto, frullandomi nella testa, mentre
cercavo di decifrarne il senso come se fosse un oscuro
termine straniero capace di assumere significati molteplici e
contraddittori. Non sapevo decidere se Lillian volesse farmi
vedere quella parola come una frontiera, definendo il tipo
di relazione ammissibile tra noi, o se era solo un modo per
banalizzare il tempo passato insieme e ridurlo a un momento
irrilevante, o se invece fosse solo un'espressione di piacere.
Quando arrivai a casa, Spencer era in ginocchio nel salotto,
con le pagine delle bozze sparse tutti intorno come un enorme
puzzle bianco che era riuscito quasi a completare. Alz la mano
per intimarmi il silenzio e form un altro mucchietto di pagine
alla sua sinistra. Ho passato tutta la mattina a rimettere in
ordine la sequenza dei racconti e credo di avercela fatta. Sar
da te tra un attimo.
Scambi l'ordine di altri due mucchietti e, dopo un istante
di esitazione, li rimise come stavano prima. Ecco fatto, disse.
Credo che ci siamo. Mi feci strada fra quei mucchietti
di fogli come se giocassi a campana e raggiunsi il divano.
Spencer, domandai senza prestare la minima attenzione
alla sua impresa, cosa significa se qualcuno ti dice che si 
divertito? E una tattica, sai, un modo gentile per non dire
niente di meglio?
Non sparare scemenze, rispose Spencer cercando l'accendino
in mezzo a quei mucchi di fogli.
Rimasi zitto per un istante, mangiandomi le pellicine del
pollice. Poi ci riprovai. "Divertente" non  una di quelle parole,
tipo "carino", che la gente dice quando non ha altro da dire?
Un po' nel senso di tiepido complimento? fece Spencer
ancora impegnato nella ricerca.
Esatto, risposi, una cosa del genere.
Credo che dipenda dal contesto, continu ritrovando
l'accendino d'oro con il monogramma di nostro padre sotto
l'ultima pila di carte. Io non isolerei mai una parola dal
contesto a meno di esser certo che sia stata impiegata di
proposito. Raccontami chi ha detto cosa e perch, e prover
a estrapolarne il significato nascosto. Sai, a volte la gente
sostiene di essersi divertita perch  cos. A volte la lingua 
questo e nient'altro: pura denotazione, spieg Spencer accendendosi
una sigaretta e sfoggiando il suo ironico sorriso,
ma plaudo al tuo interesse per le sfumature. Significa forse
che ti sei scontrato un'altra volta con Hadley?
No, ho incontrato un amico, uno di Renwick che tu non
sconosci... iniziai sforzandomi di restare sul vago. Spencer
continuava a sorridere. Allora immagino che non importi cosa
volesse intendere davvero il tuo amico, perch probabilmente
non ha riflettuto granch sulla scelta delle parole. Al posto
tuo, mi rilasserei e mi preoccuperei se tu ti sei divertito.
Naturalmente, ribattei stizzito.
Quindi, tutti si sono divertiti, continu Spencer. Mi
dispiace quasi di essermi perso l'occasione. Magari la prossima
volta lo porti a divertirsi qui a casa nostra.
Lascia stare! lo interruppi lanciandogli un cuscino in
testa.
Torn ai suoi mucchi di fogli e cominci a disporli in un
nuovo ordine all'interno della scatola di cartone in cui gli
era stato riconsegnato il manoscritto. Siamo tutti diversi,
continu. Io, per esempio, sono sempre di buon umore
dopo aver trascorso un momento piacevole con un amico.
Tu, invece, diventi irascibile e scontroso.  confortante,
concluse spingendo la battuta un po' troppo lontano, vedere
l'individualismo resistere davanti al conformismo di massa.
In tutta risposta, gli feci un sonoro rutto; non avevo nessuna
intenzione di essere sincero e rivelargli i particolari della
mattinata, n di sopportare i fastidiosi tentativi di Spencer
per farmi sputare il rospo.
Se vuoi scusarmi, credo che adesso andr a studiare
chimica, dissi alzandomi dal divano.
La mia compagnia  cos sgradevole? chiese Spencer
con una finta espressione di offesa. O stai semplicemente
cercando di elevarti all'alto calibro degli studenti che frequenterai
a St. Ignatius?
A quel punto mi scagliai contro di lui e gli feci perdere
l'equilibrio. Con due rapide mosse che non avevo previsto,
Spencer mi inchiod al pavimento. Mi blocc le braccia e mi
si mise in ginocchio sopra. Senti, Gabriel, non posso sapere
cosa ti inquieta se non me lo racconti, ma non permetter che
te la prendi con me. Se vivere qui non ti aggrada, sei libero di
telefonare a zia Grace in qualsiasi momento. Ma mi dispiacerebbe
vederti andare via. Non c' niente di pi difficile che
vivere con un parente, a parte viaggiare con un amico, ma
mi pare che finora non sia andata male. Come avrai notato,
non sono attrezzato veramente per avere un ospite fisso, ma
sono felice di dividere la mia casa, cos com', con te. Vorrei
solo che fossi un po' pi sincero su quello che sta succedendo.
Avevo sperato che approfittassi di questo periodo per
permettermi di conoscerti, e credo che cos sia stato finch
non siamo andati a passare il fine settimana da Clayton. Ma
ultimamente sei misterioso e riservato. Mi sembra di essere
diventato il tuo nemico, anche se non ho la pi pallida idea di cosa ti abbia fatto di male.
Mi fai male alle spalle, dissi.
Spencer spost il peso e mi liber. Scusa, non era mia intenzione.
Ci alzammo e restammo uno di fronte all'altro; poi mi porse la mano. Pace? propose.
Gli strinsi la mano pi forte che potei, ma lui non si sganci.
Se mi avesse chiesto qualsiasi altra cosa, gliel'avrei anche
rivelata. Ma di Lillian non potevo parlare. Semmai avessi avuto
dei diritti su di lei, quei diritti potevano essere preservati solo con il silenzio.
...
.
...
Capitolo 22.
...
.
...
Le giornate estive si dipanavano in una languida successione:
lunghe, umide, vaste; il tempo era divenuto un
oceano uniforme sul quale fluttuavo, scivolando verso ogni
notte lontana su impercettibili correnti che non avevo nessun
desiderio di alterare. Io e Spencer trascorrevamo ore e ore
abbandonati nel salotto, storditi e indolenti, a leggere e ad
ascoltare allo stereo il canto delle sirene di Ella Fitzgerald,
Dinah Washington e Judy Garland. Passavo quasi tutto il
tempo in mutande, mentre Spencer si trascinava per casa nei
suoi pantaloni del pigiama di cotone scolorito.
Bevevamo t freddo direttamente dalla caraffa e facevamo
dei sonnellini. Spencer aspettava notizie dall'editor del suo
libro, mentre io aspettavo e basta; come in un viaggio senza
meta, non c'erano eventi che annunciassero il loro imminente
arrivo. Le nostre conversazioni erano apatiche e solo ogni
tanto superavano i pigri commenti sulla cronaca locale quando
Spencer trovava degno di interesse un articolo apparso su Life
o sul Saturday Evening Post. Poi, come una scintilla sull'esca,
i nostri discorsi si infiammavano in vigorose discussioni che ci
lasciavano stremati e sudati, come se la fatica della riflessione
e la pratica dell'espressione fossero lo sprint finale della nostra corsa in posizione supina.
A volte, la sera tardi, quando il calore si sprigionava dal
marciapiede e arrivava alla nostra finestra sotto forma di ondulati
veli di distorsione, umidi e ammuffiti come l'effluvio
delle strade assopite, ci mettevamo a parlare di argomenti
che non avevamo mai affrontato: il carattere di nostro padre,
la malattia di nostra madre, la ragione per cui zio Ambrose
aveva lasciato Harvard: argomenti che si avventuravano in terreni paludosi.
Spencer era il mio Virgilio; guida paziente nei cerchi inferiori
della realt, non solo sapeva dove guardare mentre
passavamo in rassegna la nostra storia comune, ma anche
come guardare. Io tendevo a curiosare: indugiavo sui momenti
sensazionali, da cui estrarre i dettagli cruenti; l'approccio di
Spencer era pi disciplinato, filosofico. Lui cercava la luce nel buio.
Una volta, nel momento di pace successivo alle confidenze
notturne, gli chiesi se pensasse ancora a Lady Ambrosia
Kenthy. No, da anni ormai.  buffo, credo. Assomiglia pi
all'assenzio che all'ambrosia; quando ti accorgi dell'amaro, il gusto  gi sparito.
Restammo seduti in silenzio per un tempo che parve lungo
e insopportabile, durante il quale fui tentato di parlare di
Lillian Dawes, non solo come rimedio al momento, ma anche
per rendere a Spencer la sincerit che aveva introdotto nei
nostri dialoghi. Spencer, iniziai, ma lui stava spegnendo la
sigaretta e si apprestava ad alzarsi dalla poltrona.
Fermati un minuto, voglio dirti una cosa.
Poi squill il telefono. A quell'ora poteva solo trattarsi di
brutte notizie o di qualcuno che aveva sbagliato numero. Era
troppo tardi per fare due chiacchiere. Spencer and subito a
rispondere e si gir di spalle, quasi per proteggermi da quella
telefonata. S, disse. S, senz'altro. Poi rimase muto per
un minuto mentre parlava il suo interlocutore, e alla fine disse:
Bene, porter i soldi nell'ufficio di Hauser domattina. Digli
di non aprire a nessuno finch non arrivi tu. Anzi, meglio se
mandi qualcun altro. E meglio se non ti vedono da quelle
parti. Riagganci con un sospiro.
Di che parlavate? domandai alzandomi in piedi, eccitato
tanto dal tono sussurrato quanto dal contenuto della conversazione.
Non ti riguarda, rispose quasi brusco.
Che succede? Non ti fidi? domandai sinceramente offeso
per la mia esclusione dal dramma.
Gabriel, a volte  meglio non immischiarsi.
Tu per ti sei immischiato, insistetti. Voglio solo sapere in cosa.
Spencer sospir. E stato tradito uno che conosciamo
io e Beckwith. Gli  arrivato un mandato di comparizione
davanti al Comitato per le attivit antiamericane. Cercher
di non presentarsi, di lasciare il Paese per un certo periodo.
Contribuisco alla causa con un po' di denaro. Ecco tutto.
Contento?
Oh, esclamai, e l'eccitazione si sgonfi in un istante. La delusione era palpabile.
Non dovresti aiutarlo, quel tizio. Non sei neppure comunista.
Beckwith  venuto da te solo perch hai i soldi.
Infatti! In altre circostanze mi sarei forse comportato da
codardo, ma questa volta non mi rimane difficile agire come
si deve. Tu, per, tieni la bocca chiusa. Se zia Grace lo scopre,
le viene un attacco isterico.
Lo so. Non sono mica scemo, Spencer.
 tardi, disse con uno sbadiglio. Sono stremato. Sono
settimane che dormo male. Me lo dirai domani quello che
volevi rivelarmi. Uscendo dalla stanza, spense le luci e mi
lasci al buio, pieno di parole che avrei dovuto mandar gi.
Andavo a trovare Lillian con una regolarit a cui cercavo
di dare l'apparenza della casualit, cambiando i giorni e le
ore delle visite. Se facevo coincidere il mio arrivo con una
delle sue pause, ci portavamo il caff al parco e, a seconda
dell'umore di Lillian, ci sedevamo su una panchina o passeggiavamo per i sentieri.
Una volta arrivai al cantiere, come lo chiamava lei, prima
che ritornasse dal pranzo. All'epoca stava restaurando l'affresco
di un soffitto, una di quelle raffigurazioni sentimentali
color pastello di cherubini che si librano pesanti su nuvole
cicciotte, dove tutto  pomposo e sciropposo come un bign.
Mentre aspettavo il suo ritorno, salii sull'alto ponteggio e
mi distesi sotto il soffitto, fingendo di essere Michelangelo.
Sonnecchiavo da una ventina di minuti, con gli operai che
lucidavano il parquet in un'altra stanza, quando la sentii arrivare
con Vanessa Demmerly, i cui tacchi alti martellavano il
pavimento di legno con l'insistenza di un picchio riecheggiando
nella stanza vuota. Guardai gi dal bordo del ponteggio:
Vanessa parlava e si raddrizzava la calza destra.
Si lamentava di Harold Zimmermann, delle sue nocche
pelose, che gli orecchini che le aveva regalato erano semplici
perle coltivate, e del suo alito profondamente problematico.
Le persone sono una gran delusione, concluse Vanessa.
S, ma  una consolazione. Quanto meno, si pu contare
su questo, disse Lillian.
Temo che dovr lasciare Harold. Non funziona e, poi,
ho cose pi importanti da fare.
Oddio, sei incorreggibile. Cos' che adesso non ti piace
di Harold e che prima ti piaceva? le domand Lillian mentre
si rimetteva il camice da lavoro e si accingeva a riprendere da
dove aveva lasciato.
Harold  noioso, dichiar papale papale, accendendosi
una sigaretta e buttando fuori un pennacchio di fumo.
Tutti i tuoi fidanzati erano noiosi, fece Lillian, scacciando
il fumo con la mano.
E poi, continu Vanessa,  un maleducato.
Ah! Maleducato, ripet Lillian. Certo, l'educazione 
importante. Sono anni che non posso farne a meno.
Certo che  importante! Come sapremmo senn che
siamo migliori degli altri? rispose bruscamente Vanessa. Poi
rise e si mise a sedere su una cassa, accavallando le gambe e
lasciando che la scarpa le penzolasse dalla punta del piede.
Davvero, riprese Lillian, non so come fai ad andare a
letto con uomini cos vecchi da avere i peli pubici che fuoriescono
dalle orecchie e la pelle che trasuda odore di sigaro.
Se non altro, Harold non  anziano, ed  abbastanza ricco da
poter fare a meno della buona educazione.
Be', sotto certi aspetti,  vecchissimo, tesoro. Aspetti
molto importanti.
Vanessa appoggi la mano sul braccio di Lillian per sottolineare
il suo punto di vista. Mettiamola cos...
Ma Lillian la interruppe: Non dirmelo. Me lo immagino:
lo spirito  forte ma la carne  debole. Vanessa annu
energicamente.
Lillian si volt a guardarla. Quindi, il prossimo chi ?
Vanessa, con la sua solita smorfia, protese le labbra e in
tono petulante disse: Non hai un briciolo di piet. Per la
miseria, prosegu con un tono offeso, credo che mi abbia
fatta seguire. Te lo immagini? Dopo che ha fatto il cascamorto
con Miss Metropolitana a quell'inaugurazione dove siamo
andati tutti...
Cosa ti fa credere di essere stata seguita? chiese Lillian
sollevando lo sguardo dai colori che stava mescolando.
Io non lo credo, lo so, rispose Vanessa con un sorriso
ironico, come se, per certi versi, la cosa stuzzicasse la sua
vanit. C' un ometto squallido che si aggira nei luoghi che
frequento e ai quali lui evidentemente non appartiene - sempre
sciatto e mal vestito com' -, e ti fissa sempre in maniera
scortese. Dubito che Harold lo paghi molto, tipico da parte
sua. L'avrai notato: ci ha osservate per tutto il pranzo e poi,
tornando qui, era dall'altra parte della strada e teneva il passo
con noi.
Lillian cominci a mangiarsi l'unghia del pollice. Credo
di aver capito di chi parli.
Vanessa sbuff. Lo vedi che  come dico io? Harold mi
fa pedinare.
Allora perch si aggira da queste parti? domand Lillian.
Con aria sprezzante, Vanessa fece cadere la cenere per
terra. Forse per avere la certezza che sono con te e non con
qualcun altro.
Circa due mesi fa, raccont Lillian, quando abitavo
nella stanza dietro la galleria di Marcus, qualcuno  venuto a
fare un sacco di domande. Marcus non ha fiatato. Ci sa fare
in questo genere di questioni. Ha incaricato il suo corniciaio
di consegnarmi un messaggio per dirmi dove incontrarlo. Ha
scelto una bettola molto deprimente su Canal Street; eravamo
gli unici due l dentro a non essere alcolisti di professione.
Marcus non passava di certo inosservato; sai com', sempre
in ghingheri, con il bastone da passeggio e la cravatta di seta.
Era la prima volta che lo vedevo con gli occhiali da sole: era
deliziato da tutta quella tensione drammatica. Ha scelto un
spar dal quale si vedesse la porta e ripet almeno cinque
volte che il suo bastone era un'arma letale. Te lo immagini?
Continuava a cercare con gli occhi dei segni visibili da colpire
con il pomo d'ebano del bastone. Ma l'aspetto pi adorabile
di Marcus  che non mi ha mai fatto una sola domanda. Mi
ha solo detto: "Tu mostrami il cadavere, che a seppellirlo ci
penso io", ripet Lillian ridendo.
Vanessa spense la sigaretta sulla cassa. Era lo stesso?
Quello che circola adesso?
Lillian alz gli occhi verso le finestre aperte, dall'altra
parte della stanza, dalle quali entravano gli schiamazzi acuti
e urgenti di un'ambulanza, a cui rispose un coro di clacson
lungo tutto il viale, familiari come voci querule che ripetono
con penosa insistenza un dettaglio privo di importanza.
Non lo so, rispose pensosa. Marcus mi ha solo descritto
come era vestito: un completo grigio costoso e una cravatta a
righe. Ha aggiunto anche che l'acqua di colonia che portava
evocava una reticenza autoritaria'.
E che diavolo vuol dire? domand Vanessa frugando
nella borsa alla ricerca del rossetto.
 tipico di Marcus esprimersi cos bene da far sembrare
insignificante la lingua degli altri.
Insignificante sar lui, borbott Vanessa, immusonita.
E alle inaugurazioni serve vino da due soldi. Come se non
ce ne fossimo gi accorti da tutti quei per Giove, bene
allora e ciao ciao di cui fa uso. Ho sempre pensato che
fosse un impostore. La medaglia della RAF se l' sicuramente
comprata da una vedova di guerra bisognosa o si  scopato
un generale.
Lillian mi volt le spalle per stendere dei teli protettivi su
una nuova porzione di pavimento. Ce l'hai con lui perch ti
ha accusata di pensare per slogan e di essere una parassita.
No, la interruppe Vanessa, lasciando cadere il rossetto
nella borsetta e chiudendola con uno scatto, lo odiavo gi
prima che lo dicesse.
Comunque sia, dopo un paio di gimlet in quella bettola,
abbiamo deciso che sarebbe stato pi prudente esporre i
miei lavori sotto un altro nome. Ho pensato a Elisa Linwald.
Marcus l'ha trovato favoloso, convinto che il suono straniero
fosse particolarmente ingannevole. E accidenti se i miei quadri
si vendono! Nonostante restino palesemente figurativi e
decisamente non contemporanei.
Quindi, concluse Vanessa alzandosi in piedi e sistemandosi
il cappello senza l'aiuto di uno specchio, ritieni che
questo tizio segua te e non me. Ma perch? Cosa potrebbe
volere da te? Hai forse abbandonato da qualche parte un
marito di cui ignoro l'esistenza?
No, certo che no, neg spazientita Lillian. Senti, devo
davvero rimettermi all'opera.
Vanessa era visibilmente irritata. D'accordo, me ne vado.
In effetti, sono molto in ritardo per un appuntamento. E devo
passare a prendere Gloria alla sua lezione di piano all'altro
capo della citt. Quanti soldi buttati! Vanessa si diresse a
grandi passi verso la porta, poi si ferm e si volt per fare
un saluto teatrale, con i guanti bianchi in una mano di modo
che il cuoio emettesse uno schiocco dolce mentre se li agitava
sopra la testa, come se fosse rivolta a un pubblico immaginario
ammaliato da ogni suo gesto, che si trattasse di infilarsi una
calza o di congedare uno spasimante.
Ero felice di notare che Lillian ignorasse completamente
quel ridicolo addio.
Adesso puoi venire gi, mi invit quando ebbe terminato
di preparare la tavolozza.
Guardai gi. Il sollievo di essere stato scoperto compensava
il mio imbarazzo.
Il ponteggio oscilla quando  troppo carico, quindi non
possiamo stare lass tutti e due. Scendi. Devo finire i putti
prima di sera.
Sei arrabbiata con me? le domandai scendendo la scala
malferma.
Lo sarei se pensassi che stavi origliando di proposito, ma
non potevi sapere che Vanessa mi avrebbe accompagnata.
Non lo immaginavo nemmeno io, perci per questa volta ti
va bene. Immagino che se non si fosse trattato di Vanessa,
avresti annunciato la tua presenza, rispose con pi generosit
di quanto meritassi.
Non mi era mai passato per la testa di fare un colpo di
tosse o di chiamare, e neppure adesso feci menzione di quello
che sapevo sull'investigatore assunto da Prather, per paura di
sembrare suo complice, seppur da lontano, di quello che lei
poteva solo giudicare spiacevole e detestabile. In fin dei conti,
non mi era parsa particolarmente turbata e poi cominciava
a fidarsi di me al punto di abbandonarsi a delle confidenze,
rivelandomi maggiori particolari sul suo passato, aprendo
capitoli della sua vita che aveva finora tenuto sigillati.
E come quei libri che lei aveva cercato di inalare a Parigi,
io non potevo trattenermi dal voler assorbire lei, rifratta attraverso
i suoi aneddoti e i suoi ricordi, fino a distillare l'essenza
di Lillian, come se lei potesse rivelarsi unicamente attraverso
uno studio completo del suo passato, come se la sua anima
fosse in qualche maniera prigioniera dalle lunghe giornate a
cui io non avevo accesso.
Se avessi avuto il buon senso di consultare Spencer, mi
avrebbe senz'altro ricordato che le persone si possono conoscere
solo nel presente. Il passato  irrilevante quanto il futuro:
ipotetico e distorto, romanzato da mille forze deformanti e
filtrato dal velo mendace dell'emozione. Inoltre, siamo per
natura in movimento, e ci trasformiamo impercettibilmente
in nuovi esseri che condividono solo le apparenze superficiali
delle nostre precedenti incarnazioni.
...
.
...
Capitolo 23.
...
.
...
L'insonnia di Spencer si aggrav e per ingannare le ore
notturne di veglia, cominciammo a frequentare dei locali di
musica jazz. A volte sceglieva i club costosi che avevano in
programma dei nomi famosi, ma andavamo perlopi in posti
a ingresso libero, locali in cui la birra era sgasata e i clienti
avevano l'aria da bohmien, ma la musica non era male.
Uscendo da uno scantinato angusto chiamato Buddy's Big
Time, una stanza fumosa e senza finestre sulla Bowery, che
sarebbe stata sicuramente deprimente se non ci fosse stato
il sassofonista talentuoso capace di far venire le lacrime agli
occhi, dovemmo farci strada in mezzo agli ubriaconi comatosi
disseminati sul marciapiede come tanti brandelli di carne.
Era uno spettacolo triste: accasciati contro le porte o i
bidoni dell'immondizia, rannicchiati in posizione fetale qua e
l, le mani gonfie e coperte di croste sotto le teste unte, quasi
una grottesca imitazione del sonno incantato dei bambini.
Svoltammo a un incrocio, alla ricerca di un taxi e in fondo a
un vicolo notammo l'esile sagoma di una donna che passava
da un barbone all'altro, chinandosi su di loro con una torcia
come se cercasse qualcosa di prezioso tra i volti indistinti e
disgraziati, qualcosa di cui il resto del mondo si era disinteressato
e che era sotto il naso di tutti.
Che diavolo fa quella? domand Spencer. Una donna
non dovrebbe girare da sola da queste parti a quest'ora della
notte. Nemmeno le puttane sfiderebbero la sorte con quelli
l. Nonostante le mie proteste, perch ero stanco, era tardi
e non erano affari nostri, lui imbocc il vicolo per seguirla.
Tu resta qui e vedi di trovare un taxi, disse allontanandosi.
Un barbone si mosse nel sonno e bofonchi una parola
cos intrisa di rabbia e disperazione da essere irriconoscibile,
e mi affrettai subito a seguire Spencer nel vicolo.
L'avevo quasi raggiunto quando la donna entr nell'ombrello
di luce di un'insegna al neon che annunciava la parola
CAMERE; vidi che era Lillian e che piangeva. Indossava un abito
da cocktail avorio, con le spalline incrociate sulle scapole e,
in quella luce cruda, si mostrava pallida come un'apparizione
fuori luogo. Stringeva al petto qualcosa, che in un primo
momento scambiai per una borsa da sera, una di quelle borsette
minuscole che possono contenere solamente le chiavi
e il rossetto, cos che gli uomini, diceva Spencer, finiscono
per portare tutto il resto. Ma quando mi avvicinai, mi accorsi
che quella cosa si muoveva: stringeva un gattino miagolante,
come una bambina che stringe una bambola di pezza, con un
atteggiamento protettivo svagato, quasi maldestro.
Spencer la teneva per le spalle e il suo viso era un miscuglio
di sollievo e di rabbia. Mi ricordava l'espressione dei genitori
che ritrovano i figli scomparsi, smarriti per poco tempo nella
folla. C' un momento in cui non  chiaro se li abbracceranno
o se li sgrideranno. Spencer non fece n l'uno n l'altro. Si
accontent di inclinare la sua fronte verso quella di lei.
Forse era proprio perch la conosceva gi in un modo che
rendeva inutili le rivelazioni che avevo cercato con le mie
domande ostinate, e le faceva apparire a posteriori gratuite e
indiscrete, che venne a casa con noi, come se fosse stato ovvio
sin dall'inizio, come se lei avesse aspettato in quei vicoli squallidi,
con una torcia e un gattino, che lui andasse a prenderla.
Nel taxi parl per tutto il tempo, sciorinando alla rinfusa
i frammenti caleidoscopici di un racconto che non aveva n
capo n coda: la serata a Park Avenue da cui stava arrivando,
dove c'era un piatto di pesche bianche, di quelle che in quel
periodo dell'anno abbondavano nei mercati del Sud della
Francia, ricche di un succo cos dolce e denso che ti scorre sul
mento e ti riempie l'incavo alla base del collo come fosse un
profumo. Era lo stesso profumo, spieg, che le impregnava la
camicetta (sulla quale si era rovesciata un barattolo di pesche),
quando era fuggita per andare a cercare un padre che non
aveva mai ritrovato. Era lui che ancora cercava, tra le macerie
e le vite abbandonate, misurate a bottiglie tra le mense per
i poveri e i dormitori pubblici, perch lei aveva rinunciato a
tutto quando, in preda alla collera, aveva preso un treno per
il Nord, e poi aveva fatto l'autostop, e aveva fatto i turni nei
frutteti o nelle tavole calde per guadagnare qualche soldo,
lasciandosi alle spalle le due persone che amava al fine di
trovare le risposte che non avevano pi importanza. Ma non
aveva ancora diciassette anni quando era scappata, e non aveva
mai preso l'ascensore o mangiato l'aragosta o visto il mare,
perci che ne poteva sapere degli errori che non finiscono mai
ma ti conducono nei vicoli nelle notti insonni come questa?
E continu a parlare fino all'alba, rannicchiata sul divano,
con il gattino addormentato in grembo e la testina sul suo
braccio, mentre io e Spencer sedevamo con la schiena alla
finestra, come a voler bloccare la luce e respingere il giorno,
che temevo potesse portarci via Lillian, il finale di una fiaba
in cui il boscaiolo resta di nuovo solo in mezzo al bosco.
Ma lei era ancora l, addormentata, con la giacca di Spencer
sotto il mento, il gattino che faceva forte le fusa vicino alla
sua testa, quando mi svegliai nel primo pomeriggio; non ero
riuscito a respingere il sonno, cedendo cos a Spencer i miei
obblighi di custode. Quando Lillian si svegli, era pomeriggio
e la stanza era inondata da una intensa luce dorata, che
penetrava obliqua nella stanza da ovest.
Lillian chiese un asciugamano; io le mostrai la vasca dai
piedi artigliati e le diedi una saponetta nuova, e mi pentii di
non essere stato pi pignolo nel tenere pulito il bagno. Spencer
aveva ricavato una lettiera per il gatto da una vecchia padella
riempita con la sabbia presa da un cantiere vicino a casa. Era
gi uscito due volte e aveva riportato, oltre alla sabbia, due
giornali, il Times e il Morning Mirror, una dozzina di uova,
un filone di pane fresco comprato al forno italiano, ancora
caldo e vagamente profumato di lievito, e un sacchetto di carta
marrone pieno di prugne. Poi si era addormentato sul letto,
senza disfarlo, ancora con i vestiti della sera prima indosso;
non si era neppure preso la briga di togliersi le scarpe.
Quando Lillian riemerse dal bagno, portava l'accappatoio
di Spencer e si era messa un asciugamano in testa a mo' di
turbante. La vestaglia di seta le andava troppo grande; lo
scollo si apriva quando stava seduta e si vedeva la pelle sotto
la clavicola, pallida e lentigginosa, e c'era l'indizio di una vena
blu che brillava sotto l'ombra della seta. Le ciglia erano cariche
di gocce d'acqua, che le impastavano e le rendevano pi nere.
Pensi di potermi fare un grosso favore? domand prendendo
una pesca e strofinandosela sulla guancia.
Quello che vuoi, risposi un po' troppo precipitosamente.
Andresti a prendermi dei vestiti? Non posso girare in abito
da sera prima del tramonto. Annuii comprensivo, anche se
personalmente giudicavo che potesse andare bene, sempre
che l'abito valorizzasse il soggetto, e quello lo faceva. Avevo
tuttavia appreso, dalle conversazioni che mi era capitato di
ascoltare tra zia Grace e Hadley, che tra le donne esisteva
un complesso codice riguardo all'abbigliamento femminile.
Coloro che violavano le regole, che portavano, per esempio,
scarpe bianche a settembre dopo il Labor Day, o rosse la sera,
o che indossavano colori pi scuri del blu prima dell'ora del
t, erano viste con il disprezzo supremo riservato agli altri
nemici del buongusto che mettevano le protezioni ai braccioli
delle poltrone o, peggio ancora, le rivestivano con la plastica.
Non avrei mai sospettato che Lillian obbedisse a quelle
leggi, visti i commenti da parte delle donne intorno alla piscina
di Clayton perch non si era messa la cuffia che quasi
tutte portavano e che faceva sembrare la loro testa piccola e a
punta. Sebbene non avessi assistito a questa trasgressione nel
codice di abbigliamento, mi immaginavo i suoi lunghi capelli
sparsi dietro le spalle mentre nuotava, come una sirena, e che
ondeggiavano a ogni bracciata come gorgonie sul corallo,
rossicci e fini come fili di ragnatela.
Tuttavia, erano questioni estranee alla mia sfera d'azione,
cos presi le chiavi e mandai a memoria l'indirizzo del suo
appartamento, al quarto piano, in fondo al corridoio, in un
vecchio magazzino del quartiere dei mattatoi nei pressi del
fiume. Una volta in cammino, e man mano che mi avvicinavo
alla meta, l'ansia cominci a crescermi dentro.
Non ero mai stato in quella parte della citt, ma avevo
l'impressione che la brutalit dell'attivit che vi si conduceva
avesse oscurato quel lurido dedalo di strade e segnato i volti
degli uomini che tetri spazzavano dai marciapiedi le dense
pozze di sangue, facendolo finire sul logoro acciottolato della
carreggiata. Era un quartiere lugubre anche in pieno giorno,
per niente il genere di quelle come Lillian.
Ero un po' teso mentre salivo le scale del suo sordido edificio.
I gradini di metallo pendevano pericolosamente verso
il muro esterno, come se la struttura stessa si afflosciasse
disperata per tanto squallore e miseria. Su ogni pianerottolo,
pieno di mozziconi di sigaretta, mi guardavo intorno nervosamente
per paura di imbattermi in qualche individuo poco
raccomandabile, un teppista armato di coltello o qualche
puttana immonda, ma l'edificio era deserto; solo un piccione
era penetrato in quel luogo proibito da una finestra rotta. Se
ne stava appollaiato in un angolo del secondo piano, con l'aria
triste e malata, e mi seguiva con i suoi occhietti neri come per
giudicarmi. Al pianerottolo del quarto piano, notai nell'angolo
quello che poteva sembrare a prima vista un mozzicone di
sigaro e che invece era uno stronzo fossilizzato lasciato da
qualche animale randagio.
Ero dunque del tutto impreparato alla dimora di Lillian.
Quando l'anonima porta di metallo si spalanc, feci
l'inebriante esperienza, descritta nelle fiabe e nei libri per
bambini, di entrare in un altro mondo, un luogo segreto e
incantato. Improvvisamente mi ritrovai in campagna, in una
stanza accogliente con il parquet di pino a larghe doghe e le
pareti rivestite di legno. Una finestra a ghigliottina affacciava
su un grande prato rigoglioso d'erba, la fioritura opulenta di
un glicine si insinuava nell'intelaiatura. Devo essere rimasto
stordito per un minuto intero, fino al momento in cui, come
gli occhi che si abituano al buio di una stanza, mi resi conto
di ci che aveva realizzato. Era tutto dipinto, a parte la testata
del letto e la valigia che c'era sotto, ma era talmente verosimile
che dovetti passare le mani sulla superficie piatta del muro,
osservare la mensola del camino ridursi a una sola dimensione,
o le tapparelle, o lo specchio, o le punte di freccia allineate
su uno scaffale, persino il com e il tappeto intrecciato si
appiattirono sotto le mie dita.
La finestra era un capolavoro. L'idillica scena di vita rurale
era dipinta su uno spesso drappo di lino fissato all'intelaiatura,
cos che la vista fosse illuminata da quel poco di luce che
riusciva a entrare dal vicolo sottostante. L'aria stessa sembrava
rinfrescata dall'idea di brezza che increspava l'erba,
che spandeva la fragranza del glicine. Mi aspettavo quasi di
vedere le api che cercavano di estrarre il nettare dai boccioli
viola, perennemente bagnati dalla rugiada del mattino: il gioco
ingannevole della luce e dei suoi pigmenti. Era solo avvicinandosi
alla finestra che si vedevano, come in trasparenza, i
contorni vaghi della tetra realt intromettersi dietro il drappo.
Era un vero trionfo dell'alchimia, perch la trasformazione
era completa e rendeva accogliente una casa l dove uno
non se lo sarebbe mai aspettato. Persino lo stretto armadio
era stato decorato di modanature di mogano, creando una
porta che lasciava pensare all'esistenza di altre stanze, agli
angoli e ai recessi di una vecchia casa. Fu l che trovai i suoi
vestiti. Non c'erano pi di sei grucce: qualche vestito e un
cappotto erano appesi a una barra metallica, e sul ripiano
di compensato c'erano dei maglioni e dei pantaloni piegati,
una pila di libri, una borsa da sera nera di perline e qualche
cappello. L'intero guardaroba contava meno capi di quelli che
Hadley metteva in valigia per tornare a casa il fine settimana.
La frugalit degli averi di Lillian, o meglio, la vita ascetica che
suggerivano, erano in netto contrasto con la ricchezza delle
decorazioni che aveva creato a colpi di pennello, e con la vita
opulenta che lei sembrava condurre in altre parti della citt.
Davanti alla totalit del suo umile guardaroba rimasi paralizzato
e decisi di portarle tutto, visto che entrava facilmente
in una valigia piccola; e poi non volevo tradire la mia ignoranza
riguardo a quello che rappresentava un idoneo abito da
giorno. Sotto il letto, dietro la valigia, trovai i suoi colori e un
pacchetto di cartoline legate con l'elastico, che a una rapida
ispezione si rivelarono immagini patinate di siti e monumenti
famosi sparsi nel mondo, mai spedite; il retro era immacolato
e privo di parole.
Infilai tutto nella valigia, dandomi pena di piegare bene
ogni capo, mettendo le sue tre paia di scarpe delicatamente in
cima, con le suole verso l'alto perch non toccassero il tessuto;
maneggiai le sottili sottovesti e le camicie di cotone stampato
con il rispetto dovuto alla Sacra Sindone. Mi sembrava di avere
le mani troppo grosse e maldestre, mentre i delicati foulard
di seta mi fremevano tra le dita.
Immaginai che il bagno fosse in fondo al corridoio, ma
non ebbi il coraggio di provare le altre porte di metallo che si
allineavano sinistre nel corridoio male illuminato. Tornando
da Spencer, feci tappa da Rexall e comprai a Lillian i tre articoli
da toletta che giudicavo indispensabili: uno spazzolino
da denti, una spazzola per capelli (di quelle costose con il
manico di legno e le setole naturali, di fabbricazione inglese),
e un rossetto rosso fuoco di Elizabeth Arden, chiamato Rosa
Flamenco. Avevo giusto il denaro sufficiente per pagare i
miei acquisti e, mentre contavo i soldi alla cassa, mi sentii
umiliato dalla mia povert e disturbato dalla spettrale presenza
dell'erede Whitcomb che si frapponeva tra me e il contante
che avrebbe potuto imbottirmi le tasche.
Willa Daniels, l'ultima erede vivente del signor Frederick
Whitcomb, era arrivata, nella mia fantasia inquieta, a rappresentare
l'incarnazione di tutte le ingiustizie: lei era la puttana
del destino, l'arpia capricciosa che faceva girare la ruota della
fortuna come un croupier corrotto e prolungava il gioco fino
al momento in cui la roulette sembrava volersi fermare sul
mio numero vincente. In maniera irrazionale ma non meno
feroce, incolpavo lei di tutti i mali e le sfortune che affliggevano
la mia povera vita, come se fosse responsabile della mia
espulsione da Renwick, o della mia incapacit di ricordare a
memoria i verbi irregolari francesi, o di ballare il valzer senza
inciampare, e del tedioso problema che mi poneva il fascino
innato di mio fratello quando si trattava di tenere compagnia a Lillian Dawes.
...
.
...
Capitolo 24.
...
.
...
Quando rincasai, scoprii che Spencer e Lillian avevano
battezzato il gatto in mia assenza. Sembravano entrambi
soddisfatti del nome Perseo, e non potei che felicitarmi di
essere stato fuori mentre la decisione veniva presa, poich
io avrei suggerito Blackie, che adesso per mi appariva una
scelta infantile e penosamente poco ispirata.
E cos ebbe inizio il periodo di Lillian. Quella sera, quando
restammo da soli in cucina e io la guardavo tagliare ventrigli
di pollo per il gatto, le dissi: Avresti dovuto avvisarmi riguardo
alla tua stanza. Mi ha tolto il respiro. E di una bellezza straordinaria.
Arricci il naso. Trovi?
S,  davvero fantastica, dichiarai. Un'opera d'arte.
Oh, no, niente arte, disse scuotendo la testa. L'arte
richiede tempo, mentre la mia capacit di concentrazione
 breve. E Spencer sbott a ridere, rovesciando il caff sul
ripiano. Anche uno scemo avrebbe capito che era felice. Se
ne stava accanto a Lillian, tenendo il braccio a un pelo di
distanza da lei, abbastanza vicino da sentire il calore della
sua pelle senza toccarla. Nella stanza regnava una leggerezza
che ci faceva scoppiare a ridere per le cose pi stupide; come
l'elettricit statica, ogni idea che sfiorava le nostre lingue
trasportava una corrente di umorismo.
Attesi nervosamente la fine di quella prima sera, molto
dopo aver sbarazzato il tavolo e ascoltato l'ultimo disco,
quando la conversazione fu sopraffatta dalla stanchezza,
che ci ammant dolcemente come un'ombra e ci sommerse
in un beato silenzio. Per tutto il tempo mi ero chiesto come
ci saremmo sistemati per la notte. Alla fine ci alzammo e ci
augurammo la buonanotte; poi, senza dire una parola, Lillian
e Spencer si ritirarono in camera sua mentre io fingevo di
essere impegnato con un ultimo bicchiere d'acqua.
Nel mio letto angusto tesi l'orecchio per sentire i rumori
che tradissero l'intimit di una porta chiusa, ma in casa regnava
il silenzio e io, controvoglia, mi addormentai. Al mattino,
quando riemersi dall'esilio con solo i pantaloni del pigiama
indosso, Spencer era gi vestito di tutto punto.
Mettiti la vestaglia, mi disse Spencer in tono sostenuto.
Ma sopra il rumore dell'acqua che scorreva in bagno, la voce
di Lillian esclam: Non per me, spero. Un giovane corpo
ornato di una nuova cicatrice non va assolutamente nascosto.
Feci una smorfia a Spencer per comunicargli un muto vedi?
e presi posto a tavola. Lillian ci raggiunse un attimo dopo
con un prendisole senza maniche e, constatai con piacere, il
rossetto rosso acceso che le avevo comprato. Nel vedere la sua
mano sfiorare quella di Spencer mentre prendeva il tovagliolo,
capii che tra loro esisteva una complicit, per quanto timida
e discreta, dalla quale io ero escluso.
Fissai Spencer, ma lui rimase indifferente al mio sdegno.
Prendi un po' di marmellata, mi disse, come se mancasse
solo quella alla mia beatitudine, come se la polpa dei lamponi
senza semi potesse compensarmi dell'immensa distesa di
felicit che aveva riservato a se stesso.
No, grazie, risposi, cercando di infilare in quelle parole
tutta l'ironia che potessero contenere, ma Lillian prese il
barattolo e, mettendo lieve la sua mano sulla mia, disse: Sei
sicuro? E la migliore, fatta dalle vergini cieche nei conventi
del Belgio. E io capitolai senza riserve. Avrei potuto lottare
contro il fascino di Spencer, ma non avrei mai potuto resistere
al desiderio travolgente di approfittare di tutto ci che di
Lillian mi veniva offerto; cos sorrisi, e fummo tutti pervasi da
un senso di sollievo, credo, poich la piccola cucina sembr
inondarsi di luce.
Le nostre giornate passavano veloci mentre ci adagiavamo
nei ritmi rilassati dell'estate e nel gergo confortevole della vita
domestica. Lillian apport alla casa una gamma di prelibatezze
a cui rinunciavamo d'abitudine: fette trasparenti di salmone
affumicato, pinoli, arance rosse, nespole e fragole ricoperte
di cioccolato, cesti intrecciati di albicocche candite, e t affumicati
che evocavano l'aroma esotico dell'Oriente.
Le finanze di Lillian erano ambigue, ma sembrava fare
in modo di guadagnare giusto il necessario per soddisfare
certe stravaganze; traeva un piacere edonistico e sfrenato nel
concedersi certi lussi scelti con attenzione osservando, in altri
campi, un regime di frugalit quasi penitenziale. Mi procurava
una fitta di piacere vedere i suoi oli da bagno colonizzare
la mensola del bagno, o sentire l'odore, rincasando, di una
traccia del suo profumo, impercettibile ma non per questo
meno ossessivo. Non ero abituato a quel genere di profumo,
evanescente nella sua delicatezza, discreto e tentatore, come
se fosse in un perenne stato di evaporazione e nessuna quantit
inalata potesse aumentare la pienezza della sua indefinita composizione.
Hadley e zia Grace mettevano Bellissimo, un profumo
tenace, di una femminilit ostentata, con le note floreali dominanti
come un corno in un'orchestra, ma quello di Lillian
ti faceva venire voglia di avvicinarti, di seguire con il naso il
movimento della sua spalla, di portarti al viso la mano piena dei suoi capelli.
Nella cucina, si allineavano sul ripiano i barattoli di senape
francese, di miele danese, di olive turche, e lei metteva dei
sacchetti di lavanda tra gli asciugamani piegati e rametti di citronella
tra le lenzuola. Vivevamo da re, o da sultani, forse, visto
che l'afa persisteva, implacabile e ostinata, coprendoci di un
velo salato nelle ore del pomeriggio, schiacciandoci come una
mano pesante, stroncando anche le pi modeste ambizioni.
Quando diventava insopportabile, andavamo al cinema e
sceglievamo la sala in base alla vicinanza e alla qualit dell'aria
condizionata, senza riguardo al film in programmazione.
Ci bastava scappare dal caldo; non avevamo bisogno di un
trasporto emotivo. Lillian sedeva sempre in mezzo, e anche
se per strada insisteva per prenderci entrambi sotto braccio,
a volte notavo che nel buio della sala cinematografica faceva
scivolare la mano in quella di Spencer.
Lillian continu a frequentare Vanessa Demmerly di tanto
in tanto, incontrandola per pranzo al Colony o per un aperitivo
al bar del Ritz, luoghi che Vanessa amava perch l i camerieri
erano sufficientemente ossequiosi. In quelle occasioni,
si vestiva con una cura insolita, a volte dandosi anche pena
di cambiare i bottoni di una vecchia giacca o di tingere nel
lavandino un paio di guanti di cotone perch si intonassero
al vestito che aveva preso in prestito da Bonwit per restituirlo
il giorno seguente, avvolto in strati di carta velina, con
la ricevuta infilata sotto i nastri azzurri che chiudevano la
scatola come se fosse un regalo.
Secondo Lillian, Vanessa Demmerly possedeva numerosi
talenti e qualit, compresa l'abilit di far sembrare seducente
quasi qualunque uomo sulla pista da ballo; ne sapeva pi di
un meccanico sulla riparazione delle automobili ed era una
persona assolutamente leale (inviava ancora pacchi di roba
a Johnny Lasker, un fidanzatino delle superiori che scontava
una pena a Sing Sing); ed era stato proprio questo a fare
colpo su Lillian e a permetterle di passar sopra ai difetti pi
eclatanti della sua amica.
Sa essere irritante, te lo garantisco, e la sua conversazione
pu essere noiosa, ma nell'amicizia  fedele e non c' nulla
che la sconvolga.
Una volta, quando zia Lavinia ci aveva regalato i biglietti
per uno spettacolo di Nol Coward a Broadway, incontrammo
Harold Zimmermann durante l'intervallo. Ci aveva offerto
una coppa di champagne prima di chiederle anche lui come
facesse a sopportare Vanessa. Per la sua stessa ragione,
gli aveva risposto. Ci diverte e ci affascina la sua sfacciata
autoindulgenza, credo. Non che l'egoismo sia cos raro, ma
il suo livello di candore s. Stranamente, Vanessa  pi onesta
della maggior parte della gente e i suoi desideri sono infantili
e innocui. E una volta mi ha reso un gran favore. Diciamo
che questo pu bastare per rispondere alla sua domanda.
Zimmermann le aveva preso le mani tra le sue grosse e
paffute zampe, di quelle sempre calde e leggermente sudate,
e aveva risposto: Ma non sembra affatto il genere di persona
che una del suo... che una come lei sceglierebbe come amica.
Lillian aveva rapidamente ritirato la mano e risposto: 
questo che la rende affascinante. Dopodich, non misi pi
in dubbio la loro amicizia.
A luglio, nonostante il restauro della casa fosse terminato,
Lillian non mostrava segni di volersi cercare un altro lavoro.
Ogni tanto portava un dipinto alla galleria di Marcus Enwright,
ma perlopi si accontentava di poltrire: leggeva romanzi
francesi o poesie tedesche, o ascoltava pigramente i dischi,
mangiando ciliegie da una ciotola sulle ginocchia.
Quando aveva voglia di muoversi, mi portava a fare delle
escursioni: andavamo ai Cloisters, allo zoo, alle montagne
russe di Coney Island; facevamo avanti e indietro sul traghetto
per Staten Island, mangiavamo hot-dog a Brighton Beach, e
a Chinatown feci la conoscenza di certi delicati dim sum in
un lurido buco in cui aveva insistito per portarmi.
Credimi, il cibo sar squisito, mi aveva detto con incrollabile
fiducia. Il proprietario, un individuo mummificato con gli
occhi neri, brillanti e duri come il carapace di uno scarafaggio,
ci serv di persona, emettendo grugniti di soddisfazione nel
vederci mangiare. Per tutto il pasto continu a lisciarsi con
le mani unte i baffi lunghi e fini fino a farli diventare affilati
come quelli di un pesce gatto.
Ad Harlem mi fece assaggiare l'unica verdura che zia Grace
non aveva mai servito, e che zio Ambrose con un brivido di
disgusto chiamava apposta verdura di colore. Devi metterci
il tabasco, senn sa solo di prato, mi istru la mia docente.
Lillian amava far credere che fossimo stranieri, soprattutto
quando giravamo nel centro di Manhattan. Mi insegn una
lingua segreta di sua invenzione, nella quale bisognava mettere
z o sh tra le sillabe, e a volte ci portavamo una guida
Baedeker della Romania o la mappa malridotta di un'oscura
e lontana citt, come Fez o Quito, acquistata nelle librerie
dell'usato che lei amava frequentare.
Riusciva a mantenere un'espressione impassibile pi a lungo
di me quando chiedevamo informazioni incomprensibili ai
passanti e mostravamo tutti seri una cartina dei monti Carpazi,
esprimendo la confusione con i gesti universali dello sconcerto
e dell'impotenza. La reazione che preferivamo, incredibilmente
la pi frequente, era quella della vittima del nostro scherzo che
studiava la cartina e poi, annuendo energicamente con aria di
assoluta autorit, si metteva a indicare una serie di direzioni
del tutto improbabili quanto la nostra richiesta.
Una volta andammo da Saks sulla Quinta Avenue, dove
Lillian dimostr le sue teorie sulla diminuzione della prospettiva
creando per me un'infinit di riflessi regolando i pannelli
laterali di uno specchio verticale. Li chiamava echi visivi,
e fu come se un vento caldo mi avesse elettrizzato i peli della
nuca e delle braccia.
Di tanto in tanto venivamo convocati da zia Lavinia. Ogni
volta che la vedevamo sembrava sempre pi spigolosa, come
se una lama le affilasse lentamente gli angoli e le sporgenze,
ma il suo senso dell'umorismo rimaneva agile ed elastico come
sempre. Se ci invitava a pranzo, la raggiungevamo nel ristorante
che aveva scelto, mentre le cene si tenevano sempre a casa
sua, nella sala da pranzo di rappresentanza che affacciava su
Central Park. A quanto pare, era cos esigente in fatto di arredo
che la maggior parte dei ristoranti non soddisfaceva i criteri
estetici necessari alla digestione dei suoi pasti principali. Vero
, suppongo, che quando si trattava di arredamento di interni,
un certo talento ce l'aveva. I colori attentamente calibrati, la
scelta dei tessuti sontuosi che combinavano toni e materiali
contrastanti, i diversi pezzi di antiquariato che aveva collezionato
nei suoi anni in Europa, creavano un ricco insieme,
troppo elegante per essere stucchevole, troppo eccentrico per
sembrare affettato, e che formava uno splendido fondale per
il genere di conversazione che amava suscitare al suo desco.
Era tuttavia meno pignola riguardo al cibo servito, che era
certamente buono ma senza mai aspirare all'eccellenza.
Non c' nulla di pi barboso dell'ossequio che gli arricchiti
hanno nei confronti del cibo, dichiar una volta. 
pretenzioso e inutile. Quando sedete al mio desco,  per la
compagnia che vi si trova. Il cibo non  che un mezzo per
nutrire la ricerca di altri, pi appaganti appetiti.
I suoi invitati formavano un estroso gruppo, e provenivano
da diversi campi delle arti e delle lettere, con evidente
esclusione degli accademici, che discriminava apertamente
liquidando il loro lavoro come la ricerca delle allusioni
perdute. Per lei, tutto considerato, erano solo una razza
meschina, dei pedanti pretenziosi, sciacalli che spolpano le
carcasse dell'altrui ispirazione.
Dopo qualche serata, mi fu chiaro che i valori mondani
che apprezzava di pi erano, nell'ordine, pensiero originale,
umorismo agile, bellezza eccezionale; tutti gli altri erano solo
zavorre sociali. Preferivo non chiedermi in virt di quale
deroga fossi l, perch, anche se il suo affetto era evidente,
avevo comunque l'inquietante sensazione che fosse dello
stesso tipo che riservava a Mister Phipps.
Per esempio, non mi prendeva mai per il gomito, come
faceva con Lillian, per presentarmi a Fabrizio Dalforno, o alla
signora Lattimer, o al grande Richard Tivett; gesti che anche
dall'altra parte della stanza mi apparivano pieni di effusioni
esuberanti ingegnosamente elaborate per adulare e incuriosire
le due parti, che di solito rimanevano assorbite nei loro discorsi
animati da non sentire neppure il primo annuncio per la cena.
Non mi assegnava il posto a tavola neppure in base ai miei
interessi, come invece faceva con Spencer, cos che spesso
trascorrevo la serata intrappolato tra l'amante ottusa o il consorte
di qualche persona la cui intelligenza veniva assaporata
in un'altra conversazione, della quale mi arrivavano solo alcune
parole attraverso il vasto golfo del tavolo di palissandro,
trasportate da un'onda di risate.
Tra questi, il pi famoso era un individuo di nome Ross
Ellman, il cui passaporto per la serata era una donna affascinante
con una matassa di capelli ispidi, svelta di lingua, dalla
risata chiassosa e sorprendentemente seducente. Ma Ross,
il suo cavaliere (faccio fatica a pensare che fosse veramente
sposata con quell'uomo), era una combinazione letale di
affermazioni perentorie e un'ignoranza crassa che trovavo
detestabile. Ne risultava un genere di noia talmente penosa
da sopportare che cercavo di ricordare le strategie mentali
di cui ci parlava Red Tillock quando a Renwick spegnevano
le luci, e ci raccontava i metodi che il fratello maggiore aveva
escogitato per sopravvivere alla prigionia in un campo giapponese.
Il mio metodo consistette nel contare i capelli ribelli
che spuntavano dalla testa a cupola di Ross, un groviglio irsuto
che ricordava una noce di cocco.
Al termine di quella cena, zia Lavinia mi tese un agguato
in corridoio mentre tornavo dal bagno degli ospiti, dove
mi ero nascosto per scappare da Ross, con la sfrontatezza
di usare il pi a lungo possibile quella stanza assai richiesta
quando, dopo l'ultimo espresso, erano tutti passati ai liquori.
Mi mise nella mano un coltellino d'argento magnificamente
decorato, con una piccola lama che si apriva da una parte e
delle forbici in miniatura dall'altra. Meriti una ricompensa,
mi disse, e temo di avere a portata di mano solo questo che
potrebbe essere di tuo interesse. Non che ti servano oggetti di
sopravvivenza, aggiunse, visto che hai gi dato prova delle
tue capacit in caso di avversit. Era il suo modo di scusarsi
senza burlarsi di un invitato ancora sotto il suo tetto, vale a
dire protetto dal codice di ospitalit che zia Lavinia onorava.
Dopodich, la donna dai capelli ispidi fu radiata dalla lista
degli ospiti ammessi nelle sue magnifiche stanze. I reduci
compresero che l'arguzia della donna e le sue battute pronte
di rara sagacia avevano un prezzo troppo elevato, o quanto
meno un prezzo che era ingiusto infliggere agli altri.
In generale, le cene di zia Lavinia erano un dono di cui
essere grati. Fu l, in fin dei conti, che conobbi il brioso Monsieur
Paniceau, al quale de Gaulle aveva dato un'onorificenza
per il suo contributo alla Resistenza; ma era un altro capitolo
della sua vita che mi appassionava: i racconti che snocciolava
mentre consumava enormi quantit di sciropposo e dolciastro
liquore alla viola, un alcolico per signore che solo gli eccentrici
pi sicuri di s potevano far proprio.
Dopo aver bevuto un paio di dita di quel potente, profumato
elisir, mi raccont, attraverso i miasmi di vapori floreali
e di fumo delle Gitanes, degli anni in cui era implicato in
diverse operazioni di contrabbando. I suoi reati erano iniziati
in Italia con la vendita di sigarette al mercato nero, il che gli
era costato un breve periodo di carcere. Poi, si era dedicato
al problema pi difficile, ma anche pi remunerativo, di far
passare i dipinti rubati dalla Francia alla Svizzera, e l'aveva
risolto arrotolando le tele attorno alla parte centrale di un paio
di sci, sui quali impilava altri sci e racchette, il tutto fissato con
una corda di canapa sul tetto di una vecchia deux chevaux.
Il cruscotto dell'auto era pieno di ski-pass per le piste pi
difficili delle Alpi e, come tocco finale, la radio era sintonizzata
su una stazione meteo mentre l'auto si avvicinava alla
frontiera. Il successo del suo piano risiedeva nel fatto che gli
oggetti di contrabbando erano nascosti ma in evidenza. Gli
sci, banali e perfettamente visibili, non richiedevano nessuna
ispezione, mentre bagagliaio e valigie furono perquisiti pi
volte, pi per noia che per reale sospetto, pensava lui.
Dopo alcuni passaggi fortunati, aveva abbandonato questa
attivit che, a suo giudizio, era troppo soggetta alle condizioni
climatiche. Se bisognava tenere la merce anche solo per un
paio di giorni di pioggia, i rischi aumentavano drasticamente.
La gente si lascia prendere dal panico e crolla. Una piccola
fuga di notizie e psssst, sibil, chiudendo le dita sulla fiamma
della candela che aveva appena avvicinato alla sigaretta,
spegnendola e facendo schizzare gocce di cera sulla tovaglia
pi bella di zia Lavinia.
Oramai in pensione, viveva facendo il calligrafo. Una donna
coperta di bigiotteria mi disse che nella nuova professione
era molto stimato, e che aveva declinato l'offerta di essere
il primo calligrafo della Casa Bianca. Era difficile sapere se
fosse vero, perch la stessa donna mi aveva detto che il colore
arancione andava cancellato dallo spettro ottico, e che la
differenza tra l'amore prezzolato e l'amore gratuito era che
l'amore prezzolato  assai meno caro.
Avevo molto ammirato Monsieur Paniceau sia per il suo
coraggio sia per la sua ingegnosit, ma mi infastid trovarlo
pi tardi nel vestibolo con Lillian. Parlavano in francese e
la vivacit del loro discorso e il modo in cui si interruppero
bruscamente quando entrai lasciava supporre che si fossero
gi conosciuti da qualche parte, in altre circostanze.
Hai gi fatto la conoscenza di Monsieur Paniceau, naturalmente,
si giustific subito Lillian, aggiungendo una
risata un po' forzata. E un vero peccato che debba lasciarci
proprio quando la serata  al suo meglio. Monsieur Paniceau
le prese la mano e se la port alle labbra per un istante troppo
lungo, in un gesto carico di un significato pi complesso della
semplice cordialit. Prima di chiederci di salutare da parte
sua zia Lavinia e gli altri, che indic con un movimento leggero
del polso, lanci a Lillian un lungo sguardo ed ebbi la
certezza che un tempo erano stati amanti. Poi prese cappello
e ombrello dall'appendiabiti di ottone ed entr veloce, quasi
furtivo, nell'ascensore che aveva appena aperto le porte sul
pianerottolo di mia zia.
Ling mostrava nei miei confronti un'indifferenza del tutto
professionale, mentre salutava sempre Lillian e Spencer con
una raffica di parole in un inglese sconclusionato, sommergendoli
di frasi incoerenti che non mi prendevo neppure la
briga di decifrare. Notai che Spencer aveva diritto al pezzo
migliore dell'arrosto, mentre io dovevo accontentarmi delle
prime o delle ultime fette bruciacchiate. Durante l'aperitivo,
Ling faceva sempre in modo che il suo vassoio laccato arrivasse
al mio angolo di divano invariabilmente vuoto. Se il piatto del
dolce di Lillian era ornato di violette candite, sul mio c'erano
al massimo un paio di petali rotti.
Il trattamento di favore che riservava a Spencer e Lillian
era troppo sottile per giustificare una lamentela, ma tuttavia
evidente in una miriade di dettagli dei suoi doveri domestici.
Era pi forte di lui; e di zia Lavinia. Qualunque fosse il fascino
esercitato da Spencer e Lillian individualmente, questo
veniva moltiplicato in modo esponenziale dalla loro unione:
erano una coppia irresistibile. Persino i cinici pi incalliti
soccombevano al loro portamento.
Credo che in parte fosse dovuto al fatto che cercassero
di nascondere i segni esteriori della loro invidiabile intesa,
l'energia necessaria per contenersi, che a volte costringeva
le mani di Spencer a stare nelle tasche, o gli occhi di Lillian
a concentrarsi sulle scarpe, riempiendo lo spazio che occupavano
di una tensione contagiosa che ci stimolava tutti: era
come guardare i lampi in una bottiglia.
In quelle serate mi divertivo a osservare zia Lavinia che si
portava la borsa da una stanza all'altra, e posava il panciuto e
deforme ricettacolo di lucertola ai piedi della sedia che occupava
a capotavola, come se chi forniva il cibo, o magari uno
degli ospiti, fosse sospettato di trame ai danni del contenuto
misterioso della sua borsetta.
Una volta che ero seduto alla sua destra (un onore che di
rado mi era concesso), cercai maliziosamente di spingere la
capiente borsa nera nei bui recessi sotto il tavolo, nascosta dai
lunghi lembi della tovaglia e delle traverse di raso. Impresa
fallita: con la punta del piede non riuscii a muovere la borsa,
che aveva il peso massiccio di una valigetta, ma per sbaglio
schiacciai il campanello collegato alla cucina, sollecitando
cos l'arrivo di Ling con la portata successiva.
Pi tardi, mentre parlavo con Spencer di quella piccola
mania, Lillian intervenne per chiarire la situazione. Cos
pu avere tutte le pillole a portata di mano. Si fa un punto
d'onore di non dire niente delle sue numerose medicine,
che sono tutte trasferite nelle scatole delle mentine o delle
liquirizie o delle gomme da masticare, cos quando le prende
dalla borsa, nessuno ci fa caso. E funziona: voi due avete
semplicemente creduto che fosse golosa, ma in realt credo che sia molto malata.
Non parlammo pi per il resto del tragitto; solo il ronzio
atonale del tassista accompagnava lugubre il mio senso di vergogna.
...
.
...
Capitolo 25.
...
.
...
Poi, negli ultimi giorni di agosto, Hadley pass da noi senza
preavviso, avendo erroneamente dedotto che Spencer non
potesse pi permettersi di pagare il telefono. Voleva annunciarci
il suo fidanzamento, ma fu distratta dal suo obiettivo
dalla scoperta del nostro mnage. Lillian non c'era, ma la sua
presenza tra noi era innegabile: le sue calze, come maniche
a vento scintillanti, erano appese ad asciugare davanti a una
finestra; un piccolo nido di forcine era sul tavolinetto davanti
al divano; un orecchino brillava sul tappeto, lanciando un
lampo di luce bianca dalla logora trama blu del kilim. E naturalmente,
c'era il suo profumo, cos gradevole e femminile.
Spencer e Hadley si misero a discutere. L'atmosfera si
caric di parole amare che rimasero sospese come un cattivo
odore che rifiuta di svanire. Fu chiamata zia Grace e nel giro
di poche ore, nonostante le mie chiassose e patetiche proteste,
fui rimosso dalla scena di quella disdicevole dissolutezza.
Lillian non era ancora rientrata quando fui estromesso dall'appartamento,
con la disperata fretta di chi estrae un corpo da
un'auto in fiamme, ma fui contento di vedere, mentre mi
buttavano fuori di casa, che Spencer aveva scritto a piccole
lettere, accanto al nome Gabriel aggiunto sulla targhetta, la parola emerito.
Doveva essere sceso a scriverlo mentre zia Grace e Hadley
impacchettavano le mie cose e io le supplicavo - tutti e tre
animati da un sentimento di urgenza degno di un'opera lirica.
Forse Spencer era uscito a prendere una boccata d'aria che
non fosse viziata dalla censura morale che inquinava l'appartamento,
o semplicemente per scappare da quella agitazione
sgradevole che si era impadronita di noi. A meno che non
fosse sceso ad aspettare Lillian per evitare l'incontro con le
Furie che chiamavamo parenti. Non mi ero neppure accorto
che si fosse eclissato.
Solo pi tardi, sempre quella sera, riuscii a parlarci. Avevo
aspettato che zia Grace andasse a letto ed ero sgattaiolato di
sotto, scalzo, per usare il telefono della cucina. Aveva la voce
tesa, infelice. A quanto pare, aveva avuto un brutto battibecco
con Lillian. Era una faccenda complicata, mi disse. Provai una
pena immediata per lui, la stessa che provavo per me stesso.
Sapevo che non era bravo nei conflitti e, in quanto dilettante,
correva pi rischi di infliggersi una ferita involontaria di
chiunque altro con maggiore esperienza.
Non so come, ma Perseo  scappato. Le porte continuavano
ad aprirsi e chiudersi mentre trasferivamo le tue cose in
macchina. Nessuno ci ha fatto caso. Io non ci ho fatto caso,
si corresse.
 sconvolta? domandai sapendo gi la risposta.
 distrutta. Lo abbiamo cercato per ore. Lei lo sta ancora
facendo.
 stato un incidente, decretai.
No, rispose brusco,  una maledetta metafora.
In quel momento capii che aveva bevuto. Non sapevo cosa
dire. Sentivo che andava alla deriva, come se la sua natura
dolce e fiduciosa l'abbandonasse, simile a un palloncino colorato
che una piccola mano stupefatta lascia sfuggire in un
momento di disattenzione.
Aveva ragione, era una faccenda complicata. Mi raccont
che aveva regalato a Lillian la prima copia del suo libro, tra
una spiegazione e l'altra, prima sulla mia assenza e poi sulla
confusione che regnava in casa, e poi la scoperta dell'assenza
del gatto.
Avrei voluto aspettare, avrei dovuto aspettare, naturalmente,
un momento migliore, ma volevo smussare la tensione del
pomeriggio, distrarla perch non si sentisse ferita. Non volevo
farla sentire come una piaga morale dalla quale tu andassi
protetto, anche se la mia famiglia dava proprio quell'impressione.
Non volevo che si sentisse offesa. Pensavo che si potesse
ignorare la bruttezza che gli altri ci imponevano. Arroganza,
lo ammetto. La soddisfazione del piccolo peso del libro nella
mia mano ha lenito un po' del dolore che... La dedica me l'ero
dimenticata. L'avevo scritta mesi fa, prima che...
Lo interruppi. La dedica?
Quando Spencer aveva rimandato le bozze corrette all'editore,
avevo creduto che il libro l'avesse dedicato a me. Mi
pareva evidente. All'epoca Lillian esisteva solo nel reame
delle mie ossessioni private, e chi altri poteva contendermi
quel privilegio? Certamente non Hadley, n zia Grace, o zio
Ambrose, che ormai era troppo vecchio e svampito persino
per comprendere la portata del gesto. Beckwith si era giocato
le sue possibilit facendosi prestare soldi una volta di troppo
per pretendere di essere lui il destinatario della dedica e di
un sussidio; e zia Lavinia, per quanto fosse una possibilit,
mi sembrava davvero fuori dal gioco. In un certo senso, non
solo ci contavo, ma avevo anche composto nella mia testa
dei ringraziamenti sinceri e toccanti che non vedevo l'ora di
pronunciare al momento opportuno.
L'ho dedicato a Willa Whitcomb Daniels, dichiar Spencer
soffocando un singhiozzo. Rimasi in silenzio per un po',
mentre il formicolio della delusione mi attraversava tutto il
corpo per fermarsi alle estremit con una sensazione di freddo
e torpore. Non me l'aspettavo, io che ero gi pronto a fare
da pacificatore, di rinunciare a quell'onore nelle edizioni
successive, perch potesse offrirlo alla sua amata.
In quel momento mi sembrava giusto farlo. Insomma, in
un modo o nell'altro, un risarcimento qualsiasi andava fatto e
non era chiaro, non lo  tuttora, se un rimedio pecuniario sia
possibile. Spencer incespic sulla parola pecuniario, ma
non corressi la pronuncia. Ero troppo impegnato a cercare
di respirare.
Chiss dov' quella cavolo di donna, continu. Di
certo non lo sa quel tizio che abbiamo assoldato per trovarla,
poco ma sicuro. Sempre in ritardo di un indirizzo, sempre
con indizi che non portano a nulla. Nemmeno uno straccio
di prova per identificarla.  come se questa Daniels non fosse
mai esistita, ma non  questo il punto. Il punto, disse con
la voce che gli si faceva tremula per l'emozione, il punto 
che Lillian non aveva nessun motivo di fare la prefica di una
tragedia greca. Gliel'ho spiegato che la dedica non significava
niente, che non aveva motivi per essere gelosa di una povera
bifolca che magari non sapeva neppure leggere. La dedica,
come le ho ripetutamente spiegato, era il modo di liberarmi da
un obbligo. Sai, pensavo di chiederle... Pensavo che adesso,
con la mia parte di soldi...
Smisi di ascoltarlo. A un certo punto, quella telefonata me
ne aveva fatta ricordare un'altra: la voce strascicata, il rumore
dei cubetti di ghiaccio in un bicchiere, e qualcosa di inafferrabile,
una ragazza senza passato. Avevo fatto quel ripugnante
collegamento che adesso mi appariva sorprendentemente ovvio
e che mi lasciava di stucco dinanzi alla mia ottusit. Con il
senno di poi, avrei dovuto dirlo subito a Spencer. Gli avrebbe
fatto passare la sbronza all'istante, e gli avrebbe restituito il
vantaggio naturale che aveva sempre avuto nella vita.
Spencer, avrei dovuto gridare, Willa Daniels  lei! Non
lo capisci? Lillian Dawes, Diana Liswell, Elisa Linwald... l'hai
detto tu: sono tutti anagrammi. Anagrammi di Willa Daniels.
Ecco perch non la trovi. Si  trasferita da te.
Ma ero agitato. Mi sentivo un nodo in gola che soffocava
quell'informazione, come se tutte le bugie che scoperchiava
fossero le mie. Sentivo al posto di Lillian il cocente imbarazzo
dello smascheramento, e farfugliando impacciato potevo solo
dargli consigli sul ritrovamento del gatto. Alla fine, tutto
dipende da questo per riaggiustare le cose. All'altro capo
del filo sentii un suono roco e strozzato, come se il peso del
mio consiglio l'avesse privato del respiro. Poi, valutando il
compito che lo attendeva, gemette: Hai ragione, naturalmente,
spetta solo a me... Riagganci senza neppure salutare e
io rimasi a tremare in cucina, ascoltando il vuoto sinistro del
segnale di libero.
Provai a richiamarlo, ma non rispose nessuno. Era uscito,
a perlustrare i vicoli bui alla ricerca della felicit che aveva
improvvisamente perduto, muovendosi fra i bidoni della
spazzatura e gli uomini affranti, con una disperazione che
avrebbero potuto riconoscere come loro.
Appresi in seguito da zia Lavinia che Lillian era tornata a
casa mentre lui era fuori. Era fuori mentre lei sedeva raggomitolata
sulla poltrona con il gatto che aveva ritrovato acquattato
nel corridoio, dietro la consegna settimanale di biancheria della
signora Marshall. Spencer era fuori mentre lei si agitava, rosa
dal rimorso, desiderosa di coprirlo di parole che avevano il
brivido dei baci, impaziente di cancellare quella macchia nera
di collera che aveva eclissato il loro mezzogiorno dorato. Era
ancora fuori quando lei si addorment sulla poltrona per poi
svegliarsi indolenzita, confusa, ferita. Lui era fuori quando lei
diede da mangiare a Perseo per l'ultima volta, rifece il letto
nel quale non aveva dormito per una notte, mise i vestiti nella
valigia di cuoio che recava il monogramma di sua madre, le
iniziali dorate sbiadite V.W.
Quando riuscii a parlargli di nuovo al telefono, erano passati
tre giorni e lui era pienamente conscio della natura del suo
errore. Lillian se n'era andata. Le stanze erano ancora piene
di lei, dei suoi flaconi e delle sue scatole, dei sali da bagno
e delle gocce di cioccolato, delle forcine e del rossetto, ogni
cosa ingannevolmente presente. Ma lei se n'era andata.
Tutto il suo armamentario risuona nella casa, disse Spencer,
come gli accordi finali di un notturno. Era il genere
di risposta che dava alla richiesta di dettagli. Stroncato dal
dolore, divenne incoerente. A volte diceva solo l'indicazione
musicale sostenuto in un mormorio doloroso, come se non
fossero possibili altre spiegazioni.
Lillian aveva lasciato il suo libro aperto sullo scrittoio. La
dedica era stata cancellata e sotto vi aveva scritto le parole:
Hai confuso la carit con l'amore. Cosa ti fa credere che
Willa Daniels accetterebbe l'una o l'altro da quelli come te?
Nelle settimane a seguire, i miei contatti con Spencer si
ridussero, non solo perch, se era in casa, rispondeva raramente
al telefono, ma anche perch il telefono da zia Grace
era sempre preso d'assalto. Le imminenti nozze di Hadley
tormentavano mia zia con una febbrile monomania. Il fatto
che sua figlia fosse riuscita ad acciuffare un uomo socialmente
preminente e finanziariamente dominante come
Clayton Prather era un traguardo che intendeva celebrare
come un'incoronazione in pompa magna.
La scelta del fiorista, dell'organista e del fotografo, degli
addetti al rinfresco e della sarta, i colloqui con tutti loro, consumarono
Hadley e zia Grace come la tisi. Cercai di rimanere
fuori dalla sfera di contagio, non facendomi vedere, restando
in camera mia (in precedenza occupata da Hadley e ancora
abbastanza piena di balze, merletti e pompon da agghindare
un esercito di damigelle d'onore). Quando, per esempio, fu
affrontato l'argomento del calligrafo per le partecipazioni, io
evitai di menzionare Monsieur Paniceau. N facevo commenti
mentre zia Grace seguiva Hadley per tutta la casa, con le mani
piene di tulle e organza, elargendo consigli del tipo: Non
dimenticare mai che tutti gli uomini obbligano a spaventosi
compromessi, perci non farti sconvolgere dai dettagli.
Hadley era sempre a casa il fine settimana, e quando non
litigava con sua madre per gli antipasti o i vasi a stelo, passava
il tempo a esercitarsi con la nuova firma su ogni pezzo di carta
disponibile o a pesarsi sulla bilancia del bagno, controllando
a ogni ora i progressi della sua dieta dimagrante. La mia unica
occasione di fuga (escogitata per disperazione) erano i pochi
sabati liberi in cui zia Grace mi permetteva di prendere il
treno dei pendolari fino a Grand Central con lo scopo di
terminare con Beckwith.
Fu in una di quelle rare occasioni che vidi Spencer e zia
Lavinia, considerati ora da zia Grace come cattive influenze.
Ma cominciavo a imparare la discrezione e cos non feci parola
della mia visita; e anche se zia Grace sospettava cosa facessi
quando dicevo di aver perso il treno, era troppo presa per
dargli attenzione.
La rapidit con cui fu organizzato il matrimonio di Hadley
suscit congetture perfide da parte di zia Lavinia, che si
domand se a sovrintendere l'evento vi fossero imperativi pi
categorici di quello del grande amore. Vero era che Hadley
aveva conosciuto Clayton Prather solo tre mesi prima che
il loro fidanzamento fosse annunciato sul New York Times.
Personalmente credo che fosse stata la parentela con Spencer
ad aver suscitato l'interesse di Prather il giorno in cui si erano
conosciuti alla cena dai Lettimore. Hadley non era che una
pedina nella politica di assimilazione sistematica del mondo
di Spencer da parte di Prather; come i ritratti di famiglia che
aveva acquistato, o le battute di cui si appropriava, lei era il
pezzo forte della sua usurpata collezione spenceriana.
Ma Prather rimase vittima del proprio gioco, poich non
solo l'unione non disturb Spencer, ma lui la approv. Sono
fatti l'uno per l'altra. Avrei dovuto pensarci io. Tuttavia,
Spencer non partecip alle nozze. Non credo che ci andr.
Far in modo di essere fuori citt. Inoltre, Prather sar molto
pi contento se penser che gliene voglio perch sposa la mia
unica cugina. Mander un regalo oscenamente caro e saranno
tutti felici e contenti.
Fu da zia Lavinia che ebbi notizie di Lillian, anche perch
insistevo a cercarla nonostante le recenti rivelazioni. In un
certo senso mi sembrava sleale nei suoi confronti aver ripudiato
prontamente il mondo che aveva inventato per noi, e
che per me aveva ancora molta pi sostanza di qualunque
cosa evocasse il suo vero nome.
Spencer aveva telefonato a zia Lavinia dopo essere finalmente
tornato a casa, a mani vuote, con il tanfo di sporcizia
e fallimento addosso.
Se n' andata, fu tutto ci che disse.
S, lo so, gli aveva risposto zia Lavinia. E venuta dritta
da me dopo aver lasciato casa tua. Poveretta. Era in uno stato
pietoso. Le ho fatto preparare delle uova strapazzate da Ling.
Lillian e zia Lavinia erano rimaste a parlare per ore nella sua
camera da letto, finch a mia zia non era venuta la voce roca,
e Lillian aveva pianto in non meno di quattro dei fazzoletti
di cotone egiziano con le iniziali di Lavinia ricamate sopra.
(Zia Lavinia sosteneva che un tessuto meno fine le facesse
venire l'orticaria.)
In seguito, con le tende che orzavano pigramente e la luce
rossastra del tardo pomeriggio che lambiva i bordi del davanzale,
Lillian aveva dormito sul divano-letto della biblioteca,
coperta da uno scialle a disegni cachemire che la zia aveva
rimboccato intorno alla sua ospite, dopo averle fatto fare un
bagno tiepido (l'acqua calda non andava bene per le carnagioni
delicate) e averle versato un bel bicchiere di vino rosso preso
dalla sua riserva privata di millesimati, tenuto sotto chiave in
uno scrigno di legno di noce spagnolo.
In quel lasso di tempo, zia Lavinia si era attivata. Si era
infilata i mocassini neri di coccodrillo, che le stringevano in
punta e che dunque riservava solo alle occasioni ufficiali, o
quando voleva intimidire il personale amministrativo. Indoss
le perle grigie, il tailleur blu, i braccialetti d'oro ed
ebbe udienza dal direttore della Bank of New York, dove
teneva il suo conto privato. Prelev una cospicua somma di
denaro, sotto forma di lettera di credito a favore di Lillian.
Dalla cassetta di sicurezza prese un braccialetto di smeraldi,
una collana di perle, un portacipria d'argento, che obblig
Lillian ad accettare al suo risveglio.
Il denaro, spieg, proveniva dal suo conto privato e non
aveva nulla a che vedere con l'eredit del fratello, Gordon
Gibbs. Se lo era guadagnato, con il suo amato Monsieur Panisse,
grazie a giudiziosi investimenti nel campo degli immobili
e dell'arte. Era pertanto svincolato dalle questioni di famiglia;
erano soldi che andavano sperperati, ma zia Lavinia non aveva
pi molto tempo. Lillian protest e zia Lavinia insistette.
Noi Gibbs abbiamo sempre avuto una propensione ai
grandi gesti e alle misure draconiane. E un difetto fondamentale
del nostro carattere, quello di dare raramente espressione
a certe emozioni, ma quando lo facciamo, di solito avviene
con il vocabolario dell'eccesso.
Tu hai ventisei anni, va' e sorprendi il mondo. E quello
che farei io al posto tuo. La vita non dovrebbe avere limiti se
non quelli dell'immaginazione. Lo sappiamo tutte e due che
questa  un'occasione straordinaria per te. Non offendere
il mio intuito.  raro che mi sbagli sulla gente: tu sei orgogliosa
ma non stupida. E adesso, suona il campanello per
chiamare Ling. E l'ora della passeggiata di Mister Phipps, e
io ho bisogno di riposare. Non  facile passare il testimone
dei sogni irrealizzati. Ah, e vestiti bene per cena. Andiamo
fuori. Credo che ci serva qualcosa che esiga un ottimo vino
bianco. Lo champagne  un tale luogo comune che mi viene
il mal di testa solo a pensarci.
Le hai parlato di me? le aveva chiesto Spencer quando
zia Lavinia gli aveva raccontato l'episodio.
No. Ho pensato che fosse di cattivo gusto tirar fuori il tuo
nome prima che lo facesse lei; e non l'ha fatto. Non volevo
immischiarmi.
Come se consegnarle una piccola fortuna non sia immischiarsi.
Mio caro,  dei miei soldi che stiamo parlando, con i quali
faccio quello che pi mi aggrada. Se hai intenzione di essere
volgare, riaggancio immediatamente.
Zia Lavinia poteva essere esasperante. Era un'altra caratteristica
dei Gibbs, che per sembrava affiorare principalmente
nella discendenza femminile. Nei maschi, per quel che potevo
constatare, era solo un gene recessivo.
...
.
...
Capitolo 26.
...
.
...
Tre giorni dopo il mio diciottesimo compleanno, e una
settimana prima che mi depositassero a St. Ignatius, zia Lavinia
mi port in taxi da Shackney e Hart, lo studio legale che
amministrava il patrimonio di mio padre. Ci incontrammo
con il socio anziano, il signor Voller, in un ufficio fornito
di enormi finestre di fronte a un doccione appollaiato sulla
sommit dell'edificio vicino. I tratti scimmieschi e la smorfia
maliziosa della creatura di pietra, dalla cui bocca cadente precipitavano
le ultime gocce di pioggia rimaste, assomigliavano
stranamente a quelli del signor Voller.
Erano molte le cose di lui che mi disgustavano: le labbra,
per esempio, erano carnose e pendule, perennemente umide, e
brillavano in modo osceno. Non smetteva mai di leccarsele; era
uno dei suoi tic nervosi che trovavo ipnotico e inquietante in
egual misura. Siccome aveva il setto nasale rotto, doveva avere
dei problemi di respirazione, ma a me sembrava bastassero il
peso del labbro inferiore e la semplice forza di gravit a dargli
quell'espressione. Anche la verit - sapere che respirava con
la bocca - mi appariva ripugnante.
Si capiva che il signor Voller era stato nell'esercito; il suo
ufficio era pieno di cimeli militari. E, ammesso che non si fosse
mai riadattato alla vita civile, aveva quanto meno trovato nella
giurisprudenza un'arena in cui un uomo che si muoveva in
societ come un carro armato potesse efficacemente eseguire
le proprie manovre. Firmai moduli e documenti; finsi di
starlo ad ascoltare mentre sbraitava i suoi debilitanti consigli
e ammonimenti sulla responsabilit, sulla salvaguardia del
capitale e sui vari tassi di rendimento.
Quando uscii dall'ufficio, ero ricco. Nell'aria c'erano i
primi segni dell'autunno e io non stavo pi nella pelle. Ogni
stagione aveva un modo diverso di annunciarsi, mi aveva
detto Lillian, e mentre aspettavo impaziente a un incrocio,
all'improvviso riconobbi i minimi cambiamenti di cui mi
aveva parlato, nella qualit della luce riflessa da una fila di
finestre, la tavolozza cangiante del cielo che faceva irruzione
tra i palazzi, o persino la consistenza del vento che soffiava
all'angolo di una strada, ridefinendo le sensazioni della citt,
come se il suo polso avesse sottilmente cambiato ritmo. Una
vertiginosa fitta di gioia pura mi attravers i lombi, rapida
ed effimera come il sangue che affluisce veloce quando
rovesciamo la testa indietro sulla traiettoria ascendente di
un'altalena.
Zia Lavinia, andiamo al Plaza a prendere i tramezzini
mignon e i pasticcini che ti piacciono tanto, proposi. Offro
io. Ho voglia di fare follie. Pensavo a una dozzina di bign a
testa, che ne dici?
Zia Lavinia mi diede un colpetto sul braccio e rise. Sei
proprio un bambino, mio caro, ma dopotutto, lo sono anch'io.
Ti seguo. Per principio ho sempre incoraggiato i vizi innocenti
e i piccoli piaceri immeritati.
Ci sedemmo a un piccolo tavolo rotondo, il pi possibile
lontano dal pianoforte, e mentre io davo fondo a due teiere
di Lapsang, un piatto di tramezzini al cetriolo e tre bign,
zia Lavinia parlava. Mi raccont una lunga storia, strana,
toccante, familiare, nel modo in cui una storia tocca corde a
noi gi note, ma nascoste nel nostro cuore, in attesa di essere
suonate da una frase particolare o da un'immagine e che, una
volta presa forma, va a occupare il suo posto nell'indefinibile
luogo dell'anima. Spencer chiamava questo fenomeno dj
vu. Un fenomeno che, a sua detta, spiegava come la parentela
stabilita da certe opere d'arte fosse potente e irrefutabile come
qualsiasi legame di sangue.
Era la storia di Lillian, e capii, alla fine, che non aveva mai
smesso di raccontarmela, che tutti quei pretesti e distorsioni
non erano che delle variazioni della verit, che scorreva in
ogni menzogna con l'ineluttabile impeto di un fiume. Aveva
cercato di raccontarmela sin dal primo momento, nell'unico
modo che le era possibile, attraverso il filtro delle necessarie
finzioni, e io, fissato con il mondo dei fatti, non me ne ero
accorto.
Mi avevano insegnato che la verit andava in una sola
direzione, come una freccia appuntita, e si riconosceva con
la stessa rapidit con cui si riconosce un colore. Mi rendeva
ansioso pensare che le cose potessero essere ambigue o
mutevoli, o che l'esperienza, come la luce che attraversa
un prisma, potesse assumere tonalit diverse a seconda del
punto di vista. Immagino che quel genere di certezza, e il
conforto che essa offre, sia una caratteristica della giovent.
La capacit di mantenere la propria vita in ordine (come
se le virt dell'infanzia, farsi il letto e accoppiare i calzini,
si potessero applicare al mondo in generale) faceva parte
dell'organizzazione reggimentale che associavo all'et adulta.
Quel pomeriggio zia Lavinia mi insegn che accettare la
complessit e le contraddizioni era uno strumento in realt
pi utile con cui attraversare il mondo.
Zia Lavinia fum ancora due delle sue pestilenziali sigarette
egiziane; poi pagai il conto e andammo via.
...
.
...
Capitolo 27.
...
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...
Per essere qualcuno che in maniera pressoch infallibile sapeva sempre cosa era giusto fare in una data situazione, Spencer si rivel invece una frana in materia amorosa. Tanto per cominciare, era rimasto depresso per settimane: come un cane malato, non mangiava, non si esponeva alla luce, e quando compariva era stordito, svogliato e trasandato. Era preoccupato persino Beckwith. Nella mia ultima lezione con lui, mio fratello fu quasi il nostro unico argomento di discussione.
Perch non le telefoni o le mandi dei fiori? aveva suggerito Beckwith. Regalale qualcosa. In fondo, le donne sono tutte venali,  soltanto una questione di gradazioni. Spencer, prostrato sul divano, si era limitato a lamentarsi togliendosi il libro che gli copriva la faccia.
Lei  diversa. E poi, non so dove sia.
Tua zia lo sapr di sicuro.
Dice di no. Dice di non averla pi vista da quella volta che le ha dato i soldi.
Vedi? Sono tutte venali, asser Beckwith con tetra soddisfazione.
Spencer si era sollevato su un gomito e aveva sentenziato: Beckwith, dici talmente tante stronzate che dovrei suonartele di santa ragione, ma non voglio sporcarmi le mani, perci fuori di qui.
Non gli rivolse la parola per quindici giorni. Credo che a quel punto Spencer avesse abbandonato ogni speranza di ricevere notizie di Lillian. Non gli era mai venuto in mente che forse era lei che aspettava che fosse lui a farsi vivo, dopo essersi sistemata allo Sherry Netherland Hotel, come aveva sempre detto di voler fare quando ne avesse avuta la possibilit, aggiungendo che se ci fossimo comportati bene, ci avrebbe portati con s. Trovava che fosse pi discreto del Ritz, come enclave di privilegi, e il nome la divertiva: l'aveva invertito e ribattezzato il Nether Sherrylands, una specie di mondo incantato pieno di nobili promesse.
Spencer era forse troppo sconvolto e pieno di sensi di colpa per immaginare che lei controllasse i messaggi a tutte le ore con il concierge, aspettando che si facesse vivo lui prima di offrirsi il servizio in camera, cosa di cui non aveva mai fatto esperienza e che restava in cima alla lista di quelle che intendeva spuntare una a una.
Dal modo in cui aveva parlato del servizio in camera, ero sicuro che sarebbe rimasta delusa quando sarebbe arrivato il momento, ma non dissi nulla, perch all'epoca era il suo grande sogno.
Lo so perch mi aveva mostrato la sua lista: luoghi da vedere, perlopi, o attivit, come cavalcare un elefante, assaggiare i tartufi, nuotare con la maschera, vedere l'aurora boreale e viaggiare dappertutto con l'aeroplano. Ricordo che c'erano anche degli oggetti da acquistare, tra i quali un carillon con la musica di Chopin, un cappotto di cachemire, una scimmia - un macaco o un cappuccino -, una spilla con cammeo, guanti da sera di raso nero, e un orologio a pendolo che suonava a carillon.
Avrei potuto dirgli che lei era forse allo Sherry Netherland, a imparare a memoria il menu nella sua stanza, se me l'avesse chiesto, ma non lo fece. All'epoca non parlavamo molto. La sua depressione era come un mare nero che non potevo traversare.
In tutta sincerit, mi faceva paura e mi allontanai da lui.
Al secondo tentativo, Beckwith ebbe maggiore successo.
Senti, guardiamo le cose in faccia. Tutto questo ti sta divorando dentro. Devi trovarla e basta. Non c' altro da fare.
Trovala e sistema la faccenda. Spencer si alz dal divano e si accese una sigaretta.
Non posso lasciare il gatto. Mai pi. A riprova, prese il gatto in braccio, diventato obeso grazie alle sue cure, e lo accarezz fino a fargli fare le fusa.
Te lo tengo io, si offr Beckwith. Ci so fare con gli animali. E siccome Spencer doveva avergli lanciato uno sguardo dubbioso, si affrett ad aggiungere prudente: Pi che con le persone, come saprai. A ogni modo, devi quanto meno alzarti da quel divano. Parti. Fa' qualcosa.
Dopo che Beckwith fu uscito, Spencer, impaziente di coricarsi, and a letto con il rapporto finale lasciato qualche giorno prima dall'investigatore privato, in cambio dell'ultimo assegno con cui si chiudeva il caso. Al mattino, Spencer si svegli ispirato: prenot un posto sul treno della sera per Washington, con coincidenza nella cittadina di Winsville.
Lasci Perseo alle cure di Beckwith, con due pagine di istruzioni che spiegavano nei dettagli le abitudini e le preferenze del gatto, sia alimentari sia tattili, e divenne a modo suo un uomo d'azione. Il grande uomo degli interni prendeva il largo.
Fu pi o meno in quel periodo che zia Lavinia aveva ricevuto la terza telefonata di Lillian. Era vero, zia Lavinia non sapeva dove si trovasse e si era fatta un punto d'onore di non chiederglielo. Le domand invece il resoconto delle sue spese.
Ho l'impressione che ti manchi una certa audacia. Ho fatto di te una donna ricca, accidenti. Non sei pi una spettatrice nel mondo dei privilegi, ma un'attrice. Quindi, fatti avanti e partecipa. L'opulenza non  roba per i troppo delicati.
Richiede stile e assenza di scrupoli. In due parole: il diritto.
Ce l'hai nel sangue, mia cara. Tua madre era una Whitcomb, non dimenticarlo. Questa  l'occasione per avere la vita a cui tua madre ha rinunciato. Lillian la ringrazi di nuovo e la salut. Presto sarebbe partita, le disse, con l'aeroplano.
Fatti dare il finestrino, un mazzo di carte e qualche coperta in pi, le consigli zia Lavinia.
Winsville, stando a quanto Spencer aveva appreso dai suoi abitanti, era cresciuta e quasi prosperata negli anni immediatamente successivi alla guerra, ma lui vedeva ancora quello che Willa Daniels si era lasciata alle spalle non ancora diciassettenne. Percorse le vie polverose e bevve Coca-Cola sul portico dell'emporio. Parl con tutti quelli che si fermavano e scopr che erano in molti ad avere parecchio da dire sulla famiglia Daniels, e su Willa in particolare.
Un contadino mostr a Spencer le mani callose che, secondo lui, Willa gli aveva morso quando erano bambini, ma i ricordi erano perlopi affettuosi e leggermente esaltati dal passaggio del tempo. Una donna anziana, penosamente curva sotto il peso dell'artrite, lo aveva accompagnato a visitare le tombe della vecchia propriet. Si vedevano ancora le linee carbonizzate di una casa, e c'erano dei fiori freschi sulle tombe del fratello e della madre.
Gli occhi difettosi della signorina Markham si erano appannati mentre raccontava la sua versione dei fatti. Ma forse dovrebbe incontrare Addison Aimes. Lui la conosceva meglio di tutti. Non solo perch lui e suo padre erano i soli vicini nel giro di due chilometri. Addison la seguiva come un cagnolino, come un cagnolino dalle zampe grosse. Erano inseparabili, quei due.
Adesso lui vive sulla collina, con la moglie e i bambini piccoli, nella casa gialla.
Si dice che alla fine le cose si aggiustano sempre per il meglio, ma non saprei. Sono vecchia ormai e ancora non so se crederci. Lei ci crede, signor Gibbs? domand. Vedendo la sua mano tremare mentre maneggiava un fazzoletto, Spencer cap che si aspettava da lui una risposta sincera.
Addison doveva incontrarla al treno. Dopo la sua partenza, lui non parlava d'altro. Dovevano scappare insieme; era stato deciso. Sa, lei aveva scoperto che suo padre era ancora vivo.
E anche se sua madre aveva mentito solo per proteggerla, Willa era giovane e testarda, e cercava gi una ragione per andarsene. Altrimenti, per lei, sarebbe stata dura. Sua madre e Addison erano tutto il suo mondo. Ma naturalmente, lui non la raggiunse mai al treno, visto quel che era successo quella notte alla casa dei Daniels. Erano decine d'anni che in questa zona non si vedeva un incendio di quella gravit. La cosa pi terribile, per,  che lei non ha mai saputo perch lui non si fosse presentato. Lei lo aspettava vicino alla ferrovia, a tre chilometri da qui. Willa ha sicuramente sentito le campane, senza per capirne il significato.
 venuta a saperlo due anni dopo. E per puro caso, perch aveva comprato delle scarpe invernali da un ambulante che era passato da queste parti, e forse si era fermato a lavorare.
Le scarpe erano quasi nuove e la punta l'avevano riempita con un vecchio giornale, The Winsville Gaiette, piena di particolari sull'incendio, con una fotografia della madre in basso. Mi ha
scritto subito, dicendomi che si sentiva devastata da ci che aveva preso per un tradimento da parte di Addison, il fatto che non fosse partito con lei o dopo di lei. E mi ha chiesto di
trasmettere una lettera a Addison Aimes. Non sbagliava nel presumere che si fosse trasferito.
Sa, si era sposato. In un primo momento, per senso del dovere. C'era un bambino in arrivo, ma poi ha fatto pace con la sorte e suppongo fosse felice. Cos non gli ho mai consegnato la lettera. Cosa ne pensa, signor Gibbs? Ho fatto bene? Sa, ho sempre ritenuto che Willa fosse una cittadina del mondo, quel genere di spirito irrequieto troppo grande per la nostra piccola citt. Aveva delle qualit che meritavano pi di quanto avessimo da offrirle.
Senza accorgersene, Spencer era scoppiato a piangere. La signorina Markham gli porse il suo fazzoletto, a cui cerc di spianare le grinze peggiori, e con i suoi occhi vecchi e annebbiati
rimase a guardarlo mentre si soffiava il naso. Signorina Markham, disse Spencer, credo che l'eternit arrivi troppo presto per tutti.
Lei annu. Lo penso anch'io. Ma non ho detto niente di tutto questo all'altro che  venuto qualche tempo fa, facendo domande su di lei. Aveva una faccia che non mi piaceva.
Non c'era da fidarsi. Diede il braccio a Spencer e tornarono insieme a Winsville.
Il mattino seguente Spencer era di nuovo a casa. Prima ancora di disfare la valigia, telefon a zia Lavinia.
Sono stato uno stupido, dichiar.
Lo so, gli rispose.
E come facevi a saperlo? domand Spencer.
Lavinia sospir. Avevo vagamente conosciuto sua madre, secoli fa. Frequentavamo la stessa scuola di ballo e per un certo periodo Ambrose si prese una cotta per lei. Non dichiarata, naturalmente. Vienna Whitcomb era una che non si dimenticava facilmente. E sua figlia  come lei. Stessi occhi, il collo lungo, certi gesti... la stessa risata inebriante che sale dal profondo. Ammetto di non averlo capito subito, ma quando ci sono arrivata, ho dovuto rispettare il suo segreto. So cosa significhi voler dimenticare il passato, e approvo coloro che cercano di inventarsi un'altra occasione. Ho preferito lasciare a lei la decisione di rivelarsi o no. Non avevo previsto che voi due... be', questa  una delle ragioni per cui le ho dato i miei soldi. Perch potesse prenderci o lasciarci di sua spontanea volont, senza pensare al resto.
Tre settimane dopo il mio ingresso a St. Ignatius, zia Lavinia e Mister Phipps andarono a passare il weekend da alcuni amici in campagna. Le foglie stavano ingiallendo presto quell'anno
e le colline erano scintillanti. In un biglietto che mi invi per riempire una cassetta delle lettere altrimenti vuota, zia Lavinia si scusava per la brevit dicendo che lei e i suoi ospiti
andavano a setacciare i banchi di ortaggi lungo la strada alla ricerca di pannocchie di mais e canestri di mele novelle.
Mister Phipps era stato lasciato a custodia del focolare, aveva aggiunto in un esuberante poscritto.
La propriet era recintata e Mister Phipps non aveva modo di vagabondare, cos immagino che zia Lavinia si godesse la sua bucolica gita senza preoccupazioni. Non si sa cosa attrasse il cane nella piscina. Forse aveva rincorso qualcosa, una foglia o un uccello o una farfalla, ma quando cadde o salt in acqua, non c'era nessuno che sentisse i suoi frenetici latrati. I bordi erano alti e anche se avesse trovato la scaletta metallica all'altro capo della piscina, le sbarre erano troppo distanziate per le sue corte zampette; quando non ce la fece pi a nuotare, affog.
Zia Lavinia era distrutta. Il suo dolore fu epico e assoluto.
Mister Phipps, confess a Spencer, era stato il solo motivo per prolungare la sua esistenza corporale. Ho il cancro, gli rivel.
Ecco perch sono tornata negli Stati Uniti. Magari eravate pure compiaciuti pensando che fossi tornata per la famiglia, invece no. Scoprire di avere dei parenti che potevo amare  stato per me un dono inaspettato. Sono semplicemente tornata per vedere dei medici. Bene, li ho visti; sto morendo e non c' nulla da fare al riguardo. Mi ero giurata di non abbandonare Mister Phipps. Finch fosse stato in vita, avrei dovuto tener duro. Ma adesso che se n' andato, posso mettere fine a questa farsa penosa. Detesto dover fare la coraggiosa; mi  bastato dover fare l'intelligente. Non sono fatta per soffrire. Non  nel mio carattere.
Diede a Spencer una dettagliata lista di istruzioni, che includevano perfino il vino che voleva fosse servito al suo funerale. Aveva dattiloscritto il suo necrologio, di modesto splendore, organizzato la cerimonia con le pompe funebri di Frank Campbell, nulla di troppo religioso e scelto il Waldorf come luogo dove sarebbe avvenuta la sua dipartita, come la chiamava. Ho sempre detestato il Waldorf. Si danno troppe arie, ma non sono affatto all'altezza. Questa sar la mia piccola vendetta.
Spencer cerc di farla ragionare.
Basta. Ti prego, l'aveva implorato zia Lavinia. Il sentimentalismo  un'emozione di second'ordine - troppo facile, troppo dozzinale, come la nostalgia. Non lo permetter, non da te. Aveva cercato di farsi prescrivere la morfina dai medici, ma quei somari superpagati non le erano stati di nessun aiuto. Aveva dovuto inventarsi la sua pozione mortale, seguendo le orme di Socrate, ma con una deviazione nel giardino. Il suo intruglio consisteva di Seconal e muguet des bois, il grazioso, letale giglio della valle, velenoso come la cicuta, ma pi femminile. E assicurati che le composizioni floreali al cimitero siano piene di muguet. Una battuta fra noi: un accessorio coordinato. Ovviamente bisogner farli arrivare in aereo. Qui la stagione  passata gi da quattro mesi.
Quando cap che non sarebbe riuscito a fermarla, Spencer si offr di essere con lei al Waldorf. Niente affatto. Era stata irremovibile. Senn a che servirebbe andare in albergo.
Sar meno penoso per degli estranei. Assicurati di dare una generosa mancia alla cameriera, o a chiunque sar a trovarmi.
Gli avvelenamenti non offrono mai un bello spettacolo. Apprezzo la tua offerta, ma no. Sono venuta al mondo da sola e da sola lo lascer. Gli animali non hanno sensi di colpa. Non ne hanno bisogno.
Programm il giorno del suo decesso meno di una settimana prima delle nozze di Hadley. Zia Lavinia amava l'idea di rubarle la scena e di non farle il regalo di rito. Chiocciava di piacere. Grace dovr vestirsi di nero al matrimonio della figlia. E geniale, non trovi?
Il funerale e il matrimonio coincisero con i miei esami di fine semestre e di conseguenza non potei andare a nessuno dei due. Poco importava, per. Non avevo particolare interesse a partecipare alla cerimonia di Hadley, e zia Lavinia, be', era facile onorarla in qualunque posto. Salii sul campanile della cappella e incisi le sue iniziali e le sue date nel legno segnato
dalle intemperie. Quando smisi di piangere, mi pulii il naso sulla manica del mio blazer e suonai forte la campana attirando come il pifferaio magico tutti gli studenti del campus. Una grande anima se n' andata, dissi alla folla che continuava a ingrossarsi, ed era una mia parente, dichiarai teatralmente.
Penso che a Lavinia sarebbe piaciuto.
...
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Capitolo 28.
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Fu Wincett a dare a Spencer il primo indizio, ricevuto da qualcuno che aveva avuto l'informazione all'ufficio del Cairo.
Lei aveva fatto il suo ingresso al Viceroy Club come se fosse la padrona, con un'aureola di solitudine, bella e intoccabile come un miraggio, sottile come una canna di papiro, di un
pallore malaticcio ma con il passo sicuro, e aveva ordinato un gin tonic al barista meravigliato. Senza ghiaccio, aveva aggiunto in arabo prima di svenire.
Questo accadeva tra Wadi Alfa e Adindan, sotto la prima cataratta del Nilo e la stazione invernale di Assuan, su una striscia di terra arida e deserta se non per qualche stanco bufalo d'acqua e qualche cagnaccio randagio, giallo e irsuto; era un luogo poco adatto per una donna, ma lei non sembrava neanche una donna, quanto piuttosto una ragazza con una piccola valigia sfregiata, le scarpe da tennis che avevano preso il colore dello iodio delle dune rosse a chilometri di distanza, al centro del deserto, dove nessuna strada arrivava.
Fu cos che il maggiore Azziz la trov, distesa sulle mattonelle del pavimento, sotto il ritratto malinconico di Lord Kitchener, con i tre servitori nervosamente affaccendati intorno a lei per scacciare le mosche. La trasportarono al secondo piano, in una stanzetta con una finestra ad arco rivolta a oriente.
Per cinque giorni, durante i quali la febbre non scese mai, Abdou, il pi giovane dei servitori, la nutr a riso bianco e banane bollite che arrotolava tra le mani, facendone piccole palline, delle stesse dimensioni di quelle che dava ai suoi uccelli canterini. Ogni tre ore, Abdou, o suo fratello Ahmed, le massaggiava la fronte, le braccia, l'interno dei polsi e la pianta dei piedi con l'alcol da frizioni che il maggiore Azziz aveva portato dal dispensario di Wadi Alfa. Nel sonno, lei mormorava le frasi senza senso del delirio e sospirava, esalando la
tristezza con il respiro.
Abdou credette di averla sentita pronunciare la parola Vienna, un'unit di senso in mezzo a tutti quei frammenti di sillabe che espelleva dal corpo in fiamme. Ma aveva poca importanza: lei restava ancora un mistero. Nella valigia non fu trovato nessun passaporto, ma solo libri, una cassetta di colori, un cambio di vestiti e una serie di carte geografiche malandate.
Il maggiore Azziz era seduto su una sedia pieghevole, davanti all'ingresso della stanza del secondo piano in cui la ragazza era rannicchiata, come un animale ferito al centro di una branda affossata. Era stanco, accaldato, e l'aria nei polmoni gli pareva pesante e polverosa. Aveva la sensazione di essere stato stanco e accaldato per la maggior parte della sua vita di adulto.
Tranne che per la verde collana del Nilo e le sue sponde, era un paesaggio lunare, inadatto agli esseri umani. Pure gli animali, riflett il maggiore, ricordandosi della carcassa di mulo che aveva incontrato lungo la strada, facevano fatica a sopravvivere.
Un piccolo ventilatore elettrico faceva ondulare i bordi di una zanzariera con la sua brezza lamentosa e inutile. Azziz si massaggi le sopracciglia, un gesto di stanchezza che aveva adottato dopo essere stato assegnato al Sud. Al mattino, dalla clinica di Assuan sarebbe arrivata una certa Fatima per occuparsi della ragazza. Il maggiore Azziz l'aveva immediatamente
mandata a cercare, ma il viaggio era lungo. Era una situazione delicata e lui era sensibile al modo in cui i fatti sarebbero stati recepiti al Cairo: la ragazza era bianca e quas 
certamente inglese. Pertanto, non si sarebbe dovuto sollevare nessun sospetto di sconvenienza, nulla che potesse allarmare le pi pudiche matrone dell'ambasciata, come l'idea che un
ragazzo del posto, dalla pelle scura, frizionasse con l'alcol il corpo febbricitante di una donna bianca.
Ma questa era solo la punta dell'iceberg. Nessuno, da una parte o dall'altra della frontiera, avrebbe voluto assumersi la responsabilit per questa ragazza, che recava tutti i segni della sfortuna: niente soldi, niente nome, niente compagnia. La sua malattia costituiva un'altra complicazione; dengue, molto probabilmente. Il fatto che non avesse il passaporto rendeva difficile il suo trasferimento, anche se era evidentemente auspicabile farla uscire dal Sudan per portarla al Cairo, dove le diverse ambasciate avrebbero potuto accertare la sua identit, mentre l'ospedale anglo-americano si sarebbe occupato della sua salute.
Tenuto conto dei fatti recenti - l'estensione della legge marziale, i progetti di Nasser riguardanti la diga di Assuan e il conflitto con il Sudan a proposito dei diritti sull'acqua, le voci di un possibile colpo di Stato - il miglior modo di gestire la situazione era quello di scaricare il problema su qualcun altro. Non appena la ragazza fosse stata in grado di viaggiare,
lui avrebbe noleggiato una feluca: per condurla via. Non era questo il momento per gli scandali - correva voce che il Sudan rischiasse di perdere gli aiuti finanziari inglesi e americani come forma di pressione per giungere a una soluzione. Le relazioni tra i due Paesi erano, per usare un termine della diplomazia, tesi. Il rapporto che Wincett invi a Spencer era
classificato come Riservato e lo stesso Wincett aveva dovuto ottenere l'autorizzazione per avervi accesso.
Avrebbe fatto tutto il possibile, assicur Wincett a Spencer, per scoprire dove fosse andata dopo aver lasciato Il Cairo. Aveva un amico all'interpol che poteva informarsi presso le varie agenzie di dogana e controllo passaporti, ma era un'operazione lunga e delicata: nessuno aveva voglia diperdere il posto. Ci volle tempo per trovare quelli sensibili al baksheesh, alla mancia.
A dicembre, con la prima neve, le pubblicit per la Kane Cola cominciarono a tappezzare la citt. Tutti i cartelloni e le edicole, le carrozze della metropolitana e le riviste riproducevano
il sorriso dolce di Lillian: non c'era modo di evitarlo.
Lei era dovunque, come la replica di mille soli sulla retina di chi ha fissato troppo a lungo il cielo.
Spencer era fuori di s. Affront Clayton, che fece un'alzata di spalle e sorrise amabilmente, dicendo: Le avrei chiesto l'autorizzazione se avessi saputo dove trovarla. Ma i termini per la stampa delle pubblicit sono inflessibili, e ormai tutto resta in famiglia. Tranquillo, avrai la tua fetta di torta. Fu allora che Spencer gli spacc il bel nasino, conferendo alla sua
faccia, se non all'indole, il carattere che gli era finora mancato.
Tutto questo Spencer me lo raccont nell'Oak Room, durante una cena d'addio. Io avevo le vacanze di Natale e avevamo deciso di vederci prima che lui partisse per l'India, dove credeva, dopo le informazioni fornitegli da Wincett, si trovasse Lillian.
Gli avevo portato due pacchetti. Il primo conteneva il casco da esploratore che mi aveva regalato zia Lavinia e che gli diedi come portafortuna, visto che ne aveva pi bisogno di me; il
secondo, pi piccolo di un pacchetto di sigarette, conteneva una spilla con cammeo per Lillian, che avevo acquistato quel pomeriggio in uno dei negozi pi snob della Quinta Avenue.
Avevo voluto prenderle un oggetto della sua lista, e quello era il meno ingombrante che potessi ricordare.
Restammo seduti a tavola per moltissimo tempo, a fumare e bere alla fine di un pasto senza pretese. Ho il ricordo di una serata davvero inebriante; Spencer traboccava di sicurezza e la sua eccitazione impregn quel momento di un senso di attesa euforica che associavo ancora alle sere della vigilia di Natale, quando uno  troppo piccolo per conoscere la delusione e troppo ingenuo per mettere in dubbio l'esistenza di Babbo Natale. Era tutto organizzato. Spencer aveva lasciato il suo appartamento, messo la mobilia in un deposito, riempito il bagagliaio dell'auto, e siccome Beckwith si era rifiutato di restituirgli Perseo, and a far loro un'ultima visita in quel mondo sotterraneo e surriscaldato. Spencer partiva per Tiruchchirappalli, nella provincia del Tamil Nadu, nel Sud dell'india. Mi disegn una mappa su un tovagliolino da cocktail bagnato.
Spencer ricordava che Lillian aveva parlato dei templi di quel luogo, e degli elefanti sacri. Gli era rimasto impresso nella memoria, disse, perch lei era convinta che i templi fossero a forma di Tour Eiffel. Era un luogo, gli aveva detto, che figurava da tempo sulla sua lista personale delle meraviglie da vedere.
Se non l'avesse trovata l, avrebbe continuato il viaggio fino alla punta, a Kaniyakumari. Era un nome che nessuno di noi due aveva dimenticato, perch l'avevamo accusata di esserselo inventato. Quando l'aveva trovato sull'atlante di Spencer, non stava pi nella pelle per la felicit e si era messa a saltare per la stanza ripetendo vittoriosa quel nome.
Mentre i camerieri impilavano con discrezione le sedie sui tavoli liberi e cominciavano a spazzare il pavimento, ci alzammo e ci preparammo ad affrontare il freddo. Fuori, una fila di cavalli da calesse tremavano sotto le pesanti coperte, sbuffavano vapore nell'aria pungente, come pennacchi di fumo che, con la sbronza che ci ritrovavamo, mi facevano pensare a draghi addomesticati. All'angolo, sotto un lampione, ci abbracciammo - in maniera virile - e ci salutammo.
E non dimenticarti di nuotare nelle acque di Kaniyakumari, gli urlai dall'altra parte della strada. Lillian diceva che porta fortuna, perch l si incontrano i tre oceani, che ti lavano via i peccati!
Spencer aveva fermato un taxi e, un attimo prima di sistemarsi sul sedile posteriore, grid in risposta: No, le correnti sono troppo forti. Potr solo bagnarmi la punta dei piedi.
Sorrise e mi salut con la mano mentre il taxi ripartiva, e dal finestrino mi grid: Tranquillo, almeno quello lo far!
Personalmente, credo che l'abbia fatto. Una volta che furono trascorsi i primi quattordici mesi senza che lui si facesse sentire, zia Grace smise di domandarmi se avessi notizie di Spencer. Era invecchiata di colpo. Con il lungo e amaro divorzio di Hadley, e la rovina finanziaria di Clayton - la Kane Cola non aveva mai preso piede e aveva perso tutti i suoi averi a Cuba, dopo la rivoluzione - zia Grace avvizz come l'ultima foglia appesa a un ramo nudo.
Credo che, come me, forse soffrisse nel pensare a Spencer e Lillian insieme, in groppa agli elefanti e a ingozzare di tartufi la loro scimmietta, godendosi cos tanta felicit da essersi dimenticati del resto del mondo.
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FINE.
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Ringraziamenti.
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Sono profondamente grata a Bill Gaythwaite, Bill Clegg e Marjorie Braman per il sostegno, i consigli e l'incrollabile fiducia. Ringrazio anche la Fondazione Bogliasco per avermi concesso un periodo di residenza, e Eden Collinsworth, Annabel Davis-Goff, Kathy Anderson e Katie Nelson per il loro incoraggiamento nei momenti di maggiore bisogno.
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FINE.